Islam e barbarie: se anche Adonis

Avevo chiuso il blog, circa tre zilioni di anni fa.

Ma questo post appartiene a questo blog.

Eccolo.

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Adonis è un grande poeta.

Gli arabisti lo hanno portato per decennni su, nell’olimpo dei grandi, dei più grandi.

Io non leggo tutta questa poesia e, se devo essere sincero, Adonis l’ho letto poco e niente.

Tutta la stima del mondo, intendiamoci, ma la poesia non è il mio campo, in essa raramente trovo ristoro.

Ecco, oggi esce per Guanda Violenza e islam, che sarebbe “un libro conversazione tra il grande poeta siriano Adonis e Houria Abdelouahed, psicanalista e traduttrice, studiosa della cultura dei Paesi arabi”.

Ecco arriva Caterina e dice di leggerne degli estratti intitolati orrendamente “Islam e barbarie”.

Ecco un dirle: “non ce la faccio a commentarlo”

Ecco un sentire la sua risposta: “va bene, allora anche questo lo archiviamo”.

Ecco un mio leggerlo e un mio commentarlo, in ginocchio sui ceci, come ai bei vecchi tempi.

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 Non è un libro di poesia.

Ci tengo a dirlo perché sia chiaro che sul poeta Adonis non ho niente da dire, né in bene né in male.

Non ho alcuna intenzione di far critica letteraria, cosa di cui non sono capace, ma nemmeno di trattare Adonis peggio o meglio di chiunque altro in base al fatto che ha efficacemente poetato per decine di anni.

Ciò che mi sprona, in questo, è il fatto che, a giudicare da ciò che leggo sul web, “Violenza e islam” ha tutte le potenzialità per occupare, nella biblioteca del conflittore di civiltà, un posto vicino ai classici di Oriana.

E sta cosa non mi va giù.

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Gli elementi per entrare a fare parte della manualistica islamofoba, come vedremo, ci sono tutti.

Ad essi va aggiunto che:

  1. Adonis apparentemente parla “di sé”, sembra parlare “dal di dentro” della sua “cultura di provenienza” essendo egli arabo e di famiglia alawita
  2. Adonis con l’ISIS parla della Siria, che è il suo paese.

Ciò, oltre al fatto di essere un grande poeta, dona a lui una credibilità che, ne sono certo, come dice Caterina, renderà il libro di cui sto per parlare un oggetto che l’islamofobo medio – cioè il più stronzo – non farà fatica a brandire in occasioni come un attentato terroristico.

A questo riguardo devo lanciare un messaggio ad Adonis.

Caro Adonis, è bene che tu questo lo sappia: quando si passa dal lato oscuro della forza se ne trae gran beneficio. I tuoi libri di poesia, prevedo, diverranno ancora più famosi. Ma ciò non ti preserverà dalla critica al tuo pensiero sull’islam, che trovo terribilmente rozzo.

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A me talvolta piace classificare gli errori degli altri e metterli in una gerarchia.

Stronzo, direte.

Vabbene, mi prendo l’insulto.

Anzi grazie ma sono fatto così.

In cima a quella gerarchia metto gli errori di storia, e questo articolo fatto di estratti del libro, il cui “tema forte” sarebbe “che l’islam abbia la violenza come suo fondamento costitutivo”, ne è ricolmo.

Adonis o non Adonis: nel testo che leggo vedo un ateo generico che di islam sa poco e niente.

Di come ce ne sono tanti.

Un tipo di ateo fra i più scemi.

Che, ebbro del suo non credere pensa di poter insegnare religione a dei credenti.

Cosa che non gli compete.

E ve lo dico: sono ateo pur’io.

Ma tanto ateo.

E se c’è una cosa che ho capito, studiando storia dell’islam per tanti anni, è che ho una sensibilità diversa da uno che crede.

E che queste due sensibilità, se non si è scemi, possono andare anche molto d’accordo.

A patto che ci si riconosca.

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Ma prima due parole sul titolo.

Se intitolassi un libro “Violenza e cristianesimo” finirei per esprimere in esso un fatto e un fatto solo: che porsi la questione “violenza e cristianesimo” è giustificato da una serie di elementi che ho scoperto.

