Thierry Meyssan e il supercomplottone

Thierry Meyssan di Voltaire.net ha scritto un articolo intitolato “Come al-Qaida è arrivata al potere a Tripoli“.

Il pezzo viene ripreso un po’ dappertutto e ritengo abbia spunti importanti.

Mi infastidisce, tuttavia, per la mancanza di fonti circostanziate in passaggi importanti (le segnerò in rosso), per il tendere a dimostrare una tesi, fatto che sottintende un progetto diverso da quello di raccontare cosa si sa davvero e dunque anche la probabile omissione di dettagli di cui si  è a conoscenza.

Ci sono poi diverse inesattezze e/o semplificazioni che mi accingo a recensire.

Thierry non me la racconta giusta.

Negli anni ’80, la CIA ha incoraggiato Awatha al-Zuwawi a creare una fucina in Libia per reclutare mercenari e inviarli nella jihad contro i sovietici, in Afghanistan. Dal 1986 le reclute libiche vengono addestrate nel campo di Salman al-Farsi (in Pakistan), sotto l’autorità del miliardario anti-comunista Usama bin Ladin.

Fonti, please.

Il campo di Salman al-Farsi è in Afghanistan. E’ del Harkat ul-mujahiin, un gruppo jihadista pakistano che ora è attivo in Kashmir e ha il suo quartier generale a Kabul. Sì, amici di Bin Laden, d’accordo.

L’afflusso di libici in Afghanistan avviene principalmente nel 1989 (il LIFG non esisteva). Nel 1986 in Afghanistan però ci andò Awatha al-Zuwawi stesso, per 2 settimane. Poi, proprio nell’89 fu preso e messo in prigione in Libia in seguito alla prima vera retata di Gheddafi contro le organizzazioni jihadiste che gli si opponevano.

E’ in seguito a quella retata che appunto tutti scapparono in massa in Afghanistan.

Interessante, in questo senso, un’intervista del 6 maggio 2005 all’ambiguissimo Noman Benotman riguardo ai libici in Afghanistan e in Sudan.

Ne traduco ampi stralci che ci serviranno anche più avanti.

Eravate coinvolti nel conflitto inter-afghano dopo l’Aprile 1992 [caduta di Najibullah, il leader del governo post-sovietico in Afghanistan]?

No, e la grande maggioranza dei libici in Afghanistan — forse il 99% di loro — smisero di combattere nel paese.

Quanti libici c’erano nell’aprile del 1992?

Intorno agli 800

E che faceste dopo l’aprile 1992?

Stavamo sviluppando le capacità della nostra organizzazione, la Muqatila (LIFG). Volevamo spodestare Gheddafi e stabilire uno stato islamico nel nostro paese

Ho l’impressione che il LIFG sia nato in Afghanistan.

Questo è corretto, più o meno. La Muqatila fu fondata nel 1992. Avevamo i nostri campi separati e nessuno poteva entrarvi senza il nostro assenso.

Dov’erano

Vicino a Nangahar, Eravamo vicini alla frontiera pakistana.

Avevate rapporti con Bin Laden in quel periodo?

Naturalmente tutti sapevamo di Bin Laden e la sua inflessibile dedizione nei confronti del popolo afghano e del jihad contro la superpotenza sovietica. Ma la Muqatila non aveva rapporti profondi con Bin Laden e il suo entourage. Vorrei anche sfidare la nozione prevalente in Occidente secondo cui Bin Laden era il leader dei muijahidin arabi. C’erano diversi importanti gruppi di arabi e ognuno di essi aveva i suoi leader.

Quanto te ne sei andato dall’Afghanistan?

Estate 94

Sei tornato in Libia?

No, sono andato in Sudan

Perché sei andato lì?

Altri di noi erano già lì

Vuoi dire che c’erano infrastrutture capaci di ospitarvi lì?

Sì.

Immagino che il governo sudanese non avesse nulla in contrario

Il paese e il governo non avevano nulla in contrario, sebbene il governo sudanese non ci aiuto mai

Eravamo a Khartoum.

Avevate campi?

No, eravamo basati in ville

Vi addestravate?

No, il governo sudanese non ce lo permise mai …

Istigavate e coordinavate operazioni in Libia, al tempo?

