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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

La primavera algerina

2012-05-12
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Risultati elettorali in Algeria:

Fronte di Liberazione Nazionale, 220 seggi, +84 rispetto al 2007

Raggruppamento Nazionale Democratico, 68 seggi,  + 7 rispetto al 2007

Alleanza Verde, 48 seggi, -12 rispetto al 2007

Fronte delle Forze Socialiste, 21 seggi, +21 rispetto al 2007

Partito dei Lavoratori, 20 seggi, -6 rispetto al 2007

Eccetera (altri partiti e indipendenti).

144 donne fra i 462 eletti.

C’è un 17% di voti nullo.

Astensione al 57,1%.

Si registra la sconfitta dell’Alleanza Verde, tre partiti di ispirazione islamica che già erano in parlamento.

L’Alleanza, da parte sua, grida alla frode elettorale.

Ma i conti bisognerebbe farli con il Fronte Islamico di Salvezza, cioè il vero partito islamista algerino, che non ha avuto il permesso di partecipare alle elezioni.

Non sappiamo quanti consensi avrebbe potuto ottenere, e non lo sapremo mai, a questo punto.

Ma che l’astensione sia dovuta all’esclusione del FIS è tutto da dimostrare: nella Cabilia berbera, patria della “primavera nera“, un’area assolutamente non-integralista, la partecipazione al voto non ha superato il 25%.

Molte forze politiche e sociali si sono unite attorno all’idea di boicottare le elezioni e quindi, visto quel 57,1% di non votanti (e il 17% di schede nulle), bisogna concentrarsi su altre contestazioni, che non riguardano i brogli, bensìì l’affluenza alle urne:

Lo scontro politico non riguarda solo i risultati elettorali, con le denunce di brogli lanciate ieri dai candidati islamici, ma soprattutto il dato dell’affluenza al voto che maggiormente interessava le autorita’ di Algeri. Secondo il giornale algerino ‘al-Youm’, i brogli non avrebbero riguardato solo l’aumento dei voti espressi in favore dell’Fln ma anche una serie di pratiche poste in essere dalle autorita’ algerine per gonfiare i dati dell’affluenza alle urne.

Si denuncia infatti l’anomalia del dato della provincia di Tinduf, nel sud del paese, dove sono presenti sei campi profughi saharawi gestiti dal Fronte Polisario. Se infatti l’affluenza al voto in tutto il paese e’ stata del 42,9%, dato molto basso rispetto alle previsioni del governo, a Tinduf ha votato l’83,15% degli elettori. La provincia che ospita i separatisti saharawi risulta essere infatti la prima per la partecipazione alle urne, pur essendo tra le piu’ desertiche e isolate del paese. Secondo quanto denuncia Karim Moulawi, dissidente algerino in esilio a Londra, “le autorita’ algerine hanno usato i profughi saharawi che vivono nei campi del Polisario per farli votare alle elezioni del 10 maggio”*. Per il dissidente “l’affluenza al voto e’ stata alta anche in altre province dell’stremo sud del paese, come Djanet e Tamanrasset dove sono stati usati anche gli immigrati provenienti dall’Africa Sub-Sahariana approfittando della mancanza di controlli in quelle zone”*. (fonte)

A questo punto si potrebbe pensare a qualche “potenza straniera” interessata a mettere in cattiva luce il potere algerino (cosa che il potere algerino ha evocato per portare gli elettori alle urne).

Non sembra, però, che qualcuno, fuori dall’Algeria, abbia interesse a mettere in dubbio la validità del voto.

Il Qatar saluta lo scutinio “imparziale e trasparente”.

Secondo la Lega Araba, che ha espresso il suo apprezzamento anche per bocca del portavoce contingente della Lega dispiegato nel paese, quelle algerine sono state elezioni “libere, credibili e trasparenti”.

Victoria Nuland, portavoce del Dipartimento di Stato americano, ha dichiarato che: “le cose si sono svolte bene e nella calma”.

Il Ministro degli esteri inglese, William Hague, si felicità col popolo algerino.

