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Unità d’assalto israeliane vengono respinte con colpi da fuoco e armi da taglio mentre abbordano la Marmara

2010-06-01
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Già ieri, nel pomeriggio, iniziava ad emergere la versione israeliana del massacro della Mavi Marmara.

Il titolo di Focus on Israel recitava:

Unità d’assalto israeliane vengono respinte con colpi da fuoco e armi da taglio mentre abbordano la Marmara, una delle sei navi componenti la Freedom Flotilla, per trasportarla insieme alle altre cinque imbarcazioni componenti la “flottiglia” nel porto di Ashdod: almeno 10 morti e numerosi feriti, tra cui anche soldati IDF

Mettiamo da parte la tragicomicità del titolo e passiamo ai contenuti del pezzo.

In esordio viene presentato questo video:

Il testo fa:

Ufficiale israeliano alla radio: “Mavi Marmara, vi state avvicinando a un’area di ostilità che è sotto blocco navale. L’area di Gaza, la regione costiera e il porto di Gaza sono chiusi a tutto il traffico marittimo. Il governo israeliano è favorevole alla consegna di forniture umanitarie alla popolazione civile nella striscia di Gaza e vi invita a entrare nel porto di Ashdod. La consegna delle forniture umanitarie, in conformità con i regolamenti dell’autorità, avrà luogo attraverso i valichi ufficiali via terra, e sotto la vostra osservazione; dopo di che, potrete tornare ai vostri porti d’imbarco a bordo delle imbarcazioni con cui siete arrivati”.
Risposta dalla nave: “Negativo, negativo. La nostra destinazione è Gaza”.

Per Focus on Israel ci sarebbero dei feriti da arma da fuoco fra le fila dell’esercito israeliano.

Riportando le fonti dell’esercito la dinamica dello scontro sarebbe stata questa:

«Durante l’intercettazione i dimostranti a bordo hanno attaccato il personale navale dell’Idf con armi da fuoco e armi leggere, incluso coltelli e bastoni. Inoltre una delle armi usate era stata strappata a un soldato dell’Idf. I dimostranti avevano chiaramente preparato le proprie armi in anticipo per questo specifico scopo. Come risultato di questa attività violenta e pericolosa per la vita le forze navali hanno usato strumenti antisommossa, incluso armi da fuoco».

Il Ministero degli esteri israeliano ha fatto sapere di aver trovato armi da fuoco sulla nave:

“Era come un linciaggio pianificato – ha detto uno dei soldati – Questi erano tutto meno che attivisti pacifisti”.

Il pezzo finisce così:

Le Forze di Difesa israeliane affermano comunque che le navi saranno comunque scortate nel porto di Ashdod dove, nonostante le violenze, il carico di aiuti, dopo la dovuta ispezione, verrà trasferito alla striscia di Gaza via terra, attraverso i valichi di frontiera usati normalmente ogni giorno per far arrivare nel territorio controllato da Hamas tonnellate di beni necessari.

Nei giorni scorsi gli attivisti della flottiglia avevano ripetutamente annunciato che non avrebbero opposto nessuna resistenza all’eventuale intervento delle Forze di Difesa israeliane.

Più avanti nella giornata circolano diversi video dell’attacco, fra i quali questo:

Nel materiale “informativo” messo in circolo dalla propaganda israeliana c’è anche un video della “famigerata” MEMRI (qui), intitolato:  “Al-Jazeera TV Report from “Freedom Flotilla” Before Its Departure for Gaza: Activists on Board Chant Intifada Songs and Praise Martyrdom”.

Nel video non c’è nessuno che “invoca il martirio”, bensì c’è una donna che afferma che la spedizione ha l’obiettivo di:

  1. recare una testimonianza (nel senso politico del termine);
  2. arrivare davvero a Gaza

“Shahada”, la parola usata dalla donna per dire “testimonianza”, non significa “martirio”.

“Martirio” si dice “istishhad”. Le due parole hanno la stessa radice – è vero – la shahada è anche la “dichiarazione di fede” – è vero – ma quella donna non sta affatto invocando il martirio, sta dicendo un’altra cosa (vedi una breve scheda sul martirio qui).

Il fatto è, però, che se anche tutto questo monte-informazioni fosse vero – il ché è tutto da dimostrare – la domanda che sorgerebbe spontanea sarebbe lo stesso: e ciò giustifica in qualche modo ciò che Israele ha fatto?

