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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Jihad vs Esercito Siriano Libero 2-2

2012-08-02
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La letteratura su al-Qaida in Siria si fa sempre più difficile da maneggiare.

Primo: c’è confusione fra jihadisti e qaidisti.

Al-Qaida è un’organizzazione jihadista ombrello. Ha affiliati con nomi diversi.

Ergo: ci sono jihadisti che non fanno parte di al-Qaida e jihadisti-qaidisti.

Primo problema: qual’è la sigla (o quali sono le sigle) sotto cui si cela al-Qaida in Siria?

Oppure: vi sono cellule di al-Qaida senza nome in Siria?

Il Time intervista i membri di due organizzazioni jihadiste, Jabhat al-nusra e le Kata’ib Ahrar al-Sham.

I primi dicono di non essere qaidisti.

Uno di loro dice: ““Sono un mujahid [cioè uno che fa il jihad]. Il Jihad non è al-Qaida”.

Si pone anche una questione riguardo alla bandiera che queste persone espongono.

E’ bianca, non nera come nel caso di al-Qaida (che porta anche un cerchio al di sotto della scritta, tradizionalmente).

Queste persone dicono che l’hanno fatta in bianco per non far pensare alla gente di appartenere ad al-Qaida.

Il fatto è che, come ho riportato tempo fa su Limes, nel primo video attribuibile alla Jabha, compare proprio una bandiera nera, su cui, fra l’altro, si riporta l’affiliazione della Jabha alle Kata’ib Ahrar al-Sham.

Le due organizzazioni, dunque, dovrebbero essere collegate.

Scrivevo:

Tutti i gruppi dichiarano di far parte dell’Esl, con un’eccezione: nella colonna dedicata alla citazione dell’eventuale ufficiale disertore che si trova alla guida della brigata, compare la dicitura “Kata’ib ahrar al-Sham“, “Libere brigate dello Sham”, dove “Sham” è un toponimo che indica la Siria, la “Grande Siria” o il “Levante” (Siria, Libano, Palestina, Israele, Giordania) e anche, talvolta, la città di Damasco. Quasi tutti i gruppi che fanno riferimento a questa sigla, che evidentemente non fa parte dell’Esl (non viene mai citato), non compaiono in video, o compaiono mascherati.

In alcuni di questi video, che descrivono soprattutto azioni di sabotaggio, troviamo in sovraimpressione il logo delle “Libere brigate dello Sham”. L’organizzazione, che appare numericamente poco rilevante, afferma di avere un “dipartimento dell’informazione”: un tratto tipico di molte organizzazioni jihadiste, laddove le altre brigate, grandi o piccole, non hanno di norma una struttura del genere. In uno dei video diramati si rileva l’esistenza di una “sariyya” (squadrone) nelle campagne di Ladhakya, che farebbe parte della Katiba Omar bin al-Khattab, una brigata che opera nella provincia di Hama. L’appellativo di Omar bin al-Khattab, compagno del Profeta e secondo califfo dell’Islam, è “al Faruq”, cioè il nome della principale brigata di Homs. Questo ricorre altre due volte nell’elenco ma non intitola gruppi appartenenti alle “Libere brigate”: ne troviamo una nella provincia di Homs e una in quella di Deyr ez-Zor.

Nella provincia di Idlib viene tracciata poi una “Katiba al-tawhid wa al-iman” (Brigata dell’unicità di Dio e della fede). Nel video non compaiono persone ma due esplosioni in un luogo non identificato. Campeggia il logo delle Kata’ib ahrar al-sham e una “Katiba Qawafel al-shuhada“. Sul video appare il logo delle Kata’ib ahrar al-sham. Si vedono gruppi in azione ed esplosioni attorno ad alcuni carri armati.

A Hama ricompare la “Katiba Omar bin al-Khattab alle prese con un attentato. A compierlo sarebbe la squadra (Siriyya) Osama bin Zayyid, che fa parte delle Kata’ib ahrar al-Sham. Nella provincia di Idlib viene anche tracciata una Katiba (al singolare) ahrar al-Sham. Sulla bandiera nera che fa da sfondo c’è scritto “Kata’ib ahrar al-sham, Idlib, Jabhat al-nusra“. I volti sono coperti e il video è del 26 gennaio. L’indizio, qui, è la connessione fra questa brigata e l’organizzazione terroristica che ha rivendicato diversi attentati a Idlib, Damasco, Aleppo e, in ultimo, Deyr ez-Zor. Cercando nel web altre notizie sulle Kata’ib ahrar al-sham, ci si imbatte nel canale di YouTube dell’organizzazione.

