Tutto in 30 secondi
[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

La cantilena storta

2010-07-10
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Da tempo ho inserito nel mio blog alcuni “osservatori”, visibili sulla colonna di destra, riguardanti gli argomenti “caldi” dell’islam che ritroviamo ogni giorno sui media.

Fra questi c’è anche un “Propagatori di spazzatura” in cui uso inserire notizie sui ragionamenti e sulle vicende di una serie di personaggi che in Italia e altrove, in cattiva fede, diffondono teorie demenziali sull’islam contemporaneo.

Uno dei temi che maggiormente impegna queste teste d’uovo destrorse riposa sulla teoria per cui gli intellettuali di sinistra abbiano abbandonato il loro fervido laicismo e il loro amore per i diritti umani etc. etc.  per farsi catturare dalle teorie di musulmani retrivi e conservatori.

Insomma: intellettuale laico = schiavo dell’islam.

L’ultimo esempio arriva da “Il Giornale” ed è firmato Matteo Sacchi (Il salto nel buio degli intellettuali laici). Con la scusa di recensire un libro che sicuramente non ha letto: The fligh of the intellectuals di Paul Berman.

Neanche io ho letto il libro e, ve lo dico sinceramente, non ho nessuna voglia di farlo perché:

  1. di attacchi a Tariq Ramadan,
  2. di attacchi agli intellettuali che sostengono Tariq Ramadan
  3. della storia delle simpatie più o meno pompate dei suoi avi con i nazisti,
  4. di denunce contro i Fratelli Musulmani,
  5. di difese di Hirsi Ali

ne ho davvero abbastanza e, dalle recensioni che ho letto, il libro tratta essenzialmente di questo.

Vi dirò anche, sinceramente, che:

  1. trovo Tariq Ramadan estremamente sopravvalutato;
  2. trovo la vicenda dei Fratelli Musulmani – perché di una vicenda in fieri si tratta – davvero inquietante ma per motivi diversi da quelli citati solitamente (aggressività, Stato islamico etc. vs. islamercato);
  3. la Hirsi Ali è una persona che va protetta ma del cui pensiero non condivido niente (ovviamente se Hirsi Ali dice di essere contro l’infibulazione non vuol dire anche io non sia contro l’infibulazione, ma ciò non necessariamente mi fa essere d’accordo con Hirsi Ali).

Ecco l’incipit di Sacchi:

Dove sono finiti gli intellettuali del mondo Occidentale? Sono volati via, persi nel cielo dell’orientalismo «senza se e senza ma». Si sono smarriti nelle enormi distese, prive di nuvole e tutte uguali, del multiculturalismo e del politicamente corretto. Venduti al vangelo secondo cui quelli che hanno ragione sono sempre gli altri. A partire da Tariq Ramadan, sul quale, a partire dal 2001, si è focalizzata l’attenzione di chi, in Europa o in America, voleva un dialogo con l’Islam.

Bello, no?

Altra frase:

Nel lungo percorso che porta dagli illuministi, con tutti i loro difetti, ai loro epigoni, che quei difetti li hanno esasperati, qualcosa si è comunque smarrito. Potrebbe essere il coraggio.

Leggete poi questa descrizione dei Fratelli Musulmani:

Il professore arabo ginevrino [Ramadan] è legatissimo, a partire dai motivi familiari, a questa associazione [i Fratelli Musulmani]. Un’associazione considerata ai limiti della legge anche in moltissimi Paesi arabi (ogni tanto cooperano all’omicidio di un presidente egiziano), un’associazione che sposò le posizioni dei nazisti allo scopo di debellare gli ebrei dalla Palestina sotto mandato inglese (il loro motto è «Allah è il nostro obiettivo. Il Profeta è il nostro capo. Il Corano è la nostra legge. Il jihad è la nostra via. Morire nella via di Allah è la nostra suprema speranza»).