La risposta sarebbe: no, ovviamente no.

Perché, come scrivevo ieri, l’asimmetria fra pericolo corso e intensità della risposta ad esso è così sproporzionata che nulla di ciò che è successo è giustificabile.

A meno ché non ignorassimo che gli israeliani:

  1. hanno assaltato una nave con a bordo persone autodichiarantesi “pacifiste”
  2. hanno assaltato una nave in acque internazionali
  3. hanno assaltato una nave usando forze speciali dell’esercito
  4. hanno ammazzato persone in un numero che varia dalle 9 alle 19
  5. hanno portato tutti quanti nel porto di Ashhod in stato di detenzione
  6. hanno chiuso le porte a tutti i giornalisti fino a data da destinare

Come possiamo, in tutta sincerità, pensare che ciò che esce dai bollettini militari e dalle agenzie governative israeliane abbia un qualche barlume di verità?

Perché dovremmo?

In base a quale fede?

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27 Responses to Unità d’assalto israeliane vengono respinte con colpi da fuoco e armi da taglio mentre abbordano la Marmara

  1. ilcomizietto on 2010-06-01 at 08:20

    Il link a questo articolo mi sta facendo impazzire! L’apostrofo nell’url è stato dichiarato “perversione” in tutti i manuali informatici. :-)

  2. ilcomizietto on 2010-06-01 at 08:22

    upf! Ce l’ho fatta!

  3. Lorenzo Declich on 2010-06-01 at 08:49

    Scusami, non avevo riflettuto abbastanza sulle perversioni da url :-)))
    Ne terrò conto in futuro ;)

  4. […] il link, enough is enough). Per leggere qualcosa di sensato, invece, rimando alle rassegne di 30secondi e Mazzetta, quest’ultimo piacevolmente scovato tra i commenti su […]

  5. Melone on 2010-06-01 at 11:22

    Impeccabile come sempre. Tra le tante oscenità ti segnalo anche questa:
    http://idfspokesperson.com/2010/05/31/pictures-of-weapons-found-on-the-mavi-marmara-flotilla-ship-31-may-2010/

    Tramite un commentatore su FCosta (ottima performance). Stupendo vedere come tra “le armi” ci sia anche una Kefiah, usata molto probabilmente per un tentativo di strangolamento. E poi brugole, martelli, chiavi inglesi. Stupendo … Genova docet

    • Lorenzo Declich on 2010-06-01 at 11:29

      … e la cosa più incredibile è che con tutte quelle armi da professionisti i terroristi di hamas siano solo riusciti a farsi ammazzare dalle truppe speciali di Israele che, com’è noto, combattono con cerbottane e guantoni da boxe …

      :-(

  6. primo capo on 2010-06-01 at 12:00

    mmmhhh… cioè, assalire dei soldati armati con coltelli e bastoni è un atto di pace e razionale…
    a quanto pare dai video, i soldati, prima si sono lasciati menare e poi hanno perso la pazienza…
    insomma, sembra di capire che se a te uno ti mena per strada tu li dai ragione…

    • Lorenzo Declich on 2010-06-01 at 12:24

      Non lo ammazzo di certo solo per il fatto di essere armato fino ai denti. Se poi “per strada” significa “calarsi da un elicottero da guerra su una nave in quanto unità speciale dell’esercito che agisce in acque internazionali” tantomeno.

  7. minos on 2010-06-01 at 21:36

    Ma qualcuno ha capito qual’è lo scopo?
    Da quello che ho capito leggiucchiando in giro, non è la prima volta che la ‘Freedom flotilla’ va a incasinarsi da quelle parti. Perchè a questo giro è scoppiata la battaglia e le altre volte no?
    E’ stato un errore umano nel corso degli eventi (soldati stanchi, pacifisti incazzosi…) , o si è lasciato che si scatenasse il disastro (l’intelligence ha ‘dimenticato’ di comunicare all’esercito di andarci piano perchè i civili fanno cazzate quando si spaventano)?

