Tutto in 30 secondi
[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Italian knowledge base (3)

2010-06-16
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Ieri presentavo l’ICSA di Marco Minniti, e criticavo la scelta di non pubblicare integralmente il Primo rapporto sul terrorismo internazionale.

Oggi scopro che il rapporto è disponibile, ma non sul sito dell’ICSA, bensì tramite un link che si trova a piè di pagina in un articolo di Carlo Panella, eurabista doc, islamofobo certificato, membro del Comitato per l’islam italiano, e relatore alla presentazione del rapporto.

Come si legge nella nota dell’ICSA:

Il pref. Carlo De Stefano, già capo dell’Antiterrorismo e consigliere scientifico di ICSA, illustrerà i contenuti della ricerca. Interverranno alla presentazione: l’on. Roberto Maroni, Ministro dell’Interno, il dott. Guido Olimpio, editorialista del Corriere della Sera, il dott. Carlo Panella, editorialista del Foglio, l’on. Marco Minniti, presidente della Fondazione ICSA. Coordinerà i lavori il dott. Paolo Naccarato, Segretario Generale ICSA. (fonte).

Bene,  ho scaricato il rapporto e l’ho messo qui.

Non sia mai che lo facciano sparire.

E comunque tranquilli: da una prima analisi è un po’ meno delirante della “presentazione per la stampa”.

A differenza di essa, che è pericolosa per la “ricaduta massmediologica” che potrebbe avere (giornalistucoli vari che si leggono il corto vademecum per “non fare errori” e finiscono per farne a rotta di collo), propone delle strategie contro il terrorismo.

Per farla breve:

  1. l’analisi generale di intelligence e investigazione “tradizionale” (dove stanno, come si muovono etc.) appare un mero copincolla che se in alcuni punti appare più o meno corretto in altri raggiunge vette di delirio (se ne scriveva ieri);
  2. anche l’analisi sulla situazione italiana è un copincolla (con un accento in più di “al lupo al lupo”);
  3. le pp. 37-42 sul concetto di “martirio”, “jihad” etc. sono una vera e propria offesa all’islamistica e per me una tortura.  E’ un susseguirsi inedito di inesattezze e  misinterpretazioni, interpolazioni indebite di concetti non espolorati nella loro dimensione storico-culturale ma spiattellati lì giusto per far massa critica. Lancio una sola perla: “nelle società musulmane post-coloniali non si è sviluppato il concetto di rivoluzione così come è inteso nella politologia occidentale, ma, appunto, quello di jihad, termine più utilizzato anche dai movimenti laicisti e nazionalisti arabi”. No, non ci siamo proprio.
  4. segue l’elenchino sulle tipologie di terroristi l’ho riportato ieri, abbiamo già riso.
  5. da p. 44 a p. 48 riprende il copincolla, un po’ più distratto.
  6. da p. 49 entriamo nel cuore della cosa, ovvero nella “proposta” . A p. 52 si legge: “Gli strumenti per individuare nuovi gruppi terroristici basati sulle analisi delle relazioni e sulla cooperazione internazionale, che sfruttano l’esistenza di collegamenti tra entità terroristiche note ed altre non note, dovranno essere implementati con altri metodi, tra i quali quello basato su notizie di intelligence provenienti da fonti a contatto con il gruppo da individuare”. Il ché si rende necessario per la parcellizzazione del movimento jihadista che spesso ha un armamentario ideologico comune ma altrettanto spesso si “diffonde dal basso” senza avere contatti con il network tradizionale.
    Pp. 53 e 54 sono dedicate alla cooperazione internazionale antiterrorismo nell’area mediterranea e – udite udite – pp. 54-55 sono dedicate a “Un possibile modello di cooperazione internazionale: l’operazione “Friends of Yemen”” con relativo spot di Frattini.
    Ora: ho seguito la faccenda. “Friends of Yemen”, in sé, non ha prodotto un emerito niente se non vaghi incontri e, ricordando che lo Yemen è uno dei paesi più poveri al mondo e non ha bisogno di anti-terrorismo ma di beni primari di sostentamento, ritengo che dovremmo discutere sulla validità dell’approccio italiano alla vicenda yemenita, facendo presente che non considero importante, anzi considero una emerita idiozia l’aver speso denaro per il rafforzamento della Guardia Costiera Yemenita, la qual cosa è l’unica “attività” italiana in Yemen degli ultimi anni.
    Dopo lo spot si passa ad altre proposte, ben più condivisibili (pp. 55-57, bisogno di reclutare personale esperto e preparato anche linguisticamente, usando anche i canali universitari, e personale capace di analizzare testi e immagini… insomma: era ora; pp. 57-58, bisogno di infiltrare persone ; pp. 58-59, bisogno di interagire fra polizia, intelligence, apparati di sicurezza ).
    Segue un repetita fino a p. 62 e infine ci sono gli allegati (sostanzialmente schede informative).

Sono andato ben oltre i 30 secondi.

Chiudo dicendo che sì, ci vogliono persone che sappiamo fare le cose in tempo utile, e che mi dichiaro ancora una volta disponibile al reclutamento (vedi qui e qui).

Consiglio poi agli amici della ICSA:

  1. questo studio della RAND dal titolo: “The Iraq effect: the Middle East After the Iraq War”;
  2. di non lasciare a Carlo Panella l’onere e l’onore di pubblicare i VOSTRI PAPERS.


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0 Responses to Italian knowledge base (3)

  1. […] 0 La Fondazione ICSA ha finalmente reso disponibile sul suo sito il “Primo rapporto sul terrorismo internazionale” di cui ho scritto qui e qui. […]

  2. […] E l’Italia, promotrice di “Friends of Yemen” cosa fa? Istruisce i guardiacoste yemeniti. Britain aids Yemen development with 150 US$Source : UPI, […]

  3. […] E l’Italia, promotrice di “Friends of Yemen” cosa fa? Istruisce i guardiacoste yemeniti. Vedi anche qui. U.S. President Barack Obama has decided to increase U.S. humanitarian assistance […]

  4. […] Franco Frattini, l’ideatore di “Friends of Yemen” aiuta gli yemeniti istruendo i guardiacoste yemeniti. […]

  5. […] il 16 giugno dell’altr’anno e mi prestavo alla lettura del “Primo rapporto sul terrorismo internazionale“, emanato – non senza un certo thrilling – dalla Fondazione ICSA di Minniti […]

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