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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Rivolte arabe: loud minority e spirale del silenzio

2011-08-02
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Angry Arab, lo scorso 16 giugno, scriveva un breve post in cui spiegava che la maggior parte dei rivoltosi siriani di sinistra (sinistra vera, però) era già in galera.

Per quelli che si chiedono dove siano i siriani di sinistra — e sto parlando dei veri, radicali siriani di sinistra, non di quei wahhabiti siriani liberali che esprimono i loro sentimenti progressisti nelle pubblicazioni dei vari principi sauditi — ebbene sono in prigione. Molti dei membri e dei maggiori leader  dei gruppi siriani di sinistra, e anche gli indipendenti di sinistra, sono in prigione. Il regime è particolarmente severo nei confronti di quelli di sinistra e dei nazionalisi arabi nasseriana. E’ un complesso dei vecchi Ba`thisti [il partito nazionalista di al-Asad, n.d.r.]. (fonte)

C’è una sinistra — quella più vetero — che pensa che la rivolta siriana sia comandata da fuori e che al-Asad sia tutto sommato un bravo ragazzo.

Le posizioni di queste persone sono pericolosamente simili alle visioni di una parte dell’opinione pubblica siriana, e anche di molti governanti israeliani, per i quali in definitiva “è meglio un nemico che si conosce che un nemico che non si conosce”.

E c’è anche, come ad esempio questo cristiano siriano intervistato da AnsaMed, chi ritiene che, allo stato dei fatti, sia meglio tenersi al-Asad. La sua posizione, oltre a essere dovuta alla protezione che il regime da sempre accorda ai cristiani,  è giustificata principalmente dal fatto che “l’Occidente non ha interesse a intervenire”.

L’Occidente (si parla di un’attività britannica in senso contrario, ma forse ora è troppo tardi e poi la NATO si oppone) non ha interesse a intervenire per due motivi:

  1. la situazione geopolitica non lo consente;
  2. all’oggi il pericolo di una sinistra vera in Siria è scongiurato, quindi non ha senso intervenire.

Questa sinistra destrorsa non capisce un elemento chiave — in questo caso offuscato, ma non cancellato, dalle modalità del flusso informativo proveniente dalla Siria — delle rivolte arabe: nei paesi arabi una sinistra c’è, ed ha anche le idee abbastanza chiare, molto più chiare della sinistra nostrana. Il fatto è che questa sinistra è numericamente esigua essendo stata per decenni oppressa e perseguitata se non quando non si sia allineata col tiranno (vedi i comunisti finti del parlamento marocchino, la sinistra “parlamentare” egiziana etc.). E, in più, nessuno qui da noi è disposto a starla a sentire, o forse non sa neanche dove andarla a trovare né vuole cercarla.

Per quale motivo credete che l’islam politico abbia fatto questi passi da gigante dagli anni ’50 a oggi?

Facile: perché è stata l’unica opposizione tollerata (e spesso colludente) coi tiranni.

La prima cosa che fanno da sempre tutti coloro che vogliono reprimere una rivolta, laggiù, è prendere i veri rivoltosi e metterli in prigione o farli scomparire o, come sta succedendo in Egitto, renderli ininfluenti.

I quali veri rivoltosi sono la sinistra.

Sul campo rimangono altre opposizioni, molto meno oppositive, molto meno laiche, molto amichevoli nei confronti delle grandi istituzioni economiche e politiche internazionali, che spesso non hanno acceso la miccia della rivolta e che spesso sono pronte a prendersi i benefici economici di un eventuale cambio di regime.

In Egitto, a cambio di regime avvenuto, le forze della conservazione, che tubano con i militari, sono pronte (già da tempo) a divenire i padroni del vapore.

E diverranno, con tutta probabilità, i padroni del vapore.

Al cosiddetto Occidente va bene così: cosa sarebbe successo se quegli stupidi operai di Suez, o di Mahalla, fossero andati avanti ottenendo quello che volevano?

Per non parlare dei dipendenti pubblici, ommamma che schifo: volevano un aumento del salario minimo!

Il cosiddetto “interesse dell’Occidente” — è bene che le persone di sinistra di questo paese lo capiscano — sta principalmente nel non ritrovarsi di fronte paesi in cui, ad esempio, si mettono gli interessi dei lavoratori davanti agli interessi degli investitori internazionali.

L’avete letta la dichiarazione di Deauville o no?

Sentite parlare di scioperi e di sindacati egiziani, per caso?

