Opinioni su al-Qaida in Siria

Prendo qualche citazione da fonti varie.

Giusto per inserirle in un ipotetico dibattito su al-Qaida in Siria e sulla possibilità di un intervento militare esterno in quel paese.

Christian Science Monitor (un giornale conservatore):

Le infiltrazioni di al-Qaida in Siria non devono oscurare il punto critico: l’organizzazione terroristica non era presente all’inizio della rivolta, più di un anno fa. Attraverso l’escalation della violenza e il continuo bagno di sangue il Governo siriano è riuscito a imporre la propria  realtà su un conflitto essenzialmente pacifico, lanciando il paese nel caos e dunque attraendo combattenti jihadisti-salafiti

Quando gli Stati Uniti invasero l’Iraq nel 2003 Abu Musab al-Zarqawi, il leader di Al Qaida in Iraq, aveva meno di 50 combattenti in tutto il paese. Nel momento in cui fu ucciso in un raid aereo americano, nel giugno 2006, in Iraq erano stati portati migliaia di attentati suicidi. L’Iraq era un paese che non aveva vissuto un solo attacco suicida prima dell’invasione americana.

Franco Londei (un ipersionista ed eurabista convinto):

«Il problema con la Siria non è deporre Assad, il problema è non far entrare Al Qaeda». Così mi disse qualche giorno fa un esperto di questioni medio-orientali che lavora per una nota azienda di servizi di consulenza politica americana. E Obama sembra pensarla (almeno per questa volta) esattamente come gli esperti che al momento sconsigliano vivamente di deporre il dittatore siriano con la forza.

«E’ orribile da dire, ma credo che in questo momento e con questa situazione Assad sia il male minore» mi disse ancora l’esperto americano dopo avermi spiegato le sue ragioni.