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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Egitto, chi spara a chi

2013-07-09
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Ho fatto un giro dei video che Repubblica pubblica sulle violenze di questi giorni.

Ve ne sono diversi, ma tutti riguardano le violenze dell’esercito contro i seguaci dei Fratelli Musulmani.

C’è da tenere a mente, invece, che anche (alcuni) seguaci dei Fratelli Musulmani sparano contro l’esercito.

La cosa è documentata.

Non è un dettaglio, perché ciò – l’uso di armi da fuoco – distingue la “qualità” della violenza espressa in piazza.

Perché, è bene che sia chiaro, i militari in questi mesi hanno ammazzato centinaia di persone della fazione opposta a quella che oggi protesta.

Persone che, a differenza di queste, non usavano mai armi da fuoco.

Sembra un ragionamento cinico o di parte ma non è così.

Il punto non è “mitigare” la denuncia delle violenze.

Ne tanto meno giustificarle.

Il punto è sottolineare:

  1. che lo Stato è, prima di ogni altra cosa, qualcosa in grado di avere il monopolio della violenza;
  2. che i militari sono, prima di ogni altra cosa, il gestore “ultimo” del monopolio della violenza di uno Stato;
  3. che dunque se gli spari contro devi essere cosciente del fatto che riceverai indietro pallottole in misura molto maggiore.

Non puoi vincere usando le stesse armi dei militari (a meno che non fai proprio una rivoluzione armata, e anche in quel caso non è detto che vinci, anzi) e, se vinci, diventi (il più delle volte) come loro: è questo il semplice ragionamento su cui Gene Sharp basa i propri studi sulle metodologie di lotta nonviolente.

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