Eppure i sindacalisti di base e chi ha fatto gli scioperi in Egitto sono il cuore della rivolta egiziana.

Anzi, in definitiva si può dire che le rivolte arabe sono iniziate appena le sinistre (vere) in quei paesi sono riuscite di nuovo ad alzare la testa, dopo decenni di bastonate.

C’era qualche “liberale” di fronte al Ministero dell’interno di Tunisi il 14 gennaio?

C’era qualche “conservatore” amante del capitale e del neoliberismo, il 25 gennaio a Piazza Tahrir?

La domanda di giustizia sociale, di redistribuzione, reddituale erano centrali in quei contesti, ma la sinistra “occidentale”, democratica etc. etc. è rimasta a guardare, limitandosi con estremo ritardo ad osservare che, incredibilmente, “non c’erano islamisti in giro”.

Senonché gli islamisti sono arrivati, a un certo punto, perché insomma l’occasione fa l’uomo ladro.

Al-Qaida ha addirittura cambiato strategia, visto che nessuno — da queste parti — riempiva i vuoti.

Non vi suona niente, cari? Non vi sembra di aver già visto questo film?

La repressione nei confronti dei gruppi e dei singoli individui della sinistra è più evidente in Siria soltanto perché la repressione ha avuto le modalità che ha avuto: la propaganda del regime, in Siria, ha da subito chiamato gli oppositori “terroristi”, ha da subito denunciato l’estremismo islamico dei rivoltosi, mentre lavorava a sfrondare l’opposizione degli elementi non-islamizzanti.

Il tutto nel silenzio del cosiddetto Occidente che, in quei giorni, di Siria non parlava (hanno iniziato a parlarne contestualmente all’inserzione dell’elemento “islamico” nella rivolta, fateci caso).

Se il ruolo delle sinistre (vere) nelle rivolte arabe è fondamentale, almeno nella fase iniziale, la capacità di analisi delle sinistre nostrane è tale da non aver permesso qui un movimento di opinione a supporto di quelle realtà.

E c’è anche mancanza di coraggio, e subalternità culturale: quanto ci avete messo, cari miei, a capire che il “conflitto di civiltà” era una truffa? Quanti di voi, sotto sotto, ancora questa cosa la pensano?

Il problema sta qui, non lì o meglio: lì la sinistra fa cose di sinistra, qui no.

Pensate al movimento No Tav, ai referendum e a tutte le belle cose di sinistra che in questo paese la sinistra istituzionale non tratta, non vuole vedere e/o oscura se non quando vincono o stanno per vincere.

Una passività a causa della quale ci ritroveremo in casa torme di bacchettoni musulmani che mangiano cibo halal e bande di gente violenta che prega 5 volte al giorno in direzione della prigione di Anders Behring Breivik.

 

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3 Responses to Rivolte arabe: loud minority e spirale del silenzio

  1. Stefania on 2011-08-02 at 15:26

    ciao
    sono d’accordo con la tua analisi, ma sulla Siria esprimo riserve, anche perché ci ho vissuto 2 anni sotto il vecchio regime (del Leone padre). Ora, perché i ribelli sono solo nelle zone periferiche (tranne Hama, nota enclave dei salafiti)? un siriano mi ha risposto: “Perché da lì è più facile far passare le armi, a nord dalla Turchia e a sud dal Libano”. Inoltre perché gli aleppini non si muovono? eppure negli anni ’80 la città era stata protagonista della rivolta sedata sanguinosamente (allora sì) da Hafez al-Asad? Ora, credo che i siriani non vogliano fare la fine né del Libano né dell’Iraq… e non li biasimo, anzi, come si fa a costruire un’opposizione se ogni volta che esci di casa rischi la vita? Eppoi ‘sti nostri giornalisti nostrani devono finirla di prendere le notizie dai vari network, imparassero un po’ di arabo, capirebbero qualcosa in più, Io l’ultimo discorso di Asad in televisione l’ho seguito mot-a-mot ed era molto articolato (il nostro caro Berlu se lo sogna un discorso così). Certo, è pur sempre la parola del potere, ma che differenza rispetto al zanga zanga di Gheddafi o i discorsi in arabo sgangherato di Mubarak… mi dicono che oggi su Repubblica c’era un articolo di Adonis sulla Siria, am io sono al Cairo e online non lo trovo… sorry per la lungaggine

