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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

L'allegra compagnia

2009-10-29
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Diamo un’occhiata a come esplode la Consulta per l’Islam in Italia. Ecco chi partecipa al progetto della Federazione Islamica Italiana.

  1. Ejaz Ahmad, Direttore della rivista Azad
  2. Gulshan Jivraj Antivalle Presidente della Comunità Ismaelita in Italia,
  3. Yahya Sergio Yahe Pallavicini Vice Presidente della Comunità Religiosa Islamica (CO.RE.IS.),
  4. Abdellah Redouane, Segretario Generale del Centro Islamico Culturale d’Italia,
  5. Mohamed Saady, Copresidente dell’Associazione Nazionale Oltre le Frontiere ANOLF,
  6. Souad Sbai eletta ora alla Camera dei Deputati e Presidente dell’Associazione Donne Marocchine in Italia,
  7. Mario Scialoja, componente del Consiglio di Amministrazione del Centro Islamico Culturale d’Italia,
  8. Younis Tawfik docente universitario e presidente del centro culturale Dar Al Hikma.

Ecco chi non partecipa:

  1. Khalil Altoubat, fisioterapista di Roma;
  2. Rachid Amadia, imam di Salerno;
  3. Kalthoum Bent Amor Bent Soltane, lettrice di lingua araba all’Università di Urbino;
  4. Mohamed Nour Dachan, medico e presidente dell’U.c.o.i.i, di Ancona;
  5. Zeinab Ahmed Dolal, operatrice sanitaria a Roma;
  6. Tantusch Mansur, Presidente dell’Unione Islamica in Occidente (U.I.O.) di Roma;
  7. Roland Seiko, giornalista di Roma;
  8. Mahadou Siradio Thiam, operatore nel mondo del volontariato di Roma.

In altre parole la FII sarebbe la Consulta senza:

  1. l’Unione Islamica in Occidente, il cui presidente, cioè Tantusch Mansur è anche il presidente della World Islamic Call Society italiana. Sono libici e si sa che i libici fanno un po’ come gli pare.
  2. l’UCOII (Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia), colpevole di estremismo. Visitare il sito dell’UCOII e dei suoi associati è divertente perché è tutto in dismissione. Archeologia del web.
  3. individui che nella Consulta rappresentavano la società civile (volontari, lettori di arabo, giornalisti, operatori sanitari, imam, fisioterapisti).

Su alcuni firmatari della dichiarazione di intenti per una FII ci sarebbe da scrivere un’enciclopedia, su altri meno. Possiamo dire con certezza che mentre alcuni sono già establishment, altri vorrebbero diventarlo. Ma soprattutto che questa FII non avrebbe proprio nulla a che vedere con la CFCM francese, in special modo per quanto riguarda l’elettività dei suoi vertici.

O almeno: nella dichiarazione di intenti non c’è scritto nulla al riguardo*.

Insomma, ritorniamo al palo: la FII, se mai nascerà, è destinata ad essere come il Corif francese di inizio anni ’90 che, ripetiamolo, fallì:

a causa delle proteste suscitate dalla più gran parte delle organizzazioni islamiche del Paese, che ne contestavano la scarsa rappresentatività e la chiara impronta dirigistica, in quanto frutto di un’imposizione dall’alto (fonte).

Nulla di fatto, riparti dal via, ritardo spaventoso, grossa confusione.

Un pasticcio.

* C’è scritto invece:

Molto resta ancora da fare, per aspetti specifici (elaborazione dello Statuto, individuazione dei mezzi, della sede, ecc.) e per far conoscere il nostro progetto alle comunità musulmane che vivono in Italia separate le une dalle altre.

Insomma “si fa conoscere il progetto”, dall’alto. Poi si agitano spettri:

Esistono persone e organizzazioni che vantano una rappresentatività che nessuno può controllare, e prospettano una concezione dell’Islam contraria ai diritti umani, ala libertà religiosa, all’eguaglianza tra uomo e donna. L’organizzazione di molte moschee e la formazione degli imam si svolgono fuori di regole certe e formalizzate rischiando, così, di offrire una immagine distorta della religione islamica, e di creare allarme e preoccupazione nell’opinione pubblica.

E infine si accusano di intromissioni alcuni paesi stranieri: fra gli obiettivi della costituenda federazione c’è quello di “garantire l’autonomia da ogni ingerenza di centrali straniere”, laddove – e questo fa ridere – fra i firmatari ci sono:

  1. ben due rappresentanti del Centro Islamico Culturale d’Italia, collegato alla moschea di Roma, che è patrocinato quasi integralmente dall’Arabia Saudita (pigiate qui per farvi un tour);
  2. un rappresentante della Comunità Ismaelita in Italia (cioè quelli della Aga Khan).

Finché danno i soldi…

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2 Responses to L'allegra compagnia

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