Qui si nota un anacronismo. Il primo video, che riprende la defezione del brigadier generale dell’esercito siriano (aeronautica) Fayez Qadour Omar (l’unico riconducibile all’organizzazione che compare a volto scoperto), è del febbraio 2012, mentre il video di Idlib, che già preconizzava un’organizzazione strutturata, è della fine di gennaio. Tutti gli altri video riprendono azioni militari. C’è anche una pagina Facebook, nata nel novembre 2011 ma attiva dal 15 marzo 2012. Qui troviamo un elenco delle brigate o delle squadre facenti parte dell’organizzazione. Vi si listano una ventina di gruppi di Aleppo, Idlib (la maggior parte), Hama e Damasco, molti dei quali elencati nel file di Walid al-Homsi.

Attraverso Facebook veniamo poi a conoscenza del fatto che le Kata’ib ahrar al-sham fanno parte di una “Shabaka Ansar al-Sham“, una Rete dei sostenitori (letteralmente: “ausiliari”, gli Ansar erano i sostenitori del Profeta Muhammad a Medina) dello Sham, che comprende altre due organizzazioni, la Katiba al-Ansar, ossia la Brigata dei sostenitori, e la suddetta Jabhat al-Nusra. Questa pagina riporta tutte le rivendicazioni della Jabha, oltre che i comunicati delle due organizzazioni “sorelle”. Quanto alla Katiba al-ansar, il file di Walid al-Homsi la individua a Idlib, dove gli armati sono ripresi in azione. Lo stile è quello jihadista. In altri video che si riferiscono a questa formazione appaiono immagini di manifestazioni e di altre brigate, anche brigate dell’Esl. Esibiscono un vessillo con la shahada, la testimonianza di fede, ma bianco su nero, non nero su bianco come “tradizione” jihadista/salafita. Sebbene sembri essere un piccolo gruppo (non compare mai al completo), ha una “dipartimento informazione” e dirama comunicati. Sembra dunque conformarsi allo schema organizzativo jihadista. La pagina di Facebook, nata il 22 marzo scorso, riporta spesso notizie da Homs, il che fa pensare che anche in quell’area vi sia una sezione di questa brigata.

Dunque questa cosa della bandiera bianca non è esclusiva della Jabha.

Comunque: l’intervistatore del Time non tocca il tema “al-Qaida” con le persone appartenenti alle Ahrar al-Sham.

L’intervistatore, fra l’altro, nota nel gruppo delle Ahrar visi “tipicamente centroasiatici” ma l’intervistato nega che vi siano combattenti stranieri nel gruppo.

Inoltre, in base al resoconto, la Jabha e le Ahrar al-Sham avrebbero “stili diversi”. La seconda sarebbe un bel po’ più “piaciona”: un altro intervistato, un comandante locale dell’Esercito Siriano Libero, racconta che se vai da questi delle Ahrar al-Sham e gli chiedi un qualche strumento per combattere, loro ti danno una telecamera in modo da poter riprendere le tue azioni.

Quelli della Jabha, invece, sarebbero più “seri”.

L’altro elemento interessante è che il membro delle Ahrar fa riferimento all’Iraq, dicendo che “i siriani non sono come gli iraqeni” e che gli affiliati al gruppo “sono parte della società” siriana.

Questo appare come un elemento chiave: l’accettazione della presenza di questi gruppi da parte delle popolazione e degli altri ribelli armati, e viceversa.

Il giornalista narra due episodi in cui i due gruppi hanno avuto problemi con la popolazione. Nel primo, in una cittadina nei dintorni di Idlib, la gente ha stracciato una bandiera della Jabha che era stata sventolata durante una manifestazione. Nel secondo le Ahrar avevano rapito un commerciante di alcolici. Dopo le proteste e le minacce degli attivisti non jihadisti-quasi-qaidisti si era raggiunto un compromesso in base il quale il giovane non avrebbe venduto alcolici ai combattenti. Il ché, dice l’intervistato, ha anche qualche senso.

L’intervista al comandante locale dell’Esercito Siriano Libero fatta dal Time ci introduce a un altro tema, quello delle relazioni fra Esercito Siriano Libero e questi gruppi di jihadisti-forse-qaidisti.

