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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Egitto: il manualetto della rivolta

2011-01-29
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Ci sono 3 entità che gridano al complotto in queste ore:

  1. Hosni Mubarak
  2. il giornale Maariv
  3. qualche inavveduto e disattento giornalista italiano

Su Hosni Mubarak rimando al “manuale del tiranno 0.1”: non c’è dittatore al mondo che non gridi al complotto quando si trova in difficoltà (vedi Silvio Berlusconi).

C’è poco da dire, davvero. Ben Ali aveva parlato del nemico esterno. Gheddafi sulla Tunisia, ritrattando, dice che approva la rivolta ma “attenti ai nemici esterni” (tanto che i militari si spostano proprio sul confine libico per evitare intrusioni).

Piuttosto bisogna sottolineare che sono entrati in azione li sgherri di Mubarak, come segnalato e come da copione. E, lo segnala anche Miguel, gli stessi rivoltosi si sono organizzati per fermarli (come è successo in Tunisia).

Il tuo regime è vecchio di 30 anni, mr. Hosni Mubarak, come anche i tuoi metodi per la repressione.

Passiamo a Maariv, che pubblica un “manualetto per la rivolta” in arabo. Questo pdf dovrebbe dimostrare che la rivolta era premeditata?

Bene, l’ho scaricato è gli ho dato una guardata veloce:

  1. vi si dice che non bisogna diffondere il testo via facebook o twitter (la qual cosa mi sembra assolutamente comprensibile);
  2. vi si spiegano gli obiettivi della rivolta (peraltro legittimi: libertà di espressione, un nuovo governo non militare etc.);
  3. si individuano alcuni obiettivi – radio e televisione, palazzo del Presidente, diversi posti di polizia, prefetture, blocco di organizzazioni che collaborano col regime come Vodafone e T.E Data – molti dei quali di fatto non sono stati attaccati e/o effettivamente presi. Guardate l’elenchino qua sopra e ragionate sul fatto che questi obiettivi sono a dir poco scontati. V’è anche una certa ingenuità: come si può pensare di attaccare la televisione di stato senza ricevere sonore mazzate? Come si può pensare che abbia senso bloccare Vodafone, che fornisce l’unico vero “servizio” alla rivolta, cioè la connettività? Fra l’altro Vodafone è stata bloccata proprio dal governo, nella mattina di ieri, insieme a tutti gli altri provider egiziani della internet. E la rete è ancora ampiamente down.
  4. si illustrano alcune tecniche di guerriglia urbana di facilissimo reperimento ovunque sulla internet.

Secondo il manualetto il venerdì, dopo la preghiera (cioè ieri), bisognava uscire in ranghi serrati portando con in mano rose e fiori, raggiungere gli edifici governativi più vicini e lì scatenare l’inferno.

Se questi cospiratori esistono sono stati irrilevanti, penso io. Ma giudicate voi, magari mi sbaglio.

E poi, scusate, ma è ovvio che in uno Stato di polizia come quello egiziano si pensi a come non farsi ammazzare e a raggiungere presto alcuni obbiettivi minimi una volta che si è in mezzo al guado.

Come scrivevo qualche giorno fa in Egitto la rivolta è assolutamente pianificata: i manifestanti sapevano che avrebbero subito una repressione durissima, come è stato, quindi si sono preparati per bene.

Niente di più scontato.

Terzo e ultimo caso di complottistica d’accatto: ieri circolava la voce secondo cui alcuni cable di Wikileaks testimoniavano l’aiuto americano alle organizzazioni pro-democrazia.

Questo è uno dei casi in cui i cable dicono ben poco di più rispetto a ciò che già si sa, anche perché questi aiuti sono sempre stati forniti da USAID, l’organizzazione di aiuti ufficiale del governo americano (la cui sezione “Egitto” oggi è irraggiungibile, fra l’altro).

La questione, sollevata dall’Aftenposten riguardava il fatto che Mubarak si era lamentato per questi aiuti, nel 2007.

Il fatto è che gli Stati Uniti hanno continuato a darli, questi aiuti, alla luce del sole. Inoltre, come riportava Bikya Masr nello scorso ottobre, diverse organizzazioni non governative denunciavano il fatto che i fondi sarebbero andati in mano solo alle ONG “registrate”, il ché – come potete immaginare – escludeva moltissime organizzazioni “pro-democrazia”.

