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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Siria: passi avanti nella mattanza

2012-07-02
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Mentre il Congressional Research Service del Congresso secerne un rapporto sulla Siria in cui si spiega, in sostanza, che qualsiasi cosa succede in Siria è un problema, e quindi è meglio fare finta che la Siria non esista o, meglio, abbaiare alla luna, Robert Fisk scrive un articolo in cui ci racconta che l’alchimia della politica internazionale, probabilmente, renderà al-Asad immune a un cambio di regime per un bel po’ di tempo: ci sarebbe un accordo che garantisce tutti (tranne ovviamente i siriani, sarà per questo che diverse voci dell’opposizione siriana rifiutano il piano recentemente messo in piedi dalla conferenza di Ginevra dello scorso sabato).

Lo riporto qui:

Il presidente della Siria Bashar al-Assad può durare molto più a lungo di quanto credano i suoi avversari e con il tacito assenso dei leader occidentali, ansiosi di garantire nuove vie del petrolio per l’Europa attraverso la Siria prima della caduta del regime. Secondo una fonte profondamente coinvolta nella possibile transizione dal potere del partito Baath, statunitensi, russi ed europei stanno mettendo insieme un accordo che permetterebbe ad Assad di restare leader della Siria per almeno altri due anni in cambio di concessioni politiche all’Iran e all’Arabia Saudita sia in Libano sia in Iraq.

Per parte sua, la Russia si vedrebbe garantito il mantenimento della propria base militare a Tartous, in Siria, e un rapporto con qualsiasi governo emerga alla fine a Damasco con il sostegno dell’Iran e dell’Arabia Saudita. La recente concessione della Russia – che Assad può non essere essenziale in una futura struttura di potere in Siria – fa parte di una nuova visione dell’occidente che può accettare la presidenza di Assad in cambio di un accordo che prevenga un’ulteriore caduta nella guerra civile.

Informazioni dalla Siria suggeriscono che l’esercito di Assad stia “subendo una batosta” dai ribelli armati, che comprendono forze sia islamiste sia nazionaliste; si ritiene che almeno 6.000 soldati siano stati assassinati o uccisi in combattimento da quando ha avuto inizio, 17 mesi fa, la ribellione contro Assad.  Ci sono anche rapporti non confermati che ogni settimana sino a mille combattenti siriani sono in addestramento da parte di mercenari in Giordania in una base usata dalle autorità occidentali per esercitazioni del proprio personale di sicurezza ‘antiterrorismo’.

I negoziati USA-Russia – facili da negare e in qualche modo celati cinicamente dietro le attuali reciproche accuse di Hillary Clinton e del suo omologo russo, Sergei Lavrov – significherebbero che le superpotenze riconoscerebbero l’influenza iraniana sull’Iraq e i suoi rapporti con i suoi alleati Hezbollah in Libano, mentre l’Arabia Saudita – e il Qatar – sarebbero incoraggiati a garantire i diritti dei mussulmani sunniti in Libano e in Iraq. L’emergere di Baghdad come centro del potere sciita ha causato grande angoscia in Arabia Saudita, il cui sostegno alla minoranza sunnita in Iraq ha sin qui condotto soltanto a divisioni politiche.

Ma il vero oggetto delle conversazioni tra le potenze mondiali s’incentra sulla determinazione dell’occidente ad assicurare petrolio, e in particolare gas, dagli stati del Golfo senza dipendere dalle forniture di Mosca. “La Russia può chiudere il rubinetto all’Europa quando vuole, e ciò le dà un potere tremendo,” afferma la fonte. “Stiamo discutendo di due percorsi fondamentali per il petrolio verso l’occidente:  uno dal Qatar e dall’Arabia Saudita attraverso la Giordania, la Siria e il Mediterraneo verso l’Europa, e un altro dall’Iran attraverso il sud sciita dell’Iraq e la Siria al Mediterraneo e all’Europa. Quello che conta è questo. E’ per questo che saranno pronti a lasciare Assad ancora per altri due anni, se necessario. Sarebbero perfettamente felici di ciò.  E la Russia avrà un posto nella nuova Siria.”

