Zbigniew Brzezinski vintage & friends

Dovremmo essere più o meno nel 1979.

Zbigniew Brzezinski, l’allora Consigliere per la sicurezza nazionale di Jimmy carter, arriva nell’Afghanistan invaso dalle truppe sovietiche.

Meglio: sulla frontiera fra Afghanistan e Pakistan.

E dice questa cosa a un gruppo di sparuti wannabe mujahidin:

“Conosciamo la vostra profonda fede in Dio e siamo sicuri che vincerete questa battaglia. Quella terra laggiù è vostra, ritornerete lì un giorno, perché la vostra lotta prevarrà, e voi riavrete le vostre case e le vostre moschee. Perché la vostra causa è giusta, e Dio è dalla vostra parte!

All’indomani dell’attentato contro i vertici del regime siriano, lo scorso 18 luglio, Keith Urbahnm Capo dello staff dell’ex Ministro degli esteri repubblicano Donald Rumsfeld scriveva il seguente tweet:

“for once we should call a suicide bomber – the one that took out a major fraction of Assad’s cabinet – a martyr.”

“per una volta possiamo definire un attentatore suicida – colui che ha fatto fuori una parte del gabinetto di Asad – un martire”

Come dice Paolo [che ringrazio], Urbahm: “è quello che ha leakkato la news di Bin Laden morto“.

Non è uno sprovveduto, insomma.

E, sebbene l’attacco suicida sia tutto ancora da confermare, la sua dichiarazione è illuminante.

Gli americani, molti di essi, non hanno grandi pregiudizi su guerre sante, divinità vendicatrici e altre delizie del genere.

L’importante è che siano fatte in nome di interessi conformi, o “temporaneamente coincidenti”.

Per riprendere uno spezzone di Clinton dello scorso marzo:

 

Traduzione [grazie sempre a Paolo, neretti miei]:

“abbiamo una storia di fare dentro e fuori dal Pakistan. La gente che combattiamo oggi l’abbiamo finanziata 20 anni fa. L’abbiamo fatto perché eravamo impelagati nella lotta con l’URSS. Hanno invaso l’Afghanistan e non volevamo che riuscissero a controllare l’Asia centrale e ci siamo messi al lavoro. Reagan in collaborazione con il congresso, guidato dai democratici, ha detto: “Sai cosa? Una buona idea. Lavoriamo con ISI [servizio segreto pakistano, n.d.r.] ed esercito pakistano … grande! Portiamo pure qualcun altro dall’Arabia Saudita e altre parti, importando l’Islam di tipo wahhabita per battere l’URSS. Indovinate: l’URSS si è ritirata, hanno perso miliardi di dollari e alla fine l’URSS è collassata. Quindi c’è un valido argomento che dice: “non era poi un cattivo investimento, ma attenzione perché quello che abbiamo seminato raccoglieremo”. Così abbiamo lasciato il Pakistan e abbiamo detto: “Ci pensi tu agli stingers che abbiamo lasciato nel tuo paese [qui Clinton si riferisce ai missili stringers forniti ai mujahidin, n.d.r.], ci pensi tu alle mine sul confine e, ad ogni modo, non vogliamo avere niente a che fare con te e ti sanzioniamo pure. ” Così abbiamo smesso di trattare con esercito e ISI e adesso stiamo recuperando un sacco di tempo perso.

Per concludere. Come scrivevo lo scorso settembre:

escludendo “l’incidente Osama bin Laden” (che pure all’inizio lavorava con pakistani e americani), e tutto ciò che ne consegue (11 settembre, guerre in Afghanistan e in Iraq), le organizzazioni armate jihadiste hanno sempre avuto rapporti con diversi servizi segreti, fondati su coincidenti obiettivi strategici.

Aggiornando la cronologia di questi rapporti: 1950-2001, 2011- (leggi qui).

Il problema degli americani è, principalmente, che il loro pragmatismo non supera l’orizzonte del contesto in cui viene esercitato, sia dal punto di vista temporale che dal punto di vista geografico.

Gli americani non si curano delle conseguenze dei loro atti e poi passano decenni a “recuperare” pezzi di cristalli rotti in giro per il mondo.

Ritorna in auge questo libro: “Cia e Jihad, 1950-2002”. Leggetelo.

Si badi bene, però, che queste “relazioni pericolose”, che siano di scontro o di tacito assenso, accomunano tutte le amministrazioni americane.

Il centro del discorso non è l’una o l’altra amministrazione, bensì il “pragmatismo americano” nei confronti di jihadisti e qaidisti.

Per dirne una: Bush, inventandosi Guantanamo e altri ameni luoghi di villeggiatura simili, ha letteralmente fabbricato la nuova generazione di qaidisti.

Chi si scaglia oggi contro Obama lo fa solo per inscenare un gioco delle parti.