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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

In Qatar – 00 – Intro

2018-05-12
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Ho visto un bosco di condizionatori grandi come armadi surgelare il terrazzo dell’imitazione di un ristorante damasceno, mentre il cameriere di Aleppo con famiglia fuggita dalle bombe in Turchia prendeva gli ordini vestito da Saladino.

Ho visto in prima pagina, sul quotidiano nazionale patinato a colori “The Peninsula”, campeggiare la fotografia di una pila di tablet made in china e made in india sopra a un articolo di fondo in cui si evidenziava con preoccupazione che i “low-income-expat” di Asia e Africa ne facevano incetta e in cui si specificava che invece i tablet di marca funzionano molto meglio.

Faceva 41 gradi all’ombra quando ho visto quei low-income-expat vestiti da operai olandesi lavorare a mezzogiorno sul tetto del nuovo museo nazionale “Rosa del deserto”, di Jean Nouvel, in cui alloggerà fra gli altri il “Nafea faa ipoipo” di Paul Gaugin, pagato 300 milioni di dollari.

Ho visto gli occhi iniettati di sangue e lo sguardo terrorizzato di Harun, dello Sri-Lanka ma senza passaporto, mentre mi parlava delle sue 12 ore di lavoro dalle 6 alle 6 e dei suoi 500 euro mensili in un cantiere italiano per costruire una sopraelevata nel nulla di pietre e sabbia, a un’ora di pullman da casa e da qualsiasi altro luogo dove riposare davvero, quando ancora lo stadio dei mondiali cui la sopraelevata porterà non hanno iniziato a costruirlo e al termine del torneo lo smonteranno.

Ho sentito dire da un ingegnere italiano, nell’ufficio della sua azienda dopo un briefing di un’ora sulla sicurezza nei cantieri, che quelli come Harun dopo due anni di lavoro tornano in patria e si comprano casa.

Ho sentito dire che le foreste di grattacieli che ho visto all’orizzonte sono fatti con lo sputo – quando piove si allaga tutto e quando fa troppo caldo cadono le lastre di vetri – e crolleranno in breve perché gli operai che li fanno sono dello Sri-Lanka e non sanno lavorare.

Ho ascoltato diverse persone chiedersi cosa succederà del Qatar dopo i mondiali, quando l’ultima farsa edilizia del Qatar avrà termine e di tutta questa roba nessuno saprà più che fare.

Ho camminato per le vie e i canali di una ricostruzione di Venezia, dove non passeggiano esseri viventi se non guardie e spazzini e dove, nelle piazze spettrali, al posto dei negozi ci sono cartelloni che li riproducono.

A cinquecento metri in linea d’aria, di fronte ai negozi di Ferrari e di Rolls Royce, ho visto un qatarino in bmw biposto da corsa uscire dalla propria autovettura e allontanarsi senza spegnere il motore.


Da questa intro parte una serie di pezzi, memorie di Doha e dintorni.

Tutti i pezzi di questa serie li trovate qui, nella categoria “Nel paese dei decostruzionisti“.


 

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