No, venivano fatte da combattenti e quadri che erano già nel paese

Che relazioni avevate?

Eravamo parte dello stesso gruppo ma le persone in Libia avevano la loro propria struttura militare e organizzativa

Eravate in comunicazione con loro?

Sì, contatti regolari

E quando te ne sei andato dal Sudan?

Ottobre 1996

Dove?

Qui, in Inghilterra

Perché hai lasciato il Sudan?

Il governo sudanese iniziò a farci pressione [a causa delle pressioni dell’intelligence libica … qui taglio]

Perché sei venuto in Inghilterra?

C’erano poche altre possibilità, al tempo

Ok, concentriamoci sul LIFG. Quando hai detto che si è formato il gruppo?

La data esatta è difficile da stabilire, la dichiarazione ufficiale è dell’ottobre 1995 Ci furono molti tentativi di fondare organizzazioni islamiche militanti negli anni ’80 ma quasi in tutti i casi gli sforzi furono vani a causa di dissidi interni e rivalità.

Ciò che voglio stabilire è la relazione fra i veterani afghani e quelli che erano rimasti nel paese. Mi riferisco principalmente all’Emiro Awatha al-Zuwawi e ai suoi sodali.

Zawawi è molto importante. Andò in Afghanistan nel 1986, ci stette 2 settimane e poi tornò in Libia.

Quanto è importante Zuwawi nell’evoluzione dell’islam radicale in Libia? Diresti che ha un’importanza storica?

Per quanto riguarda il LIFG, Zuwawi è un personaggio molto importante. La maggior parte dei leader fondatori e dei quadri del LIFG erano membri dell’organizzazione segreta formata da Zuwawi nel 1982.

Correggimi se sbaglio, penso che abbiamo definito uno dei fatti fondativi del LIFG.

La maggioranza dei leader fondatori erano leali a Zuwawi. Dal 1985-86 aveva attorno a sé gente molto raffinata e con istruzione universitaria attorno a sé, in particolare Abu Munder Saadi [liberato insieme a Belhaj nel marzo 2010, n.d.r.], che è il leader spirituale del gruppo. Fu preso dagli americani a Hong Kong nel 2004 e poi consegnato ai libici.

… [qui si vede che Meyssan ha copiato dalla fonte che sto traducendo, senza citarla. Chiedo venia, vado avanti tagliando]

Alcuni dicono che l’attentato del 1996 fu parzialmente finanziato dall’intelligence britannica, ansiosa di vendicarsi di Lockerbie.

No, questa è disinformazione pure. Può esserci stato questo piano ma la cosa non coinvolse il LIFG.

Parliamo di al-Qaida: Il LIFG aveva simpatie per al-Qaida?

No, non credo abbia mai avuto simpatie.

E che ne dici delle esperienze e degli obiettivi condivisi in Afghanistan? Queste esperienze non vi hanno accomunato, in un modo o nell’altro?

Accomunati per cosa?

Non c’era affinità ideologica?

Non c’è stato un solo caso in cui un membro del LIFG sia stato implicato nel terrorismo internazionale. Il LIFG si è sempre completamente concentrato sulla Libia. Il nostro unico obiettivo era la creazione di uno stato islamico in Libia.

Che tipo di stato islamico?  Ad esempio come l’Iran?

Non avevamo un modello particolare in testa. Eravamo troppo occupati a combattere il regime per dedicare del tempo alla Libia post-Gheddafi.

Chi erano i leader della tua organizzazione?

Il leader più importante era Abdullah al-Sadiq (leggi Abd el-Hakim Belhaj) e il leader spirituale era Abu Mounder Saadi.

Quindi se il LIFG avesse avuto successo Saadi avrebbe giocato un ruolo di primo piano nello stato islamico di Libia?

Certo, ma c’erano altre persone con qualità di leadership …

Avete chiuso tutti i legami con al-Qaida. Il LIFG ha legami con altre organizzazioni islamiche nordafricane, in particolare algerine?

Non abbiamo mai avuto reali legami con organizzazioni non-libiche, islamiche o meno. All’inizio mandammo dei veterani dell’Afghanistan in Algeria. Con l’eccezione di due persone che riuscirono a scappare, tutte quante furono uccise dal GIA. Riguardo ad al-Qaida noi non abbiamo mai pensato avessero un piano realistico.