I diplomatici che stanno tuttora discutendo questi piani andrebbero ovviamente trattati con un certo scetticismo. Una cosa è sentire i leader politici che scorticano il regime siriano per le sue violazioni dei diritti umani e per i massacri e una cosa totalmente diversa è rendersi conto che i diplomatici occidentali sono ben pronti a mettere la cosa da parte in funzione del proverbiale “quadro più vasto” che, come al solito in Medio Oriente, significa forniture e di petrolio e di gas. Sono pronti a tollerare la presenza di Assad fino alla fine della crisi, piuttosto che insistere affinché la sua partenza sia l’inizio della fine. Gli statunitensi apparentemente dicono la stessa cosa. Ora la Russia ritiene che la stabilità sia più importante dello stesso Assad.

E’ chiaro che Bashar al-Assad avrebbe dovuto procedere a estese riforme dopo la morte, nel 2000, di suo padre Hafez. In quella fase, secondo dirigenti siriani, l’economia siriana era in una situazione molto migliore di quella della Grecia di oggi. E le voci più sensate che influenzavano la dirigenza di Assad venivano lentamente private del loro potere. Un dirigente vicino al presidente lo ha chiamato durante il picco dei combattimenti dello scorso anno per dirgli che “Homs sta bruciando”. La reazione di Assad è consistita nel rifiutare, in seguito, qualsiasi conversazione con quel dirigente insistendo perché gli fossero trasmessi soltanto SMS. “Assad non ha più potere personale su ciò che accade in Siria,” afferma l’informatore. “Non è perché non vuole; semplicemente ci sono troppe cose che avvengono in tutto il paese perché un uomo solo mantenga i contatti con tutto.”

Quella che Assad sta ancora sperando, secondo veterani dell’esercito arabo, è una soluzione di tipo algerino. Dopo la cancellazione delle elezioni democratiche in Algeria il suo esercito e i suoi generali – ‘le pouvuoir’ per gli algerini – hanno combattuto una guerra spietata contro i guerriglieri ribelli e islamisti in tutto il paese nel corso di tutti gli anni ’90, usando torture e massacri per conservare il potere governativo ma lasciando una scia stimata di 200.000 morti nel loro stesso popolo.

In mezzo a questa crisi, l’esercito algerino inviò effettivamente una delegazione a Damasco per imparare dall’esercito siriano di Hafez el-Assad come aveva distrutto la ribellione islamista a Hama, al costo di fino a 20.000 morti, nel 1982. La guerra civile algerina – notevolmente simile a quella che oggi affligge il regime di Assad – mostrò molte delle caratteristiche dell’attuale tragedia in Siria: bambini con le gole tagliate, famiglie massacrate da misteriosi ‘gruppi armati’ semi-militari, intere città bombardate dalle forze governative.

E, cosa molto più interessante per gli uomini di Assad, l’occidente continuò ad appoggiare il regime algerino con armi e incoraggiamento politico per tutti gli anni ’90 facendo nel frattempo mille storie per i diritti umani. Le riserve di petrolio e di gas dell’Algeria si dimostrarono più importanti dei morti civili, proprio come ora il regime di Damasco spera di far affidamento sul desiderio dell’occidente di petrolio e di gas attraverso la Siria affinché siano tollerate altre uccisioni. I siriani dicono che Jamil Hassan, il capo dei servizi segreti dell’aviazione siriana, sia ora il principale ‘assassino’ del regime, non invece il fratello di Bashar, Maher, alla cui Quarta Divisione è forse dato troppo credito per la soppressione della rivolta. Di certo non è riuscita a reprimerla.

L’occidente, nel frattempo, deve trattare con il contatto della Siria, Mohammed Nassif, forse il consigliere politico più vicino ad Assad. Resta comunque la domanda se Bashar al-Assad – in qualunque misura non sia in grato di controllare gli eventi militari sul campo – afferri davvero l’epica importanza politica di quel che sta avvenendo nel suo paese. Prima della ribellione, i leader europei e turchi furono sbalorditi nel sentirgli affermare che forze sunnite della città di Tripoli, nel nord del Libano, stavano tentando “di creare uno stato salafita” che avrebbe minacciato la Siria. Come sia venuta in testa ad Assad questa straordinaria affermazione – basata presumibilmente sui pettegolezzi di un agente dei servizi segreti – è rimasto un mistero.

