La monaca di Assad

Agnès Mariam de la Croix è la badessa del monastero di San Giacomo Mutilato, situato a Qara, a non più di 70 chilometri da Homs, una delle città siriane dove la repressione del regime del clan Assad si è abbattuta con maggiore violenza. La religiosa, di origine libano-palestinese, è anche animatrice di una “centro di informazione” sulla situazione in Siria e viene presentata, anche da esponenti di certa sinistra, come “da tempo attiva nella documentazione circa le vittime della violenza e del terrorismo”. Singolarmente, però, la santa donna appare molto documentata sui soldati ed i miliziani del regime caduti, mentre le sue conoscenze in merito ai civili assassinati dall’esercito e dalle squadracce del regime appaiono decisamente scarse, per non dire nulle.

La badessa è ampiamente citata da quei siti e da quelle organizzazioni che, in nome di un malinteso concetto di antimperialismo, sostengono che, essendo il regime di Assad avversario degli U.S.A. e di Israele, ne consegue che contro detto regime non può esistere una rivolta popolare, ma solo un complotto ordito, oltre che da U.S.A. ed Israele, dai regimi arabi reazionari, come l’Arabia Saudita ed il Qatar. Anche il Manifesto, attraverso gli articoli di Marinella Correggia, si fa spesso megafono delle “informazioni” diffuse dalla religiosa. Le parole di Agnès Mariam de la Croix vengono ampiamente riportate, soprattutto come testimonianza diretta della natura fondamentalmente confessionale ed islamista dell’opposizione siriana, che mira all’islamizzazione del Paese, ad instaurarvi la Sharia ed a perseguitare ed eliminare le minoranze presenti, quelle cristiane ed anche quelle musulmane eretiche, come quella degli Alawiti, setta sciita a cui appartiene la famiglia Assad e gran parte dell’establishment siriano. A ben vedere, si tratta della stessi tesi sostenuta dal regime per giustificare agli occhi del mondo la sua spietata repressione, non solo della rivolta armata, ma di ogni forma di dissenso. In questa sede, non ci interessa tanto contestare nel merito le tesi della badessa, quanto riflettere sulla sua figura e, soprattutto, sui suoi contatti internazionali, perché questo contribuisce ad illuminare con una luce diversa il suo lavoro e quello di coloro che la citano come testimonianza della natura della rivoluzione siriana.

E’ sufficiente digitare il nome della religiosa su un qualsiasi motore di ricerca, meglio se francese, per porsi qualche domanda. Molto interessante appare la stretta collaborazione della suorina con un sito che si occupa di Siria: è un sito francese e il suo indirizzo è www.infosyrie.fr . Il sito è edito da un’agenzia di comunicazione, la Riwal, molto vicina non solo al regime di Assad, ma anche all’estrema destra francese. Patron di Riwal è, infatti, Frederic Chatillon, genero della contessa Katherine d’Herbais, ricca nobildonna, consigliera regionale del Front National della famiglia Le Pen da lungo tempo ed una dei principali azionisti di Minute, famoso settimanale dell’estrema destra francese, campione del mondo degli imputati per diffamazione. Tanto per dire, a tenere a battesimo la figlia di Chatillon è stato Jean Marie Le Pen in persona.
Nell’ambito dell’estrema destra francese, Chatillon non è certo un parvenu: ha un passato come Presidente del GUD, originariamente acronimo di Groupe Union Droit, poi diventato Group Union Défense. In Francia, il GUD, fondato nel 1968, è sinonimo di estremismo di destra e di violenza politica; come simboli, adottava la croce celtica ed un ratto nero, esattamente come i camerati italiani di La voce della fogna. Nel 1969, il GUD partecipò alla fondazione di Ordre Nouveau ed alla metà degli anni 80 si volse verso la “Terza Posizione” e le teorie “nazional-rivoluzionarie”. Nel corso degli anni, alcuni membri del GUD parteciparono ai combattimenti in Libano, inquadrati nelle milizie falangiste con i camerati italiani; poi, con la dissoluzione della Jugoslavia, li ritroviamo insieme agli Ustascia in Croazia e, più recentemente, in Birmania, dove militano a fianco della popolazione Karen, la stessa sostenuta dai camerati italiani dell’associazione Popoli e di CasaPound. Insieme al fondatore dell’organizzazione, Jack Marchal, ed a Thomas Lagane, Frederic Chatillon è autore del libro I Ratti maledetti. Storia degli studenti nazionalisti 1965-1995, e qualcuno ricorderà che il ratto era il simbolo che i nazional-rivoluzionari si erano autoassegnati, come ironica risposta agli slogan antifascisti che li invitavano a tornare nelle fogne. Ora, le immagini hanno nuovamente mutato di senso, ed appare divertente il fatto che “ratto” sia diventato l’insulto rivolto agli avversari proprio dai nuovi idoli di Chatillon e camerati, vale a dire i sostenitori del defunto Gheddafi e del dittatore siriano Assad.

