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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Ladri di terra in Etiopia

2012-05-11
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Mohammed Hussein al-Amoudi, che talvolta compare col titolo di “sheykh”, è il 64° uomo più ricco al mondo, il 5° uomo arabo più ricco al mondo, è fra i venti uomini più potenti d’Africa e anche l’uomo di pelle nera più ricco del mondo.

Uno che spariglia, anche se –strano– non compare fra i 500 uomini musulmani più influenti al mondo.

Più precisamente al-Amoudi è un uomo nato in Etiopia da madre hadramita (Yemen) e padre etiope, che oggi ha la cittadinanza saudita ed etiope.

Forbes lo racconta come un “self-made man”.

Ha molti affari, in giro per il mondo, che gestisce principalmente attraverso 4 holding: Corral Group, ABV Rock Group, MIDROC Europe, MIDROC Ethiopia. MDROC sta per “Mohammed International Development Research and Organisation Companies”.

CORRAL Group:

  • Corral Petroleum Holdings AB (Svezia)
  • Preem Petroleum AB (Svezia)
  • Svenska Petroleum Exploration AB (Svezia
  • Corral Finans AB (Svezia)
  • Corral Morocco Gas and Oil (Marocco)
  • Société Anonyme Marocaine de l’Industrie du Raffinage
    (Marocco)

ABV Rock Group:

  • Saudi ABV General Contractors Company
  • Innovators Consulting Engineers
  • Yanbu Steel Company
  • Trans Desert Transport Company
  • Metal service Company

MIDROC Europe:

In Scandinavia MIDROC è di “Sheikh al-Amoudi” e della famiglia Wikström. Comprende

  • Midroc Construction
  • Midroc Engineering
  • Midroc Electro
  • Midroc Environment
  • Midroc Project Development
  • Midroc Real Estate
  • BAC Corrosion Control
  • Metalock
  • Alucrom
  • GP Ställningar
  • Rodoverken

MIDROC Ethiopia Group Companies:

  • MIDROC Ethiopia PLC
  • Addis International Catering PL
  • Ethio Agri-Ceft PLC
  • Ethio Leather Industry PLC (ELICO)
  • Kebire Enterprise PLC
  • Lame Dairy PLC
  • Mamco Paper Products Factory PLC
  • Midroc Construction Ethiopia PLC
  • Midroc Energy House Electro-Mechanical Services PLC
  • Midroc Foundation Specialist PLC
  • Moha Soft Drinks Industry SC
  • Mugad Travel PLC
  • National Mining Corp.
  • National Oil Ethiopia PLC (NOC)
  • Pharmacure PLC
  • Salam Health Care PLC
  • Sheraton Addis
  • Star Soap and Detergent Industries PLC
  • Unlimited Packaging PLC

Le affiliate di MIDROC Ethiopia, appartenenti a famigli e familiari di Sheikh al-Amoudi:

  • Cabey PLC
  • East West Ethio Transport PLC
  • Equatorial Business Group PLC
  • National Motors Corporation PLC

Compagnie della MIDROC Ethiopia nel campo delle tecnologie:

  • Midroc Ethiopia Tecnology Group PLC
  • Addid Gas and Plastics Factory PLC
  • Addis Home Depot PLC
  • Blue Nile P.P. & Craft Paper Bags Manufacturing PLC
  • Daylight Applied Technologies PLC
  • Elfora Agro-Industries PLC
  • Huda Real Estate PLC
  • Kombolcha Steel Products Industries PLC
  • Midroc Gold Mine
  • Modern Building Industries PLC
  • Rainbow Exclusive Car Rental and Tour Services PLC
  • Summit Engineered PLC
  • Trans Nation Airways PLC
  • Trust Protection & Personnel Services PLC
  • Wamza Furnishing Industries PLC
  • United Auto Maintenance Services PLC
  • Unity University PLC

E’ un impero, che in Etiopia copre una varietà davvero sorprendente: sembra che al-Amoudi laggiù produca praticamente ogni cosa.

Ed è anche un filantropo, pare. In un lungo e noioso documentario al-Amoudi ci racconta quanto  “ama la sua terra”, laddove la “sua terra” è anche l’Arabia Saudita.

Che al-Amoudi ami anche l’Arabia Saudita si evince dal fatto che una delle sue imprese in Etiopia, non listata sopra, si chiama Saudi Star, la Stella Saudita.

Questa impresa fa agricoltura nel sud ovest dell’Etiopia e i raccolti sono destinati soprattutto all’esportazione nell’altro paese di al-Amoudi, l’Arabia Saudita, per l’appunto.

