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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Il superterroristone di Bengasi

2011-09-12
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Dostojevskij qualche giorno fa citava Ismail al-Salabi (o Sallabi, إسماعيل الصلابي), il Comandante della Brigata Martiri del 17 Febbraio (usato anche al plurale, Brigate, كتائب شهداء 17 فبراير)

Ismail è tracciato da tutte le fonti come un “islamista” e, in virtù di questa denominazione, lo si assimila ad altri “islamisti” libici, come Abd el-Hakim Belhaj o Abd el-Hakim al-Hasadi, dai passati diversi (vedi i link)

Prima di tutto specifichiamo che ultimamente con “islamista” si è passati, anche (per necessità, e questo è un segno che la spirale del silenzio funziona) su questo blog, a identificare diversi generi di esponente della galassia dell’islam politico. In questo senso sono “islamisti” anche i “moderati” della Nahda tunisina, i Fratelli musulmani egiziani (e libici), i re dell’Arabia Saudita.

Ismail dice di sé di essersi avvicinato all’islam (era, sì, musulmano di nascita ma in carcere “studiò l’islam”) nelle carceri libiche dove stette dal 1997 al 2003: secondo il regime di Gheddafi ospitava islamisti in fuga.

Dice di non essere mai stato un membro del LIFG (Libyan Islamic Fighting Group), che l’accusa di essere del LIFG nella Libia di Gheddafi veniva scaricata su chiunque si opponesse al regime. E anche di non essere mai stato in Afghanistan, cosa che invece al-Arabiya English — ma solo al-Arabiya English (chi ha altre fonti le tiri fuori, please) — gli attribuisce.

Sembra essere, insomma,  un islamista home made, e d’altronde è abbastanza giovane: quando quelli del LIFG scapparono in Afghanistan, nel 1989, lui aveva intorno ai 12 anni.

Non ho capito bene che carica abbia oggi Ismail.

Molti lo identificano come, appunto, il comandante della “17 febbraio” ma la cosa non è così semplice.

Qui  (18 aprile) Ismail è definito dal portavoce del governo di Gheddafi “un membro del LIFG e di al-Qaida” che sta addestrando 200 combattenti nel campo di addestramento di Bengazi chiamato “7 aprile” (vedi i miei post cercando “LIFG”).

Qui (22 maggio) Ismail è definito da al-Jazeera “uno dei field commander” della rivoluzione.

Qui (30 luglio) il comandante della “17 febbraio” sembra essere Fawzi Bukatef.

Qui (9 agosto) Ismail è identificato come “field commander” di Brega.

Qui (9 agosto) il capo della “17 febbraio” sembra essere ancora Fawzi Bukatef.

Qui (13 agosto), in una lunga intervista ad al-Jazeera, Ismail figura come “membro del Comitato direttivo dell’Unione dei gruppi combattenti della rivoluzione” (qui il sito).

Qui (1 settembre) dicono che è “leader” della “17 febbraio”.

Qui (2 settembre) dicono che Ismail è il capo della Katiba o (Sariyya) Abu Obayda Amir ben al-Jarrah (كتيبة ابو عبيدة عامر بن الجراح) che, come ho scritto qui, sembra essere un gruppo qaidista attivo in Iraq poi accusato  di aver ucciso il generale Abd el-Fattah Younis.

In quel contesto i responsabili del CNT dicevano che quella brigata non apparteneva all’esercito rivoluzionario e ciò sarebbe in contraddizione con la fotografia, riportata un po’ ovunque, di Ismail che parla presso l'”Unione dei gruppi combattenti della rivoluzione” di cui sopra:

Se la notizia (non confermata) fosse vera, dovremmo pensare che questa persona è stata in Iraq (come si fa a essere i capi di una cellula qaidista libica fattasi conoscere in Iraq se non si è stati in Iraq?), cosa che nessuna fonte in mio possesso riporta.

Qui (4 settembre) Reuters, tirando fuori la notizia che ha fatto il giro del mondo secondo cui Ismail ha detto che quelli del CNT si devono dimettere, chiama Ismail “capo della 17 febbraio”.

Qui (4 settembre) AFP dice che Ismail “guida il ramo di Bengasi” della “17 febbraio”.

