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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

La Repubblica delle Idee sbagliate

2014-06-10
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Questa cosa è uno sfogo. Prendetela così o chiudete il post.

Al teatro San Carlo di Napoli, per la Repubblica delle Idee 2014, si sono incontrati due pesi massimi del giornalismo e della letteratura, l’inviato ed editorialista di Repubblica, Bernardo Valli, e Adonis, intellettuale siriano e uno dei più grandi poeti viventi arabi. Nell’incontro coordinato dalla giornalista di Repubblica Alix Van Buren, i due hanno parlato a lungo delle primavere arabe, concentrandosi in particolar modo sulla tragedia in Siria e spiegando al pubblico i lati più oscuri della rivolta.

Alix Van Buren è tristemente famosa per aver mandato su Repubblica in questi anni le veline del regime mafioso e sanguinario di Bashar al-Asad, dei cui lacchè è amica.

Ma non stiamo a sottilizzare, ci sono due pesi massimi che, accomodatisi, parlano a lungo delle primavere arabe!

E soprattutto: diamo per scontato che i due siano in grado di spiegarci, in puro stile “Guerre Stellari”,  i “lati più oscuri della rivolta”.

Sono certo che siano in grado di farlo.

Il resoconto di Repubblica sull’evento ci racconta di quanta profondità di ragionamento, quanto sapere, quanto acume i due siano in grado di produrre.

Valli, per esempio, ci spiega che questa è la seconda fase delle rivolte arabe.

E la cosa ci sorprende perché noi non vediamo alcuna rivolta in atto.

In Siria c’è un massacro quotidiano.

La gente viene ammazzata dalle bombe del regime e dalle milizie ultraqaediste.

Lì, nonostante Valli non ne faccia menzione, c’è in atto una rivoluzione.

La costruiscono i siriani, nonostante il massacro.

Niente rivolta: solo rivoluzione e massacro.

Quindi ci chiediamo dove siano questi lati oscuri: il lato oscuro di una cosa che non c’è è davvero difficile da descrivere.

Sì, certo, di lati oscuri ce ne sono eccome, nella situazione siriana.

Ma non hanno nulla a che vedere con la rivolta, che non c’è.

Ci sono anche parti luminose.

Di un luminoso accecante, tanto accecante che Valli non le vede proprio.

Centinaia di nuclei di auto-organizzazione, ad esempio. Il Coordinamento dei Comitati Locali.

Quello che vediamo, inoltre, è un Egitto in cui un ricchissimo Feldmaresciallo, che poi diventa Presidente, dichiara che gli egiziani non sono pronti per la democrazia a qualche giorno dalle elezioni presidenziali.

Un laicissimo Feldmaresciallo che chiama i suoi nemici “terroristi”, ne condanna a morte centinaia e, dotato di moglie velata,  vince le suddette elezioni a mani basse – contando su un tasso di assenteismo impressionante e sul silenzio dei suoi amici salafiti – legittimando il suo potere dispotico.

Non v’è ombra di rivolte, laggiù, ma per Valli stiamo vedendo il lato oscuro della seconda fase di esse:

di carattere più islamico e religioso, come abbiamo visto anche in Egitto con i Fratelli musulmani che poi però sono stati messi a tacere.

Anacronismi, sidirebbe. Ma:

La Siria, invece, anche per natura, dinamismo, storia e posizione geografica è diventato un vulcano”.

Una “Siria al naturale” nel cui contesto:

 si è riacceso anche lo scontro tra le due più grandi correnti dell’Islam, sunniti e sciiti (il regime di Assad è alawita, una setta sciita, ndr).

Tralasciando la nota del redattore, (della quale bisognerebbe discutere molto), dovremmo dire a Valli che quello scontro si è riacceso altrove, che i siriani proprio non lo volevano, che ciò che vediamo adesso è il risultato delle guerre per procura regionali, che Asad da subito ha fomentato lo scontro confessionale, che dietro a lui è arrivato l’Iran con a rimorchio Hezbollah, che dall’altra parte i paesi del Golfo hanno dato soldi e armi ai “loro” sunniti.

E che quindi questo vulcano è stato fabbricato, altro che “Siria naturale”.

Più in generale”, ha continuato Valli, “siamo di fronte a una guerra etnico-religiosa in tutto il mondo arabo.

Cioè siamo di fronte a una comunità linguistica – i parlanti in arabo – nella quale c’è una guerra “etnica”?

Abbiamo etnie diverse che parlano la stessa lingua?

Bell’idea, roba da pesi massimi.

E questo conflitto ha coinvolto anche la Siria, dove oramai si combatte una guerra tra comunità. Del resto, il regime alawita è alleato con Iran”.

Di nuovo: dove sono i responsabili?

Che stiamo qui a fare, Mr. Valli?

Siam qui a far fenomenologia?

Ma Valli si vuole salvare in corner dicendo che:

purtroppo l’Occidente spesso non ha agito nel mondo arabo in maniera intelligente. Il più delle volte, le sue azioni sono state dettate da motivi geopolitici o economici. Bisognava aiutare i primi ribelli più laici, quelli dell’Esercito Siriano Libero, prima che invece arrivassero gli estremisti islamici nelle milizie anti-Assad”.

Peccato che della rivoluzione siriana continui a non far cenno.

Perché alla fine è “l’occidente” a fare e disfare.

Se i siriani ci provano non sono degni nemmeno di essere menzionati.

Di certo Valli non ha mai sentito nemmeno l’odore di quella rivoluzione essendo andato in Siria sempre e solo grazie ai viaggi organizzati dal regime efferato e sanguinario del Mafioso di Damasco.

Anche se, a dir la verità, anche stando a casa poteva informarsi, le fonti ci sono e sono affidabili.

