Mitizzazione degli arabi e orientalizzazione della rivolta egiziana

Sono usciti 2 importanti articoli su Jadaliyya: On the re-mythification of the Arab e Orientalising the Egyptian Uprising.

Nel primo Nadia Bou Ali ci spiega dell’ansia che hanno orientalisti e media di re-incapsulare gli Arabi in uno schema di riferimento amichevole.

Le rivolte cui assistiamo in questi mesi, dunque, vengono spesso definite “risorgimento arabo, rinascita araba” e vengono collegate a quella che al tempo – cioè  alla fine del XIX e all’inizio del XX secolo – venne chiamata nahda, rinascita-risveglio appunto.

Ma è ovvio che la nahda storica e le rivolte di oggi non hanno praticamente nulla a che vedere e che i richiami che si fanno ad essa servono solo a “mitologizzare” il fenomeno che invece andrebbe e va analizzato per quello che è, giorno dopo giorno, senza pensare a “gli Arabi” come a un’entità unica, superurania e agglutinante.

Nel secondo Rabab el-Mahdi ci racconta di come la narrativa della rivolta egiziana sia tutta tesa a una sorta di “romanticizzazione” del rivoltoso.

C’è praticamente solo questa “gioventù” internettiana, istruita e alla fine occidentale, molto amichevole appunto, che funziona come “immagine speculare inversa” dello stereotipo del terrorista, divenendo oggetto di “feticizzazione” e “esoticizzazione”.

Bene, questi discorsi vanno a sostituire quello del “conflitto di civiltà” pur essendo di segno diverso.

Questi “Arabi” non sono più cattivi come lo erano i “musulmani” che ci volevano fare la festa fino a un anno fa.

Il problema è, però, che anche loro non esistono, o perlomeno non esistono nel modo in cui vengono descritti dai media.

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p.s. Per quanto riguarda l’Italia avevo fatto un cenno qui.