Al di là delle imprecisioni minori  (ad es. Tariq Ramadan è svizzero, non arabo-ginevrino, definirlo “arabo-ginevrino suona vagamente denigratorio) ricordo a Sacchi che il primo e ultimo omicidio di un presidente egiziano, quello di Anwar Sadat, è datato 1981, 31 anni fa.

Che le responsabilità di quell’assassinio (vedi nel p.s.) sono ben lungi dall’essere accertate.

Che da allora in Egitto c’è lo stato di emergenza.

E che i milioni di persone che lo subiscono sulla loro pelle ogni giorno meritano rispetto.

Ora, ritorniamo indietro, al sottotitolo dell’articolo, che fa:

In Occidente va di moda minimizzare le minacce della Mezzaluna. Ma c’è qualcuno che non ci sta. Un saggio di Paul Berman smaschera i metodi e la doppiezza dei Fratelli Musulmani

Minimizzare la “Mezzaluna”? Non sarai tu, per caso, insieme ai tuoi amici, a minimizzare anzi peggio, a ignorare?

“L’orientalista invaghito” sei tu, il tuo non è un pezzo di giornale, è solo un grande rutto.

E a me, che amo vivere in un mondo in cui i rutti non si pubblicano su giornale, mi provochi una profonda repulsa: sento di appartenere a una civiltà diversa.

——————–

p.s. Sulle “responsabilità” dei Fratelli Musulmani nell’omicidio di Sadat riporto un articolo apparso su Peacereporter nel 2006:

L’11 ottobre si è celebrata la prima udienza del processo a carico di Talaat Sadat, deputato del Parlamento egiziano, accusato di ‘vilipendio delle Forze armate’. Sadat, al quale è stata tolta l’immunità parlamentare, è il nipote dell’ex presidente egiziano Anwar el-Sadat, assassinato il 6 ottobre 1981 da tre militari durante una manifestazione pubblica in diretta tv.
il momento dell'omicido di  sadatUn vecchia storia. Questa almeno è sempre stata la ricostruzione ufficiale. Il nipote di Sadat ha invece un’altra teoria rispetto alla morte del celebre zio e, in un’intervista televisiva per uno speciale sul 25° anniversario dell’assassinio dell’ex presidente, ha affermato che secondo lui l’omicidio era stato “il risultato di un vasto complotto al quale avevano preso parte la guardia presidenziale, nonché alcuni capi delle forze armate”, accennando anche a un coinvolgimento indiretto dell’attuale capo di Stato, Hosni Mubarak, che allora copriva la carica di vice presidente e che proprio grazie alla morte di Sadat divenne capo dello Stato, carica che ricopre ancora oggi. Le dichiarazioni del nipote di Sadat hanno avuto l’effetto di una bomba e Fathi Sorur, presidente del Parlamento egiziano, ha revocato subito la sua immunità parlamentare. Poche ore dopo Talaal Sadat è stato arrestato. Tanta solerzia si spiega con il fatto che l’apparato di governo dello stato egiziano si regge sulla legislazione d’emergenza proclamata all’indomani dell’attentato.
hosni mubarakIl perno del potere. Ma qual è questa versione ufficiale? La magistratura egiziana, a poche ore dall’omicidio di Sadat, ritenne che il movente principale dell’omicidio dovesse essere l’ordine d’arresto presidenziale, nel settembre 1981, per circa 1600 dissidenti, tra integralisti islamici e comunisti. Un mese dopo, il 6 ottobre, l’omicidio al cospetto della televisione, che mostrò le scioccanti immagini dell’accaduto al mondo intero. Secondo le indagini che seguirono, finirono nell’occhio del ciclone i Fratelli Musulmani, accusati di aver voluto punire Sadat per il trattato di pace firmato con Israele nel 1978, che era valso a Sadat il premio Nobel. Il vice-presidente dell’epoca era Hosni Mubarak, che divenne presidente ed emanò un pacchetto di leggi speciali rispetto al momento difficile che attraversava il Paese. Quelle leggi speciali sono ancora in vigore e Mubarak è ancora presidente. Solo negli ultimi anni ha concesso qualche timida riforma, ma continua a tenere ai margini della politica egiziana, anche grazie alle leggi speciali, tutte le opposizioni  e in particolare i Fratelli Musulmani che, in libere elezioni, sarebbero il partito di gran lunga più votato.

