Tutto in 30 secondi
[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

La marina iraniana nel Golfo

2011-12-29
By

Si torna all’antico: io scrivo un post in cui parlo di guerra e Valerio scrive un commento che vale un ottimo post. Il mio post è qui, quello che segue è il commento di Valerio:

Non credo che una dozzina di buoni motoscafi da pattugliamento costruiti sul mio lago cambino più di tanto la relatività navale nel golfo.

Semmai mi chiederei com’è possibile che il Fajr-27 sia identico all’Oto Melara 76mm Compatto. Insomma qualcuno ha venduto i progetti.

Quello che vermente rende difficile una rapida e indolore vittoria dell’USNavy nello scacchiere del golfo, se si passa alla guerra con l’Iran, è il fatto che quest’ultimo dispone di un sistema integrato di difesa costiera, su più livelli.

Ovvero sommergibili e mini sottomarini per il pattugliamento offensivo del golfo dell’Oman e dei dintorni (le probabilità che il poco naviglio convenzionale di superfice iraniano sopravviva in quest’area per più di poche ore agli americani sono scarsissime, si noti che 2 fregate e diversi sommergibili sono di produzione e progettazione iraniana).

Barchini esplosivi e naviglio sottile veloce (motomissilistiche, siluranti, erkartoplani e quant’altro, sia prodotti in Iran che altrove, quelle importate dall’Italia sono molto meno potenti di altre unità di produzione cinese) unite ad estesissimi campi minati negli stretti.

In questo caso gli assalti sarebbero in buona parte suicidi ed eseguiti sia dalla marina sia dalle forze navali dei pasdaran (in continua e notevole crescita negli ultimi 6-7 anni, ed ormai operativamente mature, sopratutto per le operazioni litoranee con ble tempo atmosferico)

Batterie missilistiche e d’artiglieria convenzionale, mimetizzate, decentrate e protette da contraerea e caccia, sulle coste e sulle isole.

Si noti che nelle ultime operazioni nel Libano meridionale, per la prima volta da anni, la marina israelaiana ha subito il danneggiamento di una corvetta ad opera di un missile antinave leggero (non dei migliori disponibili nell’arsenele iraniano) che probabilmente era gestito da personale persiano dei pasdaran.

Ulteriori batterie antiaere e anti nave potrebbero essere poste (in codizioni suicide) sulle piattaforme petrolifere. Creerebbero un grosso problema agli americani nelle prime ore di guerra, ma sarebbero verosimilmente distrutte tutte in pochi giorni.

Infine unità anti nave su aerei ed elicotteri, sia esplorative che d’attacco, cui si cerca di aggiungere anche qualche drone (ma le teconologie iraniane a riguardo sono rimaste indietro, l’abbattimento di un drone americano negli scorsi giorni però permette un po’ di reversing ingegnering, proprio come è avvenuto con i droni israeliani abbattutti negli ultimi dieci anni in Libano e inviati, per motivi di studio, in Iran)

In questo quadro i problemi maggiori sono 3:

1) Le batterie missilistiche a terra, sopratutto quelle poste su autocarri e quindi molto mobili e mimetizzabili. L’Iran ha dozzine di sistemi cinesi (e locali, sia copie che originali) di questo tipo, che vanno dal vecchissimo (ma utile se lanciato in massa) al ragionevolmente moderno (inolte la compresenza di dozzine di sistemi differenti rende difficile gestire le contromisure elettroniche).
2) I pochi sottomarini classe Kilo iraniani che possono operare sia nel golfo di Oman, sia, se le condizioni lo richiedono, a lungo raggio in tutto l’oceano indiano (magari attaccando il traffico mercantile)
3) Le mine navali, l’Iran ha scorte enormi di mine, sia moderne che antiquate, le mine non sono un “vero” probalema per l’USNavy, ma ci vuole molto tempo per sminare le acque, è molto difficile farlo se queste sono contese, e nel frattempo il traffico deve essere sospeso. Inoltre gli iraniani possono sempre utilizzare mezzi di fortuna per riminare alcune porzioni degli stretti, anche dopo una prolungata campagna di bombardamenti americani, visto che in questo campo hanno abbondanti scorte e molta esperienza. (ed il contrabbando di mine navali è più facile, poniamo, di quello di missili o di carri armati, quindi anche forti danni alle scorte non sarebbero del tutto risolutivi).

Viceversa i barchini suicidi e le unità leggere avrebbero un impatto limitato in uno scontro con gli USA (diversa la situazione se l’avversario fosse l’Arabia Saudita, che ha una marina ben peggiore); interessante notare come l’Iran disponga di molte unità amagnetiche in legno o in vetroresina, oppure capaci di “volare” sfruttando l’effetto suolo, in modo che la sua flotta Jeune ècolle può transitare attraverso gli sbarramenti di mine magnetiche.

Inoltre l’areonautica iraniana non sarà in grado di preoccupare, sopratutto come capacità di strike, la marina americana (per non parlare dell’USAF), ma è in grado di controbattere a quelle degli stati del golfo.
Interessante notare anche come l’Iran, con il Saeqeh, sia la prima nazione del Medio Oriente in grado di produrre un cacciabombardiere ragionevolmente efficente, sia pure superato tecnologicamente (è una versione aggiornata dell’F5 degli anni ’60, però con un avionica, pare, abbastanza moderna).

Insomma la strategia iraniana è, a mio avviso, molto più indirizzata a danno dell’Arabia Saudita che degli USA, o comunque è studiata sopratutto contro di loro. (e contro di loro sarebbe relamente efficace).