La Riwal lavora per le campagne di Marine Le Pen, di cui Chatillon è uno dei più influenti consiglieri politici, oltre ad essere amico e collaboratore del comico (un tempo di sinistra, ma da anni approdato all’estrema destra) Dieudonnè e dello storico negazionista Robert Faurisson. Nella foto, da sinistra a destra, Chatillon, Dieudonnè e Faurisson.

La Riwal di Chatillon cura anche il sito ufficiale del Ministero del Turismo siriano e l’ex Presidente del GUD è molto amico del generale Mustafà Tlass, ex ministro della difesa siriano ed attualmente dirigente dei servizi segreti di Damasco. Secondo il quotidiano comunista francese l’Humanitè, la Siria degli Assad ha finanziato l’edizione di opere revisioniste e l’attività del GUD in Francia. Nella foto qui sotto, Chatillon, Dieudonné e, in fondo, Thierry Meyssan, del Réseau Voltaire, intorno al generale Tlass, responsabile dei servizi segreti siriani (le foto sono riporese dal sito de l’Humanitè).

Secondo Thierry Meyssan (altro personaggio – purtroppo – piuttosto in voga in certi ambienti “antimperialisti”), la repressione di Baba Amr, ad Homs, sarebbe « la più grande fiction politica dopo l’11 settembre ».

Il milieu che, a livello internazionale, sostiene e diffonde le “testimonianze” della nostra abbadessa è quello che ruota attorno a Chatillon, Dieudonné, Faurisson e Meyssan, nonché al network di Progetto Eurasia, la rete internazionale rosso-bruna che si estende dagli Urali al Portogallo e che ha trovato nel regime di Damasco un punto di forza. Insomma, la nostra badessa appare tutt’altro che un’innocente monachina, preoccupata soltanto di diffondere la parola di Gesù e di proteggere le pecorelle del suo gregge dalla minaccia saracena.

In Italia se ne sa pochissimo, ma i giornalisti francesi, belgi e svizzeri sono convinti che Agnès Mariam de la Croix abbia avuto un ruolo non secondario nella morte del reporter francese Gilles Jacquier, la cui responsabilità il regime di Damasco e la stessa suorina hanno cercato di attribuire ai “terroristi”. In sostanza, la religiosa avrebbe organizzato una messinscena, attirando i giornalisti in una trappola in zona di combattimento, per farli colpire dai miliziani di Assad e rovesciare poi la responsabilità sui rivoluzionari. Su questa vicenda è in corso l’inchiesta della magistratura francese, e ci si augura che possa portare all’accertamento della verità.
Secondo fonti del Vaticano, riportate dal sito belga Le Soir, invece, non arriverà da nessuna parte la causa che il vescovo cattolico melchita, legittimo proprietario del monastero di San Giacomo Mutilato, avrebbe intentato in Siria contro la “religiosa usurpatrice”, che si sarebbe fraudolentemente impadronita del monastero stesso. Il regime siriano ha bloccato il processo, e tanto basta.