manifestazione di khyfaiaUn regime a rischio. Questo quadro dà l’idea dell’importanza delle dichiarazioni di Talaat Sadat riguardo alla morte dello zio. Se Mubarak dovesse risultare in qualche modo coinvolto in prima persona, il suo regno entrerebbe in crisi, perché la sua leadership si basa in larga parte ancora sulla sua immagine di ‘salvatore della patria’. Anche se non emergessero colpe personali del Presidente, potrebbe venire meno l’atto di accusa per i Fratelli Musulmani e questo non consentirebbe più di tenerli ai margini della politica, con il conseguente sconvolgimento del quadro politico egiziano. Il movimento dissidente egiziano Kefaya (basta!), variegata coalizione dell’opposizione, ha però negato il proprio sostegno al deputato incarcerato, dichiarando che pur apprezzando il suo ruolo nella lotta alla corruzione e agli scandali governativi, lo considerano un tenace sostenitore dell’accordo di pace con Israele firmato dallo zio quando era al potere. Talat Sadat, dal canto suo, si è detto convinto che sarà condannato a tre anni di carcere, sentenza che consentirà al regime di sbarazzarsi di lui.

Christian Elia

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17 Responses to La cantilena storta

  1. Melone on 2010-07-10 at 10:56

    Stavo leggendo anch’io un po’ di recensioni sull’ultima barzelletta dell’ennesimo self-proclaimed esperto di Islam (MA in American history!). Volevo farci un post ma per fortuna ho altro da fare. La solita chiacchiera da bar tutta interna al giornalismo, come Bat Yeor. Roba per ‘palati fini’ come Rocca e Meotti, che hanno già dato il proprio endorsement …

    Ad ogni modo da qui puoi leggere due o tre recensioni veramente ben fatte a mio avviso.

    Solo una cosa sull’assassinio di Sadat: non c’è nulla da accertare, è già stato fatto. Islambouli&Co. erano Jihad, non Ikhwan (wikipedia in inglese).

    Sull’altra connessione scottante -il Gran Mufti di Gerusalemme con Hitler- si sta scrivendo da tempo un mare di stronzate. Si tratta semplicemente di uno spin-off del governo di Israele, creato ad arte. Lo ha scritto persino la BBC. Sarà questa la nuova “cantilena” da sopportare. Su questo tema sta lavorando benissimo Gilbert Achcar del SOAS. Qui un piccolo esempio.

    Torno alle sudate scritture. Mi raccomando, attento alle coronarie …

    Buona giornata

    • Lorenzo Declich on 2010-07-10 at 11:51

      Grazie dell’integrazione… cmq, avevo letto anch’io la cosa di Achcar (in italiano). E l’avevo segnalata nei miei “da leggere”.

      Da accertare sull’assassinio di Sadat ci sono le responsabilità “profonde”… Non siamo l’unico paese ad avere misteri.

      OT: quando facciamo un metablog, un supeblog, un magazine insomma: quand’è che ci mettiamo tutti sulla stessa pagina?? (vale anche x letturearabe)

  2. darmius on 2010-07-12 at 07:54

    Fra le altre ose, a me stranisce quel “persi nei cieli dell’orientalismo ‘senza se e senza ma’”. Cosa s’intende qui con orientalismo? l’essere filo-orientali? ebbene dopo un trentennio di discussione sull’orientalismo, siamo messi male…
    D

  3. Melone on 2010-07-12 at 15:37

    Darmius,
    Ho paura che il nostro, aehm, ‘giornalista’ il trentennio di cui parli l’abbia proprio saltato a pie’ pari … anzi, mi sa che gli mancano un paio di secoli! Siamo addirittura in epoca pre-coloniale. Hai ragione comunque, una tristezza assoluta.