Ma ci sono libici connessi ad al-Qaida, nel passato e nel presente. Mi riferisco ad Abu Faraj al-Liby, Abu Anas al-Libi e naturalmente a Ibn Sheikh al-Libi, catturato a Tora Bora.

il fatto è che questi sono libici non sono affiliati o coinvolti con il LIFG. Si sono associati ad al-Qaida individualmente, non ho mai detto che non ci sono libici in al-Qaida. Riguardo ad Abu Anas devo dire che taglio i ponti con al-Qaida nel 1995 e si unì al LIFG.

… [se potete leggetela tutta]

Se confidiamo in Noman i legami fra eventi tracciati da Thierry sono marci, ma andiamo avanti perché, come ho detto, elementi che ritroviamo nell’intervista vengono citati in maniera storta nell’articolo.

Quando bin Laden si trasferì in Sudan, i jihadisti libici lo seguirono.

Qui inizia a intravedersi “il progetto soffolto”.

Perché rappresentare “tutti i libici” alle dipendenze di Bin Laden?

Abd el-Hakim Belhaj, di cui scrivo qui, e di cui scriverà Meyssan dopo, non è mai stato in Sudan, sembra.

E nemmeno l’altro personaggio citato, Abd el-Hakim al-Hasadi, di cui scrivo qui, sembra esservi stato.

Furono raggruppati in un loro compound.

Sembra una forzatura, se diamo credito alla fonte citata prima.

Dal 1994, Usama bin Ladin inviò dei jihadisti libici nel loro paese, a uccidere Muammar Gheddafi e a rovesciare la Jamahiriya popolare socialista.

La storia è un po’ diversa. Tutti i i jihadisti libici esistono e si strutturano attorno all’idea di dover rovescire Moammar Gheddafi. Esclusi gli alqaidisti “singoli”.

Solitamente — ma non sempre — riconosciamo i libici connessi con al-Qaida per il fatto che scelgono di farsi chiamare “al-Libi”, cioé “il libico” in un ambiente internazionale come quello di al-Qaida.

Non ho intenzione di negare i contatti del LIFG con al-Qaida, contatti per altro notissimi a tutti, né di negare i rapporti del LIFG con i servizi segreti britannici, cosa che Meyssan poi menzionerà.

Dico solo che le vicende sono molto più complesse rispetto a quanto Meyssan dice, molto meno “binladenizzate” e soprattutto molto meno complottarde, meno basate sulla teoria indimostrabile e alla fin fine depistante per la quale “Bin Laden è sempre stato un uomo della CIA”.

Cito il caso di Abu Anas al-Libi, qaidista, che Benotman descrive come “convertito” al LIFG. Il personaggio è accusato di aver compiuto l’attentato a Hosni Mubarak in Etiopia nel 1995. Nel 1996 è coinvolto, pare, in un complotto con i servizi segreti britannici per assassinare proprio Gheddafi (vedi oltre), vive in Gran Bretagna fino al 2000 e poi scappa  (fonte).

La qual cosa ci racconta dei rapporti del LIFG con i servizi britannici (e per converso di Noman Benotman con quei servizi), peraltro da più parti rilevati, ma non dei servizi britannici con al-Qaida. Né di al-Qaida con il LIFG, né del LIFG con la CIA.

Insomma Thierry: se ce la racconti così non ci crediamo.

Comunque, siamo a cavallo della nascita del LIFG:

Il 18 ottobre 1995, il gruppo si struttura sotto il nome di Gruppo Islamico Combattente in Libia (LIFG). Nei tre anni successivi, il LIFG ha cercato per quattro volte di assassinare Muammar Gheddafi e di stabilire la guerriglia nelle montagne del sud. A seguito di tali operazioni, l’esercito libico, sotto il comando del generale Abdel Fattah Younis, condusse una campagna per sradicare la guerriglia, e la giustizia libica lanciò un mandato di arresto contro Usama bin Ladin, diffuso dal 1998 dall’Interpol.

Di Abd el-Fattah Younis e del suo assassinio scrivo qui. I dati di Meyssan sono presi dall’intervista di cui sopra. Fra l’altro è fin troppo evidente che Noman Benotman sia vicino ai servizi inglesi e fa ridere che Meyssan usa una fonte che giudicherebbe “del MI6”.