E’ del 2009 un cable pubblicato da Wikileaks spedito dall’Ambasciata americana in Addis Abeba che si intitolava: “L’Etiopia vive un drammatico cambiamento nell’uso della terra agricola” in cui si esprimevano serie preoccupazioni per quello che viene definito “agro-imperialismo”.

In particolare le preoccupazioni riguardavano il fatto che il Governo etiope stava svendendo fette di Etiopia con criteri mafiosi. E, essendo il territorio arabile già tutto arato (anche se non con metodi “moderni”), la nuova politica di incentivare grandi investimenti dall’estero per l’agricoltura su grande scala, aveva come effetto primario la cacciata dei contadini etiopi dalle terre le quali, formalmente, sono dello Stato. che le dà in leasing per decine di anni a chi vuole.

La “truffa” stava dietro al concetto di “terra vergine” usato dal Governo etiope per assegnare le terre a questi riccastri: in quel modo venivano ad esempio definite le terre destinate al pascolo laddove, come sappiamo, gli animali nell’agricoltura tradizionale servono prima di tutto ad arare i campi, le terre a pascolo non sono terre “incolte”.

Questa “terra vergine” non era altro che la terra degli etiopi e la sua “sottoutilizzazione” in base ai criteri dell’agricoltura industriale e/o intensiva era il truffaldino criterio in base al quale toglierla a loro per darla a gente come al-Amoudi, che l’avrebbe “resa produttiva”.

Ma produttiva per chi? Il cable è molto chiaro in questo senso. al-Amoudi è citato lì come l’esempio peggiore di furto di una ricchezza locale a beneficio di una classe corrotta di governo e di qualche ricco e panciuto cittadino saudita.

Aveva appena speso 80 milioni di dollari per comprare macchinari agricoli e produceva riso (sì, il riso, che ha bisogno di tutta quell’acqua!!) che esportava in Arabia Saudita. Nel cable ci si chiedeva perché il divieto di esportare cereali all’estero fosse così evidentemente bypassato.

La domanda esatta era: “i sauditi sono esenti da regole?” e, la risposta, qui come in un miliardo di cose che riguardano i sauditi, è “sì, lo sono”.

Se vi piace potete andare a vedere la progressione dell’impresa di al-Amoudi a questo link.

Già nel 2009 la Saudi Star ha un’estensione di mezzo milione di ettari.

L’acqua per le colture, bene prezioso in Etiopia, lo “sheykh” la prende dal bacino artificiale formata dalla diga di Alu Wero.

E il Governo costruisce video propagandistici in cui ci racconta quanto tutto questo vada ad aiutare gli etiopi.

Già nel 2010 la BBC raccontava del “furto di terra” che preoccupava le comunità rurali.

Le risposte alle preoccupazioni erano tutte incentrate sulla “modernità” delle nuove regole e dei nuovi metodi di coltura.

Mentre i contadini parlavano di intimidazioni nei loro confronti e già si registravano scontri con morti, il Governo negava ogni forma di intimidazione e repressione.

Nel dicembre del 2011 poi la Saudi Star prendeva un ex-Ministro etiope, Fikru Desalegn, come direttore esecutivo: un chiaro segnale del fatto che allo “sheykh” aderivano da tempo ben unti funzionari statali.

All’inizio del 2012 la BBC raccontava che oltre 70.000 persone erano state “ri-dislocate” in “nuovi villaggi” per far spazio alle nuove aziende che promuovono l’agricoltura moderna. Il Governo rispondeva che queste “ri-dislocazioni” erano “volontarie” ma la BBC raccontava che lo stesso esercito cacciava i contadini a suon di mazzate.

E arriviamo all’aprile di quest’anno, quando degli uomini armati hanno attaccato le piantagioni della Saudi Star facendo 5 morti, un pakistano e quattro etiopi (altre fonti parlano di 10 morti, di cui 6 pakistani) la qual cosa, fra le altre, ci dice che ci sono lavoratori pakistani “noleggiati” (e ovviamente sfruttati) dalla Saudi Star in Etiopia.

Il Solidarity Movement for a New Ethiopia (SMNE) ritiene che la cosa sia il frutto della “frustrazione” provata dagli abitanti dell’area nel vedersi scippata la terra.

Penso che abbia ragione. Tanto più che il SMNE registra, nei giorni successivi, “vendette” perpetrate dalle forze di sicurezza ai danni di innocenti Anwak, che da anni, come denuncia Human Right Watch, sono oggetto di vera e propria caccia all’uomo da parte dei militari etiopi.

Si capisce meglio, ora, la frase: “al-Amoudi ama la sua terra”: ama la terra che ha preso in leasing.

Per finire leggete questo appello.

 

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