Nell’articolo si testimonia la relazione e la diffidenza fra i due elementi, un fatto che viene negato dai vertici, ma anche il fatto che i gruppi jihadisti-quasi-qaidisti sono molto più organizzati e hanno armi molto efficaci del locale Esercito Siriano Libero.

Il membro della Jabha dice che la popolazione ha paura di loro ma che loro sono molto più organizzati dell’Esercito Siriano Libero: “e questo è forse il motivo per cui la Jabha esiste”.

Su questo argomento scrivono sul Guardian.

Siamo però nella provincia di Deyr ez-Zor, molto lontani da Idlib.

L’elemento della maggiore organizzazione delle formazioni jihadiste rispetto a quelle dell’Esercito Siriano Libero e quello del timore della popolazione nei confronti delle “bandiere nere” che richiamano ad al-Qaida si ripetono.

Qui però:

  1. ci sono bandiere nere e non bianche;
  2. i jihadisti si dichiarano qaidisti e si autodefiniscono ghuraba’, cioè “stranieri” (più tardi uno di loro affermerà che fra le fila del suo gruppo ci sono molti “immigrati”, cioè jihadisti/qaidisti venuti da fuori);
  3. il leader intervistato afferma che i qaidisti lavorano a stretto contatto con l’Esercito Siriano Libero e che hanno ricevuto dai loro superiori chiare istruzioni riguardo al fatto che devono collaborare (più avanti nell’articolo si legge che all’inizio, secondo un vecchio comandante dell’ESL, qaidisti e ESL non collaboravano, i qaidisti chiamavano “infedeli” quelli dell’ESL. Poi le cose sono cambiate perché i qaidisti “si sono aperti”. Il vecchio comandante dirà anche che i qaidisti sono “finanziati meglio”);
  4. il leader intervistato, però, è siriano. Ha defezionato dall’esercito regolare e poi, dopo aver constatato che l’Esercito Siriano Libero è una specie di armata brancaleone dove non si sa chi comanda e dove regna l’individualismo (la cosa collimerà con le dichiarazioni di un altro qaidista della zona, diciassettenne, molto scontento del comportamento di quelli dell’ESL, che combattono poco e passano il tempo a chattare su skype), si è unito ad al-Qaida in Siria;
  5. E, colpo di scena, il leader intervistato dice che una volta deluso dell’ESL si è rivolto alla Jabhat al-nusra, cioè “l’organizzazione di al-Qaida in Siria”. Quindi, per tornare al punto di partenza, la Jabha, sebbene un jabhista di Idlib lo neghi (evidentemente per motivi di immagine), sarebbe “al-Qaida in Siria” (e l’intervistatore del Time sarebbe un po’ tontolone).

Concludendo, ecco sono le mie considerazioni:

  1. Al-Qaida in Siria va sotto il nome di Jabhat al-nusra. e, forse, di Kata’ib Ahrar al-Sham. Sebbene all’inizio sembrasse una formazione integralmente siriana, oggi assume tutte le caratteristiche “internazionaliste” di un gruppo qaidista standard;
  2. L’Esercito Siriano Libero è sempre stata un’organizzazione debole e male armata, il cui primo scopo era quello di difendere la popolazione che protestava dagli attacchi dell’esercito regolare e degli shabbiha. Con l’acuirsi del conflitto questa debolezza si è palesata maggiormente e ha favorito il fiorire di organizzazioni jihadiste, più irreggimentate e organizzate, alcune delle quali fanno riferimento direttamente ad al-Qaida.
  3. Queste organizzazioni hanno più soldi e armi dell’ESL. Immagino che li ricevano da finanziatori del Golfo. Sospetto che una delle ragioni dell’offensiva dell’ESL nelle due città di Damasco e Aleppo sia dovuta anche al timore che queste organizzazioni potessero prendere definitivamente il sopravvento dal punto di vista militare. Nel frattempo anche l’ESL ha accolto, facendosi meno scrupoli, elementi radicali. L’ESL è nato per difendere la popolazione. Ma quando il suo ruolo è stato stravolto – il colpo di grazia lo ha dato l’attentato del 18 luglio – la difesa della popolazione deve essere sembrata all’ESL un compito di retroguardia.

Chiusa un po’ “fanta”, un po’ spy-literature:

l’escalation cui abbiamo assistito dalla metà di luglio a oggi in Siria è stata provocata, in ultima analisi, da chi finanzia il jihadismo-qaidismo in Siria (tanto quanto dal regime, ma per altri motivi).