    Lorenzo,
    Il superblog è una proposta decisamente interessante. Io sono un po’ fuori dal giro islamistica/arabistica italiana, ma non credo ci sia nulla di simile in Italia, o no? Il titolo/citazione mi piace ma è un po’ “per molti ma non per tutti”. Un catchy concept tipo “30 secondi” seconde me funzionerebbe meglio. Ok, accettansi frustate per l’inglesismo.

    Beh, per oggi ne ho dette abbastanza … buona giornata a tutt*

  4. matteo sacchi on 2010-12-23 at 10:45

    solo qualche piccola precisazione: arabo ginevrino non è espressione spregiativa. A meno che non si considerino le parola arabo o la parola ginevrino spregiative e io, non essendo razzista, non lo faccio. Quanto al fatto che io non abbia letto il libro di Berman be’… sono disposto a discuterne in dettaglio quando volete essendo vero il contrario. Mi spiace non l’abbiate letto voi, ma avete tutto il tempo per rimediare. Quanto al fatto che in Egitto esista a tutt’oggi un regime che abusa di leggi speciali e con caratteri repressivi: risulta agli atti che ne ho contezza, se aveste letto qualche altro mio articolo come quello a difesa del vignettista El shafee ingiustamente censurato lo sapreste. Ma i difetti dei governi dei paesi arabi non giustificano le modalità operative dei fratelli musulmani. Quanto agli spin-off israeliani sul gran Mufti e Hitler: c’è davvero tanta letteratura e tutta piuttosto seria, esattamente come sui reparti SS reclutati nei paesi arabi (dove il Mein kampf è ancora un vero best seller tra i libri occidentali). “Gli spin-off del governo israeliano” come idea mi ricordano tanto quella dei protocolli dei Savi di Sion. Detto questo io non sono affatto giustificazionista delle scelte di Israele… Rifiuto semplicemente l’idea che per criticare gli sbagli israeliani sia automatico sposare senza se e senza ma la causa oscurantista dell’estremismo islamico (questo avendolo anche un po’ studiato il mondo musulmano -no col fai da te ma con un dottorato-). Saluti e lieto comunque mi leggiate,però se lo faceste senza inforcare le lenti del preconcetto “U guarda cosa scrive questo cattivone filo coloniale (mai invaso l’Eritrea io e mai pensato fosse una bella idea farlo)” sarei più contento.