Che strana sensazione.

Sembra di stare in una stanza in cui al centro c’è un tirannosauro che gioca a pallavolo ma i presenti, seduti a sorseggiare del tè, sono tutti presi a introdurre un documentario dal titolo “Il favoloso e terribile mondo dei dinosauri” e si rifiutano di guardare ciò che hanno davanti, ignorando financo le pallonate in faccia.

Straniante, davvero.

Il redattore di Repubblica, però, non percepisce la cosa, probabilmente è fra coloro che bevono il tè.

Questi passa all’altro peso massimo, Adonis:

Tuttavia, soprattutto dopo le elezioni in Siria “stravinte” da Assad, la situazione è molto più complessa secondo Adonis, poeta siriano che ora vive in Libano: “Spesso noi pensiamo che una guerra, o anche una rivolta popolare, possa abbattere il potere e aprire alla democrazia. Ma le cose sono molto più complicate. Per fare la rivoluzione non basta abbattere il regime, ma riformare la società dalle sue fondamenta, cosa che non è accaduta neanche in Siria”.

Al di là delle virgolette su quello “stravinte” che non salva il redattore (perché non dice che quelle elezioni erano illegittime oltre che fraudolente?), nessuno nota che questa di Adonis è una velina.

Nessuno ricorda che è proprio questo il concetto che Asad esprimeva prima che tutto iniziasse.

Vi ricordate l’intervista ad Asad fatta dal Wall Street Journal nel gennaio 2011?

Rileggetela, se vi piace.

Senza contare poi che l’affermazione empatizza fragorosamente con la frase del paternalistico Feldmaresciallo egiziano, e cioè che laggiù non si è “pronti” per la democrazia.

E che bisogna “dimostrare” di volerla usando un linguaggio che i media saranno costretti a non equivocare.

Praticarla, invece, è un fatto relativo.

E quindi la rivoluzione siriana non esiste.

Adonis ci mette poi anche del suo perché parla al passato.

Ci dice che in Siria non c’è stata una rivoluzione.

Anche lui è accecato dalla cosa luminosa, forse?

O, forse, applica una sorta di revisionismo preventivo, perché oltre a dire che la rivoluzione non c’è stata dice anche che quella cosa, non importa cosa fosse, è anche finita.

Mentre non è così.

Certo, lui a tornare in Siria nel 2011 non ci ha pensato proprio.

Al contrario di molti altri, che lì sono morti.

Come Omar Aziz, ad esempio.

Che certo non era un ragazzino, come Adonis.

Nessuno qui vuole dire che doveva tornare in Siria, sia chiaro.

Qui si vuol dire che ci vuole rispetto e c’è un “non detto” pesantissimo.

Ma vabbene, la cosa passa in giudicato con la chiosa storicista del peso massimo Valli:

In Francia, dopo la presa della Bastiglia nel 1789, ci sono voluti circa 70 anni per avere una forma di democrazia. L’Egitto, per esempio, ha una lunga strada davanti a sé.

Uno storicismo di cui il peso massimo Adonis approfitta immediatamente, producendosi in un classico dell’orientalismo di tutti i tempi: la “separazione fra Stato e religione”.

Il redattore la butta giù così:

Per Adonis, la cosa fondamentale che sinora è mancata in gran parte delle rivoluzioni della Primavera araba, e anche in Siria (tra i paesi più laici dell’area), è la separazione tra potere e religione

E mentre il tirannosauro inizia a ballare la polka, Adonis affonda:

La Siria è sempre stata una regione molto laica, per millenni.

Millenni? Cioè: nel mille avanti Cristo c’era una Siria laica? Buono a sapersi, caro il mio peso massimo.

Non c’è neanche un poeta che sia stato al 100 per cento credente, in tutta la nostra storia.

Incredibile!

Tutti i grandi scrittori non erano religiosi, e lo stesso è accaduto nella filosofia, o nel movimento mistico che ha cambiato la concezione stessa di Dio.

Grandissimo! Esistono in Siria dei religiosi e dei mistici che hanno cambiato la concezione stessa di Dio perché in fondo a Dio non ci credevano!

Ma non sarà, forse, che ‘sta separazione fra Stato e religione è una roba da rileggere un po’ meglio?

Ma non eravate pesi massimi, voi?

Siamo al fondo ragazzi e anche il tirannosauro si è sinceramente rotto i coglioni, vorrebbe uscire a prendere un po’ il fresco.

Ma c’è tempo ancora per qualche delirio finale:

Peso massimo Valli:

Prima l’uomo in senso generale veniva identificato come ‘il cristiano’

Quanto tempo fa, mio buon Bernardo? Chi identificava chi?

e nel mondo musulmano, per i cristiani, vivevano tutti gli ‘infedeli’.

Mentre per tanti i cristiani che vivevano lì – ma non sappiamo quando perché Valli non ce lo dice –  la situazione risultava un po’ complicata.

Oggi ci identifichiamo con le nazioni, la nostra provenienza geografica e culturale.

Parla per te.

Per i musulmani, invece, l’identificazione con il mondo arabo è ancora molto forte, perché questo non ha conosciuto un illuminismo, che è stata la separazione tra il religioso/trascendentale e la politica.

Cioè fatemi capire: un quarto dell’umanità, i musulmani, si identifica in un ventesimo dell’umanità, cioè con gli arabi, per il fatto che gli arabi non hanno conosciuto l’illuminismo?

Io sto col tirannosauro, cari. Mi rifiuto di andare avanti.

Posso solo inviare un cordiale àTToèpò秧§ a voi, a Repubblica, ai suoi festivalacci e – last but non least – a tutti quelli della palazzina vostra.

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