A cercarli li troverei, eccome, questi elementi.

Ne troverei così tanti da spaventare chiunque.

E mettendoli tutti in fila non farei che dare a questo spavento una sostanza.

Poi arriverebbe Papa Francesco a dirmi “ma il cristianesimo è pace” e io non potrei far altro che dire: “ma anche no”.

Anche intitolando un libro “gattini e violenza” finirei per dare l’impressione che la gattitudine e il male assoluto.

Ecco, io dalla lettura di questi estratti ho ricavato questa sensazione: si tratta di un libro a tesi e i libri a tesi sono spesso spazzatura.

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Iniziamo.

Adonis: In primo luogo, la violenza è un fenomeno comune ai tre monoteismi. Tuttavia, nella Bibbia la violenza è legata alla storia di un popolo che conobbe la schiavitù e l’esilio. Nel cristianesimo la violenza va di pari passo con la fondazione della Chiesa. Invece, nell’islam c’è soprattutto la violenza del conquistatore.

Questa frase non è molto chiara. Si parla di un libro – la Bibbia – non di una religione, l’ebraismo. Un libro che, probabilmente, racconta storie parzialmente false o parzialmente vere. Poi si parla di una religione – il Cristianesimo – in cui: “la violenza va di pari passo con la fondazione della Chiesa”. Un fatto che non sarebbe un problema, pare. Mentre sarebbe un problema il fatto che storicamente, nei primi anni dell’islam, ci sono dei beduini che conquistano mezzo mondo. La domanda è: di che cosa parla Adonis? Perché mette insieme queste cose, non pertinenti fra loro?

Houria Abdelouahed: Quando leggiamo le opere di storia, come le Cronache di Tabari, ci rendiamo conto che la religione musulmana si impose con la forza e con la violenza.

Mentre quando leggiamo la conversione di Costantino non ci rendiamo conto di niente?

I primi musulmani conquistarono mezzo mondo, siamo d’accordo.

Molti dei conquistati si convertirono all’islam, cioè alla religione del conquistatore.

Molti invece no.

Poi a un certo punto, intorno al XIII secolo, dei non musulmani invasero l’impero islamico.

I mongoli.

In qualche generazione questi mongoli divennero musulmani e adesso Adonis e Abdelouahed mi devono spiegare perché.

A: Tutta la storia ce lo testimonia. L’islam si impose con la forza, dando luogo così a una storia di conquiste. Le persone dovevano convertirsi, oppure pagare un tributo. Perciò nell’islam la violenza nasce già con la sua fondazione.

[…]

Ok, per prima cosa: l’evento da cui i musulmani iniziano a contare il tempo è una migrazione, l’égira o hijra. Una fuga-migrazione, per meglio dire, verso Yathrib (la futura Medina).

I musulmani non erano amatissimi dai mercanti della Mecca, che li cacciarono.

Facendo questo quei 70 musulmani più Muhammad spezzarono i legami tribali.

Nello stesso anno, dicono le cronache, Muhammad provò a siglare un patto (la carta di Medina) con le tribù di Yathrib (fra cui c’erano degli ebrei).

Era un patto di convivenza.

Pare che la cosa funzionò e non funzionò ma il dato rimane.

Comunque, premesso che:

  1. La violenza fa parte della storia umana.
  2. Raramente se non mai una religione si è imposta fino a esercitare un’egemonia senza usare violenza.
  3. Il successo di una religione è storicamente legato al potere di chi ne ha usato il messaggio.

La stragrande maggioranza delle comunità musulmane di oggi si è formata per il tramite dei commercio, non per il tramite della guerra.

È un gigantesco falso dire che “tutta la storia” ci testimonierebbe che l’islam si impose con la forza.

L’Indonesia di oggi, il paese musulmano più popoloso, non è stato conquistato con le armi.

Neanche la Malesia.

L’Africa Orientale non è stata islamizzata con gli eserciti.

L’Africa Occidentale nemmeno.

In tante parti del mondo l’islam non ha portato con se questa supposta violenza primordiale.

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Ecco. Già ci siamo. Questo costrutto concettuale ha un grande problema irrisolto. E i brani che ad esso seguono sono tutti conseguenza di questo costrutto iniziale.

