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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Megalomartire e turcofilisteo

2010-07-06
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Nella Legenda aurea di Jacopo da Varazze, vescovo di Genova (1228-1298), San Giorgio –  definito nel mondo greco-ortodosso il Megalomartire – sconfigge un drago in Libia.

Per la Passio Georgii, opera non databile se non in base al fatto che nel 496 il Decretum Gelanesianum, cioè il decreto di Papa Gelasio I, la inserisce nella lista delle opere apocrife, Giorgio nacque in Cappadocia che, per chi non lo sappia, è nell’odierna Turchia.

Nel De situ terrae sanctae di Teodoro Perigeta (530 ca.) si afferma che a Lydda in Palestina (un sito che oggi si trova vicino a Tel Aviv, in Israele) vi era una basilica sorta sulla tomba di san Giorgio

La notizia viene confermata anche da Antonino da Piacenza (570 ca.) e da Adamnano (670 ca) e da un’epigrafe greca, rinvenuta ad Eraclea di Betania datata al 368, che parla della “casa o chiesa dei santi e trionfanti martiri Giorgio e compagni”. (fonte)

San Giorgio è un santo inventato, quasi sicuramente, tanto che la chiesa:

in mancanza di notizie certe e comprovate sulla sua vita, nel 1969 lo declassò nella liturgia ad una memoria facoltativa (fonte).

Tuttavia non si può dire che i riferimenti a questo santo guerriero, patrono di schermitori, cavalieri, soldati, e altri generi di potenziali assassini, non si trovino in quell’area che genericamente chiamiamo Vicino Oriente.

San Giorgio è una geografia più che un uomo.

Una geografia che un artista, libanese o meno, può tranquillamente rappresentare con un corpicapo che la evoca.

Anche su un drappellone del palio di Siena.

Specialmente in considerazione del fatto che, come rimarca qui l’autore di ilpaliodisiena, “il popolo contradaiolo è insindacabile giudice del cencio, da che palio è palio”.

Quindi che tornino nei loro putridi e fetidi tuguri i contestatori del drappellone libano-dipinto, questi identitari della domenica, quelli che – per dirla in francese – non smettono mai di farsi i x°vv* degli altri e continuano, anche d’estate che fa caldo, a sputare odio e insulti a caso.

Quanto ai simboli di ebraismo e islam presenti nel drappellone invito tutti a leggere questo intenso articolo di don Andrea Brechi, correttore della Contrada della Torre, apparso su Toscana Oggi del 1. luglio.

Ma quale “demenza catto-comunista“.

Ma quale “sfregio al Palio“.

Andatevi tutti a nascondere, Socci compreso.


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5 Responses to Megalomartire e turcofilisteo

  1. darmius on 2010-07-06 at 09:30

    Bravo, bene! sia al pittore che alla segnalazione. Ci sarebbero un sacco di cose da dire sull’e inesattezze e castronerie di Socci e soci (fra l’altro un bestiale “religiosally”, ma non gli funziona nemmeno il correttore automatico?), ma il tuo post mi sembra più che sufficiente.
    D

    • Lorenzo Declich on 2010-07-06 at 10:14

      Darm, sarà che con gli amici sono più esigente, ma se dici “bravo, bene”, punto esclamativo, a me sembra che mi prendi un po’ in giro :-)

      • darmius on 2010-07-07 at 07:33

        no, sono davvero sincero. Sai che quando voglio essere ironico lo faccio in altri modi. E poi come altro devo fare per farti un complimento? ;)
        D

  2. […] 0 Brutto episodio di censura qualche giorno fa ai danni del blog di Kelebek in seguito a un articolo, come sempre pungente, sulla vicenda del drappellone del palio di Siena. […]

  3. Lorenzo Declich on 2010-07-07 at 07:55

    Mah, un semplice vaffanculo può bastare :-)

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