Il network italiano di suor Agnès

Anche in Italia, suor Agnès può contare su una buona rete di diffusione delle sue “testimonianze”: oltre ad alcuni siti di sinistra che ne riportano gli articoli, le parole della shabiya mediatica (come la chiamano i dissidenti siriani) trovano ampio risalto su siti di estrema destra e/o legati all’integralismo cattolico più fanatico ed estremista.

Le corrispondenze della suorina vengono pubblicate regolarmente dal sito “Ora Pro Siria”,dove contribuiscono ad alimentare la psicosi dell’aggressione islamista contro il governo laico e tollerante del clan Assad, in un quadro a tinte fosche fatto di jihadisti, terroristi di professione e delinquenti comuni foraggiati dai petrodollari di Arabia Saudita e Qatar. Suor Agnese è anche la star del sito del “Centro Studi Jeanne D’Arc”, che annovera fra i suoi collaboratori la Comunità Antagonista Padana, gruppo degli studenti indipendentisti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Lotta Studentesca, gruppo studentesco di Forza Nuova, oltre ad altri raggruppamenti leghisti e neofascisti. Il centro studi promuove la casa editrice “Jeanne D’Arc”, il cui testo più pubblicizzato è “Islam e Massoneria – L’alleanza contro i popoli d’Europa”, che viene così presentato sul sito del centro studi: “Questo libro non è una raccolta di “riflessioni” ma di constatazioni di fatto che mostrano la volontà, da parte dei poteri massonici, di destabilizzare la società europea attraverso l’espansione islamica. Non vi sono altre questioni nel mondo: perché un nuovo ordine massonico possa sorgere, la civiltà cristiana europea deve cadere.
I “viaggi della speranza” sono lo strumento primario di una strategia eversiva pianificata dagli stessi poteri che hanno messo in cantiere la globalizzazione economico-politica. L’Italia, in quanto centro del Cristianesimo mondiale, è il paese- chiave del nuovo ordine e dunque obiettivo primario dell’immigrazione islamica perché se cade l’Italia, con essa cadrà l’Europa.

Ogni lettore diventi sentinella”.

Per le aspiranti sentinelle non poliglotte, a tradurre le “testimonianze” di Suor Agnès ci pensa Mario Villani, di “Appunti”, sito che gira su un server russo ed è espressione del  “Circolo culturale Beato Carlo d’Asburgo”, associazione che si presenta così: “Il Circolo Beato Carlo d’Asburgo è un associazione culturale – di ispirazione dichiaratamente cattolica – costituitasi con lo scopo di unirsi agli sforzi di tutti coloro che vogliono valorizzare e difendere la cultura ed i valori che sono stati, negli ultimi venti secoli, il fondamento del “modus vivendi” dei popoli europei. Cultura e valori di cui nessuno puo’ – se non in malafede – negare la matrice cristiana. (…)

Difesa della sacralità della vita, della famiglia come elemento fondante della società, di una sana iniziativa economica privata sottoposta ad un saggio controllo pubblico, del diritto all’apostolato da parte della Chiesa, delle identità di ogni singolo popolo e delle legittime autonomie locali sono solo alcuni degli argomenti che caratterizzano, assieme ad un’attenzione particolare per la storia della nostra Europa (Historia magistra vitae), l’attività del circolo Carlo I° d’Asburgo”.

Recentemente, Villani ha scritto una lettera al quotidiano cattolico “Avvenire”, lamentando l’avvenuta pubblicazione di un’intervista al gesuita Samir Khalil in cui il religioso parlava della repressione in Siria e sostenendo la solita tesi del governo del clan Assad come baluardo contro l’estremismo ed il fanatismo sanguinario di jihadisti e wahhabiti. Secondo Villani, “La popolazione, in particolare la comunità cristiana, è sicuramente terrorizzata, ma non dalla repressione del regime. E’ terrorizzata da bande criminali e terroristiche che uccidono, rapiscono, mutilano, incendiano e saccheggiano case, si abbandonano ad ogni forma di violenza con il deliberato scopo di spingere il Paese vero uno scontro confessionale. (…) Sono bande composte da integralisti islamici di fede salafita e wahabita, armate e supportate da paesi esteri e robustamente rinforzate da mercenari stranieri (molti sono stati arrestati o uccisi dalle autorità siriane) nonché da elementi della criminalità organizzata”.

