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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

La politica in Libia

2012-04-13
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Il paese è scosso da un’instabilità macroscopica e il Consiglio Nazionale di Transizione non prende alcuna iniziativa per organizzare le elezioni del 18 giugno, stretto nella morsa dei rispettivi veti.

In questo contesto gli unici a fare qualcosa sono le “correnti” islamiste, che si sono incontrate a metà marzo a Bengasi per capire come federarsi per stravincere le elezioni.

Le correnti sono 3:

  1. Giustizia e sviluppo (Fratelli Musulmani “classici”)
  2. Nazionali democratici (di Ali al-Salabi e -punto esclamativo- Abd el-Hakim Belhaj, sì, proprio lui, il mercenario jihadista, vicini ai Fratelli Musulmani e soprattutto al Qatar)
  3. Riforma e sviluppo (di Khalid al-Warshafani, Fratelli Musulmani strani).

Chi vincerà, secondo voi?

———–

p.s. Khalid al-Warshafani è evidentemente un membro della Warshafana, una tribù (o clan) libica che, stando a quanto dicono su Presa Diretta, non è gheddafiana ma si oppone con le armi ad armati del CNT di Zawiya, membri di un’altra tribù o clan.

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18 Responses to La politica in Libia

  1. falecius on 2012-04-13 at 12:59

    Fammi indovinare, i Fratelli Musulmani?

  2. Lorenzo Declich on 2012-04-13 at 13:02

    No, non credo :-)

  3. Zerco on 2012-04-13 at 13:53

    Vinceremo noi.

  4. valerio on 2012-04-13 at 18:04

    Qatar, ma non è detta l’ultima parola.
    La situazione oggi come oggi è così incomprensibile che mi astengo da ogni previsione sensata.