Questo era l’unico modo che i finanziatori avevano per ritagliarsi un ruolo da protagonista nel conflitto.

Anche in presenza delle “preoccupazioni” americane (vedi anche qui), l’ESL, con l’operazione “terremoto” in Siria ha cercato di ribadire la propria leadership militare, tutto sommato riusciendovi.

I jihadisti-qaidisti e i loro finanziatori, a quel punto, hanno deciso di collaborare con l’ESL.

E l’ESL ha fatto buon viso a cattivo gioco.

[intanto, giusto per non farci mancare niente, sembra che una nave cinese abbia varcato il Canale di Suez in direzione Siria: secondo l’agenzia iraniana parteciperebbe a esercitazioni congiunte con la marina siriana. Andiamo bene]

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9 Responses to Jihad vs Esercito Siriano Libero 2-2

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  2. Luca Troiano on 2012-08-03 at 11:27

    A proposito della nave cinese, c’è questo contributo di una blogger egiziana, dove tra l’altro si parla di tre navi e non di una:
    http://egyptianchronicles.blogspot.it/2012/07/regarding-chinese-warships-heading-to.html

    interessante notare come, lunedì 30, il ministro dell’interno del Cairo abbia subito smentito le voci del passaggio delle navi attraverso Suez:
    http://thedailynewsegypt.com/2012/07/30/ministry-of-the-interior-denies-suez-chinese-warship-crossing/

  3. valerio on 2012-08-04 at 10:35

    Però sottolineerei come l’ESL, pur carente ancora di tutto (ma in via di riarmo, anche grazie al bottino, ora, ad esempio, hanno almeno un carro da battaglia T-72, e probabilmente una dozzina di altri carri, missili ecc. ecc.), ha un know-how migliore per la guerra di guerriglia e la guerra guerreggiata degli jiadisti medi.

    Dopo tutto nell’ESL vi sono ufficiali e sotto ufficiali dell’esercito regolare, anche delle armi tecniche, personale che può gestire armamenti molto complessi. Non appena qualcuno inizierà a darglieli davvero.

    Uno dei tanti problemi qui (come già fu al tempo dell’Iraq) è quello dei vasi comunicanti, ovvero se degli ex militari, sopratutto se professionisti (i sergenti ad esempio) passano dall’ESL allo jihad. E finito in Siria vanno altrove.

    In verità lo Jihadismo ha un buon record storico di attentati, anche ad obbiettivi difficili, ma la sua caratteristica peculiare è l’attentato kamikaze, spesso contro poco difesi obbiettivi civili. La guerra aperta per loro è quasi una novità e la guerriglia algerina non fu un grande successo.

    Se pensaimo agli insorgenti iraqeni notiamo come la maggior parte degli attacchi contro obbiettivi militari (inclusi molti attentati alle truppe USA) siano stati eseguiti dagli ex militari, sopratutto delle armi tecniche (genio in particolare) e della guardia repubblicana, mentre lo jihadismo faceva scoppiare bombe sempre più grosse e sempre più “casuali” e destinate alla guerra interconfessionale.

    Dall’anno scorso lo jhiadismo si sta convertendo operativamente in una forza di guerriglia (cosa che un po’ ha sempre praticato), ma non è detto che lo sappia fare, sfrutta le condizioni di debolezza e di instabilità delle aree dove opera, ma da solo si troverebbe in grande difficoltà.

    Un’organizzazione terroristica può operare a lungo subendo perdite leggere, ed ottenendo grande visibilità e “successo” anche con piccoli numeri, mentre in operazioni più convenzionali le perdite sono sempre superiori, i successi meno eclatanti, il bisogno di personale maggiore.

    Qui lo dico e qui lo nego, ma l’11 settembre potrebbe essere stato più semplice dell’occupazione di Aleppo. Insomma i qaedisti non sono mai stati in grado di fare la guerra convenzionale da soli.

    Anche se buona parte delle armi anti carro moderne presenti in Siria (sul lato ribelle) sono in mano agli amici del Qatar, come i salafiti, non è detto che sappiano usarle al meglio, mentre ad Aleppo personale dell’ESL ha costruito (con realtivo successo) delle vere e proprie trappole per carri armati con tattiche di fortuna, usando spesso (ci sono anche video su you tube) vetuste bottiglie molotov e piccoli RPG.

