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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

La donna oggetto in assenza di democrazia

2013-02-21
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Altrove mi ero esercitato sul tema dei diritti in assenza di democrazia, in particolare nei paesi del Golfo.

Potete trovare le mie riflessioni qui.

La teoria è molto semplice.

Diversi temi – il clima, l’islamofobia, i diritti delle donne, la libertà di stampa, il “dialogo delle civiltà”, il libero mercato etc. – non sono esclusivi delle società democratiche.

Nascono, certo, in contesti democratici e si sviluppano al loro interno, ma possono essere presi e ripresi in contesti in cui la democrazia non c’è.

Che succede, a quel punto?

Succede che diventano strumenti di oppressione.

Succede, ad esempio, che l’islamofobia, trattata da soggetti che vogliono imporre la propria visione dell’islam a tutti i musulmani, diventa uno strumento di propaganda.

Che paesi responsabili dell’inquinamento globale promuovano la più importante conferenza sul cambiamento climatico.

Che importanti soggetti promotori di un islam del mercato, un islam che riconosce se stesso sui banchi di un supermercato, ospiti l’annuale conferenza ONU sulla “reciproca comprensione” fra civiltà diverse.

E così via.

E’ molto facile: si usa un vocabolario dei diritti allo scopo di negarli.

L’ultima della serie è la “proposta” di uno “studioso” saudita, Muhammad al-Buqami, supportata secondo lui da una serie di pareri giuridici  (fatwa) emessi ad alto livello nel suo paese, di vietare alle donne la possibilità di lavorare come cassiera.

Lo studio è pubblicato dall’Università islamica di Riyad.

Il linguaggio usato è quello comune a chi si occupa di sfruttamento della schiavitù: per al-Buqami usare “l’aspetto delle donne (che in Arabia Saudita sono fin troppo vestite)” per vendere equivale a produrre “traffico di esseri umani”.

Sullo sfondo c’è il sempiterno tema dell’ikhtilat, la “promiscuità”, il “mescolarsi” di uomini e donne, un tema che in Arabia Saudita diventa di fatto “segregazione femminile”.

Il 18 febbraio un articolo su questo “problema” è uscito nella versione inglese di al-Arabiya.

Interessante notare che la fonte di questo articolo, al-Hayat, intervista in merito alla questione un membro dell’Associazione Nazionale per i Diritti Umani saudita, la dottoressa Suhayla Zayn al-Abidin.

La quale ovviamente risponde per le rime, citando anche diverse tradizioni profetiche.

Il pezzo in inglese di al-Arabiya, invece, non fa cenno a Suhayla.

Sarcastico uno dei commenti: “Apparentemente, dunque, sarebbe accettabile impiegare giovani maschi come cassieri per poter attrarre clienti donne”

Interessante anche notare che questo concetto di “traffico di esseri umani” non compare quando si parla di maschi adulti che lavorano senza passaporto e con stipendi da fame per costruire palazzi in Arabia Saudita.

 

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