Secondo l’agente del controspionaggio del Regno Unito David Shayler, lo sviluppo del LIFG e il primo tentativo di assassinio di Gheddafi da parte di al-Qaida, furono finanziate con la somma di 100.000 sterline dall’MI6 britannico [1]. All’epoca, la Libia era l’unico stato al mondo a ricercare Usama bin Ladin, che ancora disponeva ufficialmente del sostegno politico degli Stati Uniti, anche se aveva contestato l’operazione “Desert Storm”.

E va bene, non c’era bisogno di “rivelazioni”, lo sapevamo, ma va bene così.

Sotto la pressione di Tripoli, Hassan al-Turabi espulse i jihadisti libici dal Sudan. Spostarono le loro infrastrutture in Afghanistan, insediandosi nel campo di Shahid Shaykh Abu Yahya (appena a nord di Kabul). Tale installazione durerà fino all’estate del 2001, quando i negoziati a Berlino tra Stati Uniti ed i taliban, per il gasdotto transafgano, fallirono. A quel tempo, il mullah Omar, che si stava preparando all’invasione anglo-sassone, chiese che il campo venisse posto sotto il suo controllo diretto.

Nessuna fonte.

Il 6 ottobre 2001 il LIFG è nella lista stilata dal Comitato di applicazione della risoluzione 1267 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. C’è tuttora. L’8 dicembre 2004, il LIFG era nella lista delle organizzazioni terroristiche del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. C’è ancora. Il 10 Ottobre 2005, il Dipartimento degli Interni britannico interdiva il LIFG dal suo territorio. Questa misura è ancora valida. Il 7 Febbraio 2006, le Nazioni Unite sanzionavano cinque membri del LIFG e quattro società ad essa collegate, che continuano ad operare impunemente nel territorio del Regno Unito, sotto la protezione dell’MI6.

E va bene. Avranno ceduto a pressioni americane, mi sembra ovvio.

Durante la “guerra contro il terrore”, il movimento jihadista si organizza. Il termine “al-Qaida”, che originariamente indicava il grande database in cui Usama bin Ladin sceglieva i mercenari di cui aveva bisogno per missioni specifiche, diventa gradualmente un piccolo gruppo. Le sue dimensioni diminuiscono, a mano a mano che viene strutturato.

Il 6 marzo 2004, il nuovo leader del LIFG, Abdelhakim Belhadj, che ha combattuto in Afghanistan al fianco di Usama bin Ladin [2] e in Iraq, vien arrestato in Malesia e poi trasferito in una prigione segreta della CIA, in Thailandia, dove è sottoposto al siero della verità e alla tortura. A seguito di un accordo tra gli Stati Uniti e la Libia, venne rispedito in Libia dove fu torturato da agenti inglesi, ma questa volta nella prigione di Abu Salim.

Qualcuno mi dia una fonte che non sia Benotman, 2005.

E comunque, per quanto ne sappiamo Belhaj fu torturato dai libici ad Abu Salim. E l’MI6 sapeva ma non partecipò (fonte).

Il 26 giugno 2005, le agenzie di intelligence occidentali organizzano a Londra una riunione dei dissidenti libici. Formano la “Conferenza nazionale dell’opposizione libica” unendo tre fazioni islamiche: la Fratellanza mussulmana, la Confraternita dei Senoussi e il LIFG. Il loro manifesto fissa tre obiettivi:

- rovesciare Muammar Gheddafi;
- esercitare il potere per un anno (sotto la denominazione “Consiglio nazionale di transizione”);
- ripristinare la monarchia costituzionale nella sua forma del 1951 e rendere l’Islam la religione di Stato.

Intereesante, ma dacci una fonte.

Nel luglio 2005, Abu al-Laith al-Liby riesce, contro ogni probabilità, a fuggire dal carcere di massima sicurezza di Bagram (Afghanistan) e a divenire uno dei leader di al-Qaida. Chiama i jihadisti del LIFG che non hanno ancora raggiunto al-Qaida in Iraq. I libici diventano la maggioranza dei kamikaze di al-Qaida in Iraq [3]. Nel febbraio 2007, al-Liby condusse un attacco spettacolare contro la base di Bagram, mentre il vicepresidente Dick Cheney si appresta a visitarla. Nel novembre 2007, Ayman al-Zawahiri e Abu al-Laith al-Liby annunciano la fusione del LIFG con al-Qaida.

