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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Elezioni algerine

2012-05-10
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Oggi ci sono le elezioni legislative in Algeria, cerchiamo di fare il punto.

Ieri il presidente Abdelaziz Bouteflika ha chiesto agli algerini di votare e ha aggiunto che la sua generazione è ormai al capolinea.

L’affermazione suona ironica, se non beffarda: Bouteflika ha 75 anni e, come ricorda K. Selim su “Le Quotidien d’Oran”: “era già ministro quando Charles de Gaulle era al potere”. Si appresta: “ad assumere, essendo capo di stato dal 1999, ad assumere il suo terzo mandato” (fonte). Di fatto la generazione di Bouteflika e quella successiva non hanno mai avuto accesso all'”età della politica“.

La politica è stata un dominio riservato al “potere”, questa generazione è stata limitata alla “gestione” o, per dire le cose con crudezza, a “servire” sotto la tutela sospettosa e spesso incoerente del potere. Che una buona parte di questa generazione ben formata si sia autoesiliata negli anni ’90 è in relazione con questo confinamento al di fuori del dominio della politica e della decisione.

Il tema generazionale, tirato fuori dal cappello da Bouteflika, contiene dunque un’ambiguità: chi sono “i giovani” che sostituiranno “i vecchi”? Non saranno, forse, gli eredi designati del sistema chiuso ed esclusivo costruito durante i 50 anni di indipendenza? I “cloni” giovani di Bouteflika stesso?

L’età è un fattore che bisogna tenere in conto quando si ragiona sulla capacità di governare, ma “i giovani” non sono necessariamente i più avanzati e i più tesi verso il futuro. E’ per questo che l’approccio generazionale può falsare le cose: occulta la reltà del sistema esistente.

Bouteflika annuncia la fine di se stesso e della sua generazione, ma non annuncia la fine di un sistema di governo, di un tipo di rapporto fra Stato e popolazione, la cui obsolescenza è patente almeno fin dal 1988. Ora, l’addio di una generazione che, fisicamente, ha raggiunto il suo limite, non significa la fine di un sistema che, e questa non è un’opinone, è morto.

Ecco che emerge il senso della chiamata alle urne di Bouteflika:

I governanti provano oggi immense difficoltà a interessare gli algerini alle tornate elettorali. La spiegazione si trova nel differenziale fra aspirazioni degli algerini a una cittadinanza normale e a un sistema di governo fondato sulla tutela di chi non ha neanche più dalla sua parte l’argomento dell’efficacia … La tutela di chi non ha ancora decretato la sua fine, che avrebbe dovuto essersi verificata già due decenni fa … di chi ha deciso che doveva continuare ad imporre vecchi schemi di governo a un popolo di giovani”.

Lo scrutinio avviene col sistema proporzionale.

48.546 uffici elettorali aperi dalle 8 alle 19.

I risultati sono attesi per venerdì ma i dati sulla partecipazione si avranno già stasera.

24.916 candidati, 7.700 donne

44 partiti, di cui sette “islamisti”.

21 nuove formazioni, 462 seggi.

Il parlamento uscende conta 389 deputati, di cui 59 “islamisti”.

L’opposizione “di piazza” e i sindacati autonomi (cioè, complessivamente, l’opposizione “sociale”) denunciano la farsa elettorale: secondo loro queste elezioni permetteranno al potere di rinforzarsi.

Alle ultime elezioni, nel 2007, l’astensione è stata del 64%.

Viste le denuncia di frode Bouteflika ha convocato 500 osservatori stranieri (Unione Europea, Organizzazione della conferenza Islamica, Lega Araba, Unione Africana, ONU e alcune ONG americane).

Gli islamisti si dicono sicuri di vincere così come il Fronte di Liberazione Nazionale, cioè il partito che è al potere dal 1962 (dal 1989 in un sistema multipartitico assai “condizionato”).

Il Rassemblement national démocratique (RND) del premier uscente vuole “preservare la stabilità dell’Algeria” e il più vecchio partito d’opposizione, Front des Forces Socialistes (FFS), torna nel gioco elettorale dopo 10 anni di boicottaggio.

Il suo vecchio rivale, Rassemblement pour la Culture et la Démocratie (RCD) boicotta invece il voto.

Vedremo come andrà a finire.

(fonte per i dati)

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