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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Carne halal: guerra di religione vs guerra commerciale

2012-02-21
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Va in scena la guerra commerciale combattuta con l’arma della religione. Pronti?

Ecco la storia: si è tenuto a Riyad, capitale dell’Arabia Saudita la prima conferenza internazionale sul cibo halal, ovvero il cibo “islamicamente corretto” (l’islam detta prescrizioni alimentari, alcuni cibi non si possono mangiare, altri vanno “trattati” –ad esempio la carne– attraverso un rituale codificato).

A dir la verità non è “la prima conferenza” in assoluto (anzi, ve ne sono ormai decine ogni anno) bensì la prima che si tiene nel regno dei Saud, sotto l’egida della “food & drugs national authority” saudita, la prima che aveva come obbiettivo specifico “rendere chiaro cosa sia halal” e cosa non lo sia: il titolo era ” 1st  International Conference on Halal Food Control“.

La conferenza, come in altri casi, non era un convito di pii musulmani, più o meno illuminati o retrogradi, bensì, principalmente, un incontro fra operatori commerciali ed economici (vedi qui la pagina relativa agli sponsor).

Ecco gli sponsor:



Siamo in pieno “islamercato“, vale a dire un mercato la cui caratteristica saliente è una “correttezza” dal punto di vista di quello che i suoi attori ritengono essere il vero islam.

In cosa differisce questa conferenza dalle altre? Di concerto con le prese di posizione dei congressisti la conferenza ha appoggiato la “produzione di carni e pollami secondo la tradizione del Profeta”. In altre parole la conferenza, e soprattutto le autorità che l’hanno organizzata, hanno affermato che carne e i pollami non possono essere considerati halal se questi animali vengono storditi prima di essere sgozzati (gli animali nel rituale islamico muoiono per dissanguamento).

Bene: soffermiamoci prima di tutto su quella che molti possono considerare una gratuita brutalità, un segno di barbarie, etc. Ho chiesto lumi su questo stordimento a un mio amico che lavora all’Istituto Superiore di Sanità. Mi ha detto che è stato più volte nei moderni mattatoi industriali del nostro paese e mi ha spiegato che il problema dello stordimento è decisamente relativo: arriva alla fine di un processo in cui il “rispetto dell’animale” è tenuto in ben poco conto. Possiamo riflettere su questo: possiamo diventare vegetariani, vegetaliani, acquistare solo carne che abbiamo sentito muggire o fare coccodè e di cui conosciamo il modo di produzione, ma dobbiamo renderci conto che questa cosa dello stordimento, come dicono in molti, non risparmia granché all’animale in termini di sofferenza (sempre che siamo disposti ad ammettere che ci sia un modo di morire che non comporta sofferenza in un animale). Dopo un quarto d’ora lo stordimento sfuma e l’animale non è ancora morto, motivo per cui molti animalisti si oppongono a questo genere di macellazione e in alcuni paesi (ad esempio l’Olanda, vedi anche qui, ma anche in Francia, vedi oltre) si discute sul fatto di vietarla (nel secchio, poi, finisce anche la carne kosher, prodotta in maniera simile per utenti di religione ebraica).

Potremmo entrare in questo dibattito e anche scannarci sul tema riguardo all'”umanità della macellazione” di tipo non religioso, di tipo halal/kosher o di qualsiasi altro tipo, ma non è questo il punto.

Il punto è che diversi produttori di carne halal stordiscono gli animali prima di ucciderli mentre altri no. Gli storditori di animali operano in paesi in cui c’è questa sorta di cura del “benessere” dell’animale ucciso (una cosa a mio modo di vedere ipocrita, ma ripeto che non è questo il punto), paesi che non sono a maggioranza musulmana. I “non-storditori”, invece, sono produttori di paesi musulmani. Ebbene, dichiarare “non halal” una carne prodotta con stordimento equivale a bandire quella carne in paesi che accettano questa regola, dunque de facto, porre una barriera commerciale pressoché invalicabile (contentissimi della cosa sono gli associati dell’ANSA, la Association of Non Stun Abattoirs, una lobby di produttori di carne non stordita, e altri soggetti simili).

Con relativa svalutazione del “bollino” halal proveniente dagli organismi di certificazione nazionali. E in presenza di un’industria della carne halal in paesi non musulmani ormai assolutamente avviata e dalle floride (e per certi versi non meno truffaldine) prospettive (si veda esempio l’ultima polemica in atto Francia, dove esce un documentario che dimostra che la maggior parte della carne consumata a Parigi è macellata “all’islamica”. Se è destinata all’utenza musulmana vi viene apposto il bollino che la certifica come halal, se è destinata ad altre utenze il bollino, semplicemente, non viene messo. In effetti per i produttori di carne è più semplice avere una sola linea di macellazione “all’islamica” e omettere il bollino per la carne non destinata ai musulmani, piuttosto che avere due linee di macellazione distinte. La cosa, a ben vedere, dovrebbe tranquillizzare i musulmani di Parigi, che a questo punto potrebbero iniziare a comprare carne senza bollino).

Il fatto è che che la barriera di cui sopra si erge in base a criteri di valutazione la cui autorevolezza è tutta da dimostrare laddove in diverse aree le comunità musulmane ritengono halal anche le carni macellate con stordimento (un esempio in Italia).

Da notare –questo è il vero centro del problema– che questa guerra commerciale, i cui fuochi sono già accesi, è tutta interna al mondo della grande distribuzione. Potrebbe apparire “una battaglia” fra “musulmani veri” e non o, se vogliamo ripescare le categorie tanto care ai conflittori di civiltà, fra “civiltà” e “barbarie” (in questo caso i “barbari” sarebbero gli storditori, però). Invece è un dettaglio, uno “stupido” dettaglio sul quale alcuni attori commerciali, costituitisi in lobby, cercano di avere vantaggi su altri. E il fatto che a ospitare la conferenza siano i potenti sauditi, fa pensare che questi vantaggi i lobbisti li otterranno, al di là di come davvero macelleranno gli animali.

Islamercato, appunto. Non islam.

 

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One Response to Carne halal: guerra di religione vs guerra commerciale

  1. darmius on 2012-02-21 at 22:11

    OT:
    sapresti illuminarmi su quel marchio “perfetto” che sembra tanto italiano ma che non mi suona?
    D

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