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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

La “nuova strategia” di al-Qaida

2011-05-24
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Il curatore di jihadica, un blog sul jihadismo terrorista, è abbastanza affidabile. E’ uno di quelli che passa il tempo a ravanare fra i famosi “forum jihadisti” e si preoccupa di analizzare quanto trova.

Ha trovato un messaggio che ritiene ragionevolmente possa essere un messaggio del nuovo capo operativo di al-Qaida, Sayf al-Adel.

La strategia sembra quella tracciata da Abu Yahya al-Libi qualche mese fa, in marzo (e riconfermata qualche giorno dopo dall’altro libico che era dato per morto, Atiyatullah Abd el-Rahman), con qualche dettaglio in più.

Loro sono scomparsi dalla scena, forse perché sono di ritorno in Libia a mettere in pratica la strategia stessa, mentre Sayf rimane nascosto non si sa dove (fra l’altro anche se lo incontrassimo per strada non lo riconosceremmo. La sua unica fotografia è addirittura in bianco e nero).

Ma comunque ecco qui la strategia in breve, secondo il curatore di Jihadica che la desume da un messaggio lanciato sul forum Ansar al-mujahidin a metà maggio (il pdf. col testo è qui):

  1. Gli Stati Uniti non sono più l’obiettivo principale di al-Qaida perché se anche al-Qaida distruggesse gli Stati Uniti altri poteri gli si sostituirebbero (Europa, Cina e altri). Il potere militare ed economico americano dipende dal petrolio del “mondo musulmano” ma neanche i “disastri militari” in Iraq e Afghanistan riescono a minare il “capitalismo monopolistico” americano. L’unica soluzione per eliminare le interferenze americane è uno Stato islamico;
  2. per far questo bisogna cambiare approccio: cavalcare il caos delle rivolte arabe e cercare di bloccare il flusso di petrolio dalla regione mentre si attaccano obbiettivi americani e iraniani. Iraniani, avete letto bene, secondo l’analisi di Jihadica per Sayf al-Adel bisogna concentrarsi su Siria, Yemen e Iraq (parte sunnita) anche per evitare lo straripamento iraniano.

Ecco come la buttano giù (in inglese):

Sayf is particularly concerned with the growing power of Iran and raises the specter of an Iranian propaganda campaign to convert the Sunni masses to Shi’ism. He says that the mujahidin must aid the Arab revolutions most endangered by state repression, especially in Syria, “Iran’s strong hand in the region,” arguing that a successful take-over of Syria by mujahidin forces would lead to a domino effect engulfing Jordan and Lebanon, which will both encircle Saudi Arabia – assuming Egypt and Yemen continue in their revolutionary trajectories – and “tighten the noose around Israel,” putting the mujahidin leadership in place to shut off the oil to the West. He mentions that after the Japanese disaster nuclear power is not a viable alternative to oil, other options are too expensive, and a significant disruption of the oil is all the jihad needs to put an end to Western dominance. It is in this context that he mentions attacks on American and Iranian energy grids, which “though not impossible,” would require tremendous resources and entail great security risks. Instead, the leaders of the world’s jihadi organizations need to look to the example of the Libyan revolutionaries, the anti-Soviet mujahidin in Afghanistan, and Hamas in Gaza, and turn to building up for large-scale attacks on major cities, and in this way “liberate the cities of Syria, Yemen, and Sunni Iraq.”

Ragazzi, questa cosa di andare contro l’Iran e aiutare i rivoluzionari in Siria è molto hardcore, parliamone.

E poi sì, facciamo un po’ di cui prodest, perché “liberare” le grandi città siriane, yemenite e dell’Iraq sunnita è l’obiettivo di tanti altri soggetti in campo.

Indovinate quali.

 

 

 

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3 Responses to La “nuova strategia” di al-Qaida

  1. Valerio Peverelli on 2011-05-24 at 09:18

    Vorrei farti una domanda.
    Ma perché su molti di questi fronti è molto più attivo il Quatar dei Sauditi (ed inoltre i Sauditi sono quasi assenti, almeno or ora, dalla Libia, mentre il Quatar si sta impegnando più di tutti i volenterosi).

    Insomma esistono ragioni ideologiche, oppure il Quatar è il paravento dietro cui si ripara l’Arabia Saudita, oppure ancora i Sauditi sono più prudenti, agiscono in maniera meglio coperta, oppure c’è una divisione del lavoro Sauditi su Egitto, Tunisia e paesi già “rivoluzionari”, Quatar su Libia e altri paesi in guerra, oppure ancora i Sauditi non vogliono metter mano fuori dalla penisola arabica e/o sono ipnotizzati dall’Iran?

    E perché proprio il Quatar e non, diciamo, l’Oman o gli Emirati Arabi Uniti?

  2. Lorenzo Declich on 2011-05-24 at 10:01

    Caro Valerio, ti prego, togli quella U dopo la Q. Te ne prego, mi fa male al corpo, non riesco a prenderti sul serio….

    Detto questo: il Qatar è un “empty space” (http://in30secondi.altervista.org/2011/03/28/libia-la-pedina-del-qatar/) molto meno “esposto” dell’Arabia Saudita.

  3. darmius on 2011-05-24 at 14:02

    @lorenzo: se ho capito bene, sembrerebbe quasi che al-qa`ida voglia trasformarsi in una P2 un po’ più armata…
    Sul Qatar, credo che nella “logica di guerra fredda” AS-Iran di cui si parlava quanche tempo fa, il Qatar giochi il ruolo dell’UK o della Germania. Inoltre il Qatar, se non sbaglio, ospita una base USA, un ombrello che l’Oman e EAU non hanno ancora (l’Oman ha una base inglese, ma non è la stessa cosa).
    La cosa che su tutte mi sorprende è questa visione di contrapposizione atavica sunna-scia (in Siria, Iraq e Yemen) che, vorrei sperare, i movimenti recenti abbiano superato e d evitino di cascarci, anche se finora non ho sentito nulla in proposito.
    D

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