Tenete conto di questo, leggendo i miei prossimi commenti: non ritornerò sul punto, sul quale Adonis&co. mi dovrebbero rispondere.

Noterò soltanto che, come spesso succede in questo genere di riflessioni, abbiamo già preso la strada di definire l’islam solo dal punto di vista della interpretazione che ne danno i peggiori violenti manigoldi.

In realtà, se ciò che leggerete fosse riferito all’ISIS o ad al-Qaida non avrei nulla da dire.

Ma il fatto è che, come vedrete, partirà il ritornello – anche questo è un classico – che recita: “non esiste un islam moderato”.

A: Questa violenza non annulla soltanto l’intelligenza, ma la dimensione umana dell’uomo musulmano, il quale è obbligato a credere senza poter sollevare alcuna domanda sul profeta, sia essa di argomento religioso, intellettuale o sociale. È in questo modo che la violenza diventa sacra. Anche la Storia è creata da Dio e dal profeta, non è scritta dai musulmani, e di conseguenza diventa divina. E all’interno di questa storia, il bene è ciò che è ammesso dall’islam, il male ciò che è rifiutato, senza alcun riguardo per ciò che è consentito o proibito presso altri popoli. Il che equivale a dire che si tratta di una violenza nei loro confronti.

In questa frase sono contenute diverse fesserie, derivate dall’assunto precedente, che è una fesseria.

Adonis cancella secoli di storia della cultura e della scienza e della filosofia, fiorite splendidamente in un’iridescente caleidoscopio, per non si sa quale motivo.

Perché negare il manifestarsi di una delle più aperte, cosmopolite e feconde culture della storia umana?

Per legare i beduini di cui sopra all’ISIS, forse?

Con un problema: che quei beduini smisero di avere ‘sta gran voce in capitolo nella storia dell’islam a partire almeno dall’anno 750 dopo Cristo.

Ibn Khaldun, nel XIV secolo, lo disse chiaramente nella sua gigantesca Muqaddima: in sintesi i beduini valgono di più dei sedentari, sono più coraggiosi e meno docili ma, alla fine sono inferiori perché non hanno agricoltura e un vero artigianato, né battono moneta.

Se “la Storia è creata da Dio e dal profeta, non è scritta dai musulmani” perché allora questi musulmani hanno costruito uno dei più avvincenti capitoli della storia dell’umanità?

[seguirebbe qui una lista infinita di cose avvincenti, che tralascio. Se proprio non avete contezza di tutto questo non so che farvi]

Diciamo però anche che la principale scemenza – qui – sta nel fatto che l’islam viene equiparato a “un popolo” mentre l’islam è una religione, non un popolo. Esistono “popoli in gran parte musulmani”, ma non un “popolo islamico”. Esiste poi un “credere” che diventa religione. Esiste poi una religione che si coniuga con un potere. C’è una storia, che va letta e capita, compresi gli ultimi due secoli.

Quanto al fatto che la violenza diventa sacra nell’islam mi viene quasi da ridere: voglio sapere quando mai la violenza di qualcuno al mondo non sia stata letta da alcuni o da tanti come qualcosa di sacro.

Sacertà e violenza hanno un legame intimo, valido ovunque e sempre.

Un legame pericoloso con cui molti credenti avveduti, di tutte le religioni, fanno i conti ogni giorno.

E magari vengono da te e ti dicono: la religione è pace.

O qualcos’altro, perché loro la violenza non ce l’hanno come valore.

E hanno tutto il diritto, come credenti, di dire questa cosa senza che Adonis gli faccia la lezione.

***

Bene, le prossime frasi, costruendosi attorno alle frasi precedenti sono incommentabili e spesso, come la seguente, quasi incomprensibili:

H: Questo spiega, forse, l’assenza dell’«altro come struttura» (per usare l’espressione di Gilles Deleuze) nella visione del monarca che trae la propria autorità dalla visione religiosa.

Ho capito

A: L’altro va annullato proprio in quanto altro. Di qui la violenza che pervade il jihad. L’uccisione dell’altro è un jihad. E, come tale, diventa sacra. Apre all’assassino le porte del paradiso, luogo di pace e di piacere. Eros e Thanatos si fondono nel jihad.

