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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Salvate Sayf al-Islam Gheddafi

2011-10-29
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Prima di tutto una nota sul titolo: ci sono motivi umanitari per i quali vale la pena salvare qualsiasi vita umana, anche quella dei personaggi peggiori del pianeta. Io ho scritto un bel po’ su Sayf al-Islam Gheddafi in termini decisamente accesi ma non per questo penso che meriti di morire, anzi.

Ma non è questo l’argomento del post. Partiamo dalla notizia secondo la quale sembra che i membri del CNT stiano contrattando la “fuga” di Sayf al-Islam a l’Aja, dove questi si farebbe processare per crimini contro l’umanità.

Qualche giorno fa, durante la presentazione di una rivista, un presente mi ha chiesto (avevo appena parlato di jihadisti in Libia) se per caso Sayf al-Islam Gheddafi, figlio di Moammar, fosse stato graziato dagli islamisti che oggi si trovano a condurre la lotta per il potere in Libia contro i “liberali” del Consiglio nazionale di Transizione per il fatto di averli liberati a partire dal 2008 attraverso l’ormai famoso “programma di riconciliazione”.

Io ho risposto di no per una ragione semplice: credo che i jihadisti in questione — e i loro referenti “moderati” — quelli che adesso conducono la battaglia per il potere a Bengasi e a Tripoli, abbiano molto da perdere nell’avere un Sayf al-Islam Gheddafi vivo e vegeto e parlante in un tribunale.

Sayf al-Islam sa molte cose. Per anni ha parlato con questi jihadisti, in carcere, e li conosce bene, specialmente i leader. Conosce la loro psicologia prima e dopo la supposta “conversione” e liberazione, tanto che qualche tempo fa si è presentato davanti alle telecamere, vestito in abito genericamente “islamico” (lo definirei meglio “tradizionale”) per dire che si voleva alleare con loro, che la Libia stava per diventare un posto ad alta densità islamista (il ché, viste le ultime notizie, è apparentemente vero) e che allearsi con lui (e con suo padre) poteva esser più vantaggioso per gli islamisti in questione, di quanto non fosse rimanere alleati dei “liberali” del CNT (che in definitiva sono quasi tutti degli ex-gheddafiani).

La risposta fu affidata ad Ali al-Salabi, lo sheykh della Fratellanza Musulmana riparato in Qatar e poi ritornato in patria, che aveva funzionato da tramite fra Sayf al-Islam e i jihadisti in carcere. Ali negò i contatti con Sayf al-Islam e disse che non v’era alcuna intenzione di allearsi con lui: evidentemente lui e i suoi sodali avevano di meglio, molto di meglio fra le mani che non tornare nelle braccia dei Gheddafi. In particolare hanno l’appoggio del Qatar, che ha avuto un ruolo fondamentale nei giorni della guerra e che avrà un ruolo se possibile più importante dopo di essa.

Chi invece può essere interessato a lasciar vivo il figlio del Qa’id sono proprio i “liberali” (che Valerio definisce badogliani), nella funzione di argine, anche mediatico, ad una galassia islamista che ha da sempre osteggiato Moammar, che ha combattuto in prima linea in guerra, e quindi ora gode di una maggiore legittimità non avendo compromissioni col passato. Sayf al-Islam Gheddafi, insieme al suo amico Noman Ben Othman, possono raccontarci tutto di chi siano Abd el-Hakim Belhaj, Abd el-Hakim el-Hasadi e tanti altri ex-prigionieri di Abu Salim, il carcere in cui i jihadisti libici furono rinchiusi, il carcere nel quale si consumò la tremenda carneficina negli anni ’90, quando il generale Younis era ancora il Capo delle forze armate di Gheddafi. L’unico che ci può raccontare di quant oanche i jihhadisti si siano compromessi col passato regime.

Sono i parenti delle vittime di quella carneficina i primi ad essersi organizzati contro i Gheddafi. E’ sotto l’abitazione dell’avvocato che li difendeva che si è accesa la miccia della rivolta in Libia, un giorno prima di quanto stabilito.

Ora chiudo. Tornerò sull’argomento citando fonti e report, più avanti.

L’unica cosa che voglio mettere in luce qui è l’estremo paradosso cui probabilmente si sta assistendo: Sayf al-Islam Gheddafi potrebbe essere in questo momento uno degli ultimi baluardi di una Libia non consegnata nelle mani delle monarchie del Golfo. Il ché ci spiega quanto assurda questa guerra sia stata.

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2 Responses to Salvate Sayf al-Islam Gheddafi

  1. […] Come scrivevo qualche giorno fa: Sayf al-Islam sa molte cose. Per anni ha parlato con questi jihadisti, in carcere, e li conosce bene, specialmente i leader. Conosce la loro psicologia prima e dopo la supposta “conversione” e liberazione, tanto che qualche tempo fa si è presentato davanti alle telecamere, vestito in abito genericamente “islamico” (lo definirei meglio “tradizionale”) per dire che si voleva alleare con loro, che la Libia stava per diventare un posto ad alta densità islamista (il ché, viste le ultime notizie, è apparentemente vero) e che allearsi con lui (e con suo padre) poteva esser più vantaggioso per gli islamisti in questione, di quanto non fosse rimanere alleati dei “liberali” del CNT (che in definitiva sono quasi tutti degli ex-gheddafiani).La risposta fu affidata ad Ali al-Salabi, lo sheykh della Fratellanza Musulmana riparato in Qatar e poi ritornato in patria, che aveva funzionato da tramite fra Sayf al-Islam e i jihadisti in carcere. Ali negò i contatti con Sayf al-Islam e disse che non v’era alcuna intenzione di allearsi con lui: evidentemente lui e i suoi sodali avevano di meglio, molto di meglio fra le mani che non tornare nelle braccia dei Gheddafi. In particolare hanno l’appoggio del Qatar, che ha avuto un ruolo fondamentale nei giorni della guerra e che avrà un ruolo se possibile più importante dopo di essa. […]

  2. […] Libia, anche alla luce di ciò che potrebbe dire, al processo, Sayf al-Islam Gheddafi (vedi anche qui e […]

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