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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Grande Medioriente e macelleria socio-culturale

2011-11-02
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Stavo per scrivere un pezzetto sul fatto che l’idea americana del Grande Medioriente, escludente per vie di fatto un Mediterraneo unito economicamente e un Nordafrica assoggettato economicamente alle economie del Golfo (di cui scrivevo qui) ha una sua giustificazione geostrategica.

Gli americani vedono il Grande Medioriente come la soluzione al problema dell’Iran.

L’Iran, non so se lo sapete, ha vinto la guerra in Iraq, nel senso che è l’unico soggetto ad avere una certa aderenza alla realtà interna iraqena, e inoltre non deve dispiegare un esercito per averla.

Gli Stati Uniti vogliono andarsene dall’Iraq e quando lo faranno avranno consegnato quel paese alla struttura organizzativa che l’Iran ha in quel paese.

Per evitare che ciò abbia contraccolpi esiziali per gli interessi americani nell’area gli Stati Uniti hanno puntato su questo Grande Medioriente, in grado di controbilanciare il crescente potere iraniano.

Oggi Silendo mi viene in soccorso, fornendo una serie di link.

Il primo è un articolo del New York Times in cui si racconta del riarmo del paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo in funzione anti-iraniana all’uscita degli americani dall’Iraq.

Il secondo è uno studio del CSIS sull’equilibro militare nel Golfo.

Il terzo è un altro studio del CSIS che riguarda la competizione Iran-Stati Uniti, nel cui quadro sono inseriti gli aiuti militari statunitensi alle petrotirannie

Il tutto, notiamolo, avveniva già prima delle rivolte arabe, il ché trancia di netto il complottismo da 2 soldi al riguardo di queste ultime: la nuova visione strategica si sviluppa nonostante le rivolte arabe e non grazie ad esse.

L’unica buona notizia, se può definirsi tale, in questo contesto, è che gli Stati Uniti hanno finalmente una visione strategica — seppure a mio modo di vedere sbagliata — al riguardo dell’area (cosa che non si può dire per l’era Bush, a meno che non si pensi che l’unilateralismo e sparare a tutti sia una visione strategica), dopo quella del “doppio contenimento“.

Una visione strategica della quale, tuttavia, non si tiene in debito conto l’effetto collaterale più macroscopico: l’egemonia economica, militare, culturale delle schiavistiche tirannidi peninsulari, portatrici dell’islamercato finanziario nel mondo, avrà effetti devastanti sulle società in subbuglio del mondo arabo.

Per me bisognava parlare con l’Iran, ma forse ora è troppo tardi.

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6 Responses to Grande Medioriente e macelleria socio-culturale

  1. valerio on 2011-11-02 at 13:35

    Senza dimenticare che ogni tipo di imperialismo crea una sua motivazione ideologica e una propria teoria di legittimazione.

    L’imperialismo vive più nelle sovrastrutture che nelle strutture, per usare un linguaggio marxista (anche se il concetto non piacerebbe a Lenin).

    La via saudita all’imperialismo passa dall’ideologia dell’imposizione della versione rigorista e purista di un modello di islam considerato orginario e incorrotto.
    Ovvero un ritorno al medievo, con un disprezzo evidente per tutte le tradizioni islamiche successive diciamo alla 4 generazione dopo il profeta.

    Questa visione non può, ideologicamente, accettare il compromesso con gli sciiti, quindi tende ad allontanare il confronto con l’Iran da un piano politico-economico-militare, in maniera tutto sommato simile a quanto fatto nella prima fase della guerra fredda USA-URSS.

    Quindi l’arabia saudita ha assunto ideologicamente il compito di diffondere la sharia (e l’islamomercato) in tutti i paesi islamici, inclusi quelli eretici. Anche perché, alla fin fine, il confine tra eretico e ortodosso per i sauditi non è il discrimine tra sciita e sunnita, ma riguarda anche buona parte della tradizione sunnita.
    (mentre gli sciiti filo-iran tendono ad essere più “ecumenici” e ad accettare anche tradizioni sciite decimali ecc. ecc.)

    Piccolo aneddoto. Mi ricordo in Kosovo, nel 1999, quando tutte le ONG del mondo si incontrarono in un fazzoletto di terra, quanto fossero differenti i sauditi dagli altri.