  5. Zerco on 2012-04-13 at 21:11

    Si sa per certo chi perde

  6. Zerco on 2012-04-13 at 23:38

    Ti astieni, Valerio? Non lo sai perché non ti interessa più la Libia, dopo che ci hai giocato per settimane con i soldatini. Ho letto tutte le tue analisi strategetiche, summa di dettagliatissima acribia, particolareggiata quant’altre mai; un grande lavoro di setaccio e interpretazione delle fonti più diasparate. Non sono ironico, erano veramente interessanti e tu sei molto acuto, anche se un po’ farraginoso nell’esposizione. Ma adesso abbiamo ucciso Gheddafi, quindi non c’è più materiale da setacciare, della Libia liberata non frega niente a Valerio come a nessuno, neanche al suo liberatore Bernard Henry Levy.
    Queste elezioni, comunque vadano, hanno un vincitore: noi, che guadagniamo dalla distruzione delle nazioni e dei popoli. Anzi, più caotica e dinamitarda è la democrazia degli altri – giacché è un prodotto nostro come la fotocopiatrice e le tette al silicone – più noi vinciamo, incassiamo con il copyright e possiamo pavoneggiarci sui libri di storia.
    La Bernard Henry Libye non è più lo “scatolone di sabbia” di sabauda ignominiosa memoria, ma sabbie mobili con serpenti e scorpioni. Però va bene, perché non c’è più il tiranno, e anche se “non volevamo che finisse così” (Valerio e Lorenzo docent), l’importante è che sia finito, comunque è meglio di prima. No, caro Valerio, non è meglio di prima, ed era lampante che sarebbe andata così.
    Due mesi fa ero in Ciad, il terzo o quarto o quinto (non ricordo, ma le statistiche sono l’ultimo rifugio dei furfanti) paese più povero del mondo. Che adesso ha un problema in più, anzi sono decine di migliaia di problemi in più: i disoccupati che tornano dalla Bernard Henry Libye, o perché cacciati dai pogrom dei Cirenei (perché “creduti mercenari di Gheddafi” secondo il Corriere della Sera, perché “gli fanno schifo i negri” secondo chi è stato là e lo sa, come me e te) o perché rimasti senza lavoro, ergo senza niente.
    Come tu ben sai in Libia non lavorava nessuno: tutti vivevano di sussidi pubblici perché Gheddafi, dopo avere preso la sua parte di ciccia (ego primam tollo quia nominor leo) distribuiva i proventi del petrolio al popolo e li usava per mantenere uno stato sociale “tutto compreso” per sollevare la popolazione dai problemi economici e sé stesso da quelli politici. Chi lavorava erano gli immigrati, cal Ciad, dal Niger, dal Sudan, dal Mali e dal Burkina Faso: avrai certamente visto a Tripoli, in una piazza vicino al Suk e in quell’altra ad ovest della città da dove partivano i bus, vicino al mare, alla mattina presto, decine o centinaia di neri, in fila, in gruppi, alcuni con un attrezzo in mano, una cazzuola, un martello, un piccone, una vanga, aspettare che passassero indefiniti datori di lavoro a portarli in un cantiere, in una bottega, in un campo a svolgere le fatiche che i libici non facevano: praticamente tutte. Adesso tutti questi poveracci hanno ripreso il loro attrezzo e hanno riattraversato il Sahara per andare a ingrossare le file dei disperati di N’Djamena e del Ciad centro-sud, di Niamey, Ouagadoudou, Bamako (non parliamo del colpo di stato in Mali, che è collegato a tutto ciò, anzi occupatene tu con il tuo talento di tattica e strategia).
    In Ciad ho conosciuto un uomo che trasportava immigrati attraverso il Sahara: non era un “mercante di carne umana” come lo chiama il Corriere della Sera, era semplicemente un ragazzo che non era molto diverso dai viaggiatori che caricava a kalaìt e scaricava a Sebha, ma sapeva semplicemente guidare nel deserto. Il proprietario di una camionetta gli dava il mezzo, caricava una ventina di ragazzi, pigiati con una latta di acqua in mano ciascuno, e via nell’inferno senza fermarsi. Se qualcuno moriva di sete veniva buttato dalla camionetta in corsa dai suoi compagni di viaggio. Questi africani, se arrivavano vivi alla costa, si separavano: Ciadiani, Nigerini, Maliani e Sudanesi rimanevano in Libia a cercare lavoro (che, pur misero, trovavano); Nigeriani, Ghanesi, Senegalesi e Ivoriani tentavano la sorte con i barconi per raggiungere il paradiso europeo. Questi ultimi sono quelli che il mostro Gheddafi, dopo avere firmato un accordo in tal senso con una civile e democratica nazione europea (lodata per questo da tutte le altre), si mise a ricacciare indietro nel deserto e, come mi ha detto quell’autista, ad attraversare il mediterraneo hai cento volte le probabilità in più di sopravvivere che attraversando il Sahara.
    Jalil e Jibril le hanno considerate queste cose quando si sono messi d’accordo con Sarkozy e Obama per togliere di mezzo Gheddafi e sostituire a un gruppo di potere “berberosocialista” uno “arabocapitalista”? Certo, ma devono perciò avere concordato con Obama che “i negri fanno schifo”. E’ per questo che io non ho detto, come te invece (quando hai rimeso tutti i soldatini nella scatola) e Lorenzo “non volevamo che venisse tolto di mezzo così, ma è importante che non ci sia più” , ma dicevo più o meno “Gheddafi è comunque meglio di quello che verrà dopo, meglio lui di noi”.
    Adesso, dopo che abbiamo maciullato Gheddafi al motto “we saw we came he died” e il Corriere della Sera ne ha celebrato il linciaggio come se fosse la vittoria dei mondiali di calcio (quella prima pagina è una delle cose più oscene che abbia visto in vita mia) non solo è peggio in Libia, attuale Bernard Henry Libye, è peggio anche in Ciad. L’ho visto io poco fa. Un altro esempio: il più grande problema del continente africano, oggi come oggi, è la desertificazione del Sahel e il conseguente immiserimento di tutti i paesi della fascia saheliana: Mauritania, Mali,Niger, Ciad, Sudan. Tutti paesi nei quali l’agricoltura tradizionale scivola in stato di agonia causando fame, immigrazione, tensioni interetniche.
    La spia principale e motore attivo di questo disastro è il prosciugamento del lago Ciad, ridottosi da 25.000 a 5.000 km quadrati in venti anni. Orbene, il mostro Gheddafi, dopo avere finito il “fiume costruito dall’uomo” (che anche tu avrai visto facendoti sentire un po’ incivile pensando alla nostra TAV e al ponte sullo stretto) ha lanciato un progetto per riportare acqua al lago Ciad, componendo per questo un comitato intergovernativo per lo sviluppo del programma. Governi e presidenti-monarchi che fino a dieci anni prima si erano fatti la guerra si erano riuniti insieme e avevano deciso di procedere con il progetto immenso di deviazione di corsi d’acqua, sbarramenti. piantumazione, eccetera, il tutto finanziato a fondo perduto da un tiranno sanguinario “che uccideva il suo stesso popolo” (cit. ONU). Adesso? Niente. Morto, come da poco Gheddafi, come fra poco il lago Ciad.
    Ma che importa? Tanto la Bernard Henry Libye è finalmente libera, il popolo libico può decidere del suo destino con democratiche elezioni sul cui esito non si può far altro che “astenersi da ogni previsione sensata”. Decine di migliaia di Ciadiani riattraversano il deserto per morire di fame? Il Sahel sta diventando un cimtero? Che importa? Come direbbe Obama: tanto sono negri…

    • Lorenzo Declich on 2012-04-14 at 10:09

      Zerco, fosse per te vivremmo nell’ignoranza

      • Zerco on 2012-04-14 at 11:56

        Ti spiacerebbe dirmi da quali concetti del mio scritto avresti compiuto questa abbacinante deduzione?

        • Lorenzo Declich on 2012-04-14 at 17:44

          Valerio ha scritto di ciò che sapeva su una cosa che è il suo argomento, il suo campo di studi: come fai a criticarlo? Senza le sue analisi forse alcune cose non le avresti mai neanche considerate. Adesso non scrive di Libia perché non succedono cose su cui le sue conoscenze specifiche possono essere d’aiuto alla comprensione. Questo è ciò che ha dichiarato, punto.

