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Siria, i numeri della rivolta (fra settembre e ottobre 2011)

2012-03-20
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Al-Jazeera pubblica una serie di documenti segreti e Lettera 43 riprende al-Jazeera:

un malloppo di 1.400 documenti trafugati da Abd el-Majid Barakat, ex responsabile informazioni dell’unità di crisi siriana fuggito in Turchia, e consegnati nelle mani di al Jazeera. Di seguito, i primi cinque file confidenziali pubblicati il 20 marzo sul sito dell’emittente panaraba.

Fra i documenti pubblicati (ma vi consiglio di leggere il pezzo di Lettera 43) ce n’è uno riguardante le stime governative sul numero dei manifestanti nel periodo che va dal 16 settembre 2011 fino al 28 ottobre.

Sono numeri “governativi” e dunque non c’è motivo di contestarli. A meno ché i documenti non siano falsi (e nel caso qualcuno abbia notizie in merito è pregato di informarne i lettori).

Ciò che più interessa è notare la diffusione della protesta: la gente in piazza c’è, il documento si riferisce espressamente al numero dei  manifestanti, non a “terroristi” o a “insorti”.

Ciò che fa impressione, invece, è la scientificità dei dati, che tengono conto anche di assembramenti minimi (15-30 persone, e non riesco a immaginare la quantità di coraggio che devono aver avuto quelle 15-30 persone a scendere in piazza).

I numeri sono in crescita nell’ultima settimana monitorata e questo viene notato nel documento. Così come vengono notati i centri “più caldi” della rivolta (Homs, Idlib, Hama e Deraa). E come noterete le due aree più infuocate, Homs e Idlib, sono anche le due aree dove la repressione è stata più violenta (tutto il documento lo scaricate qui).

Sempre da Lettera 43 apprendiamo che, benché faccia lo gnorri in pubblico, Bashshar al-Asad firma i piani della repressione:

Centinaia di documenti confidenziali”] consegnati ad al Jazeera da Abdel-Majid Barakat, ex responsabile informazioni dell’unità di crisi fuggito in Turchia, descrivono gli incontri quotidiani tra i capi della sicurezza e le agenzie di intelligence, nel corso dei quali vengono elaborate le strategie di repressione poi approvate dal presidente: «Ogni sera alle 19.00 ora di Damasco, i capi di intelligence e sicurezza si riuniscono per fare il punto su quanto è successo nel Paese durante la giornata, per illustrare i propri piani contenenti gli ordini per il giorno successivo». Questi piani «vengono consegnati all’ufficio del presidente la mattina successiva. Lui firma gli ordini e dà il via libero definitivo».

Potete guardare il video riguardante tutta la vicenda su al-Jazeera, qui.

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4 Responses to Siria, i numeri della rivolta (fra settembre e ottobre 2011)

  1. valerio on 2012-03-20 at 21:32

    Hama, con i sobborghi, a 500.000 abitanti (secondo Wikipedia, che appunto è inattendibile perché non si capisce mai se conta solo il comune o anche le zone vicine), manifestanti stimati 9.000, Homs, con i sobborghi, 845.000, manifestanti stimati 10.550, Idilib 157.000, maniestanti stimati 14.550, Deraa 76.000 abitanti, manifestanti stimati 7200. (sempre usando le stime del 28 ottobre 2011)

    Io da ragazzo, quando stavo nel movimento studentesco, un po’ di cortei li ho organizzati, e so quant’è difficile.
    Difficilissimo portare più di 1000 persone in piazza in una democrazia in cui la polizia non carica a prescindere, e (Genova spero resi per sempre un’eccezione) non spara.

    Sono dati impressionanti, anche se dimostrano una certa diversità tra zona e zona della Siria. Però non sono più omogenei a livello regionale, come mi aspettavo e tutti concentrati sul sud-ovest e il centro vicino al confine libanese.

    Sono daccordo con Lorenzo, chi ha osato manifestare in cortei di 50 persone come può essere defintio? Eroe? Folle?
    Ho sempre sognato di visitare le rovine di Ugarit, se mai ci andrò cercherò di conoscere gli eroici 50 che il 28 ottobre dell’anno scorso hanno sfidato il regime a Latakia.

    (per altro ingenerando nei mesi successivi, forse-ma qui i dati si fanno confusi per via delle opposte propagande- una delle poche sollevazioni in cui erano coinvolti anche diversi alawiti. La città ha subito un evidente e innegabile bombardamento navale il 18 agosto di quest’anno, quando unità della marina siriana hanno aperto il fuoco con l’artiglieria leggera su una grande arteria poco dietro il porto, secondo i ribelli -ma qui torniamo nel campo delle notizie inverificabili- i morti furono 50, o addirittura 80, ma stime prudenziali dimezzano queste cifre, non ho modo di smentirle. Però i 76 mm dell’artiglieria leggera navale di oggi sono grossomodo equivalenti all’artiglieria media campale della prima guerra mondiale e hanno un vuolume di fuoco estremamente più elevato, quindi deve essere stato a) uno spettacolo spaventoso per tutti i 370.000 abitanti dell’area ubrana e b) se usi l’artiglieria contro la gente vuol dire che la situazione locale era andata vermante degenerando.

  2. Lorenzo Declich on 2012-03-21 at 08:01

    Sono in molti a fare una critica delle rivolte in base a quello che ritengono essere un basso numero di manifestanti rispetto alla totalità della popolazione. Trovo questo genere di critiche assolutamente assurdo: in un contesto repressivo come ad esempio quello egiziano e ancor di più quello siriano (dove 3 persone che parlavano insieme erano considerate un “assembramento”, una “manifestazione”) o libico anche solo 10 persone in piazza sono una manifestazione di scontento formidabile. E’ il paradigma che si ingrtange, prima di tutto. In secondo luogo ci sono le decine di anni di “regime della paura”, nel quale sono stati “educati” in milioni.

  3. darmius on 2012-03-21 at 22:00

    mi chiedo: se le stime “governative” siriane hanno lo stesso metro di giudizio delle questure italiane, forse quei 15 saranno stati anche 100 e via dicendo…
    D

    • Lorenzo Declich on 2012-03-22 at 07:49

      Mah, essendo un rapporto interno preparato per organizzare le contromosse…

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