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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Ma quale primavera araba

2012-02-18
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La voce inglese di Wikipedia sulla “Primavera araba” (Arab spring) rivela tante cose sul mondo dell’informazione.

Entriamo con essa in una zona grigia in cui nulla è davvero autorevole, oggettivo (o almeno tendente all’oggettività) o verificabile, vediamo perché.

1. la voce. Per prima cosa la voce porta la dicitura in arabo e la cosa può sembrare di primo acchito “dovuta”, trattandosi di “primavera araba”. Il fatto è, però, che questa dicitura non è originata in ambiente arabo. Insomma, è come se scrivessi una voce sul “violino” e per prima cosa inserissi fra parententesi l’inglese “violin”: una cosa senza senso.

Non c’è traccia di una “critica della dicitura” nella voce (chi ha iniziato a usarla? quali sono i paralleli? perché, in poche parole, chiamiamo così questa cosa?). Si dà per scontato che sia corretta e accettata. Eppure, questo è certo, sebbene la dicitura “primavera araba” inizi in qualche modo ad essere in uso anche nel mondo arabo, nessun “protagonista” della stessa la usava  prima che il mondo dei media se l’inventasse.

Sembrano dettagli, ma non lo sono: più avanti vedremo quanto sotto la forma si celi una sostanza, ma intanto pensate un attimo a come reagireste se, invece di “italiani”, vi chiamassero “suonatori di mandolino” o “cucinatori di pizza”.

Vi piace l’idea?

Insomma la voce è “discutibile in sé” e quindi uno si aspetta che nella sezione della voce dedicata alla discussione vi sia traccia di questo. E invece no o meglio, ve n’è una traccia implicita.

2. la “discussione“. La discussione ha un esordio decisamente inquietante. Fra le prime avvertenze si legge: Attenzione, poiché questa voce, come altre, è in relazione col conflitto arabo-israeliano verrà moderata in base ai criteri X e Y… etc. etc.

Il conflitto arabo-israeliano? E che relazione ci sarebbe? Sì, c’è una relazione, d’accordo, ma a questo punto mi aspetterei che qualcuno mi spiegasse quale, cosa che non avviene. L’unica cosa che evinco è che la dicitura “primaver araba”, di per sé criticabile, è sottoposta a una moderazione speciale perché è in relazione con un altro discorso. E la cosa è quantomeno fastidiosa. Più sotto si legge: “il soggetto di questo articolo è controverso e il suo contenuto potrebbe essere oggetto di disputa”.

Più avanti, nel commentario, scopro storture minori ma di certonon meno indicative. Dobbiamo inserire il Sudan nel novero dei paesi toccati dalla Primavera araba? Sì, in Sudan si parla soprattutto in arabo e il paese fa parte della Lega Araba… ma quello che succede lì è “primavera” o no? E poi: le Maldive? Ma come le Maldive! Le Maldive non sono arabofone e c’è stato un colpo di Stato…

Per farla breve: a mio modo di vedere la voce “primavera araba” doveva essere una “metavoce”, nel senso: “primavera araba” è l’espressione con cui i media e alcuni commentatori hanno etichettato… etc. etc. (con critica della voce, teorie pro e contro etc.). La voce poi avrebbe dovuto rimandare a cose più specifiche.

Ci sarebbe ancora molto da dire ma mi fermo qui. In conclusione: non ho scritto questa cosa per fare la classica e scontata critica a Wikipedia. Anzi, proprio perché do per acquisito che vi sia in linea di massima della buona fede negli editor di quell’enciclopedia, l’ho presa come campione del senso comune sull’argomento.

Ragioniamoci.

 

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8 Responses to Ma quale primavera araba

  1. valerio on 2012-02-18 at 11:25

    Se non altro le Maldive sono sparite dalla pagina.

    Oltre a non essere un paese arabo, lì si potrebbe parlare di “inverno maldiviano”, visto che è il governo democraticamente eletto (il primo della storia dell’arcipelago),dopo il cambio di regime del 2008, ad essere abbattuto da un colpo di stato reazionario.

    A meno che non si voglia consiedrare “primavera” la lotta dei sostenitori della democrazia contro il colpo di stato e le manifestazioni pro-democrazia stroncata dalle cariche nei giorni scorsi.

  2. Jolanda on 2012-02-18 at 20:28

    spunto interessante lorf. bisognerebbe ragionare sull’uso di alcune espressioni e termini e su quanto veicola wikipedia it sul mondo arabo. teniamolo a mente.

  3. darmius on 2012-02-19 at 10:05

    be’, per quanto ne so, wikipedia è “fonte aperta”, quindi si può entrare nella discussione e segnalare tutte queste cose direttamente ai redattori, o anche diventare redattori…
    L’avvertenza “il soggetto di questo articolo è controverso…” ecc. su wikipedia precede praticamente tutte le voci che riguardano la storia recende del mondo arabo. Ma non mi sembra drammatico, proprio perché è ammissione che c’è stata una disscussione sul tema, e vuol dire che è ancora aperto.