          • Zerco on 2012-04-14 at 20:18

            Dove mai l’avrei criticato. Anzi mi sembra proprio di avere elogiato l’ottimo Valerio, e sinceramente, per l’accuratezza delle sue analisi.
            Il fatto che egli “si astenga” (e non può fare diversamente, beninteso) dall’osservazione della situazione libica attuale mi fornisce uno spunto utile per evidenziare alcuni fatti sociali che ho esperito personalmente, che nella sua collazione di fonti strategiche non possono emergere. Particolari che lui non sa, e forse neppure tu. Anche io ho tratto dalle vostre discussioni particolari che non so. Caro Lorenzo: non è che “fosse per me vivremmo nell’ignoranza”; ci viviamo nell’ignoranza. Diceva Ronald D. Laing “se so che non so, credo di sapere; se non so che so, credo di non sapere”: ne nasce un problema epistemologico che è meglio abbandonare subito. La cosa positiva è che l’ignoranza non è una colpa: ci si può sempre porre rimedio. Vico diceva che è la madre della curiosità, che è a sua volta madre della scienza. E’ la menzogna che è una colpa irrimediabile.

    • Mauricius Tarvisii on 2012-04-15 at 09:36

      Valerio non ha detto che si astiene, semplicemente ha avanzato dei dubbi sul proprio pronostico, rimanendo in tema.
      Per quanto interessante sia il tuo intervento, invece, è fuori tema ed equivale a voto nullo per scheda imbrattata ;-)

      • Zerco on 2012-04-15 at 11:46

        Bene, grazie all’esimio “rappresentante di lista” signor Mauricius Tarvisii (o “osservatore internazionale” della validità delle elezioni in 30secondi?)vengo a sapere che sono un “imbrattatore di schede”. Rispetto il suo illuminato giudizio, quintessenza della democrazia e della cultura.
        Saluto tutti, visto che le mie opinioni non sono gradite, non scriverò più niente su questo blog.
        E lo tolgo dalla “barra dei preferiti”.
        Buone cose

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  8. autores on 2012-04-16 at 18:17

    per il momento e per quanto mi riguarda la Libia ha creato la notizia falsa dell’uccisione di Gheddafy,forse Gheddafy si e’ ritirato per propria colpa,e il suo ritiro o la sua vera morte,permette di far credere nell’Islam proprio come il grande caos armato che c’e’ in Libia. Con la conversione che c’e’ oggi,non ci sarebbe certo da meravigliarsi,se andassimo in Libia e invece di trovare un Paese sotto sopra Islamista e armato,ci trovassimo alle Hawaii Democratica con delle belle biondone tettone al vento,proprio una gran figata. Questo e’ quello che fa’ pensare la Libia e l’Islam.Infatti e’ meglio andare in Libia di persona a prendere in considerazione com’e’ la Libia oggi e se e’ anora Islamista,e in che modo lo e’,perche’ il falso non porta al vero,il falso e’ anche contro all’Islam,e di Islamista per ora,la Libia ha fatto vedere solo che delle foto. Parli con dei Libici e non riconoscono l’Islam. quesro non e’ poco perche’ se fosse vero che oggi l’Islam ,comunque grazie a Gheddafy,e’ ancor piu’ attivo in Libia,ai miei piedi ci sarebbe l’intera Libia per lavorare per chi sono io nell’Islam e per la Libia. Cosa che non accade,e io di Islamista nella Libia trovo ben poco ancora adesso. Forse l’Islam non collauda il cervello e me lo vuole dire tramite Gheddafy. Peccato che lo dica sempre alla persona sbagliata perche’ piu’ di dover lavorare per me per chi sono io ai Stati Islamisti e nella Libia,non dovrebbe fare. Libici limitatevi a ragionare,grazie.

  9. autores on 2012-04-16 at 21:21

    scusate ma mi sono dimenticata di aggiungere che la Libia si e’ anche militarizzata e voi non lo dichiarate nelle notizie pubbliche. Sono ritornata al vostro Sito a dirlo perche’ e’ una notizia fondamentalmente importante e di questa militarizzazione c’e’ piu’ di una notizia data dalla Libia e non pubblica notizia.

  10. Lorenzo Declich on 2012-04-17 at 06:56

    Scusami, guarda bene nel sito.

    • autores on 2012-04-17 at 16:51

      si ma non e’ scritto nel Sito, e la Polizia di Libia che oggi ha il nuovo Sito. La Polizia aveva dovuto chiudere. Oggi la Polizia si dichiara ribelle al Sito “Polizia ribelle di Libia”una novita’.L’esercito militare e la Polizia non e’ di riferimento al Federalismo. Il federalismo che viene inteso dalla Libia e’nel riguardo dell’unita’dell’intera Libia e viceversa,proprio come Bossi sta da una parte e dall’altra pur di guadagnare soldi.

    • autores on 2012-04-23 at 20:30

      devo aggiungere che il popolo di Libia definisce i ribelli al di fuori del vero credo Islamico che e’ la differenza che ha dall’Egitto. Molti hanno detto che i ribelli pregano nel nome di Allah e non mette in pratica il proprio credo,vivendo contro a tutti da vero ribelle ateo che prega.

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