La Commission nationale indépendante de surveillance des élections législatives (Cnisel) ha espresso dubbi su alcune operazioni di voto, e ha deprecato la diffusione dei dati da parte del Ministero dell’interno prima della fine dello scrutinio, ma il commissario dell’UE per le elezioni algerine ha detto che: “le elezioni si sono svolte in un clima di sostanziale calma” e, inoltre, ha dichiarato che prenderà in considerazione le denunce dell’Alleanza Verde.

La UE esprime soddisfazione: un passo avanti sulla strada delle riforme.

La UE, per bocca della sua Ministra degli esteri, si augura che il nuovo parlamento faccia procedere il cammino verso un processo che porti al rafforzamento della democrazia e dei diritti umani.

Quindi no, niente complotti. Passiamo alle considerazioni.

Il dato dell’afflusso alle urne è stato corretto un po’ al ribasso, qualche decimo di punto, non si arriva al 43% degli aventi diritto.

Ieri ho fatto una valutazione di questo dato ma vorrei tornarci con con M. Saadoune del Quotidien d’Oran ricordando, in principio, che il suo, come quello di molti suo colleghi, è uno pseudonimo (l’articolo s’intitola “Il messaggio dei pazienti e dei protestatari“):

E’ la regola del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno che funziona nella valutazione del tasso di partecipazione. Per le autorità, che hanno fatto di tutto per incitare gli algerini al voto, arrivando fino alla contestabile strumentalizzazione delle moschee, la partecipazione sia aumentata del 6,39% nel 2012 in rapporto al 2007 è motivo di sollievo. Col 42,90% di partecipazione lo sberleffo è evitato e ciò permette di fare buona figura.

Ma la sconfitta non è lì, il risultato non può in alcun modo essere qualificato come una riuscita che suscita soddisfazione. Il coinvolgimento del Presidente Abdelaziz Bouteflika nella campagna non ha davvero invertito la tendenza pesante all’astensione, un comportamento elettorale legato alla convizione diffusa che il voto non ha alcun senso dentro un sistema chiuso. E’ dunque molto pericoloso il fatto che il potere si senta soddisfatto di un risultato che salva la faccia e occulta la parte vuota del bicchiere. Il 42,9% dei votanti non deve far dimenticare che c’è un 57,1% di non votanti che esprimono un’attitudine di diffidenza rispetto al “gioco” messo in piedi dal regime.

Gli argomenti, talvolta irrazionali come la quasi-fatwa totalmente spiazzante del Ministro degli affari religiosi contro chi si astiene, non hanno vinto il disinganno di una gran parte di algerini. Si è sempre avuta, nel mondo, una percentuale più o meno importante di astensioni. Ma nessun sistema politico serio può considerarsi dispensato dall’interrogarsi sulla sua credibilità quando più della metà del corpo elettorale rifiuta di partecipare a quello che è considerato un grande momento civile, politico e di cittadinanza.

Era possibile, giovedì, constatare che sul 42,9% di votanti, c’era una forte proporzione di persone in età, più di cinquant’anni. E’ in questa categoria che il discorso della minaccia straniera, tematica martellante nella campagna del Governo, ha fatto breccia. Questo non significa necessariamente che queste persone siano più “credulone” dei giovani, che invece hanno disertato le urne in massa. Queste hanno probabilmente un’altra cultura politica – qualche volta più elaborata di quella dei giovani – che li rende inclini, senza essere soddisfatti per il funzionamento del sistema, a sostenere risposte pacifiche e ordinate. Si può anche aggiungere che la loro situazione sociale e la loro età li rende più “pazienti” e meno impetuosi dei giovani. E in questo caso non conviene dimenticare che i giovani sono la maggioranza della popolazione, sono l’Algeria.

Il 42,9% dei votanti “stabilizzanti” non devono dunque servire da alibi alla stagnazione, a proseguire nella contro-riforma messa in opera dopo l’inizio degli anni ’90. Sarebbe la peggiore lettura di una votazione dal risultato contrastato, laddove l’astensionismo maggioritario è il risultato naturale di false elezioni e di una falsa scena politica imposta dal regime da almeno 20 anni.

