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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Tunisia: la rivoluzione del gelsomino

2011-01-12
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La rivoluzione del gelsomino, così si chiama e così dovremmo chiamarla [vedi sotto la discussione su questa frase, 17 gennaio].

Traduco “Une jeunesse vécue sous l’ombre de Ben Ali“, un intervento pubblicato da un lettore di  Nawaat.org.

Più di tante analisi, questo testo ci racconta di che cosa sia successo e stia succedendo in Tunisia.

E taccio sugli inquietanti paralleli che ognuno di noi inevitabilmente farà leggendo quanto segue.

Scritto da Sam

Faccio parte della nuova generazione che ha vissuto in Tunisia sotto il regno assoluto di Ben Ali.

Al liceo e al collegio si ha sempre paura di parlare di politica: “Ci sono informatori ovunque” ci viene detto. Nessuno osa discutere in pubblico. Tutti sono sospetti. Il vostro vicino, il vostro amico, il vostro droghiere sono informatori di Ben Ali: volete essere portati via con la forza voi, o vostro padre, in un luogo sconosciuto, una notte alle quattro di mattina?

Siamo cresciuti con questa paura di impegnarci, e continuiamo i nostri studi, le nostre passeggiate, le nostre serate, a prescindere dalla politica.

Durante gli anni del liceo cominciamo a sapere qualcosa dei meandri della famiglia reale, escono fuori storie, qua e là, in particolare su Leila [Ben Ali Trabelsi, la moglie di Ben Ali, n.d.t.] che ha preso il controllo di un’industria, che si è appropriata del terreno di un altro, o che si è messa a trattare con la mafia italiana.

Se ne parla, se ne discute fra noi, tutti lo sanno ma nessuno agisce. Continuiamo a studiare, capiamo subito che la televisione tunisina è la peggiore al mondo, tutte le informazioni emanate sono effigi funzionali a glorificare il Presidente, Ben Ali, sempre ritratto nel suo momento migliore, sappiamo tutti che si tinge i capelli. Nessuno ama la sua donna dal sorriso di legno. Lei non ha mai avuto un’aria sincera.

Viviamo. Non viviamo: pensiamo di vivere. Siamo indotti a credere che va tutto bene perché facciamo parte della classe media, ma sappiamo che se i caffè sono pieni fino all’inverosimile durante il giorno è perché lì i disoccupati discutono di calcio.

Le prime discoteche aprono le porte, si comincia a uscire, a bere, inizia ad esserci vita notturna sulla costa di Sousse e Hammamet, altre storie circolano su un tal Trabelsi che ha aperto la faccia a una persona per invidia, di un altro che ha provocato un incidente con la macchina e se ne è andato a dormire, ancora un Trabelsi. Ci si scambiano queste storie, di nascosto, rapidamente. Ci vendichiamo a modo nostro, raccontando, abbiamo l’impressione di complottare.

I poliziotti hanno paura, se gli si dice che sei vicino a Ben Ali tutte le porte si aprono, gli hotel privati mettono a disposizione le loro stanze migliori, i parcheggi diventano gratuiti, le code per strada non esistono più. La Tunisia diventa un campo da gioco virtuale, loro non rischiano niente, possono fare tutto, usano le leggi come fossero marionette.

L’internet è bloccata, le pagine censurate sono assimilate alle pagine non trovate, in modo che si pensi che quelle pagine non sono mai esistite. Gli studenti si scambiano i proxy [un proxy è un programma che si interpone tra un client ed un server, inoltrando le richieste e le risposte dall’uno all’altro, n.d.t.], la parola d’ordine diventa: ‘Hai un proxy che funziona?’.

Siamo stanchi, ne discutiamo fra noi, sappiamo tutti che Leila Ben Ali ha provato a vendere un’isola tunisina, che vuole chiudere la Scuola americana di Tunisi per promuovere la sua scuola, queste storie circolano. Su Internet e negli zaini “abbiamo “La régente de Carthage” [vedi qui]. Amiamo il nostro paese e vogliamo che questa situazione cambi ma non c’è un movimento organizzato, la tribù è pronta, manca all’appello un capo.

La Tunisia, la corruzione, le tangenti, abbiamo solo voglia di andarcene da qui, incominciamo a compilare domande per andare a studiare in Francia, in Canada… tutti vogliono scappare. E’ un atto vile, si dà per assunto. Si abbandona il proprio paese.

Si parte per la Francia, si dimentica un po’ la Tunisia, si ritorna per le vacanze. La Tunisia? Le spiagge di Sousse e Hammamet, le discoteche di notte, e i ristoranti. Questa è la Tunisia, un enorme Club Med.

Ed ecco che Wikileaks rivela quello che tutti mormorano.

Ecco, un giovane s’immola nel fuoco.

Ecco, venti tunisini vengono ammazzati in un sol giorno.

E per la prima volta vediamo l’occasione di ribellarci, di vendicarci di questa famiglia reale che si è presa tutto, di rovesciare quell’ordine stabilito che ha accompagnato tutta la nostra giovinezza.

Una giovinezza educata, che è stanca, e che si appresta ad abbattere tutti i simboli di questa vecchia Tunisia autocratica, attraverso una nuova rivoluzione, la Rivoluzione del Gelsomino, quella vera.

