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Libero e bello: Mahfouz Ould al-Walid torna a casa

2012-07-10
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Lo scorso 11 aprile l’Iran aveva estradato Mahfouz Ould al-Walid, aka Abu Hafs al-Mauritani, 37 anni, nel suo paese d’origine, la Mauritania.

Mahfouz Ould al-Walid è stato considerato da alcuni il “numero 3” di al-Qaida “centrale”, l’organizzazione “madre” di al-Qaida, fondata alla fine degli anni ’80 da Osama bin Laden.

E’ un “teologo”, autore di libri considerati importanti nell’universo ideologico qaidista.

Veterano della guerra contro i sovietici in Afghanistan, scappò in Iran dopo l’11 settembre, e lì rimase “sotto custodia”.

Sembra essere stato uno di quelli che non volevano l’attacco alle Torri Gemelle.

Abu Hafs è passato dalla “custodia” iraniana a una prigione mauritana, ma lo scorso 7 luglio è stato liberato dalle autorità di Nuakshott.

I mauritani ritengono che si sia più o meno pentito e che non rappresenti più un pericolo anzi, rappresenti un simbolo di come si possa cambiare in meglio.

Sembra abbia raggiunto la sua famiglia.

Certo, vista l’aria che tira in quella zona del mondo questa vicenda appare controversa.

C’è da chiedersi anche perché gli iraniani abbiano deciso proprio in aprile di estradare Abu Hafs.

Non ho risposte: secondo questo delirante articolo di Huda al-Husseini sul giornale saudita Asharq Alawsat, l’estradizione di un membro di al-Qaida verso un paese che la richiede, va contro un patto siglato dal Ministro dell’Intelligence e della Sicurezza iraniano e al-Qaida nel 2009 in Pakistan, in base al quale i membri dell’organizzazione liberati dall’Iran sarebbero dovuti essere consegnati ad emissari di al-Qaida.

Il ché significherebbe che , consegnando Abu Hafs alla Mauritania, l’Iran ha fatto uno sgarbo ad al-Qaida per rimarcare una rinnovata distanza con quell’organizzazione all’indomani del nuovo impegno di al-Qaida in Siria, un impegno che non piace all’Iran.

Per rispondere allo sgarbo i membri di al-Qaida in Iran avrebbero intimato a quella che viene definita una branca di al-Qaida in Siria, la Jabhat al-nusra, di compiere attacchi contro obiettivi iraniani in Siria (fra gli attentati rivendicati dalla Jabhat ce n’è uno a un centro culturale iraniano a Damasco).

Ma ripeto: al-Husseini delira, più o meno.

 

 

 

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