Qui (9 settembre), la fonte è “Ikhwan web” cioè la rete dei Fratelli Musulmani, Ismail figura come fratello (minore) di Ali al-Salabi (che nell’articolo è definito “pensatore di spicco dei Fratelli Musulmani”), vecchio volpone amico di Sayf al-Islam Gheddafi ma pronunciatosi più volte, anche recentemente, per uno Stato laico, del quale ho scritto più volte ma che, più che qaidista, mi sembra essere “golfista”, nel senso di uno che ha la protezione almeno di Qatar e Emirati (vedi anche i cable di wikileaks che lo riguardano).

Per molti, oggi, Ismail è il capo dell’esercito del CNT a Bengasi.

Alcuni lo definiscono un “cleric”, cosa che davvero posso escludere.

La sua diventa una “brigata islamista” ma lui nega che la “17 febbraio” sia islamista e ritengo che sia così.

Lastly: il sito della Katiba 17 febbraio, ben poco curato, ha il server negli Emirati.

Il suo amministratore è un certo Abdelnaser A Muftah, di un certo Hadiya Group.

Che dire? Ho l’impressione che il mescolarsi di propagande e paure renda tutto poco leggibile.

Comunque: se prendiamo per vere TUTTE o quasi queste notizie e trascuriamo cosa dice lo stesso Ismail, arriviamo al supercomplottone di Thierry Meissan.

O perlomeno mettiamo al-Jazeera, ospitatrice in TV di Ismail al-Salabi, nel complottone.

Se seguiamo il filone di Ali al-Salabi arriviamo agli influssi dell‘islamercato del Golfo in Libia, ma non al terrorismo qaidista.

Viste anche le interviste ad al-Jazeera, nota televisione golfista, ritengo questa un’ipotesi possibile.

Sempre che sia vero che i due sono fratelli.

 

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12 Responses to Il superterroristone di Bengasi

  1. dostojevskij on 2011-09-12 at 17:27

    molto interessante, ho trovato qualcosa di altrettanto interessante:

    mi sembra di capire che sia inutile continuare a cercare i legami fra LIFG e Al Qaeda perchè non è quello il punto (è roba vecchia). Piuttosto il punto mi sembrano gli altrettanto evidenti legami fra LIFG e Fratelli Musulmani

    dietro i fratelli alì e ismail c’è youssef qaradawi, credo una fra le più importanti guide spirituali dei FM (ovviamente risiede in Qatar)

    http://globalmbreport.com/?p=5000

    un altro passaggio importantissimo che mi era sfuggito (nn so se ne hai parlato): abdelhakim belhaj, leader del LIFG e brigata tripoli (nella fonte Al-Amin Belhaj) è il presidente del RAMO INGLESE dei fratelli musulmani

    qui: http://globalmbreport.com/?p=4124

    e qui: http://globalmbreport.com/?p=1720

    aggiungiamo un altro particolare: un colleggamento fra la famosa conferenza del 2005 delle opposizioni libiche di cui parla meyssan e la voce di Qaradawi.

    http://globalmbreport.com/?p=4109

    altro dettaglio: il LIFG nel 2006 viene definito dal Dipartimento di Stato un ramo dei Fratelli Musulmani.

    http://www.state.gov/g/drl/rls/irf/2006/71427.htm

    infine termino con un report sui rapporti
    tra CIA e Fratelli Musulmani

    http://globalmbreport.com/?p=4997

    e uno sui fratelli musulmani e la loro influenza in occidente di un think tank israeliano (non l’ho ancora letto ma sembra contenere molti spunti controversi)

    http://www.jcpa.org/text/Mapping_Delegitimization.pdf

    la fonte principale mi sembra affidabile, non so quanto di questo vi era già noto però per quanto mi riguarda c’è molto da riflettere :|

    • dostojevskij on 2011-09-12 at 19:12

      alcune considerazioni

      credo che a questo punto si delinea in maniera più chiara il ruolo di Saif Al-Islam: cercare un ponte fra l’attuale regime di suo padre e il principale nemico interno: i fratelli musulmani (e l’islamercato che rappresentano)

      qui s’inserisce il suo programma di riabilitazione (guidato da al-salabi) e la sua voglia di riforme costituzionali. il matrimonio era decisamente audace e non si può dire che sia andato a buon fine anche se inizialmente sembrava andare tutto bene.