 

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10 Responses to Siria: passi avanti nella mattanza

  1. lorenzo galbiati on 2012-07-02 at 13:50

    Mi sembra sempre assai pericoloso parlare dell’opposizione siriana senza specificare di quale opposizione si tratti. Ci sono infatti i comitati locali, il Libero esercito siriano LES, il CNS e il CNSCD.
    Ora, mi sembra evidente che il CNS non rappresenti in alcun modo il popolo siriano e nemmeno i manifestanti pacifici. Sappiamo tutti che il Cns si è formato quando Ghalioun è uscito dal Cnscd ed è andato a Istanbul, e sappiamo tutti che è al soldo del Qatar, così come sappiamo tutti che il CNS si è dichiarato favorevole ad armare il LES e a una rivoluziona armata in stile Libia per sconfiggere Assad. Il CNS ha lavorato contro il piano di Kofi Annan, voluto invece dal CNSCD, e di certo non ha aiutato nel garantire gli spostamenti degli osservatori ONU in Siria, dove è rappresentato quasi solo dai Fratelli Musulmani. Insomma, il CNS non è la principale opposizione siriana, è un organismo etero-diretto che lavora per una soluzione armata. Il CNSCD, al contrario è un organismo con salde radici nell’opposizione siriana, è democratico, rappresenta una 15ina di partiti e non viene mai chiamato in causa come opposizione siriana dai media occidentali perché chiede una soluzione progressiva e nonviolenta, ed è volutamente oscurato da Al-Jazeera perché non si è fatto comprare dall’emiro del Qatar. Ora mi chiedo: perché lei, Lorenzo Declich mette un link in cui si spaccia il CNS come principale opposizione siriana e fa credere che gli sforzi di Kofi Annan sono volti a conservare Assad? Perché anche lei oscura il CNSCD e contribuisce a propagandare un organismo corrotto, eterodiretto e guerrafondaio come il CNS come opposizione siriana?

  2. Lorenzo Declich on 2012-07-02 at 14:30

    Salve:

    1. ieri ho riportato questo, da te inviato: http://30secondi.globalist.it/2012/07/02/un-rapporto-sulla-situazione-umanitaria-nella-citta-di-homs/
    2. ho usato l’eufemismo “diverse voci dell’opposizione” perché nell’articolo che ho linkato si citano CNS e LCC. Quindi non spaccio proprio niente. La maggior parte degli articoli che ho letto, almeno in italiano, parlano invece di “opposizione siriana” tout court. Lì, ritengo, c’è un problema.
    3. ritengo – e me ne dispiaccio – che il piano Annan sia un’altra farsa, risultato di veti incrociati, che condurrà a una ulteriore mattanza e che la comunità internazionale non si interessi davvero dei siriani.
    4. Credo che invece la comunità internazionale si interessi del proprio tornaconto, motivo per cui ho citato per intero il pezzo di Fisk
    5. se hai comunicati/voci delle organizzazioni dell’opposizione siriana le pubblico (dopo averle vagliate, se mi è consentito) come ho già fatto.
    6. in passato ho segnalato più volte ciò che distanzia il CNS dall’opposizione interna. Il CNS, tuttavia, è un attore in campo, una lobby. Non parlarne è secondo me un errore, anche perché, ritengo, combatterà fino all’ultimo per avere un posto al sole, alla fine dei giochi.

    Il tuo commento, Lorenzo, mi sembra imperniato su un preconcetto erroneo riguardo a chi io sia e cosa io pensi.

  3. Lorenzo Declich on 2012-07-02 at 14:47

    p.s. non ho parlato del summit del Cairo, che è un altro argomento.

  4. Lorenzo Declich on 2012-07-02 at 14:49

    p.s. non ho parlato del summit del Cairo, che è un altro argomento, in attesa dei suoi “risultati”.

  5. lorenzo galbiati on 2012-07-03 at 00:32

    Io non ho nessun pregiudizio verso di te e ti ringrazio per aver diffuso il rapporto su Homs. Io per quel che posso attingo a Ossamah Al Tawel dell’esecutivo europeo del Cnscd per le mie fonti, dato che conosco la sua attività rivolta a raccogliere dati e a informare i siriani, e dato che i suoi discorsi (che evidentem. son quelli della dirigenza del Cnscd) sulla situazione in Siria e sulle azioni delle varie opposizioni mi sembrano le più lucide.

