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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Al-Jazeera, Waddah Khanfar e i gattopardi del Qatar

2011-09-21
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Waddah Khanfar non si dimette a causa delle ripetute bufale apparse su al-Jazeera in questi mesi: con il network era impegnato nella propaganda di guerra in Libia (leggi Valerio qui e qui) e nessuno, nelle stanze del potere jazeeriota, aveva fatto un fiato (e la stessa cosa succede con la Siria).

La notizia è che un cable di Wikileaks ci informa del fatto che al-Jazeera ha sempre avuto strette relazioni con il governo americano nel senso che quest’ultimo ha sempre avanzato le proprie rimostranze nei casi in cui credeva opportuno.

Wadda si dimette e si difende con una lunga lettera.

Qui FP fa un’analisi della vicenda e qui c’è il cable.

L’analisi ricorda che al-Jazeera, come avevo scritto qui riguardo a questo cable, fa gli interessi del Qatar.

I cable di al-Jazeera, nell’analisi di FB, ci raccontano che il network in questi anni si è impegnato in un salto di qualità, e questo è sotto gli occhi di tutti.

Le “pressioni” americane sono a dir poco “normali”, trattasi soprattutto di “rimostranze” per la presentazione di contenuti “infiammanti”: vediamo cosa ne pensa l’interessato.

Qui c’è la lettera di dimissioni di Wadda, corredata da un commentario finale destinato a tutti i dipendenti del network.

Il commentario è la cosa più interessante. Leggiamo:

The all issue about Wikileaks and its cables is what in Italian we refer to as “il segreto di Pulcinella”, a secret that everybody knows although pretending not to know.

E troviamo conferma di quanto vado dicendo da tempo:

Al Jazeera would never have accomplished its mission were it not for the support and commitment by the State of Qatar. Its people and leadership have not only provided financial backing but have endured great international pressure to ensure the independence and integrity of our newsroom and staff.

Oltre alla grande operazione di costruire un network in base a standard qualitativi forti, c’è infatti una seconda verità, ed è il legame di al-Jazeera col paese che l’ospita, il Qatar.

Un paese non esattamente democratico, ne converrete, che “resiste a pressioni per assicurare l’indipendenza” dei suoi dipendenti.

Qui citavo una proposta di legge per silenziare le notizie di al-Jazeera se avessero parlato male degli “amici” del Qatar fra cui, come ho scritto qui, c’è di nuovo l’Arabia Saudita.

Quello che penso riguardo a questa vicenda è che il processo di portare al-Jazeera ad essere un vero network televisivo mondiale si è concluso e che adesso i veri padroni del network vogliono qualcosa di più.

Il nuovo direttore di al-Jazeera, pare, sarà un membro della famiglia reale, Sheikh Ahmed bin Jassim bin al-Thani.

Lo stesso Wadda ci dice che probabilmente il personaggio terrà la TV per un periodo breve: il tempo necessario per trovare un rimpiazzo.

Vedremo: io invito gli amanti di al-Jazeera a riflettere.

Vi abbandono con una riflessione del caro vecchio “patriarca della sinistra“, cioè a dire As’ad Abu Khalil aka Angry Arab:

The director-general of Aljazeera, Waddah Khanfar, has resigned.  He has shaped the direction of the network since 2003 although I know for a fact that the Emir of Qatar has a hands-on role in directing the network.  As for the resignation: it came only days after Al-Akhbar in Lebanon (and other newspapers and news sites in the region) published translations of Wikileaks in which Khanfar was admitting to US officials that he was toning down criticisms of US in Aljazeera media outlets.  I don’t predict a shift in the network’s coverage.  I met Khanfar only once a year ago: he is very smart and dynamic but is associated with the Islamists trend and is accused (especially by female anchors) of bringing in very conservative influences and officials.  (fonte)

Sì, Wadda figura anche nella lista dei 500 musulmani più influenti al mondo, ma forse c’è bisogno di qualcosa di più incisivo, di più convincente per imporre definitivamente l’islamercato là dove prima c’erano i dittatori.

“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi. Mi sono spiegato?” (fonte)

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