  5. Melone on 2010-12-24 at 11:20

    Matteo Sacchi:
    – “le modalità operative dei fratelli musulmani”: di grazia, queste affermazioni si
    sustanziano non so al Giornale. Quali sarebbero queste modalità operative? Quella di essere bastonati e arrestati a centinaia prima delle elezioni? Oppure sta semplicemente dicendo che i Fratelli Musulmani assassini erano, sono e sempre lo saranno? Negli ultimi attentati nemmeno Mubarak s’è azzardato a puntare il dito contro. Non so, faccia lei …
    – Se ha studiato il mondo islamico con un dottorato dovrebbe aver accesso ai maggiori testi sui Fratelli Musulmani: tutti fanno distinzioni tra il Nizam al Khass e gli Ikhwan in generale. Il Nizam era sconosciuto a molti all’interno del movimento e parecchi di quelli che sapevano (Al Banna compreso) non approvavano. Inoltre il contesto storico e le interazioni con altri soggetti sono fattori importanti. Oppure diciamo che ci sono persone inerentemente brutte, cattive e violente al mondo? Sto parlando di cose scritte in quello che tuttora è il testo di riferimento per i Fratelli Musulmani: Mitchell (mica hossein qualcosa, eh, Mitchell). Se legge i post gentilmente agevolati dal padrone di casa scoprirà che quando si fanno affermazioni, da queste parti, si mettono link o riferimenti bibliografici.
    – Questa cosa dei riferimenti vale anche per la nazi-ikhwan connection. Tipo: “c’è davvero tanta letteratura e tutta piuttosto seria”. Quale? Io cerco di non scrivere a vanvera, e se parlo di spin-off intendo spin-off. Ne sono sicuro perché la BBC lo chiama così e fornisco il link al testo in questione. Se vuole accusare di anti-semitismo la BBC mi vado a preparare il pop-corn …
    – Sempre sulla Nazi-Ikhwan/MedioOriente/Islam tutti a leggere il Mein Kampf la invito a leggere il libro di un mite professore di Relazioni Internazionali del SOAS, Achcar. Il Mufti era screditato dalla sua stessa comunità ma qualcuno dei ‘buoni’ ha pensato bene di tenerlo lì. Vada a vedersi chi erano i suoi primi estimatori (è che ‘noi’ abbiamo sempre sto penchant per tipetti come i taliban…); Il nazismo fece molti meno proseliti in Medio Oriente che nella, civilizzatissima a cristianissima, Europa, che allora faceva qualche fatica a scoprire le sue radici giudaico-cristiane …
    -Sull’assassinio di Sadat, per cortesia. Khaled Islambouli, “I Killed the Pharaoh”, era Jihad e non Ikhwan. C’è scritto persino su Wikipedia …
    – Sarebbe poi bello se un dottore come lei riuscisse a capire la differenza tra i libelli dei polemisti di turno e ricercatori tipo antropologi, sociologi, storici discipline come comparative politics e teorie dei movimenti sociali …
    – Tralascio le accuse di filo-islamismo e di dilettantismo. Ognuno è libero di fare le figure barbine che vuole.

    Buon Natale a tutti

  6. letturearabe on 2010-12-24 at 14:21

    non entro nel merito della questione fratelli musulmani e dottorati. quello che a suo tempo mi aveva irritato nel post era la seguente citazione:

    “Dove sono finiti gli intellettuali del mondo Occidentale? Sono volati via, persi nel cielo dell’orientalismo «senza se e senza ma». Si sono smarriti nelle enormi distese, prive di nuvole e tutte uguali, del multiculturalismo e del politicamente corretto. Venduti al vangelo secondo cui quelli che hanno ragione sono sempre gli altri. A partire da Tariq Ramadan, sul quale, a partire dal 2001, si è focalizzata l’attenzione di chi, in Europa o in America, voleva un dialogo con l’Islam…
    Nel lungo percorso che porta dagli illuministi, con tutti i loro difetti, ai loro epigoni, che quei difetti li hanno esasperati, qualcosa si è comunque smarrito. Potrebbe essere il coraggio.”

    irritata perché la condivido. il punto è che i giornalisti danno parola solo a questi pseudointellettuali senza coraggio mentre disdegnano gli altri, che sono costretti a esprimere le loro opinioni – qualunque esse siano ma che poggiano comunque su solide basi di studio e competenza nelle lingue dei paesi di cui si occupano – nei blog. proprio riguardo a tariq ramadan si da spazio a coloro che lo sostengono con la scusa del dialogo ma che in realtà sono mossi da una sorta di “invidia” per la capacità che personaggi del genere hanno di riscuotere consenso sul piano “religioso” e perché in cuor loro vorrebbero anche per noi una società retta dalla religione, pur se di un’altra religione si tratta.
    in conclusione: non ci si può lamentare che gli intellettuali siano “volati via” se proprio i giornalisti sono quelli che non sono disposti a consultarli.