    Io faccio notare come secondo me sia assurdo dire che “diverse voci dell’opposizione siriana” sono contrarie al piano di Ginevra, che secondo Fisk vorrebbe solo mantenere al potere Assad per un po’ di anni, se poi andando a vedere il link, la principale voce, presentata come maggioritaria, risulta quella del CNS, ossia una delle parti che ha da subito dichiarato di essere contraria al piano di Kofi Annan con i suoi 6 punti, e poi ha attivamente partecipato a rendere impossibile gli spostamenti degli osservatori ONU non garantendone l’incolumità. Se il piano di Annan è diventato una farsa, cioè, lo è anche prima di tutto perché è stato rifiutato da questa componente dell’opposizione siriana, visto che il CNSCD lo sosteneva attivamente e i comitati locali, da quello che hai pubblicato tu volevano più che altro rinforzarlo (mentre è scontato che il regime lo boicottasse). Ciò che dice e fa il CNS quindi è esso per primo contrario al volere di autodeterminazione dei siriani, e quindi mi fa venire i brividi vedere che tu accosti il fatto che a Ginevra, secondo Fisk, non si è fatto l’interesse dei siriani con il fatto che non a caso voci dell’opposizione come il Cns si sono opposte (va be’, poi si parla anche dei Comitati Locali, che ovviamente sono scontenti visto che si dice tutto e nulla in quel rapporto).

    In più, ho la nausea a leggere articoli che presentano il CNS come maggioranza dell’opposizione siriana, oramai, quant’è? tra un po’ è un anno che questa balla viene mandata in onda da tutti i media.

    Ma tornando al tema. Il problema principale, in Siria così come in Libia, è che sono gli insorti armati a non volere il Cessate il fuoco, e a non volere una transizione concordata col regime in cui – se transizione concordata è – tutte le fazioni si siedano allo stesso tavolo, e quindi anche il regime. La Russia e la Cina potrebbero spingere in tal senso e questa è l’unica via per una transizione interna, mediata dall’ONU politicamente, e non militarmente ed è infatti questo ciò che sperano, per quel che ne so io, quelli del CNSCD (che in alternativa sperano in un colpo di stato militare, in un crollo dall’interno dell’esercito).

    Trovo nei tuoi ragionamenti o meglio nel tuo modo di impostare il discorso gli stessi difetti (gravi) dell’appellosiria che hai firmato:
    -la negazione di una campagna mediatica (quantomeno a livello giornalistico se non politico) capillare in Occidente e nelle due principali tv arabe-qatariote volta a mettere in evidenza solo i crimini del regime e a presentare come “attivisti” o come “opposizione siriana” il braccio armato della rivoluzione, che forse andrebbe considerato una controrivoluzione, vista la sua corruzione e vicinanza a interessi esteri. Obiettivo chiaro di questa campagna giornalistica, a cui appartiene anche il tuo link, è quello di spingere l’opinione pubblica verso un intervento armato in Siria.
    – il non distinguere nettamente, a livello di rappresentanza politica, il Cns dal Cnscd, ossia il parlare di opposizione siriana indiscriminatamente, prescindendo dal fatto che ci sono opposizioni siriane che si contrastano a vicenda poiché è fuori discussione che una opposizione siriana (cnscd) che chiede riforme graduali del regime viene boicottata da una opposizione eterodiretta (cns) che chiede la soluzione armata ossia l’eliminazione del regime con le armi, ed è pure favorevole a un intervento esterno. Non facendo questa distinzione risulta ambiguo poi affermare che non si è favorevoli a un intervento armato esterno, come in effetti era ambiguo alla fine di quell’appello, perché se si evidenzia sempre e solo il regime come il male e la rivoluzione come spontanea, come il bene, a parte qualche eccesso, e si dice che questa rivoluzione sta per essere soffocata, allora cosa si sta chiedendo? Reputo più verosimile, a tutt’oggi (infatti quell’appello era già vecchio al suo uscire) parlare di una repressione di regime e di una insurrezione interna ma in parte eterodiretta che vuole la guerra civile, e in mezzo a questi poli è schiacciato il popolo siriano. Poi si potrà anche dire che è più vittima del regime che degli insorti, ma questo forse solo perché l’esercito siriano è più forte degli insorti, non è quello libico. Intanto però a Damasco si uccidono e si rapiscono giornalisti della tv siriana.