Il 21 marzo 2012, invece, su “Oriente Cristiano”, Villani aveva intervistato sulla situazione in Siria Jocelyne Khoueiry, cristiana maronita libanese ed ex combattente nelle milizie falangiste, Comandante della Milizia femminile delle Forze Libanesi e numero tre dell’esercito ai tempi di Gemayel. La foto qui sotto è tratta dalla copertina della sua biografia “Il cedro e la croce” e la ritrae nell’uniforme falangista, con tanto di kalashnikov a tracolla.

L’associazione presieduta dalla Khoueiry gode dell’appoggio delle suore della nostra Madre Agnès, “anche perchè – rivela Villani – è amica di suor Agnese ed ha con lei frequenti contatti”.

Per chiudere con il traduttore delle “testimonianze” della monaca di Assad, basti dire che Villani lo scorso anno sostenne la candidatura alla Presidenza della Provincia di Pavia di Massimo Granata, anche lui della redazione di “Appunti”. Granata era il candidato de La Destra di Francesco Storace. Per la cronaca, prese l’1,1% dei voti.

Suor Agnès viene propagandata anche da “Riscossa Cristiana”, sito dell’omonima associazione presieduta da Paolo Deotto. Oltre alla visione del sito, può essere interessante la conoscenza dei blog “amici” del Deotto, fra i quali troviamo – oltre a svariati indirizzi dell’integralismo cattolico – le Edizioni Settimo Sigillo – Libreria Europa, i siti di PDL e Lega Nord e quello dei “Legionari di Cristo”.

Altro sito del circuito che pubblica gli interventi di Suor Agnès è VIETATO PARLARE, di ispirazione antirisorgimentale – per non dire borbonico-papalina – che si direbbe molto vicino a Comunione e Liberazione. Il sito è associato a “Samizdat On Line”, portale cattolico che, fra le altre cose, sembra avere molto a cuore la difesa di Roberto Formigoni, esponente di C.L. e del PDL, Presidente della Regione Lombardia, quello che non ricorda chi gli ha offerto molte vacanze extralusso nelle località più esclusive.

Il quadro che emerge da questa ricostruzione è, al tempo stesso, molto chiaro e molto inquietante.
Molto chiaro, perché appare evidente come Suor Agnès Mariam De La Croix sia il grimaldello mediatico di una rete di sostegno al regime del clan Assad che vede protagonisti neofascisti (in abiti più o meno rossobruni) ed integralisti cattolici, con ottime entrature ai piani alti del Vaticano. L’obiettivo è sin troppo palese: presentare la rivoluzione siriana come un complotto ordito dalle potenze che sostengono il fanatismo religioso contro un regime laico e, per questa via, soffiare sul fuoco dell’islamofobia e della xenofobia a casa nostra.

Molto inquietante, perché le potenze che sono dietro la monaca di Assad hanno già scritto più di una pagina sanguinosa della nostra storia, senza contare che i contenuti di alcuni dei siti che amplificano le gesta della nostra suorina non appaiono molto dissimili dai deliri di Breivik, lo stragista norvegese, e dei fanatici sionisti – sia ebrei che cristiani – che paventano “Eurabia”, l’invasione dell’Europa da parte di Arabi e Musulmani.
In questo contesto, l’approssimazione “antimperialista” che ha portato alcuni attivisti di sinistra e pacifisti a farsi essi stessi partigiani del regime del clan Assad e sostenitori delle tesi complottiste, si rivela a sua volta densa di pericoli. Come ha ammonito Saverio Ferrari, nel suo articolo sul Manifesto del 16 maggio 2012 “Crescono in Italia piccole ombre rossobrune”, molti anni fa le organizzazioni fasciste tentarono, senza riuscirvi, di infiltrarsi nei primi movimenti studenteschi e poi “Anni dopo si scoprì che qualche loro dirigente figurava in rapporti con l’Ufficio affari riservati. Giusto per ricordarselo”.