In ogni caso potete scaricare il “USAID/Egypt Strategic Plan Update for Fiscal Years 2000 — 2009” e farvi una vostra idea.

La notizia, rimbalzata in Italia, è diventata “aiuto americano alle organizzazioni di opposizione” e, come ben sapete, “opposizione a un regime” non significa assolutamente “organizzazione per la democrazia”.

Se non fosse così dovremmo concludere che gli Stati Uniti hanno finanziato organizzazioni come la Jihad islamica… e davvero questo non ha senso.

La mamma dei complottardi è sempre pregna.

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0 Responses to Egitto: il manualetto della rivolta

  1. darmius on 2011-01-29 at 11:30

    be’, gli USA che complottano contro loro stessi è davvero qualcosa di assurdo. D’altra parte si sapava da anni che Mubarak era in procinto di passarela mano (sicuramente a settembre), e la diplomazia USA evidentemente stava da tempo “informandosi” su come e con chi sarebbe avvenuto questo passaggio, perché fosse il più “morbido” possibile.
    D

  2. Melone on 2011-01-29 at 17:39

    Non so, i contatti ci sono stati (NGOs, ma non solo) e sarebbe ingenuo pensare il contrario. Questo ovviamente non significa che il movimento sia totalmente eterodiretto.

    E non credo neanche che la situazione sia così controproducente per gli USA. Obama ha *detto* a Mubarak “to rule by consent, not coercion” e di rispettare la volontà popolare. Il cambio di regime entro 2011 conviene (conveniva?) a tutti.

    Stiamo a vedere, per adesso c’è di nuovo l’esercito …

  3. Melone on 2011-01-29 at 17:45

    Omar Soliman vice-presidente non è un gran bel risultato…

    • Lorenzo Declich on 2011-01-29 at 18:20

      no, nn lo è. voglio precisare solo che una cosa è la valutazione seria della situazione, una cosa è il complottismo fine a se stesso

  4. Melone on 2011-01-29 at 18:27

    No no, hai perfettamente ragione.

    • Lorenzo Declich on 2011-01-29 at 18:52

      Leggo adesso di altri “cable”. Sottolineo che il movimento giovanile 6 aprile è “in chiaro” da molto tempo. Ri-sottolineo che la rivolta egiziana ha radici profonde. Si è parlato del fatto che il gruppo FB del movimento 6 aprile ha 70.000 “amici”. Ricordo che altri gruppi ne hanno oltre 400.000. Insomma, dire, con quello che abbiamo, che era un complotto ristretto, è per ora prematuro. Staremo a vedere, ovviamente posso sbagliare.

  5. Melone on 2011-01-29 at 18:58

    No no, è decisamente una cosa più complessa. Quali altri cable? Non ho fatto refresh? Link?

  6. Melone on 2011-01-30 at 11:31

    OT
    Panella, Oh Panella…
    http://www.ilfoglio.it/soloqui/7545

    Da manuale dell’orientalista d’antan. Sublime, non so da dove cominciare…

    • Lorenzo Declich on 2011-01-30 at 17:30

      No, nn ce la faccio :-))

    • darmius on 2011-01-31 at 10:41

      ce l’ho fatta io. Strano, ma è che il titolo e il primo capoverso mi sembravan quasi interessanti.
      Poi arrivano perle come questa: “Assolutamente silente sotto il domino ottomano – nonostante gli arabi fossero costretti dai turchi all’umiliante status di cittadini di seconda classe – la piazza araba non rispose all’appello di Hussein al Hashemi, che chiedeva di partecipare alla rivolta contro i turchi assieme a Lawrence d’Arabia”.
      Insomma, alla fine si capisce che il mito della “piazza araba” (ma di piazze nelle città arabe ce ne sono un sacco, e non si chiamano nemmeno tutte allo stesso modo) pilotata e anti-semita ce l’aveva solo lui.
      D

  7. Melone on 2011-01-31 at 10:48

    Esatto Darm

    Bisogna capirlo, è confuso poverino …

    E ci sarebbe anche Guolo su Rep. La sostanza, purtroppo, non cambia poi di molto.

  8. […] (pp. 47-49) o “Manuale del Tiranno 0.1″ (pp. 67-8. Su questi due testi vedi qui, qui, qui e […]

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