    Tornando al tema. Leggendo questo articolo, per esempio, uno potrebbe pensare che spetterebbe ai paesi occidentali più la Russia decidere il destino di Assad, e non vedo come possa essere destituito Assad se non con un intervento armato: o si pretende per caso che se ne vada all’improvviso e con le buone?
    Tu dici infatti che la comunità internazionale si disinteressa dei siriani, ma se sei contrario a un intervento armato e se sei anche contrario a una transizione come quella che era prevista dai 6 punti di Kofi Annan o come quella prospettata dalla Russia, dove anche il regime siede al tavolo delle trattative, non capisco a cosa sei favorevole (non dirmi a 30 000 osservatori, perché a parte il fatto che non è realistico, non risolve certo il come far avvenire la transizione). Non capisco cosa per te non sarebbe una farsa.

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  7. Lorenzo Declich on 2012-07-03 at 08:47

    Allora: se parlo del contesto internazionale mi si dice che non parlo con sufficiente chiarezza delle opposizioni siriane. Se parlo di opposizioni siriane mi si dice che non parlo del contesto internazionale.

    Bene, questa era una nota sulla situazione internazionale (e infatti mi critichi il testo in parentesi che era teso a spiegare, lateralmente, che le decisioni della comunità internazionale non sono accolte bene da una parte dell’opposizione, anche quella “compiacente” con alcuni degli attori internazionali in campo).
    Ora, il senso del pezzo era che la comunità internazionale sta prendendo decisioni sulla Siria a prescindere da ciò che succede in Siria in termini di opposizione al regime. Che il CNSCD sia d’accordo con queste decisioni è, in questo contesto, una considerazione secondaria, su cui possiamo parlare ma non centrale.

    Secondo me Fisk ha ragione prima di tutto per un motivo, che è sotteso nel ragionamento che fa: una soluzione internazionale per la Siria (e sottolineo “purtroppo”) non ha nulla a che vedere coi siriani ma con gli interessi della comunità internazionale in Siria. La Siria, a differenza di altri paesi, è al centro degli interessi di tutti i paesi partecipanti alla riunione di Ginevra. L'”opposizione siriana”, di qualsiasi natura, deve solo abbozzare e/o trattare (ad es. il CNS parte dall’opposizione al piano per motivi di negoziazione). Assitiamo, in breve, in questi giorni a un “gioco delle parti”.

    La situazione in Siria è stata finora bloccata perché gli interessi della comunità internazionale sulla Siria non sono stati composti in una maniera che dava soddisfazione a tutti.

    L’articolo di Fisk è un tentativo di analisi riguardante gli interessi in ballo e le eventuali “soluzioni” raggiunte a Ginevra.Vedremo cosa succederà, io ho il sospetto che un accordo sia stato raggiunto e che le ultime distensive dichiarazioni di al-Asad riguardo all’aereo turco ne sarebbero espressione.
    Riguardo al CNSCD: sono contentissimo di pubblicare queste voci dell’opposizione siriana. Il mio intento è presentarle tutte, per quanto possibile, non già per “propagandarle” quanto, appunto, per presentarle e dunque farsi un’idea della complessità. In breve abbiamo le seguenti coordinate, o se preferisci variabili: opposizione pacifica / opposizione armata; opposizione in patria / opposizione all’estero; opposizione politica strutturata / opposizione politica non strutturata; opposizione “foraggiata” / opposizione “non foraggiata”.

    All’interno di queste coordinate dobbiamo muoverci per capire il reale peso dei gruppi di opposizione.

    Per quanto mi riguarda auspicherei l’unione delle opposizioni in patria e all’estero, strutturate e non, non dipendenti da agende esterne (Qatar, Arabia Saudita, Turchia etc.) e pacifiche. Dunque, sommariamente, CNSCD+LCC. Purtroppo il mio (e immagino il tuo) auspicio rimane lì, sul video di un computer, mentre il mondo va altrove.

    Il CNS (opposizione all’estero, foraggiata e favorevole a un intervento militare) è il referente preso in considerazione all’estero, nonostante il fatto che sia io che te lo consideriamo, nel complesso, un raggruppamento di gente che vuole il potere e basta e che giunge a grossi compromessi con le “agende esterne”, sulla pelle dei siriani. CNSCD e LCC (che sono frammentati) sono divisi (sempre sommariamente) sull’opportunità o meno di parlare con al-Asad.