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19 Responses to Tunisia: la rivoluzione del gelsomino

  1. minos on 2011-01-12 at 10:19

    il dummy ringrazia per la traduzione (e per l’informazione)

    • Lorenzo Declich on 2011-01-12 at 10:26

      avessi tempo, caro mio, non farei (quasi) altro che tradurre :-)

      • pippi on 2011-01-20 at 23:38

        ciao, mi sono imbattuta in questa pagina per caso e nel tuo commento…stiamo facendo lo sforzo di cercare risorse umane volontarie per tradurre parti di questa pagina sul ‘progetto decoloniale’ all’italiano , dai un’occhiata http://www.decolonialtranslation.com/ e se ti interessa e sei disponibile per qualche traduzione, senza impegno di tempo.. fammi sapere [email protected]

  2. Andrea on 2011-01-12 at 20:51

    Ah, la “dolce vita” di Hammamet! Ah, la disoccupazione giovanile e il dispotismo dello Stato. Quanti tratti comuni abbiamo coi giovani tunisini.
    Grazie per la traduzione di questo documento molto interessante.

  3. […] La rivoluzione del gelsomino ha vinto, per ora. […]

  4. Tutto in 30 secondi on 2011-01-15 at 09:46

    […] protagonisti della Rivoluzione del Gelsomino dimostrano, in tutto questo, di saper mantenere un certo senso […]

  5. Giorgioguido Messina on 2011-01-17 at 16:10

    Lorenzo, non voglio fare il polemico ma riguardo all’apertura “Rivoluzione del gelsomino, così si chiama e così dovremmo chiamarla” mi sembra doveroso riportare alcuni commenti di amici tunisini:
    – Le prochain qui me parle de révolution de jasmin il se prendra un machmoum (le tipiche composizioni fatte di boccioli gelsomino) dans le cul
    – “Révolution de Jasmin”? arrêtez de nous ramener à nos particularismes exotiques, aujourd’hui nous sommes l’avant garde révolutionnaire mondiale, c’est une “Révolution populaire et Numérique” une révolution résolument moderne quoi…
    – Revolution du jasmin: putain on dirait expression orientaliste. Pourquoi pas la révolution des dromadaires tant qu’on y est ?
    – la prise de pouvoir de zinochet en 87 s’appelle aussi la révolution de jasmin, le prochain qui me parle de révolution de jasmin, il sera empalé sur la mongala (l’orologio enorme che si trova in fondo ad av. Bourguiba) !
    E bisogna dire che forse non hanno tutti i torti nell’inca**arsi… ;)

    • Lorenzo Declich on 2011-01-17 at 16:47

      Grazie, mi dai modo di spiegare. A queste cose ci avevo pensato anch’io, perché avevo visto alcuni dei commenti sulla tua pagina di FB. Però poi ho pensato che questa è la dicitura usata dall’autore del post che traduco, un post che termina con “la rivoluzione del gelsomino, quella vera” intendendo così distaccarsi dalla rivoluzione del gelsomino di “Zinochet”. Al tempo, cioè il 12 gennaio (in questi casi il tempo passa in fretta), ero alla ricerca di una definizione che non fosse “rivolta del pane”, ma non la volevo dare io. L’autore del post è un ragazzo tunisino e anche lui, come altri, ha (forse temporaneamente) adottato questa definizione.
      Per la cronaca: negli ultimi 2 giorni ho preso a chiamarla “rivoluzione tunisina”, che mi sembra il “definitivo” (quindi credo di non meritare di essere impalato :-) ). Credo però sia giusto lasciare intonso il post, per testimoniare il mio percorso (il testo di Sam, come sai, è stato ripreso prima da “Il Post” e poi da Repubblica – integralmente – il giorno dopo).
      Allo stesso tempo noterò nel post l’esistenza di questa discussione, che testimonia anche l’esistenza di diverse sensibilità.

  6. Giorgioguido Messina on 2011-01-17 at 19:32

    Eccellente!
    Allora dirò ai ragazzi che non è il caso di sottoporti a sodomie punitive :D

  7. polobservatory on 2011-01-18 at 17:13

    Ciao Lorenzo, ho letto la tua traduzione e ti ringrazio.
    Volevo chiederti cosa ne pensavi della mia analisi in merito alla questione Tunisina e, in modo più ampio, al Maghreb. Mi farebbe piacere un tuo parere.
    Proprio la rivoluzione del gelsomino e i recenti accadimenti italiani mi hanno spinto ad aprire questo mio blog.

    http://polobservatory.wordpress.com

    La Tunisia è stato il mio primo articolo.

    • Lorenzo Declich on 2011-01-18 at 18:25

      Mi sembra che tu abbia colto il punto di una buona crescita accompagnata da un cattivo sistema politico in cui si innesta una crisi economica…

      • Lorenzo Declich on 2011-01-18 at 18:26

        e auguri per il blog. quanto a una visione generale la sto elaborando in questi giorni convulsi

  8. […] posti di lavoro. Ma la rivolta ormai era già esplosa — anche grazie al passaparola sui social network — e martedì era arrivata per la prima volta anche nella […]

  9. Stefano on 2011-02-18 at 20:07

    Grazie per esserti preso la briga di tradurre e postare. Descrizione agghiacciante/lucida/spietata di tempi anche nostri in momenti non proprio e non necessariamente lontani…

  10. […] qualche giorno dalla pubblicazione del post sulla “rivoluzione del gelsomino”, Giorgioguido mi scrisse che i suoi amici tunisini non erano affatto d’accordo con quella […]

  11. BUENOBUONOGOOD on 2011-04-02 at 02:01

    Incitazione alla sovversione cinese
    http://wp.me/p19KhY-mk

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