    Anzi proprio il fatto che quelli chattino furiosamente su Skype potrebbe implicare che si pongono il problema del coordinamento strategico, una cosa che le brigata di jihadisti non sempre prendono in considerazione.

    Continuo a considerare l’attentato del 18 luglio come un attacco ad obbiettivi militari di carattere fortemente strategico, non necessariamente di ideazione ed esecuzione jihadista (anche se proprio in questo genere di operazioni, si veda Dustum, lo jhiadismo classico si specializzò).
    Fu un operazione militare “brillante”, analoga a quelle che mette in atto di solito la NATO, colpendo i centri di comando e controllo con missili inteligenti nelle prime ore di un’offensiva.

    Aggiungo un link interessante per capire gli USA in Siria http://www.europaquotidiano.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=136400

  4. valerio on 2012-08-06 at 08:46

    Alcuni aggiornamenti sulla situazione militare:

    1) L’attentato alla Tv di stato odierno potrebbe dimostrare ulteriormente come esistano due guerre parallele, una dell’ESL e una dei terroristi. Va però detto che attaccare la TV sta diventando, purtroppo, una tattica standard della NATO e delle guerre moderne.
    La TV di stato Siriana si è distinta per la sua propaganda e per cercare di mantenere una programmazzione normale, con le immancabili telenovele del Ramadan e lunghi servizi sulle Olimpiadi, insomma tutto pur di non parlare della guerra civile.

    2) Iniziano a vedersi parecchie armi leggere (ma per ora sopratutto armi leggere) di provenienza straniera sul lato ribelle. Si tratta ancora di una piccola percentuale, il grosso dell’armamento ribelle continua a provenire dalle cattura. Però ho visto qualche Steyr AUG austriaco (probabilmente di provenienza australiana e, sopratutto, saudita, anche l’Oman ha grandi scorte di AUG) oltre agli immancabili FN FAL (Libici? Israeliani? Libanesi? Marocchini?, il FAL è l’equivalente NATO del AK 47, si trova facilmente anche al mercato nero). Meno numerose le armi d’appoggio (mitragliatrici ecc.) o i mortai, che sembrano tutti ex sovietici o indigeni-iraniani, prelevati dall’ESL in loco. I lanciamissili anticarro MILAN forniti dalle potenze del golfo ai gruppi islamici sembrano essere pochi, dopo tutto già la guerra di Libia dovrebbe ever esaurito non pochi magazzini. Si tratta, per la cronaca, contemporaneamente di un’arma vecchia (progettata negli anni ’60), adeguata (i carri siriani sono degli anni ’70) e di difficile utilizzo per personale poco addestrato (già i militari di leva italiani degli anni ’80 evidenziarono una serie di fallimenti clamorosi in addestramento).

    3) La battaglia di Damasco non è finita, quella di Aleppo è appena cominciata e si preannuncia durissima. I governativi avrebbero concentrato attorno a quella città ben 20.000 regolari e irregolari, in questa guerra è una cifra importante, anche se scarsa in assoluto. Notevole come i ribelli stiano tutto sommato tenendo ancora più che bene, attuando importanti sortitite anche contro basi dell’aviazione e missioni ben coordinate che denotano un salto di qualità operativo notevole. Questo a mio avviso denota come su quel fronte vi siano sia degli ufficiali capaci nell’ESL, sia molto personale con un vero addestramento militare, più che bande di miliziani (tolti i crisiani maroniti e, sopratutto, Hezbollah, sono poche le milizie libanesi che saprebbero tenere campo contro l’esercito Siriano, e per vari motivi è scontato che queste due milizie non parteciperanno alla guerra civile siriana dal lato ribelle, questo lo dico per quelli che tendono a sopravvalutare il peso degli stranieri nei combattimenti, per tenere in scacco 20.000 regolari servono migliaia di uomini addestrati e migliaia di ausiliari, alcune centinaia di infiltrati veterani libanesi possono essere utili -però Aleppo è ben lontano dal confine con il Libano- ma per combattere quella battaglia servono i grossi numeri).

    3)Il rapimento dei pellegrini iraniani è ancora avvolto nel mistero. Probabilmente uno dei rapiti è un ufficiale dei Pasdaran. Ovviamente essere ufficiale dei Pasdaran non implica che non si possano fare pellegrinaggi, certo fare pellegrinaggio in zona di guerra non è molto saggio. Non mi sbilancio sulla loro identità reale, oggi come oggi sarebbe esclusivamente una speculazione. Invece è più che probabile che il governo Iraniano continui ad inviare aiuti in Siria, uomini, mezzi, inteligence, ecc. ecc., certamente questo renderà piuttosto paranoici i ribelli ogni volta che incontreranno un iraniano, pellegrino o altro rischia sempre di essere trattato come spia.