    Per il resto concordo appieno.
    D

    PS: vedo comunque dalle nuvole qui accanto che anche tu hai usato (scaltramente) la dicitura “primavera araba” in 8 casi.

    • Lorenzo Declich on 2012-02-19 at 10:22

      se poi ci clicchi, sulla nuvola, vedrai che tutte le volte la dicitura è stata usata ironicamente, in senso critico.

  4. Melone on 2012-02-20 at 07:58

    Concordo su tutto. C’è anche un altro tipo di problema che è stato sollevato: le minoranze interne ai vari paesi vengono cancellate dal discorso sulla primavera “araba”.

    Hanno fatto l’esempio della minoranza curda in Iraq, delle cui proteste non si parla perché, appunto, non sono “arabi”.

    Il problema è che la label ha preso piede anche tra i diretti interessati, a cui sembra non importare più di tanto. “Sì, è un’etichetta, una convenzione, non è precisa, ma la usiamo lo stesso”. Questa è stata la risposta alla critica …

  5. Marilena on 2012-02-20 at 09:49

    Mi sorge spontanea una domanda: “come definire tutto questo?” Certo io voglio essere chiamata italiana. E credo che queste rivoluzioni abbiano denunciato sentimenti di appartenenza nazionale da far tremare tutte le considerazioni occidentali finora elaborate riguardo il nazionalismo nei paesi arabo-islamici. Dunque la rivoluzione dei gelsomini in Tunisia e piazza Tahrir in Egitto e così procedendo. Ma qual’è, perchè c’è, il comune denominatore tra tutti questi movimenti? Cambiamo il termine con Nahda. Ma il problema rimane. Dunque aspettiamo che la definizione venga autoprodotta, se questo garantisce rispetto e giusto approccio alla questione. Gli indignados sono indignados a prescindere dalla nazione. Forse sono indignados arabi. E questo è il punto che mi affascina. C’è poco di islamico in tutto questo, e molto di arabo nel senso secolare del termine. E’ l’individuo che si rivolta, e lo fa all’interno della propria cultura. E’ un grido universale di richiesta di riconoscimento dei diritti dell’uomo. Interna. Chiamiamola come volete. Stavolta l’Occidente guarda e ammira. Continuerò a rifletterci ma intanto proprongo di riflettere anche io su una definizione: Illuminismo Islamico??????

  6. Lorenzo Declich on 2012-02-20 at 11:28

    Per me bisogna rivoltare il problema. La lingua comune (e quindi un mondo dell’informazione per molti versi “unificato”), una parte di storia comune (fra cui in parte il nazionalismo), la comune “sorte” (ossia trovarsi sotto dittatura, più o meno condita di elementi nazionalisti) hanno avuto certamente un ruolo importante. Minore ce l’ha avuto l’ideologia nazionalista, quasi nulla quella panarabista; maggiore la domanda di libertà, democrazia e giustizia sociale. Io mi atterrei a una descrizione “minimale”, come “rivolte nei paesi arabi”, tenendo d’occhio sempre i punti di contatto ma anche i punti discordanti.

    Quanto alle tue riflessioni su “illuminismo islamico” qui sei benvenuta… facci sapere!

    • Marilena on 2012-02-20 at 13:05

      Si sono completamente d’accordo. Sicuramente tutti gli elementi in comune da te elencati hanno avuto un ruolo decisivo. Se da una parte elementi quali libertà, diritti fondamentali, lotta alla corruzione ecc. costituiscono il comune denominatore tra le varie rivolte, così credo (umilmente) che la presenza continua e generale della bandiere delle varie nazioni nei luoghi di protesta, siano strarivoluzionarie. Ma non tanto per appartenenza ad uno stato nei termini occidentali, quanto appartenza ad una realtà politica nazionale che ha garantito un’espeienza comune dei vari cittadini, nella quale gli individui soffrano gioiscono e lottano a prescindere dalla fede, proprio perchè oggetto di ingiustizie che colpiscono tutti. Insomma, anche se con le dovute cautele e elementi occasionalmente discordanti (scontri fra sunniti e cristiani), ho percepito una maturazione dell’idea di “cittadino”. Per quanto riguarda l’articolo su al-Azhar e la repentina posizione illuminata ci andrei cauta. Due riflessioni: 1) perchè proprio adesso? 2) Credo che l’Islam stia uscendo sempre più sconfitto da queste rivolte, non è che alcuni ambienti, con tutto il rispetto possibile, vogliano a tutti i costi mantenere un certo protagonismo? Non lo so, comunque se penso a Kant difficlmente penso ad al Azhar!

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