      simbolico il fatto che proprio lui abbia gestito qualche settimana fa il tentativo di patteggiare con i fratelli musulmani una qualche sorta di resa.

      alcuni si chiedono anche fino a che punto vanno le connessioni fra saif e i fratelli musulmani definendola una domanda da cento milioni di dollari…

      http://www.thewashingtonnote.com/archives/2011/02/saif_gaddafis_f/

      http://righttruth.typepad.com/right_truth/2011/02/saif-al-islam-al-qaddafi.html

      • dostojevskij on 2011-09-12 at 21:21

        corrego un errore: al-amin belhaj non è abdulhakim belhaj… cmq il primo è il presidente del ramo inglese dei fratelli musulmani e exmembro del LIFG in UK, adesso fa parte del CNT

  2. darmius on 2011-09-12 at 22:30

    OT: fatte alcune considerazioni su CCG, al-Jazira ecc., proporrei di definire “penisolista” (o jazirista) la dottrina portata avanti dal CCG, piuttosto che “golfismo”. In fondo il marchio già ce l’hanno…
    D

  3. mcc43 on 2011-09-13 at 08:49

    Nella ricostruzione non ho trovato, ma potrei sbagliare, due nomi che invece nella mia (assai meno ambiziosa) ricostruzione risultano di spicco. Va detto che le difficoltà oltre che dalla vaghezza dei ruoli, dipendono dall’uso frequente di nomi di battaglia e dagli errori in cui cadono, ma ben scusati in questo caso, i giornalisti.

    ++Busidra, Muhammad, lunga carcerazione sotto Gheddafi, si dice antiradicalismo islamico, sta in cima a una piramide che ha alla base i F.lli Mus, la brigata 17, e altra minutaglia- vuole come futuro capo dello stato l’imam, o quel che sia, Al-Sallabi, cioè il fratello di Ismail. Mi pare l’Andreotti della situazione.

    ++ Khalifa Hifter, aderente al Libyan National Salvation Front -LNSF- A me risulta “nominato” dal CNT comandante in capo delle operazioni militare – è credibile perchè era negli alti comandi dell’esercito all’epoca del Chad – vendendosi poi a trovare in competizione con Younes … una prece. Evidemtemente Hifter le rivalità le tronca di netto- ed è un nome da far figurare nella teoria del complottone.

    Non ho più tutte le fonti, ma mi ero salvata questa pagina perchè è un sito di cui mi fido e l’articolo è piuttosto ben costruito
    http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=26023

  4. dostojevskij on 2011-09-13 at 12:03

    khalifa haftar, secondo varie fonti ( la mia è il libro “gheddafi” di dal boca), era un comandante di gheddafi catturato in chad durante una delle stupide tentate sortite ordinate da gheddafi… girò le spalle al colonnello e venne preso in custodia dagli stati uniti che addestrarono lui e il suo battaglione in un campo vicino denver in funzione antilibica.
    i giornali hanno parlato molto di lui verso marzo quando è tornato in libia per capeggiare la rivolta (scontrandosi appunto con l’altro leader: younes). dopo di chè sinceramente ne avevo perso un po’ le tracce anche perchè non mi pare che sia lui a capo dell’esercito attualmente (credo sia il fidato luogotente di younes)…
    definito a torto o a ragione l’uomo della CIA… (lo trovate in tantissimi articoli di marzo)

  5. Lorenzo Declich on 2011-09-13 at 13:03

    Su Busidra c’è questo (forse l’avete già postato)

    http://dougsaunders.net/2011/08/libya-islamist-post-gaddafi-politics-busidra/

    Qui nei cable di wikileaks

    http://cables.mrkva.eu/cable.php?id=212564

    Qui un rapporto di human rights watch del 2009

    http://www.hrw.org/fr/node/87101/section/9

    Secondo questo qui (http://www.wsws.org/francais/News/2011/aou2011/liby-a23.shtml)

    “Bousidra a présenté sa vision d’un Etat fantoche islamique fondamentaliste et pro-impérialiste en Libye. Il a assuré au Globe and Mail qu’il « resterait favorable à l’Ouest et à ses gouvernements et entreprises pétrolières. » La conclusion incontournable est que les 42 milliards de barils de pétrole de la Libye seront dénationalisés et saisis par des firmes pétrolières occidentales”

    • dostojevskij on 2011-09-13 at 13:25

      <>

      da un articolo di ieri del sole 24ore… non posso confermare le varie fonti citate…

    • dostojevskij on 2011-09-13 at 13:26

      “Secondo quanto riporta il giornale arabo al-Sharq al-Awsat, ieri si è registrato ieri il primo scontro a fuoco tra fazioni dei ribelli che fanno capo al Consiglio nazionale transitorio.