    4) L’impiego dell’aviazione da parte del governo Assad è in netta crescita, si tratta però per lo più (almeno dalle immagini che circolano su You tube e sui media) di L-39 Albatros, uno degli aerei più diffusi del suo arsenale e un addestratore/assalatatore. Non è il più potente aereo d’appoggio a disposizione (i Su-24 però si vedono molto meno nei video), il fatto che possa operare impunemente a bassa quota denota la mancanza di una contraerea ribelle degna di nota. Inoltre la presenza di numerosi elicotteri (anche vecchi ma potenti Mil Mi 24) denota come ancora oggi nessuna potenza occidentale (e nemmeno araba) se la sia sentita di fornire all’ESL e agli altri gruppi (anche religiosi e filo qatarioti) missili anti aerei spalleggiabili. Queste armi, infatti, pur completamente inutili contro caccia e caccia bombardieri sono molto prestanti (specie se di ultima generazione) contro gli elicotteri e adeguati contro gli assaltatori che operano a bassa quota.

    • Zerco on 2012-08-06 at 09:34

      Valerio, tu che sei tanto informato della macchina bellica che Assad mette in opera contro i tuoi eroi dell’ESL armati solo di etica, sai anche qualcosa di pratico sui 25 milioni di dollari stanziati dagli USA con firma di Obama per i ribelli, e su che cosa significa lo “stepping out practical help” ai ribelli promesso la settimana scorsa da William Hague a nome del governo britannico?
      Come al solito di queste espressioni ufficiali di guerra non dichiarata, da parte di governi esteri a un governo lgittimo di un paese sovrano, non c’è alcuna traccia nei tuoi commenti.

    • Zerco on 2012-08-06 at 09:50

      Sui pellegrini iraniani: il video che i ribelli hanno fornito alla loro tv, Al Arabiya, che l’ineffabile Claudio Pagliara ha tradotto in italiano ieri al Tg2 per dichiarare la sua personale guerricciola all’Iran e farsi bello davanti al suo Bibi, riportava che uno di quelli (di cui veniva mostrato il passaporto) era un “ufficiale”, che fosse dei Pasadaran ce l’ha aggiunto sollecitamente Pagliara e la tv del contingente di contras sauditi in Siria.
      A parte che dubito che un passaporto iraniano rechi come professione “ufficiale dei Pasdaran”, ma è molto probabile che la definizione di “ufficiale” sia la traduzione errata (volutamente distorta) di Pagliara &c dell’inglese “official” che vuol dire semplicemente “pubblico funzionario”.
      Un’altra cosa: non so se hai notato che da due settimane è rientrato prepotentemente nella scena dei media che descrivono il conflitto in Siria, appunto Claudio Pagliara, in quel di Amman. Il fatto che l’inviato della Rai in Israele, ovvero il portavoce per l’italia della politica mediorientale del governo israeliano, sia direttamente impegnato nella divulgazione del conflitto dalla Giordania (alleata di Israele, confinante con la Siria e sospettata di fornire base ai ribelli) per me è l’indizio di un coinvolgimento più diretto di Israele nell’orientamento strategico del conflitto.
      Non credi?

  5. valerio on 2012-08-06 at 14:34

    Per ora ti rispondo qui.

    Israele è sempre più coinvolto nelle vicende Siriane, sin dall’inizio in verità, ma non ho la più pallida idea di cosa intenda fare. Anzi all’inizio sembrava tifasse per un Assad indebolito e non per un Assad sconfitto.
    Le mie, a riguardo, sarebbero solo speculazioni. Certo la paranoia anti iraniana in Israele è altissima, ma credo si preferisca una Siria stabile e pacificata. Non credo che Israele sarà in prima linea per un intervento, anzi mi aspetto sia contrarissima, e molto timorosa di un contagio, addirittura terrorizzata di un coinvolgimento dell’Iran. Comunque la Siria ha un bel po’ di artiglieria ancora in zona Golam e se comincia una guerra non sarà a costo zero, nemmeno se l’Iran se ne sta buono.

