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Il Ba`th

2012-03-14
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Il partito Ba‛th arabo e socialista (h)izb al-ba‛th al-‛arabī al-’ištirākī) in arabo rinascita, è il nome del partito sorto in Siria negli anni Quaranta e che successivamente si diffuse anche in Iraq, Giordania, Libano, Egitto e Yemen.

Per circa quarant’anni il Ba‛th è stato il partito al potere sia in Siria (dal 1963), che in Iraq (1968-2003). La data ufficiale della creazione del partito è il 7 aprile 1947 durante il Primo Congresso, detto di fondazione, organizzato da Michel Aflāq, Salāh al-dīn Bitār, Jallāl al-Sayyid e Wāheb al-Ġānim. In realtà, già dal 1932 due professori siriani di ritorno dalla Francia, il cristiano M. Aflāq e il sunnita S. Bitār, cominciarono a manifestare le loro idee politiche e a diffonderle tra i loro allievi. Queste idee altro non erano che le future linee fondanti del partito: il nazionalismo arabo o panarabismo, fondato sulla scia della nahda, e il socialismo arabo di stampo nazionalista, ben diverso dai movimenti socialisti internazionalisti europei. Inoltre, se l’impronta del Ba‛th era – ed è – fortemente laica, è innegabile il forte legame esistente tra Islām e mondo arabo. Così, per arginare le critiche rivolte dai Fratelli musulmani, Aflāq affermò più volte che Islām e arabismo sono legati l’uno all’altro: l’Islām è una religione araba rivelata in arabo ed è una forte eredità per ogni arabo, anche non musulmano.

Nel 1953 il Ba‛th si fuse con il Partito socialista arabo (Psa) di ’Akram Hawrānī dando vita al partito arabo socialista della rinascita, sancendo l’alleanza tra i contadini rivoluzionari (Psa) e i rappresentanti della piccola borghesia urbana (classe amministrativa sorta durante il mandato francese). Durante il periodo della Repubblica Araba Unita (RAU) tra l’Egitto e la Siria, il partito siriano del Ba‛th, da sempre favorevole all’unione, dovette fare i conti con una crisi interna, i ba‛thisti filo-nāseriani si scontrarono con il gruppo socialista di Hawrānī. Da quel momento in poi si crearono all’interno del partito due schieramenti politici. Nel 1962, il colpo di stato separatista, che pose fine alla repubblica unita, fu fortemente condannato dai membri del partito, i quali affermarono che “qualunque fosse stata la gravità degli errori commessi dal regime della RAU, non giustificava la secessione” (M. Aflāq).

Stanchi dell’instabile e frammentaria situazione politica siriana, un gruppo di politici-militari decise di prendere le redini dello stato. La sera del 8 marzo (12 šawāl) 1963 Radio-Damasco annunciò la formazione di un Consiglio Nazionale del Comando della Rivoluzione (CNCR), questa data sancì il colpo di stato, poi ribattezzato ba‛thista. Il primo punto perseguito dal nuovo governo di Salāh Bitār fu l’allontanamento dei filo-nāseriani dall’esecutivo, decisione che creò tensioni tra il Ba‛th siriano e il governo egiziano di ‛Abd al-Nāsir portando, come sostiene qualcuno, alla rottura nelle relazioni estere tra i due stati. Parallelamente a queste polemiche, giochi di potere interni riuscirono a imporre l’autorità dell’Organizzazione Militare Ba‛thista (OMB) su quella del CNCR, artefici della manovra furono quattro militari appartenenti al Ba‛th: il maggiore Salāh Jadīd (Jdīd), il colonnello Muhammad ‛Umran, il capitano Hāfez al-’Asad e il ministro dell’Interno – vice primo ministro ’Amīn al-Hāfez. Il potere era nelle loro mani e la neonata Guardia Nazionale (GN) il braccio armato contro i nemici interni, i filo-nāseriani.