L’FFS (Fronte delle Forze Socialiste), la cui partecipazione ha suscitato polemiche senza fine, non ha sbagliato nell’esprimere comprensione per le motivazioni degli astensionisti: «l’astensione protestataria e pacifica, indotta da anni di frode, di razzie e di autoritarismo nel disprezzo delle libertà e dei diritti dei cittadini”. Sarebbe infatti sbagliato pensare che questo sistema politico abbia ottenuto una nuova legittimazione.

Ahmed Simozrag del Quotidien d’Algérie è meno tenero, nel suo “Mascherata confermata“, sebbene non sia neanche lontanamente un “islamista”, come d’altronde il suo collega di Orano:

Questi risultati chiaramente fraudolenti, sono rivoltanti.

I due terzi del popolo algerino non ha votato e malgrado questo boicottaggio di massa il potere corrotto e illeggittimo trova il modo di validare le elezioni.

Un milione e quattrocentomila schede nulle è un vero schiaffo. Ma questo importa poco, il potere si arrocca, vista l’ampiezza degli interessi e soprattutto la paura di essere giudicato per i suoi crimini contro l’umanità.

I seggi sono ripartiti a misura. Grazie a un’evidente frode che ha messo l’FLN in testa con 220 seggi: può allearsi con non importa quale partito, l’RND, gli islamisti, l’FFS, il PT, gli indipendenti, per avere la maggioranza dell’assemblea e alla fine dirigere il paese.

Questo significa che tutti questi partiti si mettono in fila per allearsi con l’FLN.

I partiti sapevano che la frode è una caratteristica di questo potere mafioso, una abitudine radicata nella sua scellerata morale. Ma, ahimè, non hanno voluto vedere.

Questo risultato significa che il potere ha ancora molti giorni davanti a sé.

Come essi stessi dicono, i partiti e il potere vogliono creare la loro stessa primavera. Ecco, la primavera diventa un assegno in bianco alla mafia per un altro periodo di dittatura, un altro periodo di oppressione, di crimini, di stornamenti di fondi, ecc.

Solo la strada può regolare i nostri conti con questi dajjal (bugiardi) al potere. Un potere che schiaccia il suo popolo e distrugge il suo paese dei partiti complici, pronti a sacrificare tutto per qualche seggio in parlamento …

Ancora una volta questa è l’occasione per rivoltarsi, per scendere in piazza, per fare sciopero, per piegare la schiena a questa mafia che non smette di succhiare il sangue dell’Algeria.

Qualcuno penserà che dobbiamo accontentarci. Gli “islamisti” hanno perso e tutto sommato le elezioni sono regolari.

Ci sono donne in parlamento, almeno.

Ma, appunto, è una vera mascherata che accontenta tutti tranne la stragrande maggioranza degli algerini, che rimangono lì, relegati sullo sfondo, come i selvaggi in un quadro orientalista, mentre all’unanimità il mondo plaude al regime mafioso e sanguinario di Bouteflika.

Il mondo sta dicendo loro che la cosiddetta “primavera araba” è stata un incidente, non un complotto.

———————

* la solita vecchia storia degli ultimi degli ultimi, purtroppo.

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4 Responses to La primavera algerina

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  2. Mauricius Tarvisii on 2012-05-13 at 11:07

    Ma se tutti i partiti si coalizzassero contro il FLN non lo scalzerebbero dal governo?

    • Lorenzo Declich on 2012-05-13 at 11:30

      Virtualmente sì, immagino. Il fatto è che ci sono molti indipendenti (corruttibili) e il secondo partito è il partito del primo ministro uscente, alleato dell’FLN. E poi i socialisti difficilmente verrebbero a patti con gli islamisti etc etc…

  3. Algeria, la primavera mai arrivata « on 2012-05-15 at 06:58

    […] ancora profondamente segnata dalla guerra civile. Emblematica questa (amara) conclusione su In 30 secondi, al termine di un’esauriente disamina sul risultato […]

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