    Da una ventina d’anni Israele non ha più uno straccio di strategia e non sa cosa fare. Ed è infestato dai peggiori politicanti e da partiti religiosi imprevedibili.

    Sempre speculativo è ogni ragionamento sui pellegrini iraniani, si è probabile che quell’ufficiale non sia affatto un ufficiale, non ho controllato accuratamente, ma in linea di massima la sostanza è la stessa. Sapere chi siano quei pellegrini per ora è speculativo, e non lo sapremo certo solo dai passaporti (che comunque spesso riportano la porfessione). l’Iran interviene nel conflitto dall’inizio e i ribelli presumbilmente considerano tutti i cittadini iraniani nella zona delle operazioni possibili e probabili spie-mercenari-collaboratori di Assad.

    La guerra costa un sacco, i 25 milioni di dollari spesi dagli americani, cui tu accenni, sono una “carità”. I lanciamissili MILAN negli anni ’80 (non so ora) costavano circa un miliardo di lire al pezzo, mentre il missile era di quasi 100 milioni. Poi i prezzi si sono abbassati (oggi i MILAN sono “usato sicuro”), ma comunque costano.

    I carri armati T-72 comperati da Assad nel 2006, con un contratto super vantaggioso ed a ottimo prezzo, costavano circa 900.000 dollari al pezzo (anche se nei 1000 comperati -un maxi ordine che abbassava notevolemente il prezzo, di circa un 10% sulla norma- vi erano parecchi mezzi usati). Insomma la Siria spese, solo per comperare carri armati 900.000.000 dollari nell’anno fiscale 2006. Munizioni, benzina ed addestramento sono a parte, ovviamente.
    Comperati nuovi e aggiornati (come ha fatto l’anno scorso il Venezuela) costano 2,1 milioni di dollari al pezzo.
    Quindi con 25 milioni di dollari ci si potrebbe pagare (per ipotesi) circa 10 carri armati, un po’ di munizioni e (forse) l’addestramento base. Ovviamente non dico che i ribelli li spenderebbero in quel modo, però i ribelli hanno contro 1000 T 72…

    In verità poche cose costano (e sono malvagie) come la guerra. Munizioni, equipaggiamenti, armi, stipendi, medicinali, viveri, divise, ecc. ecc. Ogni esercito è una città creata dal nulla e capace di muoversi, e per fare questo cosa molto più di una città normale.
    Con 25 milioni di dollari non compri una città, al massimo un paio di belle ville.
    A dire la verità anche 2,5 miliardi di dollari sarebbero pochi, una guerra può tranquillamente costare decine di miliardi al mese, senza consiederare i soldi del capitale già impegnato, come per esempio i mezzi militari comperati prima del conflitto, le caserme, le basi i bunker, gli areoporti, le infrastrutture civili militarizzate ecc. ecc.

    Suppongo che Obama abbia dato molto, molto, molto di più, anche e sopratutto con fondi neri, ma non credo si tratti di cifre così ingenti da modificare più di tanto la situazione; perché gli oppositori in esilio sono tanti ed “hanno fame”, se ho capito bene si intascano quasi tutto ed all’ESL in patria arrivano le briciole.

    Inoltre non credo che l’opposizione siriana in esilio brilli per onestà. Proprio come dal lato Assad credo che un bel po’ del personale politico-militare stia arricchendosi e rubando al governo.

    I governi occidentali, come dico da tempo, parlano molto di Siria e di appoggio ai ribelli, ma fanno poco, molto meno che in Libia, ed in Libia non hanno investito i miliardi come si usava fare nei decenni scorsi.
    Quindi direi che William Hague fa lo stesso, parla e si fa “bello” verso gli interventisti ed i falchi, illudendo i ribelli che si aspettano da un momento all’altro una no-fly zone, ma in concreto spende poco ed investe poco nella ribellione. Il che non vuol dire che non vi investa, magari anche con supporti di inteligence e addestrativi. Ma al risparmio e con un po’ di retropensieri.

    Insomma probabilmente gli USA oggi investono in Siria una frazione di quello che spendevano contro l’Angola degli anni ’80, e meno di un centesimo di quello che spendevano contro il Nicaragua. Ma, lo ammetto, anche questo è speculativo, semplicemente i bilanci di oggi sono ridotti e l’interesse dei governi occidentali è altrove.

