I musulmani di Livorno

Caratteri generali: La comunità [musulmana, n.d.r.] non ebbe mai una identità precisa poiché raccolse persone di varia nazionalità e culto provenienti dalle terre del Levante con le quali il Granduca Ferdinando aveva stretto forti legami commerciali. Il primo nucleo di musulmani a Livorno era costituito da mercanti di ogni genere mentre la parte più consistente era composta da schiavi mori e turchi catturati dalle galere dell’Ordine di S. Stefano.

Insediamento nella città: per ospitare le ciurme di prigionieri il Granduca decretò la costruzione di un grande edificio, il Bagno degli Schiavi, nella zona di via S. Giovanni, dove i prigionieri turchi erano relegati, benché godessero di una certa libertà che si concretizzava nella facoltà di circolare liberamente nella città e nell’aprire botteghe e negozi. Questi infatti erano dediti al commercio al minuto dei panni, scarpe, ferramenta oppure ad altri mestieri come il barbiere, il facchino e il calzolaio. Oltre alla presenza musulmana all’interno del Bagno ne esisteva una seconda fuori, costituita principalmente da mercanti e commercianti. Questo nucleo si era stanziato nel quartiere degli ebrei che affittavano le proprie case ai mercanti turchi, dimostrando ampia tolleraza e pacifica convivenza, facilitata anche dall’uso dell’arabo utilizzato come lingua ufficiale dagli ebrei dell’Africa settentrionale. Nel corso del Settecento i rapporti tra il Granducato di Toscana e l’Impero ottomano furono molto intensi considerando le numerose visite effettuate dal Bey di Tunisi e dagli ambasciatori di Tripoli e di Algeri nella nostra città. I turchi furono molto partecipi della vita cittadina ed in particolare aderirono ai festeggiamenti legati alla traslazione della immagine della Madonna di Montenero in virtù del loro culto verso Maria madre di Gesù Profeta. Nel 1742 un bando granducale autorizzò l’apertura delle botteghe ebraiche e musulmane anche durante le festività cristiane e, nell’almanacco annuale di Livorno, viene riportato con precisione il calendario turco con le principali feste. Anche dopo l’abolizione del porto franco la colonia turca si mantenne inumerosa a Livorno per scomparire lentamente nel primo Novecento. Segni sul territorio: nell’ambito della comunità musulmana i turchi ebbero un proprio Cimitero, demolito nel 1872, ubicato nella zona dell’attuale Piazza Mazzini che fu ingrandito nel 1846 e circondato da mura merlate tinte di rosso a spese del Bey di Algeri. L’unico segno rimasto a testimonianza della presenza di questa colonia si conserva nel monumento dedicato al Granduca Ferdinando I ma comunemente noto come i Quattro Mori. Le quattro statue bronzee di Pietro Tacca, oltre a simboleggiare la vittoria sulla pirateria, rappresentano i quattro ceppi etnici di cui erano normalmente costituiti gli equipaggi pirati, provenienti, secondo quanto mostrano i tratti somatici, dall’Africa, dall’Algeria, dall’Arabia e dalla Turchia.

Da “La città possibile I segni delle comunità straniere a Livorno”, a cura di Itinera progetti e ricerche (fonte)

Alcuni emozionanti divagazioni.

Il Bagno dei forzati (o degli Schiavi) ospitò anche la Tipografia Coltellini, dove vennero stampate la prima edizione del Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria (nel 1764, in forma anonima) e, nel 1770, la terza edizione dell’Encyclopédie ou Dictionnaire raisonnè des Sciences, des Arts et des Métiers di Diderot e D’Alembert (@Fal: !!!!).

L’opera di Beccaria è stata recentemente edita in arabo. Io e Darm (che l’ha ricevuta in 3 copie) l’abbiamo inserita a suo tempo nei libri in arabo che abbiamo acquistato per la Casa circondariale di Pesaro, nell’ambito di un progetto dell’Osservatorio Permanente sulle Carceri di Ancora.

Per chi non lo sapesse, o l’avesse dimenticato, Livorno è la Città dei Quattro Mori.

Eccone 2:

Qualcosa del Campaccio (cimitero) turco dei Mulinacci è rimasto.

C’è un “Quadrato dei turchi” presso il cimitero Cigna:

Tomba proveniente dal cimitero turco dei "Mulinacci", seconda meta’ del XIX secolo

Riporto un pezzo della Costituzione Livornina di Ferdinando I De’ Medici prendendo spunto da quanto citato da Claudio nei commenti al post di Hurriya sulle moschee livornesi:

a tutti Voi Mercanti di qualsivoglia Nazione, Levantini, Polnentini, Spagnuoli, Portughesi, Grechi, Tedeschi, Italiani, Ebrei, Turchi, Mori, Armeni, Persiani, dicendo ad ognuno di essi salute… per il suo desiderio di accrescere l’animo a forestieri di venire a frequentare lor traffichi, merchantie nella sua diletta Città di Pisa e Porto e scalo di Livorno con habitarvi, sperandone habbia a resultare utile a tutta Italia, nostri sudditi e massime a poveri.

Caro Ferdy, mala tempora currunt.