  8. Giacomo Longhi on 2010-06-01 at 23:32

    E sulla scia della propaganda ho letto su Repubblica il puntuale articolo di David Grossman:

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/06/01/news/grossman_blitz_gaza-4482527/index.html?ref=search

    Cosa vuol dire: “una piccola organizzazione turca, dall’ideologia fanatica e religiosa, ostile a Israele, ha arruolato alcune centinaia di pacifisti ed è riuscita a fare cadere lo Stato ebraico in una trappola”
    oppure
    “È chiaro che queste mie parole non esprimono assolutamente consenso alle motivazioni, nascoste o evidenti – e talvolta malvagie – di alcuni dei partecipanti al convoglio diretto a Gaza. Non tutti sono pacifisti animati da intenzioni umanitarie e le dichiarazioni di alcuni di loro riguardanti la distruzione dello stato di Israele sono infami.”

    ?

    Il seguito dell’articolo mi è parso condivisibile, ma queste affermazioni mi hanno scosso.
    Di contro, non serve a dirlo, nessun articolo di un giornalista, uno scrittore palestinese. Cosa vuol dire? Solo gli autori di best seller israeliani hanno il dono dell’imparzialità? Questo articolo si può dire imparziale? Mi chiedo se anche questa non sia una forma di propaganda.

    • Lorenzo Declich on 2010-06-02 at 07:42

      Nel caso di Grossman penso che sia un tentativo (vano) di assolvere, giustificare in parte i responsabili dell’operato. Il non volersi dire che il comportamento di Israele è censurabile integralmente.

      Fra le decine di presentazioni propagandistiche ho letto anche di uno studio danese che proverebbe i legami della ong turca con al-qaeda (lo leggerò, ma per ora non l’ho fatto).

      Il fatto che tutto ciò avvenga dopo l’evento è già in sé eloquente. Ad esempio nell’articolo segnalato nel post precedente a questo c’erano diverse invettive ma non le accuse circostanziate di oggi. Anche un Grossman partecipa a questo gioco.

      Il fatto è che non sanno proprio come metterla giù, come incartarla.

      L’altra direttrice tesa a divergere l’attenzione sui contorni agghiaccianti della vicenda punta verso gli “errori” compiuti dai militari.

      Che sì, ci saranno pure stati, ma non è questo il punto.

      Noi ancora oggi non sappiamo bene quante persone siano morte, la dinamica delle uccisioni, l’identità di quelle persone. Questo non è “relativo”.

  9. […] Gaza: questa la trascrizione offerta sul sito). Nella parte finale del suo intervento, chiarisce Tutto in 30 Secondi (blog sul mondo islamico contemporaneo) che: Nel video non c’è nessuno che invoca il martirio, […]

  10. darmius on 2010-06-02 at 10:06

    Non mi aspetto che un Grossmann sia imparziale, come non mi aspetto che lo sia una qualsiasi voce palestinese.
    Secondo me nelle varie polemiche e robe che ho letto e sentito dire, si è sottovalutata la questione che Ghaza è sotto embargo unilaterale da parte di Israele, e, dato che attualmente è governata da Hamas, nemmeno gli altri arabi (palestinesi e egiziani) hanno grosso interesse a forzare questo embargo. Invece la missione della Freedom Flotilla era proprio quella di violare e infrangere l’embargo. Farsi rimorchiare in un porto israeliano per lasciare a loro la selezione e la distribuzione delle merci non avrebbe raggiunto lo scopo.
    Ora la differenza fra questo embargo e gli altri imposti internazionalmente su altri paesi è rilevante: porre un embargo, per dire, all’Iraq o all’Iran o a qualsiasi altro paese che ha migliaia di incontrollabili km di confine con altri paesi è di scarsissima efficacia. Mentre l’embargo a un’area di pochi km quadrati che ha un solo confine, anzi un solo valico con un paese che non sia Isarele, è efficacissimo, ferreo. E questo nononstante i tunnel.
    D

  11. darmius on 2010-06-02 at 10:14

    Un’ultima cosa sul concetto di democrazia in Medio Oriente e in Occidente.
    Molti da queste parti vanno sostenendo (a volte implicitamente) che le elezioni sono il fulcro della democrazia, e che un governo (o un parlamento) “eletto dal popolo” è legittimato a fare più o meno quel che gli pare.
    Così non si rendono conto che stanno legittimando la posizione di Hamas che invece vorrebbero osteggiare, dato il Movimento di Resistenza Islamico ha effettivamente vinto le elezioni democratiche (una rarità questa fra i paesi arabi) nei Territori Palestinesi…
    D