    Chiudo dicendo che invece quello che sta collassando adesso è proprio il governo Assad, e credo per lo più per dinamiche interne. Ormai le diserzioni non riguardano più capitani e sergenti, e nemmeno colonnelli e maggiori, qui disertano ministri, ambasciatori e sopratutto generali, anche non solo sunniti, ed anche di notevole valore.

  6. Zerco on 2012-08-06 at 17:09

    Piccola notazione: in un conflitto come questo, che vuole portare a un regime change, mentre quella di un soldato semplice o di un sergente si può chiamare diserzione, che è un termine militare come tu ben sai, quella di un generale o di un ministro è semplicemente il passaggio da un gruppo di potere all’altro “scommettendo” sul suo avvicendamento. Soprattutto in un contesto come quello siriano dove i gruppi di potere (compreso quello al governo, dove gli Assad sono solo un elemento, quello che cementa una coalizione di interessi familiari, politici e affaristici) sono quantomeno variegati. Esemplare sotto questo profilo è la cosiddetta “diserzione” del generale Tlass, che per conservare intatto il suo potere personale in una “futura Siria”, lo porta pari pari in campo saudita.
    Tlass ha fato la conferenza stampa della sua “diserzione”, invitando retoricamente i siriani a prendere le armi contro i suoi ex soci amici colleghi partner d’affari (fino a tre giorni prima) dal palazzo reale di Ryadh!!!
    Ma questo pare che non significhi niente tra i nostri media e gli opinion leader.
    Anche a te pare che non dica niente, non so se a questo proposito hai letto il bell’articolo su Tlass di Margherita Paolini su Nena News ( http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=31321&typeb=0&Siria-quando-e-finita-l-alleanza-tra-i-Tlass-e-gli-Assad ), un’esperta che purtroppo scrive troppo poco, anche su Limes (di cui è caporedattore o qualcosa del genere), dove lascia il campo ai portavoce dell’ELS.

  7. valerio on 2012-08-07 at 08:50

    Grazie per l’articolo, meritava.

    Comunque quello che emerge è proprio il collasso del sistema repressivo, in cui l’esercito è sempre più in imbarazzo nel gestire la repressione e il regime deve affidarsi ad altro (aviazione, paramilitari, forze di sicurezza, polizia, servizi segreti, magari anche stranieri iraniani e libanesi, milizie religiose).

    Da quell’articolo resta l’impressione che i “poteri forti” si stiano defilando, mentre per esempio non vi sono crolli da parte dei “politici” (pochissimi deputati hanno cambiato bandiera, ma il parlamento in Siria non ha mai contato nulla).

    Questa è una strategia saudita? Anche, ma è anche indice della situazione reale, con il clan Assad sempre più isolato (anche tra le minoranze), benché ancora relativamente forte e in grado di controllare buona parte del paese. Questa situazione dipende in buona parte dalle stesse scelte strategiche degli Assad, che non hanno mai voluto trattare ma solo bombardare, e stanno facendo uscire dal loro circolo di potere ogni possibile colomba.

    Certamente più l’esercito (che è “il potere forte dei poteri forti”) abbandona il governo, più la situazione scivola verso la sua sconfitta. Ed anzi permette all’opposizione di disporre di una forza capace di gestire una transizione in caso di serie trattative di pace, visto che solo i salafiti sembrano voler trasformare la Siria in un nuovo Iraq.

    Detto questo i Tass sono parte del problema, ovvero facevano parte di quell’élite cleptocratica che ha governato il paese per decenni; “i sunniti di regime”, sono ricchissimi e non si sono arricchiti in maniera onesta e anche contro di loro è nata la rivoluzione. Il fatto che “passino alla rivoluzione” è, come dici anche tu, autoconservazione.

    Mentre la diserzione di numerosi ufficiali superiori meno ricchi e noti, ma comunque importanti (o anche solo prestigiosi, come alcuni dei pochi assi dell’aviazione Siriana) ha un’importanza paragonabile e un ruolo altrettanto galvanizzante per i ribelli, e contemporaneamente non fa arrivare all’interno delle forze rivoluzionarie elementi oggettivamente reazionari e trasformisti.

    Oltre tutto non tutti quegli ufficiali vanno in Qatar, Giordania o Arabia Saudita, ma restano in Siria e magari combattono pure. Anzi più e basso il grado (ma non bassissimo, stiamo parlando di generali di brigata e di divisione, colonelli, professori dell’accademia militare ecc.) più è probabile che restino sul terreno trasferendo competenze militari e reti di contattati.

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