  7. matteo sacchi on 2010-12-24 at 14:23

    Io non ho accusato nessuno di ricorrere al fai da te, spiegavo di non averlo fatto io (tra parentesi il mio dottorato era condotto anche in collaborazione con una università libica aveva all’interno un sepur breve corso di diritto islamico e un corso di lingua araba) Sempre senza polemica rispondo a Melone che cita la BBC con alcuni libri (mica Panella che vi farebbe sentir male) che delineano la figura e il ruol del gran mufti: Philip Mattar, The Mufti of Jerusalem, Columbia University Press, 1988, ISBN ) ; Yehuda Taggar, The Mufti of Jerusalem and Palestine Arab Politics, 1930-1937, Garland Pub, 1987; D.Dalin, J.F. Rothmann , La mezzaluna e la svastica. I segreti e l’alleanza tra il nazismo e l’Islam radicale, Lindau, 2009 ; Stefano Fabei; Il fascio la svastica e la mezza luna. Mursia, Milano, 2003. Esiste poi un enorme florilegio di foto del mufti che posa sorridente assieme a SS che portano in testa il fez, tutta roba abbastanza nota insomma. Il che non sgnifica che il nazismo fosse “colpa” degli arabi è ovviamente “colpa” degli europei . Però al di là del mediterraneo, in chiave anti inglese e anti ebraica, ha attecchito bene e attecchito a lungo. Mi sembra questo sia un fatto. E vero quello che scrive Declich che dentro un movimento grande come i fratelli musulmani inevitabilmente esistono anime diverse ma che una certa concezione religiosa molto integrale e legata all’idea di jihad (chi scrive sa che la parola ha tanti significati e non va declinata nel senso demente che usa qualcuno che vive a pane e Fallaci) abbia avuto una serie di effetti degenerativi nel mondo musulmano sia un fatto (non metto di nuovo una sfilza di libri o articoli tanto li conoscete anche voi …). Per il resto se uno mi definisse milano-alessandrino mica mi offenderei (Milano e lombardia 7/8 Alessandria d’egitto 1/8). Ah sì lo so che spesso i giornali puntano sul libello polemico e questo al professionista di una materia può irritare, ma ce modo e modo di farlo e ce modo e modo di irritarsi… “Non abbandonatevi alle passioni, si che possiate essere giusti” (il profeta, pace su di lui). Buon natale

    • Lorenzo Declich on 2010-12-25 at 09:31

      Sì, c’è modo e modo, specie in presenza di un’asimmetria negli strumenti di diffusione del proprio pensiero (un blog, un quotidiano). Comunque a me interessa la sostanza. E la sostanza è: trattasi di “diffusione di spazzatura”. Se poi mi si dice che i giornali “in sé” diffondono spazzatura… Esempio: taquiyya? Ma chi te l’ha insegnato l’arabo (base)? “Doppio linguaggio con l’infedele”? Questa storia della taqiyya è il classico argomento messo in campo da settori di islamofobi che vogliono, fra le altre cose, indurre l’idea che vi sia una sorta di cospirazione globale dei musulmani contro tutti gli altri. Questo, sì, mi ricorda i “Protocolli”. Eppure basta leggere Wikipedia per capire che questo argomento della taqiyya è perlomeno pretestuoso.

  8. matteo sacchi on 2010-12-25 at 21:01

    Mai pensato o scritto che esista una cospirazione globale dei musulmani. Infatti appena pubblicato intervista con Alessandro Barbero in cui si nega esistenza dello scontro di civiltà (persino ai tempi di Lepanto ) ovviamente sempre a mezzo quotidiano/discarica. Quanto alla taquiyya – prassi rigettata dalla maggior parte delle autorità religiose sunnite e più discussa da quelle scite- mai pensato sia l’hobby più diffuso tra i musulmani. Resta il fatto che la lettura che molti integralisti danno di Corano V-89; Corano II-225; Corano XVI-106 è abbastanza notoria. Esattamente come almeno una delle quattro scuole giuridiche accetta alcune interpretazioni in senso favorevole alla menzogna di alcuni hadith riferiti a Umm Kalthoum. Non è colpa di nessuno il fiqh è enorme e secolare, molto simile al nostro diritto comune e al sistema delle glosse. Se uno cerca dei pareri cretini li trova e li applica. Questo è un problema non è una congiura globale. Per come la vedo io ha torto chi pensa alla congiura globale e ha torto chi fa finta di non vedere il problema. Comunque la voce di Wikipedia non è male, anche se no, non basta quella…