    I sauditi finanziavano la ricostruzione delle moschee e, sopratutto, la fondazione di nuove moschee, la fondazione di scuole coraniche, la nascita anche di un pao di comunità agricole “puriste” ecc., senza interessarsi ad ospedali, scuole laiche, strutture ecc.ecc.

    I turchi, invece, avevano diverse organizzazioni di carattere religioso, che però, in maniera identica alla CARITAS italiana, si occupavano di normali progetti di aiuto alla popolazione e di opere culturali.
    Ovvero quando si occupavano di moschee, facevano delle meritorie opere di restauro verso un patrimonio culturale (completamente ignorato dai sauditi), ovvero le moschee (turche…) del primo ‘500 e gli annessi cimiteri (con anche qualche tomba di pii uomini)che gli irregolari serbi avevano bruciato.

    Ho potuto visitare, durante i lavori di restauro, il minareto della moschea turca di Pec-Peje (una struttura meravigliosa nella sua semplicità), da cui si vedeva, in periferia, il cantiere di un orribile progetto saudita di mega moschea (in un momento in cui a Pec-Peje non c’erano nemmeno le fogne, mentre dozzine di spelndide opere architettoniche turche, anche di carattere religioso, del XVIII secolo erano state vandalizzate e c’era bisogno di metterle in sicurezza per procedere a un restauro).

  2. darmius on 2011-11-04 at 09:49

    Lor, potresti precisare (a me e ai dummies) in cosa consiste questo concetto di “Grande Medioriente” degli ameircani?
    scusami per l’ignoranza.
    D

    • Lorenzo Declich on 2011-11-04 at 10:35

      Brevemente: al centro ci sono i paesi del Golfo, coi loro soldi, le nuove armi, il loro islamercato. Satelliti sono i paesi arabi. Il tutto in funzione anti-iraniana.

  3. valerio on 2011-11-04 at 12:13

    A questa questione si lega anche il continuo dibattito nei piani alti del pentagono sui confini dei comandi territoriali, o aree di responsabilità interforze.

    Gli USA (come tutte le potenze “imperiali” dal XVIII secolo in poi) hanno diviso il mondo in aree-comandi.

    Una delle loro grandi divisioni è l’USAFRICOM (comando continente africano), un’altro è l’USCENTCOM (comando asia centrale, medio oriente e persia, ma non la Turchia che è “Europa” nell’ USECOM).

    I confini dell’USCENTCOM cambiano in continuazione a seconda della percezione che gli USA hanno del medio oriente. Per esempio l’Egitto non è mai stato nel USAFRICOM, ma sempre nel “medio-oriente”, cui in tempi diversi hanno fatto parte tutti gli stati dell’africa orientale (dal Sudan el Kenya).

    Comunque il più spettacolare ampiamento dell’USCENCOM è quello dell’era Bush, quando ha circondato l’Iran da tutti i lati e si è spinto ai confini sud della Russia.
    Attualmente comprende: Afghanistan, Bahrein, Egitto, Iran, Iraq, Giordania, Kazakhstan, Kuwait, Kirghizistan, Libano, Oman, Pakistan, Qatar, Arabia Saudita, Siria, Tagikistan, Turkmenistan, Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan e Yemen. (nb Israele non fa parte di questo comando, ma di quello Europeo…)

    Ma l’USCENTCOM tende ad inglobare il Nord-Africa, o comunque si discute sempre se i paesi tra il Mali e il Marocco, fino all’Egitto e il Sudan debbano rientrare nell’AFRICOM o no.

    • darmius on 2011-11-04 at 13:43

      mmm, il tutto mi fa pensare che come al solito la geografia vista dall’America è nettamente strabica: basti vedere come nelle loro mappe spaccano in due l’Asia solo per mettere al centro l’America (va bene, noi spacchiamo il pacifico, ma credo che in questo facciamo meno danno).
      D

  4. […] delle strategie dei grandi poteri locali e globali già pianificate ben prima delle rivolte. Dal riarmo dei paesi del Golfo, che sottende un rinnovato confronto Arabia Saudita-Iran, all’aggressività imprenditoriale […]

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