Tutto in 30 secondi
[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Come cambia al-Qaida

2012-05-02
By

L’anniversario della morte di Osama bin Laden dà modo a diversi commentatori di fare un bilancio su al-Qaida nell’ultimo anno.

L’ufficiale americano John Brennan, parlandone, afferma che al-Qaida “si è indebolita”, almeno in Pakistan, dove aveva la sua base più forte, e si è diluita.

La morte di Bin Laden avrebbe giocato un ruolo importante in questo indebolimento, dicono al Pew Forum (quindi, di conseguenza, uccidere Bin Laden, è stata una buona idea).

La cosa è per certi versi assolutamente vera. Al-Qaida, come “denominazione”, si sfrangia.

Ad esempio nel Sahel, e anche in Yemen, dove sotto alla voce “al-Qaida” viene spesso rubricato il movimento degli Ansar al-shari`a, che sono certamente jihadisti in collegamento con al-Qaida ma non sono al-Qaida nella Penisola Araba.

A me sembra, “sociologicamente” parlando, che al-Qaida si stia trasformando, non indebolendo.

Prima era un brand sotto cui andavano a raccogliersi i diversi gruppi locali che, come avviene macroscopicamente in Somalia, erano molto “internazionali”: la denominazione raccoglieva jihadisti a destra e a sinistra, molto spesso nei paesi occidentali, e li lanciava nella mischia.

Gli stessi qaidisti libici andavano a combattere in Iraq.

Oggi pare invece che le formazioni jihadiste si radichino molto di più nei territori e, per questo, si distinguano dal brand.

Nel Sahel ci sono tre formazioni jihadiste, ognuna con una sua strategia: al-Qaida nel Maghreb Islamico, Ansar al-Din, Movimento per il tawhid e il jihad nell’Africa occidentale.

In Yemen ci sono gli Ansar al-sharia, appunto.

Sono gli Ansar, in Yemen, a monopolizzare la scena, in Yemen, sebbene tutti parlino genericamente di al-Qaida (sembra che ultimamente abbiano preso una batosta, non a causa degli attacchi dei droni, ma per l’intervento armato di una confederazione di combattenti delle tribù del sud).

Nell’Africa subsahariana un’organizzazione come Boko Haram, che nasce in Nigeria, si espande in Ciad con quella denominazione, non sotto l'”ombrello” qaidista.

In Siria la (sospetta) organizzazione terroristica che continua a rivendicare attentati con al-Asad, la Jabhat al-Nusra, sebbene abbia modalità di attacco (troppo) simili alla al-Qaida “classica”, non reclama la sua affiliazione a quella organizzazione.

Il “centro”, dunque, sembra funzionare molto di meno, e dunque anche il concetto della “base” (di dati) che dà origine al nome al-Qaida (“la base” appunto) è meno funzionante.

Ma ciò non significa che il jihadismo terroristico nel suo complesso sia in regresso. Piuttosto ciò significa che a coloro che descrivono gli eventi in cui sono coinvolti jihadisti si richiede un supplemento di attenzione, perché le dinamiche sono di volta in volta diverse e gli attacchi non sono più diretti al “nemico occidentale”.

E anche perché, come è successo in Libia, diversi jihadisti si sono “mescolati” agli altri ribelli contando poi di entrare nel gioco del potere e anche appoggiandosi ad “amici” come i reali del Qatar.

Non è il caso, o meglio non è più il caso (anche prima, però, bisognava fare attenzione), di parlare di una vaga formazione terroristica internazionale che tesse le fila del jihad, bensì di una miriade di formazioni, più o meno violente, più o meno allineate sotto al brand “al-Qaida”, che operano in teatri diversi obbedendo a proprie strategie e ponendosi obbiettivi propri.

E’ uno scenario diverso, per molti versi più pericoloso che in passato, ma la “regia unica” sembra scomparire, o avere molto meno peso,

Certo, c’è anche chi nel mondo dell’informazione congiura affinché questi discrimini non vengano operati.

L’ultimo esempio viene da DEBKAfile, la pubblicazione israeliana di intelligence, che qualche giorno fa disegnava uno scenario “qaidista” in Siria (addirittura affermava che “al-Qaida” aveva preso il controllo delle fazioni ribelli, dando così una gran mano ad al-Asad).

Diffidate di chi vi parla di al-Qaida in questo modo.

Il “contenitore” di al-Qaida permette inoltre all’amministrazione americana di giustificare i propri attacchi di droni in un contesto di generica “guerra al terrorismo”.

Laddove tutti sanno, anche solo usando l’intuito, che gli “omicidi mirati” perpetrati da droni sono tout court una negazione del diritto internazionale e delle singole nazioni “dronate”.

Per questo avremo per molto tempo a che fare ancora con “al-Qaida” centrale: è una questione di propaganda.

 

Tags: , , , , , , ,

2 Responses to Come cambia al-Qaida

  1. Zerco on 2012-05-02 at 13:55

    Non solo, il “contenitore al-qaeda” serve a parecchi monarchi africo-mediorientali, come Idriss Deby (ultimo della lista, a proposito: benvenuto nel club) ad avere una fetta della succulenta torta (miliardi di dollari) degli aiuti per la “sicurezza”.
    I miliardi di dollari circolano per i combustibili fossili o per la “guerra al terrore”: se uno non ha il petrolio in casa si trova o si inventa un bel gruppo legato ad al-qaeda ed è sicuro di beccarsi un bel torrente di milioni, pulito, versato senza fiatare, per restare in sella.

  2. valerio on 2012-05-02 at 17:34

    Anche perchè la visione della difesa americana del problema terorismo (semi ufficialmente) si riduce a “ammaziamoli tutti”, se possibile da lontano, senza clamore e con un bel missile “inteligente”.
    Il livello di riflessione sul problema è minimo; uccidi, sempre, comunque ed anche quando è illegale.
    Non mi risulta che si pongano grandi domande, ma che si interessino molto al body count.

    Poi dietro le quinte qualche apparato è in combutta con altri apparati, di stati come il Qatar, quindi ogni tanto i terroristi possono pure venire comodi per eterodirezioni e strategie della tensione varie. Ma in generale nel discorso “politico” della difesa USA il “nemico terrorista” è divenuto un nemico metafisico.

    Non sto riflettendo su al-Qaida qui, sto riflettendo sul fatto che non si può vincere, e nemmeno combattere, un nemico metafisico. Non con efficacia almeno, ovvero si può essere molto efficienti ad ammazzare e disarticolare la struttura, ma non è tagliando teste che si incide sulla situazione. O che se ne esce.

    La strategia in verità la dettano ancora i terroristi, sono loro che hanno scelto di cambiare dimensione organizzativa e di concentrarsi su obbiettivi differenti dalla riedizione dell’11/9.
    Le differenze tra Obama e Bush sono minime (per quanto esistano) proprio perchè la strategia USA sulla questione è stabilita dal pentagono e da altre strutture ancora più opache, non dal mondo politco americano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*

maggio: 2012
L M M G V S D
« Apr   Giu »
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031  

Archivi

 
'