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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

L’IsIAO sepolto e il deserto italiano

2012-07-04
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Tempo fa su questo blog, si lamentava la pochezza, se non la totale assenza, di think tank italiani per quanto riguarda le questioni strategiche e geopolitiche orientali in particolare.

Ammetto la mia distrazione e negligenza degli ultimi mesi, ma solo oggi ho scoperto quel che è successo all’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (IsIAO, di cui potrei anche dare il link, ma il sito è morto).

Ammetto, ripeto, di averlo frequentato poco perché, pur stando a Roma, mi è un po’ fuori mano. Ma quando oggi sono entrato nel portone e cercavo di orientarmi in quello che era il suo bell’androne che conduceva alla biblioteca, sono rimasto sbigottito: due grosse sculture coperte con uno straccio, una porta chiusa con catenaccio, un gabbiotto-usciere privo di usciere e con solo qualche carta e tanta polvere, un neon ronzante e nulla più. Nè un avviso, né un comunicato che rispondesse alla targa fuori esposta.

In realtà, apprendo da uno sconsolato ex-dipendente che incrocio mentre porta a passeggio il cane, l’IsIAO è commissariato dallo scorso novembre (qui il decreto del Ministro degli Esteri in cui si nomina come “commissario liquidatore” l’ambasciatore Armellini), a causa di un buco di bilancio spaventoso e debiti pregressi per cifre che vanno dai 3 ai 4 milioni di euro.

Da allora si son levate di tanto in tanto voci di protesta (i 18 dipendenti da mesi senza stipendio ancora oggi); alcuni interessati hanno aperto un blog (isiaoghots che a conferma del suo nome è fantasma, cioè inattivo, dal febbraio scorso). In ultimo trovo un richiamo nientemeno che di Giorgio Napolitano che durante la Giornata dell’Africa del 25 maggio scorso — voluta dal defunto G.Gnoli, uno dei fondatori dell’IsMeO confluito poi nell’IsIAO — rivolgendosi al commissario dice: “Nel momento in cui l’Africa si affaccia con rinnovata e fresca vitalità sulla scena mondiale, l’Italia ha bisogno ancor più di un centro propulsore di attività e studi, come l’ISIAO, per capitalizzare il patrimonio accumulato in decenni di rapporti fecondi col continente africano” (qui l’intervento integrale).

Bene, siamo a luglio e siamo al buio totale.

Alcuni possono obiettare che l’IsIAO sia stato gestito a lungo come uno dei soliti carrozzoni pubblici, ma è comunque innegabile che nel bene e nel male abbia portato avanti un discorso culturale, gestendo missioni archeologiche e accumulando un patrimonio (la sua grande biblioteca, i reperti forniti al Museo Nazionale d’Arte Orientale), che in Italia è necessario qualcuno continui a portare avanti, semmai con strumenti ancora migliori e più efficaci.

Perché al di là dell’episodio, è proprio questa mancanza, anzi l’urgenza, che si sente sempre più, specie in periodi di crisi: la mancanza e l’urgenza di laboratori di formazione di persone ed elaborazione di cultura capaci di affrontare le questioni internazionali, in particolare quelle riguardanti l’Africa e l’Oriente, in maniera seria, corretta e scientifica.

D

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12 Responses to L’IsIAO sepolto e il deserto italiano

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  2. Lorenzo Declich on 2012-07-05 at 07:53

    occupy isiao?

    • darmius on 2012-07-05 at 20:54

      perché no. Lancia l’idea, si raccolgono adesioni, poi ci si dà un appuntamento e se c’è il numero si fa.
      Ci sto.
      Ci state?
      D

  3. Lorenzo Declich on 2012-07-06 at 07:03

    Ci sto :-)
    Nei prox giorni preparo una cosa…

  4. Vittorio Picchianti on 2012-07-16 at 08:34

    Chiedo scusa e, nel frattempo, grazie a chiunque saprà aiutarmi. Ho letto un sacco di cose sull’Isiao e sono un pò preoccupato visto che, per la stesura della mia tesi ho bisogno di alcuni libri che esistono solo nel fondo dell’istituto. E’ ancora aperto? Sono toscano e fare un viaggio nella capitale per trovare la porta chiusa, mi scoccerebbe. Cerco di contattare qualcuno, ma da qualche giorno non sto avendo risposta…chemi sapete dire? Grazie mille!!

    • Lorenzo Declich on 2012-07-16 at 09:15

      Ciao Vittorio. Anch’io ho cercato di contattare qualcuno dell’IsIAO ma non ho finora ricevuto risposte. A quanto so è chiuso.

    • darmius on 2012-07-16 at 17:40

      Almeno per ora puoi risparmiarti un viaggio nella capitaleI. o ci son stato 2 settimane fa ed è chiuso incatenato e impolverato.
      D

  5. letturearabe on 2012-07-19 at 14:59

    l’isiao era il “laboratorio formazione” di cui senti la mancanza lorf?

    • darmius on 2012-07-20 at 14:18

      no di certo, infatti la frase era staccata dall’episodio isiao.
      E in ogni caso penso che istituzioni come l’isiao, potrebbero (o avrebbero potuto) diventarlo, se solo lo si volesse, nel senso che ne avrebbero le potenzialità e in un certo senso anche la “vocazione”.
      D

  6. Tommaso Palmieri on 2012-07-23 at 21:20

    Buonasera,
    un vero peccato la chiusura dell’Isiao. Ci ero stato per l’ultima volta lo scorso anno durante una missione di ricerca e già si respirava aria di smobilitazione. Tra l’altro, oltre alla biblioteca e alle varie attività scientifiche, l’Istituto conservava un archivio fotografico sull’Eritrea e sulla Libia (quest’ultimo, mai inventariato per assenza di fondi, non era consultabile: un peccato per chi come me si occupa di questo Paese in epoca coloniale e post coloniale). Che fine farà questo patrimonio?

    Sempre su Roma, per chi voglia fare ricerche segnalo che è aperto l’Istituto per l’Oriente Nallino di Via Caroncini (zona Parioli), che conserva volumi e altro materiale interessante sull’area arabo islamica.

    Cordialmente,
    Tommaso Palmieri
    Dottorando IREMAM Aix-en-Provence (FR)

    • darmius on 2012-07-23 at 22:00

      Grazie per la testimonianza.
      Sì, l’IPO è ancora vivo, malgrado soffra dei soliti problemi esistenziali.

      D
      PS: Fra l’altro ho bei ricordi dell’IREMAM di Aix durante il mio dottorato, è ancora quella bella struttura che sembra fatta apposta per chi “ricerca”?

      • Tommaso Palmieri on 2012-07-24 at 11:50

        Beh debbo dire che l’IREMAM resta un punto fermo della ricerca sul mondo arabo e islamico in Francia, all’interno di quel labirintico intreccio di laboratoires che è la Maison Méditerranéenne de Sciences de l’homme aixoise. Più in generale, nonostante i tagli che si sentono anche da parte transalpina, debbo dire che il binomio collaborativo CNRS-Université permane un pilastro della struttura accademica francese, ciò che consente (non a tutti, ma a una buona fetta di doctorants et chercheur) un periodo di studio stabile e fruttuoso.

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