Sì, d’accordo

H: A meno che non si dica: Thanatos, o la pulsione di morte, si allea con Eros solo per sottrarlo alla libido. Il godimento è una figura che appartiene al campo del mortifero.

Certo

A: Il jihad libera gli istinti. Questa violenza pregiudica l’umanità dell’uomo. Se la guerra, come diceva Eraclito, «è padre di tutte le cose», ciò non toglie che nella nostra storia è stata presente fin dall’inizio. La morte nel jihad sarebbe dunque una ripresa di queste leggende sull’origine?

Ok, continuiamo a parlare di jihadismo, non di islam.

Ma ecco che qui, invece, partiamo con la storia dell’islam moderato

H: Un’origine non sottoposta a studi adeguati, né analizzata. Tuttavia, oggi si sente parlare sempre più spesso di un islam spirituale o moderato. Certi autori elogiano un islam che non avrebbe niente a che fare con la violenza. Si tratta di una difficoltà a fare i conti con gli strati profondi, pulsionali della fondazione islamica. La maggior parte dei musulmani non ha letto accuratamente la propria storia.

Qui non si è capito bene: Houria Abdelouahed vorrebbe che i musulmani leggessero bene la loro storia per capire che devono fare la guerra? O che sono “sostanzialmente dei violenti”?

Eppure ci son libri su libri riguardo ai profili dei primi jihadisti che ci dicono che questi di storia non sapevano granché.

Bin Laden era un ingegnere.

Zawahiri un medico.

Mohammed Arkoun, studioso d’islam, diceva proprio il contrario di ciò che dice Houria Abdelouahed.

E comunque tutti quanti, al mondo, dovrebbero leggere un po’ di più la storia, non solo i musulmani.

E poi, in definitiva, si può dire che la maggior parte dei musulmani non ha nulla a che vedere con la violenza, se non come parte lesa.

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A: Se vuoi comprendere veramente l’islam, devi leggere Il libro delle conquiste di al-Waqidi. E ti consiglio anche il libro di Mohamed Mahmoud intitolato La profezia di Maometto: la storia e la sua concezione, una delle opere più importanti della cultura araba contemporanea.

Lo leggeremo, vabbene. Tanti altri libri attendono di essere letti.

Ma qui mi permetto di tagliare, andatevi a leggere il testo, se volete.

Converrete con me, valutandolo, che parte una specie di filippica su “violenza e religione” che ha il difettone di essere riferita a una sola delle religioni del pianeta, indovinate quale.

Per fare un esempio

L’uomo che si crede più forte della morte – perché soggiornerà tranquillamente in paradiso – pratica la barbarie senza paura, né sensi di colpa. È separato dalla natura e dalla cultura.

Fra le frasi più interessanti, su cui fare “reverse”, cioè mettendo la parola “cristianesimo” o “buddismo” al posto della parola “islam” c’è questa:

Oggi, sul piano intellettuale, l’islam non ha niente da dire. Nessuno slancio, nessuna idea su come cambiare il mondo: né pensiero, né arte, né scienza. Questa ripetizione è il sintomo stesso della sua fine.

Cui segue questo oggettivo delirio:

Infatti, supponiamo che l’Isis riporti una vittoria sul piano politico o strategico: cosa potrebbe mai significare sul piano intellettuale e scientifico?

E cosa potrebbe significare, caro Adonis, se in Messico vincessero i narcos?

Che cazzo di domanda è?

Poi c’è questa perla:

Da un punto di vista storico, l’islam ha quindici secoli, ma sulla scala dell’umanità è poca cosa: fino a oggi è durato meno dei faraoni, dei greci, dei romani…

Ma ecco il siparietto finale sull’islam moderato che tutti gli islamofobi aspettavano con ansia:

H: Quindi, secondo te, non è assolutamente possibile parlare di diversi islam?

A: Non esiste un islam moderato accanto a un islam estremista, né un islam vero accanto a un islam falso. C’è un solo islam.

Con scappatoia penosa:

Abbiamo però la possibilità di cercare altre interpretazioni.