    • Lorenzo Declich on 2010-12-25 at 22:41

      > appena pubblicato intervista con Alessandro Barbero in cui si nega esistenza
      > dello scontro di civiltà

      Be’ meno male che anche voi da quelle parti ci siete arrivati. Immagino che Barbero lo sapesse da tempo. Per le milizie musulmane impiegate dalla Lega Santa leggi questo bel post di Falecius:

      http://30secondi.wordpress.com/2010/10/01/i-musulmani-della-lega-santa/

      Last but not least: intendevo dire che wikipedia basta a chiarire quel passaggio di cui parlavamo, non evidentemente ad esaurire l’argomento. Quello della taqiyya rimane uno dei temi usati dagli islamofobi per spargere ansia sul tema. Cosa che, mi sembra di capire da ciò che leggo, fa Berman (e tu di seguito, non avendo rilevato ciò che rilevi qui, neanche vagamente).

  9. letturearabe on 2010-12-26 at 10:52

    a me questa discussione è piaciuta molto. finalmente.

  10. darmius on 2010-12-27 at 22:32

    OT:
    per una pura coincidenza leggo oggi un testo di Levi della Vida sul Patriarca di Antiochia Ignazio Ni’matullah di stanza a Diyar Bakir che nel 1576 (o giù di lì) si convertì o fu fatto convertire all’islam (la vicenda è davvero poco chiara) e fuggito poi in Italia, via Cipro, ci ha lasciato una lettera in cui spiegava in maniera molto allusiva la sua posizione ai suoi colleghi orientali “ai quali [cito Levi della Vida: “Il soggiorno a Roma del patriarca siro Ignazio Na’matalla”, 1948 Città del Vaticano, p.15] il patriarca si dirige per dimostrar loro con esempi tratti dalla storia biblica ed ecclesiastica (Abramo in Egitto; Mosè alla corte del faraone e nel paese di Midian presso suo suocero; San Paolo che si fa giudeo ai Giudei e greco ai Greci; Sant’Atanasio patriarca di Alessandria che fugge e si nasconde dalla persecuzione degli Ariani; Melezio che per essere eletto vescovo di Antiochia si lascia credere Ariano; Severo di Antiochia), che la necessità può costringere ad azioni in apparenza colpevoli. E’ evidente in questa difesa la confessione implicita dell’apostasia di Na’matallah, il quale tuttavia, […] non menziona alcun fatto specifico, ma si limita a dichiarare che tutte le sue sventure sono derivare dal suo grande amore per la Chiesa.

    Taqiyya o “levantinismo”.

    D

  11. matteo sacchi on 2011-01-12 at 19:16

    Torno sul tema con un po’ di ritardo. solo per precisare che quanto alla taqiyya nel mio articolo facevo un’accenno di una riga e che nei giornali capita di dover contare le battutte quindi parlando il pezzo di molte altre cose non ho fatto una dissertazione sul tema. Io non sono islamofobo e non credo lo sia Berman. Berman è preoccupato di quello che succede o è successo a molti intellettuali arabi (basta il nome di Yusuf Shahin) e che in Occidente si fa finta di non vedere. Se le stesse cose in Occidente le facesse la chiesa cattolica (nei secoli bui le ha fatte) si urlerebbe contro l’oscurantismo criminale. E a ragione. Se le fa qualcun altro si estrae dal cilindro l’argomento del multiculturalismo. A me personalmente fa simpatia l’islam di Muhammed Knight e non quello degli imam che mettono i tappi nelle orecchie alle figlie per la lezione di musica. Non credo questo faccia di me un islamofobo anzi. Far finta che tutto l’Islam sia uguale mi farebbe sentire piuttosto ridicolo. Bella la storia del patriarca ricorda quella di Leone l’Africano a parti invertite. In entrambi casi credo più buon senso che taquiyya o levantinismo

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