Abu al-Laith al-Libi non sembra aver mai fatto parte del LIFG.

Abu al-Laith al-Liby divenne il vice di Ayman al-Zawahiri, e a tal titolo il numero 2 di al-Qaida, in quanto non si avevano notizie di Usama bin Ladin. Fu ucciso da un drone della CIA in Waziristan, alla fine del gennaio 2008. Durante il periodo 2008-2010, Saif al-Islam Gheddafi negoziò una tregua tra i libici e il LIFG. Pubblicò un lungo documento, ’Gli studi riparatori’, in cui ammette di aver commesso un errore nel fare appello alla jihad contro i fratelli musulmani, in un paese musulmano. In tre ondate, tutti i membri di al-Qaida sono graziati e rilasciati alla sola condizione che rinuncino per iscritto alla violenza. Su 1800 jihadisti, oltre un centinaio rifiutano l’accordo e preferiscono rimanere in carcere.

Qui Meyssan non ci dice che Moammar e suo figlio stavano con la CIA, in quel contesto (vedi anche qui). Non ce lo dice perché dicendocelo il suo castello teorico crollerebbe. Come: fino ad ora Moammar era una vittima del supercomplottone e ora lo vediamo cinguettare con George W. Bush? By the way, Meyssan non ci parla nemmeno del fatto che l’MI6 salvò la vita al figlio di Moammar, Sayf al-Islam.

Dopo il suo rilascio, Abdelhakim Belhadj lascia la Libia e si trasferisce in Qatar.

Questo è interessante, fonti please.

Nei primi mesi del 2011, il principe Bandar Bin Sultan intraprende una serie di viaggi per rilanciare al-Qaida espandendone il reclutamento, fino ad ora quasi esclusivamente tra gli arabi, ai musulmani dell’Asia centrale e del sud-est. Uffici di reclutamento vengono aperti in Malesia [4]. Il miglior risultato si ottiene a Mazar-i-Sharif, dove più di 1.500 afgani vengono impegnati nella jihad in Libia, Siria e Yemen [5]. In poche settimane, al-Qaida, che era solo un piccolo gruppo moribondo, può allineare più di 10.000 uomini. Questo reclutamento è ancora più facile, poiché i jihadisti sono i mercenari più economici sul mercato.

Questa è una cosa che davvero non c’entra una mazza, sebbene sia interessante (ma sia da verificare).

In realtà Thierry si prepara alla chiusura del pezzo e per chiudere la sua teoria ci mette in mezzo anche i sauditi.

Il 17 Febbraio 2011, la “Conferenza Nazionale dell’opposizione libica” organizza il “giorno della collera” a Bengasi, che segna l’inizio della guerra.

E va bene.

Il 23 febbraio l’Imam Abdelkarim al-Hasadi annuncia la creazione di un emirato islamico a Derna, la città più fondamentalista della Libia, da cui proviene la maggior parte dei kamikaze jihadisti di al-Qaida in Iraq. Al-Hasadi è un membro di lunga data del LIFG, ed è stato torturato dagli statunitensi a Guantanamo [6]. Il burqa è obbligatorio e le punizioni corporali vengono ripristinate. L’emiro al-Hasidi organizza un proprio esercito, che nasce con alcune decine di jihadisti e che presto ne raggruppa più di mille.

Al-Hasadi non è mai stato a Guantanamo, lo dice nell’intervista che Meyssan cita a favore dell’opinione opposta. La cosa è confermata dai cable di Wikileaks e dall’elenco dei prigionieri di Guantanamo recentemente pubblicato. E non ha fondato un emirato islamico a Derna. Ravanate nel blog per maggiori informazioni.

Il Generale Carter Ham, comandante di Africom, incaricato di coordinare le operazioni alleate in Libia, ha espresso le sue preoccupazioni per la presenza tra i ribelli, che gli viene chiesto di difendere, di jihadisti di al-Qaida che hanno ucciso soldati statunitensi in Afghanistan e in Iraq. Fu sollevato dalla sua missione, che venne affidata alla NATO.