  12. Giacomo Longhi on 2010-06-02 at 12:28

    Certo che non possiamo aspettarci imparzialità da entrambe le parti, ma la cosa sconcia, secondo me, è come propongono i giornali le opinioni degli intellettuali israeliani, infiocchettandole di un’aura super partes, del tutto fasulla. Ogni volta che succede qualcosa l’articolo di Grossman, piuttosto che Yehoshua et similia, su un buon quotidiano nazionale, è un appuntamento fisso per l’opinione pubblica.
    Ricordo il disgusto crescente quando ho letto il gennaio scorso un’intervista a Yehoshua su Gaza, certe opinioni non possono essere presentate come frutto di menti illuminate! Il titolo esordiva: “Non avevamo scelta”…
    Se si vogliono pubblicare le opinioni interne al conflitto, le si pubblichino tutte, ma questo gioco del far finta che solo Israele abbia le sue teste illuminate, illuminatrici di coscienze, è un ulteriore stratagemma squallido e striciante.

    Ecco il link dell’articolo di Yehoshua: http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/medio-oriente-45/intervista-yehoshua/intervista-yehoshua.html?ref=search

    • Lorenzo Declich on 2010-06-02 at 13:11

      Cito, giusto per condividere il disgusto:

      “Oggi come durante la guerra del 2006 in Libano non c’è una distinzione facile fra civili e combattenti. I missili sono nascosti nelle case dei civili”.

      Vorrei tanto sapere cosa dice Yehoshua su rapporto Goldstone…

      Però da una parte ci sono 400 vittime e dall’altra quattro.
      “Io so che le sofferenze della gente di Gaza sono maggiori di quelle che stanno vivendo oggi gli israeliani del sud. Ma non possiamo fare il paragone solo in questi termini. Non è il forte esercito di Israele contro le primitive armi di Hamas. Hamas è pronta a far soffrire la sua gente molto più di quanto Israele sia pronto a far soffrire i suoi cittadini.

      E cosa dice ora Yehoshua?

      Questi intellettuali vivono in perenne dissonanza cognitiva, sono distonici rispetto al mondo.

      Per un giornale come Repubblica “affidarsi” a loro è il mondo migliore per scaricarsi la responsabilità di dire qualcosa davvero.

  13. Giacomo Longhi on 2010-06-02 at 13:08

    Il gennaio scorso… intendevo il gennaio dell’anno scorso. Pardon.

  14. letturearabe on 2010-06-02 at 15:19

    provate a vedere un po’ questo:

  15. Stefano on 2010-06-03 at 01:50

    Sentivo oggi alla radio pubblica (ricordo che io sono in USA) un analista azzardare l’ipotesi che il commando israeliano fosse troppo ridotto e poco addestrato, il che porta a far cazzate (perché tale è ritenuta anche qui)

    • Lorenzo Declich on 2010-06-03 at 06:09

      Sulla dinamica dell’assalto c’è quest’analisi di warblog.

      I punti presi in considerazione sono i seguenti:

      Timing
      Minaccia
      Azione
      Armamento
      Media War

      Per l’autore l’attacco è stato un vero e proprio fiasco.

      • darmius on 2010-06-03 at 10:10

        l’analisi mi sembra impeccabile, tranne che su un punto: non è stato un totale fallimento, per lo meno sul piano militare. Infatti, nonstante i difetti e l’impreparazione, l’esercito è riuscito comunque a dirottare le navi con perdite minime. Il fallimento è invece dal punto di vista politico e comunicativo.
        D

      • Stefano on 2010-06-04 at 01:11

        Esattamente il punto che faceva il commentatore radiofonico. Con in più un’analisi delle conseguenze politiche interne (era un inviato che parlava da Israele): una parte dell’opinione pubblica si sta chiedendo perché il commando non avesse le risorse necessarie alla missione e chi deve pagare per aver gestito le cose così male. In effetti, da qualunque lato uno la veda (atto barbarico contro pacifisti innocui/maldestro abbocco a una provocazione di facinorosi), la leadership israeliana ci fa una figura barbina.

  16. […] termini generali valgono, insomma, le osservazioni fatte qui e qui, e […]

  17. […] suicida. Il ché non sposta di un millimetro le considerazioni fatte nei post precedenti (qui e qui). Taggato con:kamikaze, la repubblica, martiri, mavi marmara, shahid, shiiti, sunniti […]

  18. […] il link, enough is enough). Per leggere qualcosa di sensato, invece, rimando alle rassegne di 30secondi e Mazzetta, quest’ultimo piacevolmente scovato tra i commenti su ilpost.it. About these ads […]

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