11 settembre 2012: l’islam attacca l’america

Un po’ di sociologia del giornalismo italiano.

Repubblica titola: “Libia, folla inferocita per film blasfemo attaccato consolato Usa: una vittima”

La folla inferocita diventa una “folla imbufalita” al primo paragrafo.

Mette a ferro e fuoco il consolato.

Nell’articolo si racconta anche che una protesta contro questo film è avvenuta anche al Cairo.

L’articolo chiude citando “il precedente danese”.

Nel 2005 scoppiarono durissime rivolte in tutto il mondo arabo quando un quotidiano danese decise di pubblicare 12 vignette satiriche con Maometto come protagonista.

Qui il redattore agglutina il mondo arabo al mondo islamico che, ricordiamolo, è demograficamente 5 volte e mezzo il mondo arabo (nel quale vi sono anche molti cristiani).

Nei “precedenti” il redattore non inserisce il recente attacco dinamitardo a quel consolato, perpetrato probabilmente da “nuovi qaidisti”.

Il Fatto Quotidiano ci dà questa informazione, all’interno di un pezzo equilibrato:

Chi protestava manifestava contro lo stesso film ritenuto offensivo da migliaia di egiziani, in maggioranza salafiti, scesi in piazza martedì (nel giorno dell’anniversario degli attacchi dell’11 settembre agli Usa), davanti all’ambasciata al Cairo. I manifestanti hanno rimosso la bandiera americana per sostituirla con un’insegna islamica. La pellicola sarebbe stata prodotta da alcuni copti cristiani residenti negli Stati Uniti. Secondo il Wall Street Journal, il film intitolato “L’Innocenza dei Musulmani” è stato realizzato da un statunitense-israeliano, Sam Bacile, promotore immobiliare 54enne. Dopo le manifestazioni al Cairo, l’uomo ha dichiarato al quotidiano americano: “L’Islam è un cancro”.

Stesso equilibrio lo ritroviamo su Avvenire e Sole24ore.

Secondo Rainews24 l’autore di questo film, un promotore immobiliare israeliano-americano,  sarebbe ora nascosto in un luogo segreto.

Sempre secondo Rainews24:

Il film è stato doppiato in arabo da qualcuno che Bacile non conosce, ma il regista parla abbastanza l’arabo per poter dire che la trascrizione è accurata; ed è stato realizzato in tre mesi nell’estate del 2011, con 59 attori e 45 persone dietro la telecamera.

Per Giornalettismo “l’islam”, che tutti sappiamo essere una persona o comunque un’entità unica senziente capace di sentimenti, “si offende”.

E per questo “i militanti uccidono un diplomatico USA”.

Il film, ci dice Giornalettismo, è in realtà un cortometraggio:

metà ambientato nel presente, metà parodia dei tempi antichi, che arriva dagli Stati Uniti d’America e che lamenta le discriminazioni degli islamici a danno dei cristiani copti, per poi diventare cartoon satirico sulla vita di Maometto.

Non è chiaro se “gli islamici” siano “i musulmani”.

I due termini non sono sinonimi, e sul primo ci sarebbe molto da discutere.

Il video, eccolo qua sotto, non sembra portare con sé il Sacro Fuoco dell’arte, ma ovviamente non è questo il problema.

Per il Secolo XIX i “3mila manifestanti salafiti” di Bengasi giustificano un titolo che evoca un ‘”islam in rivolta”.

Ricordiamo  ai redattori del Secolo XIX che 3mila (salafiti di Bengasi) diviso 1,6 miliardi (di musulmani nel mondo) fa 0,000001875.

Lo 0,000001875% dei musulmani sono “l’islam in rivolta”?

E tutti gli altri, cioè il 99,999998125%?

Va be’, c’è di mezzo l’11 settembre, ma insomma state buoni, su.

A “notare” la coincidenza con l’11 settembre, che altrove “aleggia” senza essere mai citata, è Il Corriere, in un articolo sulla protesta del Cairo:

Se i testimoni sul posto non hanno potuto capire quale film o quale progetto abbia scatenato la rivolta, non sfugge la coincidenza con l’11 settembre. Una data in cui il pastore cristiano Terry Jones, l’uomo che due anni fa indisse il Koran Burning Day (giorno del falò del Corano), ha organizzato un «Giorno del Giudizio internazionale su Maometto», da diffondersi via internet, con le seguenti accuse: «Maometto è accusato di essere un falso Profeta, facendo così smarrire 1.6 miliardi di persone»; «Maometto è accusato di favorire l’assassinio, lo stupro e la distruzione di uomini e proprietà attraverso i suoi scritti chiamati Corano»; «Maometto è accusato di aver violato donne, minoranze, cristiani e chiunque non sia musulmano, portando così alla morte di 370 milioni di persone nei 1.400 anni di storia dell’Islam».

Per il Corriere “l’oggetto” del contendere non è un cortometraggio bensì:

Un presunto film – al momento non ancora realizzato – a soggetto religioso ha scatenato le proteste di centinaia di musulmani al Cairo, in Egitto.

Ok, ora ristabiliamo alcuni parametri.

I libici, nel loro complesso, non sono ostili agli Stati Uniti, specie dopo “l’aiutino” della NATO, lo dicono sondaggi recenti.

Alle elezioni ha vinto un protégé americano, Mahmud Jibril.

Quattro giorni fa, l’8 settembre, quella che definirei una “folla imbufalita” ha ucciso tre salafiti che provavano a distruggere un mausoleo nei dintorni di Bengasi.

La dinamica degli scontri al consolato americano è raccontata così dal Libya Herald:

ci sono racconti contraddittori riguardo a cosa è successo a Bengasi. Uno dei dimostranti ha detto al Libya Herald che la protesta era chiaramente pacifica fino a quanto la polizia e le forze di sicurezza locali hanno provato a bloccarla sparando in aria. La qual cosa ha fatto arrabbiare i dimostranti che hanno attaccato la polizia. Uno di loro, ha detto il dimostrante, è andato alla sua macchina, ha preso un lanciagranate e ha sparato al veicolo della polizia. Però ha spagliato mira e l’RPG ha colpito il palazzo di Via Venezia.

Un altro testimone ha una storia completamente diversa. Uno, un funzionario della banca di Bengasi che non vuole essere nominato, ha detto al Libya Herald che i dimostranti erano tutti salafiti che, armati di RPG e fucili, si sono diretti subito contro l’edificio con l’idea di causargli ingenti danni. Ha affermato che fra di loro c’erano membri della milizia degli Ansar al-sharia, ricordando che i pesanti scontri si sono protratti per cinque ore. Ha confermato che i dimostranti sono entrati nell’edificio.

In accordo con questa testimonianza la polizia che era a guardia dell’ufficio ha permesso ai dimostranti di entrare nel consolato. Questi hanno costretto a uscire quelli che erano all’interno , prima di provare a dare fuoco al palazzo.

Invece, secondo il viceministro degli interni Wanis al-Sharif, nel consolato non c’era nessuno quando i dimostranti sono entrati.

Il Libya Herald è l’unica fonte da me consultata in cui si parla del precedente dinamitardo qaidista.