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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Siria. La brutalità e il silenzio

2013-04-26
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L’ONU invoca la pace in Siria, usando le facce di ben cinque responsabili di agenzia (OCHA, PAM, UNHCR, UNICEF, OMS).

Una di queste cinque facce, quella del Direttore dell’Alto Commissariato per i Rifugiati, che si chiama António Guterres ed è stato Primo ministro nel suo paese, il Portogallo, ha parlato con i giornalisti dell’Economist.

Ha spiegato loro che la guerra in Siria, secondo il suo modesto parere di uomo che di conflitti ne ha visti decine, è la più brutale dall’89 – cioè dalla fine “dichiarata” della Guerra fredda – a oggi.

Lo è dalla prospettiva dell'”impatto sulla popolazione” e da quella della “percentuale totale della popolazione in stato di bisogno”.

Ormai più di una settimana fa è tornato dalla Siria Amedeo Ricucci, dopo l’incidente di cui non sto qui a raccontare ma che, immagino, conosciate tutti.

La cosa più importante che ha detto, appena sceso dall’aereo, non riguardava la Siria in sé, ma il fatto che sia diventato quasi impossibile raccontarla, la Siria (tutta la sua amarezza la leggete sul suo blog, e in particolare in questo post).

E se questa cosa la dice Amedeo, che è una specie di Guterres del giornalismo in guerra, c’è da fidarsi.

Bene, ora prendete in considerazione le due coordinate della “brutalità” e del “silenzio”, poi consideratele in atto su scale temporali sempre più ampie o, se preferite, su scale di potenza sempre maggiori.

Su un tratto temporale breve troveremo cose come il massacro di Hula o i “massacri del pane”, quei “punti di svolta” che, se ignorati (cosa di fatto avvenuta), rendono ancora più “clamoroso” il silenzio.

Su un tratto di media lunghezza – ad esempio dall’inizio della rivolta fino al conflitto di oggi – troviamo un cosa come 70.000 morti (a dir poco) e 6 milioni e mezzo di rifugiati o sfollati. Parliamo di numeri, qui, di numeri in progressione, ovvero di qualcosa che ci “risveglia l’attenzione” solo in occasione di cifre tonde (100.000!) o di salti di scala (1:10!).

E su un tratto lungo?

Sul tratto lungo c’è un atto di inaudita brutalità reso possibile da un silenzio ormai definitivo, una cosa così spaventosa da rendere scabrosa anche la sua menzione.

Sul tratto lungo c’è una cosa che si chiama sterminio.

 

 

 

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