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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Le geniali soluzioni di Giovanni Sartori

2012-01-27
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Giovanni Sartori ha sempre buone idee. Per dirne una, nel 2010, pensava che per risolvere la crisi afghana non bisognava operare con la politica o la mediazione ma costruendo “una fortificazione militare che sorveglia il territorio dall’alto con i droni”.

Ieri è tornato su uno dei suoi cavalli di battaglia, la questione dell’immigrazione.

L’abbrivio glie lo ha dato Beppe Grillo, prodottosi qualche giorno fa nella sua peggior uscita di sempre: Beppe pensa che il tema della concessione della cittadinanza alle seconde generazioni di immigrati distolga gli italiani dai problemi veri e Sartori commenta notando che il tema è vittima di contrapposizioni ideologiche che non portano a nulla. Secondo lui la cittadinanza alle seconde generazioni non si può dare, pena un’invasione di persone e famiglie che, ancora alla terza generazione non si integrano, anzi “diventano sempre più islamiche” (anche le famiglie di Ucraini e Moldavi diventano “islamiche”, caro Giovanni?).

Ecco l’idea: secondo Sartori non si esce dal dibattito “jus soli contro jus sanguinis” se non esplorando una una terza via: non dare la cittadinanza bensì una “residenza permanente trasferibile ai figli”.

L’unica differenza fra questa “residenza permanente trasferibile” e la cittadinanza sarebbe il diritto al voto, che nel primo caso non ci sarebbe:

il che non mi sembra terribile a meno che i residenti in questione vogliano condizionare e controllare un Paese creando il loro partito (islamico o altro)

Bene, a parte questa “ansia da islamico” che davvero non riesco a mandar giù (sarebbe meglio, molto meglio, ragionare su sul fatto che, qui in “Occidente” siamo amici dei peggiori petromonarchi retrogradi e tradizionalisti del pianeta e che gli permettiamo di far quello che vogliono perché abbiamo bisogno dei loro soldi), io mi chiedo: davvero Sartori pensa che “gli immigrati” siano un corpo unico che vuole condizionare e controllare il nostro paese? Ha una così bassa considerazione delle istituzioni politiche e culturali del nostro paese da credere che nel giro di qualche generazione esso possa essere condizionato e controllato da un “partito islamico”? Davvero l’Italia ha una così infima capacità di dare ai propri cittadini una cultura, una base comune nel sentire? Il movimento delle seconde generazioni è una testimonianza viva del contrario, i figli degli immigrati urlano ai quattro venti “sono italiano anch’io” ma Sartori non li ascolta, evidentemente, non vuole ascoltare.

Fra i commenti più azzeccati all’articolo di Sartori c’è quello di Ezio Mauro, che affida a un tweet la trasmissione del proprio pensiero:  “Non capisco chi si oppone allo jus soli per i figli degli immigrati. L’offerta della cittadinanza comprende regole, legalita’, democrazia”. E ha ragione: privare questi “residenti permanenti” del diritto di voto significa allevarli nel rifiuto delle regole, della legalità, della democrazia.

Fra i più infuocati critici dell’articolo del Giovanni nazionale c’è Franco Cardini (su Europa):

sventolando lo spauracchio d’una refrattarietà degli immigrati a divenir buoni cittadini secondo i «valori etico-politici dell’Occidente» (cioè in pratica negando che l’integrazione e la vita anche politica in comune con noi possano mai condurre a nuove sintesi socioculturali, ma affermando dogmaticamente che resteranno sempre gli stessi, anzi che peggioreranno), il professor Sartori ci propone un’autodifesa dell’Occidente consistente nel congelamento delle dinamiche storiche e sociali e nella creazione permanente di un ceto di iloti o di meteci o di perieci che accettino di lavorare senza acquisire diritti e senza prospettive di poter contribuire allo sviluppo di una società che li sfrutta, li controlla ma non li accoglie; che anzi è convinta che un loro eventuale contributo civile sarebbe solo inquinante (la temuta “islamizzazione”, per esempio).

Ma Sartori fa un passo in più, un passo che genera de facto razzismo. Dice:

Certo, se un residente viene pizzicato per strada a vendere droga, a rubare, e simili, la residenza viene cancellata e l’espulsione è automatica (senza entrare nel ginepraio, spesso allucinante, della nostra giurisprudenza).

Quindi se un sessantenne di origine –che so– senegalese con “residenza permanente”, che ha sempre vissuto in Italia, che non parla altra lingua se non l’italiano, che ha sempre pagato le tasse e così via, fosse “pizzicato” a rubare una mela al mercato verrebbe espulso automaticamente, mentre il suo omologo di “sangue” italiano, verrebbe licenziato con una reprimenda.

Che bel paese sarebbe, caro Sartori.

————-

(thanks ai tweet @Alessandrolanni)

 

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4 Responses to Le geniali soluzioni di Giovanni Sartori

  1. falecius on 2012-01-27 at 13:12

    Sartori ha insegnato in America, occupandosi peraltro del concetto di democrazia liberale.
    Il principio “no taxation without representation” dovrebbe essergli vagamente familiare.

    • Lorenzo Declich on 2012-01-27 at 13:21

      Sospetto che Sartori veda l’Italia un po’ come vede l’Afghanistan: per lui ambedue sono posti selvaggi

  2. darmius on 2012-01-29 at 10:02

    negli USA il figlio di un kenyota (seconda generazione) può condizionare la politica del paese in quanto Presidente, e infatti viene attaccato dalla destra più becera perché “comunista”…
    Ma la cosa più assurda dello “ius sanguinis” sta nel fatto che presuppone che l’essere cittadino italiano e averne i diritti sia una questione di DNA, ossia puro razzismo.
    D

  3. valerio on 2012-01-31 at 09:05

    P.S.
    A proposito di Franco Cardini, ha appena pubblicato “Il Turco a Vienna, storia del grande assedio del 1683”.
    Al di là del titolo è un tentativo di ricostruire i rapporti (militari e diplomatici, ma un po’ anche culturali) tra impero ottomano ed Europa, dal tardo ‘400 alla metà del ‘700.
    L’ho appena finito, e ho notato qualche errorino (sopratutto sulla Polonia, comunque è un testo divulgativo e non propriamente accademico, quindi ci stà), ma l’ho anche trovato ottimo come lettura per i nazileghisti, ed azzeccato per tutti coloro che hanno il mito della Vienna assediata.

    Perché non ci sono più intellettuali cattolici di destra come lui, che con tutte le infinite cosa su cui non saremo mai daccordo, almeno ragionanano e studiano prima di sparare cazzate populistiche in cui forse non credono nemmeno.

    Cioè pensiamo che Sartori abbia riflettuto più di 5 minuti sullo ius solis, abbia letto qualche saggio, abbia saputo farsi umile e chiedersi “negli USA, in Francia ed in Inghilterra, dove lo ius solis è in vigore da sempre che conseguenze ha avuto?” oppure “chi sono le seconde generazioni in Italia?”.

    Insomma Sartori se vuoi essere considerato un intellettuale prima devi studiare, o almeno pensare prima di parlare.
    Non è una questione di essere o non essere daccordo con te, ci mancherebbe, ha tutto il diritto di essere favorevole allo Ius Sanguinis, contrario all’eliocentrismo, oppure sostenere che la terra e cava. Ma le tue opposizioni allo Ius solis sono ponderate e derivano da uno straccio di riflessione teorica? Oppure derivano da un vuoto pneumatico di idee sulla cittadinanza? O da una moda intellettuale d’accatto?

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