In quest’ottica non va dimenticato che una delle caratteristiche più notevoli sia della marina sommergibilistica, sia delle unità leggere di superfice, (ovvero di quello che l’Iran produce con maggiore atttenzione), è la capacità di infiltrare piccole squadre di assaltatori e sabotatori nelle monarchie arabe del golfo. Oppure che ambedue le marine iraniane dispongono di mezzi da sbarco veloci ragionevolmente moderni.

Questa superiorità navale iraniana determina, strategicamente, la necessità per le monarchie del golfo di cercare l’alleanza con la talassocrazia americana, senza la quale sarebbero incapaci di resistere in caso di guerra.

Poiché una guerra avrebbe conseguenze gravissime per il mercato del petrolio gli USA sarebbero costretti, comunque, ad intervenire, e questo a sua volta determina sul piano strategico un vantaggio per l’arabia saudita, che ha “gratis” un’alleato, in pratica gli USA sono costretti ad essere alleati dell’Arabiafin tanto che sono nemici dell’Iran, mentre l’Arabia può avere una politica estera autonoma dai desiderata americani, poiché l’unico caso operativo che li preoccupa davvero(la vittoria della marina iraniana nel golfo, a parte forse una ribellione sciita nel sud) terrorizza l’occidente e gli USA in particolare.

Tags: , , , , ,

2 Responses to La marina iraniana nel Golfo

  1. valerio on 2011-12-29 at 20:52

    Se avessi saputo dell’onore della pubblicazione avrei riletto e controllato la forma.

    In particolare erkartoplani si scrive ekranoplani.
    (Si tratta di apparecchi ibridi tra nave e idrovolante, furono inventati dall’ingegner Bartini, un fiumano amico di Gramsci, che si rifugiò in URSS negli anni venti, fu purgato da Stalin e poi riabilitato, era anche un notevole fisico teorico e matematico, gli ingenieri e gli specialisti di aereodinamica sovietica della mitica TsAGI si riferivano a lui come “il maestro” o anche “il barone rosso” visto che era figlio illegittimo di un barone ungherese)

    Per gli altri errori ortografici (atttenzione atttenzione) e la disorganicità del pezzo chiedo venia.

  2. valerio on 2012-01-02 at 14:08

    Piccola aggiunta.
    Oggi si fa un gran parlare dei nuovi missili iraniani che, in questi giorni, vengono sperimentati durante le annuali grandi manovre della marina.

    Tutti i dati relativi a queste armi sono altamente classificati, quindi non si può ancora dire se sono delle sole o delle armi d’avanguardia.

    Però uno sembra un sistama superficie aria a medio-lungo raggio (che la propaganda persiana affemra essere a prova di contro misure elettroniche, il che probabilmente vale per gli F 15 e i Tornado sauditi, è meno credibile valga per gli F 35 lighting che stanno per entrare in servizio, ad alto costo, negli arsenali NATO).

    Va anche aggiunto che anche armi non “al top” possono causare delle perdite, magari non eccessive, ma comunque dolorose, anche alle areonautiche più all’avanguardia.
    Serve il colpo di fortuna, i Serbi con un colpo di fortuna, un radar vecchio e un vetusto SA-2 aggiornato con un sistema di puntamento ceco, riuscirono a buttar giù un singolo F 117 durante la guerra del Kosovo.

    L’altro nuovo sistema d’arma è un missile superfice-superfice, anti nave, a lungo raggio, un arma quindi complessa già di default, che servirebbe anche contro la USNavy, costringendola a operare (in caso di guerra) con le sue squadre di portaerei un po’ più a sud est dell’imboccatura del golfo.

    Anche in questo caso non tanto perché l’arma sia indiscutibilmente perfetta e aggiornata, in grado di bucare le contro misure eletroniche e i sistemi anti missili a medio e corto raggio, ma perché non si può rischiare un colpo fortunato nemico su una portaerei nucleare con più di 2000 uomini d’equipaggio e un reattore che può causare una Cernobyl gallegggiante.

    Quello che i giornali non dicono è che queste due armi sono classificabili come “difensive”, non “offensive”.

    Però sono ambedue armi con interessanti ricadute di carattere strategico.
    (come anche i siluri pesanti a super-cavitazione, di cui non si parla perchè fanno meno notizia, ma che l’Iran, terza nazione al mondo, dispone da qualche anno- le altre sono Russia e Cina- la NATO è rimasta indietro in questo campo, anche se la Germania cerca di recuperare con siluri che siano sia a supercavitazione, sia filoguidati-, chissà chi gli ha dato la tecnologia?).

    Una guerra tra la NATO e l’Iran diventerebbe ancora più difficile e costosa, l’esito meno scontato, la possibilità di perdite dolorose per gli occidentali cresce.
    L’aumento tacnologico e produttivo dell’industria militare iraniana compensa egregiamente la perdita (orami è solo questione di tempo) degli alleati siriani e l’isolamento internazionale.

    Insomma la potenza iraniana è qualitativamente differente da quella delle monarchie del golfo, mentre quelle sono dipendenti dalle importazioni di armi dall’occidente (e con tutti i soldi che hanno spesso riescono a comprare il meglio del meglio, anche se non semprem gli USA sono favorevoli a trasferire le loro tecnologie), i persiani producono in casa loro una buona quantità di quello di cui hanno bisogno, spesso copiando senza licenza armi d’avanguardia dell’ex patto di Varsavia o della Cina, oppure copiando ciò che fanno gli occidentali tramite retro ingegneria o semplicemente perché hanno un sistema universitario ottimo e “occidentalizzato”.

    Insomma ancora una volta si dimostra che una delle cose che determina maggiormente la potenza delle nazioni è il suo sistema di istruzione ed in particolare le università scientifiche ed ingegneristiche.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

dicembre: 2011
L M M G V S D
« Nov   Gen »
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031  

Archivi

 
'