Interessante: fonti?

In tutta la Cirenaica “liberata”, gli uomini di al-Qaida diffondono il terrore, massacrano e torturano. Sono specializzati nel tagliare la gola ai gheddafisti, a cavare occhi e tagliare i seni delle donne impudiche. L’avvocato della Jamahiriya, Marcel Ceccaldi, accusa la NATO di “complicità in crimini di guerra”.

Interessante: fonti?

Il 1° maggio 2011, Barack Obama annuncia che ad Abbottabad (Pakistan), sei commando dei Navy Seal hanno eliminato Usama bin Ladin, di cui si era senza notizie credibili da quasi 10 anni. Questo annuncio permette di chiudere il dossier al-Qaida e di rinnovare il look dei jihadisti quali nuovi alleati degli Stati Uniti, come ai bei vecchi tempi delle guerre in Afghanistan, Bosnia, Cecenia e Kosovo [7]. Il 6 agosto, tutti i sei membri del commando dei Navy Seal muoiono nella caduta del loro elicottero.

Interessante ma non c’entra una mazza: fonti?

Abdelhakim Belhadj torna nel suo paese su un aereo militare del Qatar, all’inizio dell’intervento della NATO.

Interessante: fonti?

Ha preso il comando degli uomini di al-Qaida nelle montagne del Jebel Nefusa.

Di al-Qaida? Del LIFG? Ormai Meyssan ha incardinato la sua teoria al-Qaida=LIFG quindi non ha bisogno di spiegare più nulla.

Secondo il figlio del generale Abdel Fattah Younis, è lui che ha sponsorizzando l’omicidio, il 28 luglio 2011, del suo vecchio nemico, che era diventato il capo militare del Consiglio di Transizione Nazionale.

Può essere, vedi qui.

Dopo la caduta di Tripoli, Abdelhakim Belhadj apre le porte del carcere di Abu Salim, rilasciando gli ultimi jihadisti di al-Qaida che vi erano detenuti.

Interessante, fonti?

Viene nominato governatore militare di Tripoli. Pretende le scuse dalla CIA e dall’MI6 per il trattamento che gli hanno inflitto in passato [8]. Il Consiglio nazionale di transizione l’incarica di addestrare l’esercito della nuova Libia.

[1] «David Shayler: “J’ai quitté les services secrets britanniques lorsque le MI6 a décidé de financer des associés d’Oussama Ben Laden“», Réseau Voltaire, 18 novembre 2005.

[2] «Libya’s Powerful Islamist Leader», Babak Dehghanpisheh, The Daily Beast, 2 settembre 2011.

[3] «Ennemis de l’OTAN en Irak et en Afghanistan, alliés en Libye», Webster G. Tarpley, Réseau Voltaire, 21 maggio 2011.

[4] “La Contro-rivoluzione in Medio Oriente“, di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 11 maggio 2011.

[5] «CIA recruits 1,500 from Mazar-e-Sharif to fight in Libya», Azhar Masood, The Nation (Pakistan), 31 agosto, 2011.

[6] «Noi ribelli, islamici e tolleranti», reportage di Roberto Bongiorni, Il Sole 24 Ore, 22 marzo 2011.

[7] “Riflessioni sull’annuncio ufficiale della morte di Osama bin Laden“, Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 4 maggio 2011.

[8] «Libyan commander demands apology over MI6 and CIA plot», Martin Chulov, Nick Hopkins e Richard Norton-Taylor, The Guardian, 4 settembre 2011.

Puah.

Giudizio finale.

Thierry Meyssan può avere uno (a scelta) di questi problemi:

  1. ha ingerito troppe sostante psicotrope chimiche da bambino, quindi è diventato paranoico;
  2. ha una passione malata per la dietrolgia e il complotto che gli causa un’erosione esiziale di neuroni e sinapsi.
  3. è in perfetta forma mentale ma non sa che re-ingegnerizzare la storia conduce, come dice Taleb, a errori mastodontici;
  4. vuole fare scalpore e basta;
  5. è pagato profumatamente da qualcuno che gli ha detto di elaborare in qualche modo il teorema al-Qaida=LIFG=CIA.

Secondo me ha ingerito.

No, davvero, è un bel pezzo di spy literature, e niente di più.