Con il passare del tempo, l’iniziale compattezza del gruppo di potere venne meno e nel settembre 1963, in occasione del Congresso Regionale siriano, si crearono due fazioni distinte all’interno del partito: la vecchia guardia del partito esprimeva una visione più “nazionale” delle teorie panarabe, mentre la nuova generazione di ba‛thisti – i “regionalisti” – si faceva promotrice di un ideale di panarabismo in cui la Siria avrebbe ricoperto il ruolo principale tra le altre regioni arabe. Il corpo degli ufficiali fu diviso in due campi rivali: i partigiani di ’Amīn al-Hāfez, presidente della Repubblica e Ufficiale in Capo delle forze armate, erano i sunniti e i sostenitori della “vecchia” tendenza del Ba‛th, i partigiani di Salāh, Jadīd erano i membri ‛alawiti, drusi e ismā‛īliti arruolati nell’esercito o membri dei vari comitati regionali. Tutte le opposizioni della società siriana si ritrovarono nel partito Ba‛th e connotarono un preciso periodo politico, lo scontro civili – militari e cittadini – rurali caratterizzò il periodo di ascesa politica del partito, mentre lo scontro unionisti – regionalisti e sunniti – “fātimidi” (‛alawiti, drusi, ismā‛īliti) connotò il secondo periodo, quello successivo al colpo di stato del marzo 1963.

La rivalità al-Hāfez – Jadīd sfociò nel colpo di stato del 23 febbraio 1966 e portò alla vittoria politica del Neo-Ba‛th con l’affermazione nei posti di potere dei membri minoritari eterodossi. La grande innovazione fu, quindi, l’instaurazione di un regime dominato dalla Direzione Regionale del Ba‛th, la separazione tra partito e potere cessò di esistere. Da quel momento, fu il Ba‛th, attraverso la Direzione Regionale, a nominare il capo di stato, il primo ministro e i membri del governo. Nonostante il vertice del potere fosse ancora nelle mani dei membri sunniti, molti furono i rappresentanti dei gruppi minoritari religiosi che entrarono nel nuovo governo. A poco a poco, all’interno della corrente neo-ba‛thista iniziarono a farsi strada gli ‛alawiti. Iniziarono così le prime “purghe” contro i nemici e gli oppositori delle altre due comunità eterodosse. Fu questa la terza fase della politica ba‛thista, l’opposizione tra gli ‛alawiti e il resto dei fātimidi – rappresentati dai drusi e dagli ismā‛īliti – e la parallela ascesa dei membri sunniti per volontà di Hāfez al-’Asad – neo eletto ministro della Difesa – con l’intento di attirare la popolazione cittadina dalla sua parte nel conflitto per il controllo del potere che lo vedeva impegnato contro il generale Salāh, Jadīd.

Le successive crisi all’interno del partito scaturirono da un meccanismo di eliminazione politica degli avversari, dichiarati o potenziali, attuato da Hāfez al-’Asad. Gli ufficiali della comunità ‛alawita, ad eccezione dei partigiani di Salāh Jadīd, uscirono vittoriosi da tutti i regolamenti di conti, dalle rivalità e dalle epurazioni che si succedettero in dieci anni di governo ba‛thista.

Il processo di epurazione delle minoranze religiose non ‛alawite all’interno delle forze politiche siriane si concluse il 16 novembre 1970 – con il “Movimento correttivo” (haraka al-tashīh) – data che segnò l’effettiva predominanza ‛alawita nell’esercito e nell’organizzazione del partito Ba‛th e la fine della tradizione di affidare la presidenza ad un sunnita: il generale ‛alawita Hāfez al-’Asad divenne il nuovo presidente.

Il relativo periodo di stabilità del regime siriano, dal novembre 1970, può essere attribuito alla mancanza di una minaccia interna essendo quella ‛alawita una fazione omogenea, detentrice del potere supremo e in grado di imporre la sua volontà sugli altri, anche attraverso una riorganizzazione della struttura interna del partito per mantenere il controllo su ogni ufficio e sezione.

Nonostante l’egemonia ‛alawita dello stato, il regime seppe guadagnarsi il consenso della popolazione anche attraverso una politica economica, da un lato, aperta alle esigenze liberiste di una piccola classe borghese prettamente urbana, dall’altro, vicina alle necessità della maggioranza della popolazione siriana costituita da agricoltori.

Dopo il passaggio di potere da Hāfez al figlio Bašār al-’Asad, la struttura del partito non ha subito importanti modifiche, continuando a mantenere una gestione fortemente centralizzata. Durante il nono congresso regionale del Ba‛th (giugno 2000), nonostante i lievi cambiamenti apportati con le nomine di membri alleati di Bašār, la posizione dei militari all’interno del partito è stata rafforzata, anche se, all’interno del governo, si è tentato di ridimensionare il numero di membri ba‛thisti a favore di altri partiti della coalizione o a indipendenti.

30/set/2009 8.31

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