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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Cina e Stati Uniti in Nord Africa e Medio Oriente

2011-06-24
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Ho letto questo “China’s Interests in the Middle East and Nortt Africa in the Light of Recent Developments in thos Regions” di Peter Pham (non è un refuso :-) ), che ne ha parlato presso la U.S.-China Economic and Security Review Commission lo scorso 13 aprile.

E’ interessante perché disegna un mondo in cui gli Stati Uniti non sono più gli unici a giocare.

Molte cose già le sappiamo, ma il rapporto le sostanzia coi numeri.

Gli interessi cinesi sono principalmente petroliferi e si vanno ingigantendo di anno in anno, espandendosi in Africa per il tramite della Libia.

I cinesi parlano con tutti, ad esempio con sauditi e iraniani, senza farsi problemi di alcun genere.

Fanno anche infrastrutture, privilegiano la “stabilità per la stabilità” non avendo il “pregiudizio” della democrazia o meglio: non devono giustificare il loro fare affari con chiunque perché non hanno il problema di ciò che l’opinione pubblica penserà in merito.

Proteggono i loro investimenti fino a quando è possibile e rimpatriano in tutta fretta i dipendenti delle aziende quando è necessario.

Più va avanti più gli interessi economici pesano sull’atteggiamento dei cinesi in politica estera: ora sono più “assertivi”, intervengono di più per proteggere i loro interessi.

Bene, ora traduco — come sempre alla carlona — l’ultimo pezzo del paper che riguarda “le implicazioni per gli Stati Uniti”.

E’ la parte che più ci interessa per capire cosa succede nel MONA:

Il trasformarsi del coinvolgimento cinese in Medio Oriente e Nord Africa in qualcosa di sempre più assertivo non rappresenta necessariamente una minaccia diretta agli interessi nazionali degli Stati Uniti, ma altera i termini del calcolo strategico dell’America. Certamente non si possono portare indietro le lancette dell’orologio a un periodo in cui gli Stati Uniti potevano perseguire i propri obbiettivi in queste regioni senza preoccuparsi di altre potenze se non, forse, avviando qualche consulto con gli alleati tradizionali.

In ultima analisi l’ergersi della Cina a potenza sarà ampiamente determinato dai cinesi stessi ma ciò non significa che gli Stati Uniti non debbano provare a stabilire un dialogo diretto con la Cina riguardo alle questioni regionali andando oltre al piuttosto limitato U.S.-China Energy Policy Dialogue (EPD)  fra il Dipartimento dell’Energia statunitense e la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma della Repubblica popolare cinese — lanciato nel 2004 allo scopo di facilitare scambi bilaterali di punti di vista sulla politica della sicurezza energetica, su questioni economiche, sulle opzioni di tecnologia energetica — e il U.S.-China sub-dialogue on Africa inaugurato nel 2005 sotto gli auspici del U.S.-China Senior Dialogue.  Anche se questi approcci non necessariamente risultino nella risoluzione immediata delle diverse visioni, le frizioni possono essere minimizzate se ambo le parti hanno chiari in mente gli interessi e gli obbiettivi altrui in Medio Oriente e Nord Africa. Incoraggiamento e risorse potrebbero anche essere direzionate in scambi paralleli non ufficiali fra studiosi e altri analisti.

Allo stesso tempo, mentre gli sconvolgimenti continuano non solo in Nord Africa — con i risultati delle rivoluzioni in Tunisia ed Egitto ancora da determinare per non dir nulla della rivolta in Libia — ma anche in Medio Oriente, non dovrebbe sorprendere che la promessa di non-interferenza implicita nel modello di relazioni offerto dai leader cinesi potrebbero portare benefici nelle relazioni della Cina con altri Stati dell’area: avere relazioni con la Cina diventerà attraente per molti regimi in quelle regioni perché la Cina non fa richieste di sorta su nessuno nel rispetto della sovranità nazionale, della governance interna e dei modelli economici esistenti. Conseguentemente gli Stati Uniti dovranno lavorare di più per portare avanti i propri interessi nel Naghreb, nel Mashreq e nella Penisola Araba.

Più chiaro di così si muore: non venitemi a parlare di complotti.

 

 

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