  2. Giakot on 2011-08-03 at 23:06

    Grazie Lorenzo, l’articolo era davvero necessario perché se ne sentono troppe e questo discorso è talmente valido e importante non solo per la Siria e gli altri paesi arabi, comunque… Io sono uno studente che ha vissuto in Siria un tot di tempo e comunque non mi pare di avere gli strumenti per spiegare niente di questo paese. Ma anche oggi mi è capitato di sentire da vari media cose come “Aleppo è ancora una roccaforte pro Bashar”, “I cristiani sono con il regime”, “Prima volevano solo riforme, la vera rivolta è arrivata dopo” ecc.. ecc.. così, per una volta, mi dilungherò e dirò qualcosa in più su chi ho conosciuto, tanto per dare l’idea che volendo, senza troppi sforzi, ché non ne ho fatti, conoscere questa sinistra in Siria, avere idea della sua esistenza, non è difficile, perciò il silenzio con cui la si ignora non è giustificabile.
    Ho vissuto ad Aleppo nel periodo appena precedente alle rivolte, fino a giugno di quest’anno. Tra le persone che ho conosciuto ci sono studenti, docenti universitari, scrittori, commercianti e anche gente più umile, di tutto e di più. Due di queste persone sono ragazze cristiane, sia loro sia i loro amici sono contro il regime, quindi la storia che i cristiani sono compatti a favore di Bashar è una castroneria colossale. I cristiani contrari ci sono e subiscono esattamente tutte le angherie che è costretto a subire un dissidente qualsiasi, per questo hanno paura, dimostrare il proprio colore politico non è una passeggiata in Siria, tanto meno adesso, e temo che per i cristiani sia un pelo più difficile perché ufficialmente (vedi vescovo di Aleppo) passano come sostenitori. Quando parlo dei loro amici, non intendo le quattro amiche del cuore, intendo una rete di contatti che può andare dall’oratorio (cristiani!) ai volontari della croce rossa (cristiani e non solo, guarda te!). C’è chi di loro si spinge ad essere più esplicito, ma alcuni, come il fratello della mia amica, vanno in prigione (lui per fortuna è uscito sotto cauzione). Una mia professoressa cristiana ci ha sempre fatto capire di essere contro il regime, è stata anche interrogata dai servizi segreti e teme per la propria sicurezza. Allora, i cristiani sono veramente a favore di Bashar?? Un mio amico siriano che è in Italia ed è cristiano di Bab Tuma (quartiere cristiano di Damasco centro) mi dice che in questo quartiere alcuni sostenitori del regime organizzano feste per dare l’idea che nulla succeda, a chi si vuole dare corda? A loro o ai cristiani che per timore della propria incolumità devono masticare cavoli amari e starsene zitti?
    Quanto poi ad Aleppo roccaforte pro Bashar, posso dire che un mio professore che è stato arrestato, il dottor Tahhan, è di Aleppo (e non è l’ultima ruota del carro poiché aveva numerosi incarichi nell’ambito amministrativo e culturale della città) ed è sempre stato contro, nettamente contro il regime da sempre, conscio che le riforme non ci sarebbero state e che la strada del dialogo sarebbe stata improbabile. Da sempre vuol dire anche dagli anni del padre di Bashar, anni che ha occupato a studiare le riflessioni sulla dittatura dei maggiori intellettuali della Nahda, non a sparare volgarità propagandistiche. Anche lui guarda caso non è isolato, la sua rete di amicizie si potrebbe dire è l’intera intellighenzia di Aleppo, ha amici tra scrittori e intellettuali di tutto il mondo arabo. Basta visitare la sua pagina di facebook e leggere i nomi di chi gli esprime la propria solidarietà per rendersene conto. Peccato che sia stato arrestato giusto poco prima che il regime “aprisse” alla formazione dei partiti, partiti di chi se persone come lui non sono libere ma finiscono nei bracci peggiori delle prigioni? E vogliamo parlare dello scrittore Nihad Siris, di Aleppo, che già sette anni fa pubblicava un romanzo che è una sorta di pamphlet sul regime degli Asad, questi aleppini non contano? Ibtissam Teressy, scrittrice aleppina che ha partecipato all’Arabic Booker di quest’anno scrive parole di fuoco sulla sua pagina facebook. E’ come se considerassimo Milano la roccaforte di Berlusconi solo fino al momento in cui Pisapia vince le elezioni… ah ma allora non è abitata solo da commercianti fedeli a Forza Italia, tò…
    Su Facebook la pagina Aleppo Revolution 2011 è attivissima, possibile che chi scrive sulla Siria non se ne accorga? Mah…

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