Diversi sono gli eventi che più ci fanno riflettere sull’Egitto di questi giorni.

Il primo è l’incursione negli archivi delle stazioni della polizia segreta dopo che era circolata la voce che il direttore della Amn al-dawla (la Sicurezza di Stato) aveva dato l’ordine di eliminare gli archivi, e i successivi scontri con gruppi di facinorosi.

Il secondo riguarda la marcia delle donne, prevista per l’8 marzo e mai tenutasi per due motivi:

  1. perchè il “milione” di donne preconizzato non c’era;
  2. ma soprattutto perchè gruppi di facinorosi hanno pesantemente minacciato e fatto retrocedere quelle donne, sembra intorno alle 3000, che invece avevano intenzione di manifestare.

Il terzo è l’attacco di facinorosi armati ai copti (13 morti), che protestavano per il rogo di una chiesa in un villaggio a sud del Cairo, avvenuto in seguito a un dissidio fra le comunità copta e musulmana per la vicenda di un amore “interconfessionale” (lui cristiano, lei musulmana).

Il quarto è l’attacco di alcuni facinorosi a un gruppo di manifestanti, che si erano riuniti in piazza Tahrir per chiedere lo scioglimento della polizia segreta.

Il quinto è una sparuta manifestazione di gruppi salafiti per Camelia Shehata, la donna copta che si convertiva l’al’tranno all’islam ma a cui non veniva accordato dalle autorità religiose statali musulmane (in ultima analisi dalla burocrazia dell’Università di al-Azhar) il diritto a formalizzare la sua conversione e in seguito scompariva senza lasciar traccia (vedi qui).

Bene, di questi cinque eventi si è parlato confondendo spesso i piani e/o individuando dinamiche inesistenti.

Asianews, ad esempio, accreditava la versione secondo cui chi attaccava le sedi della polizia segreta erano dei Fratelli Musulmani che intendevano bruciare i documenti comprovanti i loro legami col regime, laddove le testimonianze ci dicono tutt’altro (le occupazioni avvengono in conseguenza alla distruzione dei documenti, ordinata dai vertici dell’ Amn al-dawla, e non allo scopo di distruggerli, vedi ad es. qui).

La questione dello Stato di polizia e della legge di emergenza, come prova anche l’evento n. 4, è al centro della piattaforma del 25 gennaio. Il 25 gennaio è la giornata nazionale dedicata alle forze di polizia:

Nel 1952 i nostri nonni arruolati nella polizia resistettero con le loro pistole di ordinanza ai carri armati dell’esercito regolare britannico. Perirono in 50 e più di 100 furono i feriti: rappresentano il miglior esempio di sacrificio per la patria. E ora noi, a più di cinquant’anni di distanza, subiamo le sopraffazioni delle forze di polizia, che sono diventate uno strumento di umiliazione e tortura per gli egiziani. Abbiamo scelto questo giorno particolare perché simboleggia l’unione delle forze di polizia con la gente e speriamo che nel giorno della manifestazione si uniscano a noi gli alti ufficiali, perché la nostra causa è una. Il 25 gennaio è una ricorrenza nazionale in cui è permesso a tutti gli egiziani di interrompere la propria attività lavorativa.

Più in generale spesso i media non sono riusciti a scindere l’evento scatenante le proteste dei copti con l’attacco dei facinorosi al corteo di protesta. E si è collegata la manifestazione dei salafiti al resto.

Per fare chiarezza è necessario puntualizzare che la questione di Camelia Shehata ha coinvolto tutta l’opinione pubblica egiziana nei mesi scorsi (vedi qui, ad esempio). Probabilmente questi gruppi salafiti vogliono mettere il cappello su un qualcosa che non appartiene soltanto a loro ma all’intero Egitto, ma il loro seguito è per ora assai ridotto.

La questione dei rapporti interreligiosi in Egitto è estremamente delicata e complicata per diversi motivi, primo fra tutti il fatto che non vi è ancora un’autentica libertà religiosa per tutti (vedi qui e qui). Gli scontri fra le comunità copta e musulmana, per quanto mi è dato sapere, avvengono tradizionalmente in seguito a vicende che riguardano la sfera economica, famigliare o sentimentale (vedi qui e qui), ma diverse vicende del passato e del presente ci fanno intuire che già da tempo lo scontro interreligioso potrebbe essere fomentato ad arte.

I rivoltosi del 25 gennaio, fra le altre cose, volevano le dimissioni dell’ormai dimessosi Ministro dell’interno Habib el-Adly, che recentemente è stato indagato nel contesto dell’attentato di capodanno ai copti.

I “facinorosi” che hanno attaccato i copti l’altro giorno sono probabilmente suoi amici, o suoi clienti, o suoi sodali.

Devono sentirsi accerchiati se è vero che l’esercito lo scorso 8 marzo ha posto agli arresti domiciliari l’ex-capo dell’ Amn al-dawla, Hassan Abdel Rahman.

In ultimo: gli eventi dal n. 1 al n. 4 hanno visto l’intervento di questi facinorosi violenti.

L’evento n. 5 si è svolto in tranquillità.

Tirate voi le conseguenze.

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Diversi sono gli eventi che più ci fanno riflettere sull'Egitto di questi giorni. Il primo è l'incursione negli archivi delle stazioni della polizia segreta dopo che era circolata la voce che il direttore della Amn al-dawla (la Sicurezza di Stato) aveva dato l'ordine di eliminare gli archivi, e i successivi...