      Ad affrontarsi sui monti del Nefusa i ribelli dei villaggi di Gharyan e Kakla schierati contro quelli di al-Asabaa. Nei combattimenti si sono registrati 12 morti e 16 feriti. Un esponente del Cnt, contattato dallo stesso quotidiano, si è detto «molto preoccupato per l’arrivo di numerosi miliziani islamici nella capitale, che sta portando a un aumento dello scontro politico tra i liberali e gli islamici che potrebbe sfociare in uno scontro armato».

      Secondo quanto riporta il giornale arabo al-Quds al-Arabi dopo la presa di Tripoli i contrasti tra i laici e gli islamici all’interno del Consiglio di Transizione hanno assunto dimensioni gravi. Secondo il giornale algerino el-Khabar le divisioni riguarderebbero le diverse tribù della Libia che «considerano Tripoli come un loro bottino sul quale mettere le mani». Sabato i siti libici denunciavano il rifiuto delle milizie di Zlitan schierate a Tripoli di consegnare le armi al Cnt e di lasciare le loro postazioni, non fidandosi di quelle delle altre zone del Paese presenti nella capitale.”

      da un articolo di ieri del sole 24ore… non posso confermare le varie fonti citate…

  6. valerio on 2011-09-13 at 14:21

    Avrò bisogno di almeno una settimana per sbrogliare la matassa però è possibile che si sia giunti a incidenti tra le varie fazioni di ribelli (del resto fisiologici, l’importante è che siano ricondotti alla ragione in tempi brevi).

    In particolare non dimentichiamo che Abdel Hakim Belhaj non gode dell’indiscusso favore di tutte le brigate presenti a Tripoli, la sua nomina ha un forte valore politico ed è una marchetta che il CNT fa alla sua fazione.
    Una marchetta che non piace molto a quelli dei Nafusa e a quelli di Misurata, che tengono ancora in città (malgrado l’ordine di sgombrare) alcuni uomini e dei comandi.

    Più misterioso potrebbe rivelarsi l’assalto alla piccola raffineria di Ras lanouf di ieri, ufficialmente fatto da elementi gheddafiani. Le istallazioni petrolifere sono le uniche controllate al 100% da uomini fedelissimi del CNT, che ha costituito delle brigate apposite usando per lo più militari che defezionarono con i ribelli nella prima ora.

    Di Khalifa Haftar mi ero occupato molto a marzo-aprile, è sicuramente pappa e ciccia con la CIA, ma ha lavorato anche accanto ai sauditi e ai sudanesi, in vent’anni di continue giravolte.
    è stato un militare di spicco negli anni ’80, progettò forse un colpo di stato, ha ricoperto un ruolo tutto sommato modesto nell’opposizione in esilio in Inghilterra(che il suo gruppo ha appoggiato a fasi alterne).

    Anche se connesso ai servizi americani, sauditi e di altre potenze anti-gheddafiane negli anni ’80-’90 (e poi, in parte, abbandonato, o meglio messo sotto naftalina e tirato fuori quando faceva comodo), ha una sua dignità politica autonoma. Ovvero è il classico personaggio che la CIA raccoglie ed appoggia per convenienza, ma che non è stato creato a tavolino a Langley.

    Era l’uomo su cui puntavano gli americani, ma non ha ottenuto gli incarichi di alto comando che chiedeva, per un po’ ha gestito il fronte di Brega (non con grandissimo successo in verità, malgraddo sia un soldato molto superiore a Younis), poi, francamente, nè ho perso le tracce.
    Non credo che abbia un seguito politico sufficiente, e ritengo sia ancora un ufficiale del governo, ma con una posizione intermedia o medio-alta, in caduta però dopo che altri comandanti hanno ottenuto onore e gloria.

    Il CNT non scontenta nessuno (o almeno ci prova), ma non da carta bianca agli “americani”, in questo distinguendosi dai governi fantoccio iracheni e afgani.

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