    Quanto a CNS e piano di Ginevra: il CNS si pone sul piano della trattativa, partendo dalla posizione più ovvia, cioè quella del rifiuto del piano, ma non è detto, anzi è probabile, che “voglia” giungere a un accordo, viste anche le “foraggiature” che ha. Quanto all’ESL è impegnato a sconfessare l’operato del CNS, e anche questa è una cosa che va detta, se vogliamo capire cosa succede. Entrambe le formazioni sono “pro” violenza e chiedono l’intervento esterno, ma sono in contrasto fra loro per l’egemonia.

    E veniamo alla “mattanza”: stanti così le cose il piano di Ginevra è una farsa nel senso che il suo punto di forza, e cioè il dialogo fra regime e opposizione, è -anche se noi lo considerassimo auspicabile- di difficile praticabilità, proprio perché da una parte l’ESL non lo vuole (pensano di vincere, alla lunga, e prendersi tutto) e dall’altra al-Asad affermerà di volerlo pur comportandosi, nella realtà, come ha fatto già nel contesto del piano di Annan: reprimendo ulteriormente.

    Potrei sbagliarmi, lo spero, perché altrimenti i massacri continueranno e vivremo altri mesi di propagande e contropropagande su chi ha massacrato chi.

    Se il piano verrà implementato sul terreno una speranza c’è. Vedremo.

  8. valerio on 2012-07-03 at 09:04

    Potrei essere smentito nei prossimi mesi, ma la NATO, malgrado numerosi casus belli, incluso l’abbatimento di un F4 turco nei giorni scorsi, e diversi sconfinamenti (anche reciproci parrebbe) della frontiera turca, non si sta preparando affatto ad un intervento militare.

    Usano l’intervento come spauracchio politico, Fisk ci dice anche perchè in realtà i falchi NATO parlino parlino ma non facciano nulla (cioè sia una farsa), a parte illudere il CNS e l’ESL (addestrare un po’ di uomini è il minimo sindacale), di fatto spingendoli alla guerra civile destabilizzante ma senza poi muovere un dito.

    Credo che una lunga destabilizzazione della Siria, senza vincitori nè vinti, sia l’opzione preferita da Israele, terrorizzata dalla sconfitta di Assad.

    Per un intervento militare manca il riposizionamento delle truppe, per ora solo Turchia e Arabia Saudita hanno mobilitato qualcosa in vista di una possibile operazione militare in Siria, ma si tratta (ripeto per ora, e speriamo di non arrivare mai al conflitto) di risorse militari ampiamente insufficienti, a meno che nel frattempo il regime collassi.

    Anche il fatto che la contraerea siriana sia riuscita nell’impresa, tecnicamente difficile, di abbattere un F4 dovrebbe far riflettere su come sarebbe difficile una guerra contro la Siria senza l’appoggio delle grandi potenze (la contraerea libica in mesi di guerra è forse riuscita ad abbattere un F15, che però, probabilmente, è precipitato per un guasto). Le suddette grandi potenze non hanno mandato uomini e mezzi adeguati nell’area, nè sembrano intenzionati a farlo, almeno a breve.

    Se oggi decidono di fare la guerra ci vorranno almeno 2-3 mesi per prepararla (più probabilmente 4-5). Certo vi è ormai negli stati maggiori occidentali una sorta di arroganza e una visione unilaterale della guerra, con annesso senso di onnipotenza, che può portare a sottovalutazioni, ma in linea di massima vi è anche la consapevolezza di come si fa una guerra (e quindi che serva prepararla) e che questa costi moltissimo (si è visto in Libia), sopratutto in materiali e munizionamento.

    Con la crisi economica non c’è grande volontà di spendere centinaia di milioni di euro alla settimana per bombardare la Siria. Oltre tutto con il rischio che la contraerea siriana abbatta qualche aereo, rischio che era quasi assente in Libia e nell’ultimo conflitto iraqueno. Inoltre un attacco rafforzerebbe Assad più che indebolirlo e provocherebbe un conflitto dai confini incerti (Israele) e dalal durata imprevedibile ma presumibilmente lunga.
    Se venisse coinvolto l’Iran la NATO potrebbe perdere.

    Aggiungo che la grande potenza dell’area, ormai da un decennio, è l’Arabia Saudita, quelli non ragionano come gli USA o la NATO, quindi potrebbero fare delle cazzate spaventose, questo è il rischio più grande.

    Sono stato in vacanza e mi sono perso qualche puntata, comunque aggiungo un paio di cose.
    1) Il CNS non mi è “simpatico”, è etertodiretto, almeno in parte considerevole, dalle monarchie del golfo, anche se in realtà è espressione della fratellanza mussulmana, un soggetto generalmente vicino ai petrodollari, ma di suo movimento conservatore-reazionario che sta subendo una grande evoluzione interna visto quello che è successo in Egitto ora e in Turchia negli ultimi anni.
    Il CNS non è l’opposizione siriana, è solo un suo frammento, ma sbaglieremmo a sottovalutarlo, visto che la fratellanza comunque, che ci piaccia o meno (a me meno) rappresenta una parte importante numericamene e come seguito dell’opposizione.

    Inoltre il regime stesso fa di tutto per islamizzare-sunnitizzare l’opposizione, e purtroppo con un certo successo.
    Mentre è riuscito a mettere nell’angolo l’opposizione non violenta, in questo appoggiato dalle monarchie del golfo, che non hanno alcuna simpatia per le forze progressiste dell’opposizione e sono state capaci di eroicizare i combattenti.

    2) Cosa deve fare la comunità internazionale? Io personalmente non lo so in positivo, cioè al massimo penso di saperlo in negativo.
    Non deve invadere la Siria, non deve appoggiare Assad vendendogli armi, nè incoraggiarlo, non deve riconoscere come opposizione siriana solo uno dei soggetti dell’opposizione (guarda caso quello che gli fa più comodo) ecc. ecc.

    Personalmente sono sempre stato piuttosto contrario alle sanzioni e agli embrarghi quando sono indiscriminati, un embrago sulle armi, o al limite su armi e carburanti, è più che sufficiente, in Siria l’occidente ha scelto sanzioni più dure, vanificate dalla non universalità (ovvero Iran, Russia e Cina non partecipavano, adesso la Russia sembra intenzionata a cambaire registro, vedremo nei fatti).

    Concordo con te però su una cosa, la comunità internazionale non deve decidere chi governa al Siria.
    Certamente però alcuni attegggiamenti aiutano a indebolire il regime ed a portarlo verso l’isolamento internazionale, altri lo irrigidiscono.
    Per esempio una grazia ONU valida verso la corte penale internazionale in caso che Assad e compagni scegliessero la via dell’esilio aiuterebbe. Mentre la sua incriminazione presso l’Aia non aiuta ed anzi lo convince a rimanere il più a lungo possibile in sella.

    Una riunione tra tutte le opposizioni e il governo difficilmente servirebbe a qualcosa, sopratutto se in contemporanea sono in corso massacri, combattimenti, arresti, torture.
    Un cessate il fuoco (che Assad non vuole e non cerca) sarebbe indispensabile, ma qui la mossa spetta al regime e in questo caso l’opposizione democratica e non violenta diventerebbe nuovamente molto pericolosa.

    L’appello che ho firmato, e che tu citi, resta, comunque, unpunto di partenza per molti discorsi. Anche e sopratutto perchè credo nell’internazionalismo e nel dovere dei movimenti di dialogare a livello transnazionale, quindi almeno noi, cittadini, dobbiamo crecare di fare qualcosa al di fuori dell’azione dei governi.

    Un dialogo politico tra la sinsitra europea (e tra la politca europea, inclusi i governi) e il Csncd (e tutto ciò che non è CNS) sarebbe interessante e utile.
    Anche perchè forse, dico forse, avere un unico soggetto unificato delle opposizioni siriane è negli interessi dei siriani, ma questa è la classica opzione che può essere percorsa solo da CSNCD, CNS, Comitati ed ESL, soggetti oggi come oggi in buona parte più rivali che alleati.

    Fisk resta una voce importante per capire la Siria, paese che conosce a menadito da un trentennio abbondante, non credo che però la situazione lì sia paragonabile a quella Algerina degli scorsi decenni, sia nel modello di repressione (che però ha punti di contatto), sia sopratutto nel livello di coinvolgimento dei governi esteri nella repressione (che in Algeria fu profondo).

    Comunque è sempre utile leggerlo e ragionarci su.

  9. lorenzo galbiati on 2012-07-03 at 14:49

    Intanto il LES subito boicotta la conferenza del Cairo per mancanza di intervento bellico. A leggere Nena news il Cns sarebbe favorevole a dare un’altra chance a Kofi Annan. Nemmeno qui si parla del Cnscd, http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=27198&typeb=0&Siria-l-opposizione-si-spacca-sulla-conferenza-al-Cairo

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