Santanché e Sbai vanno al Tea Party

In questo studio dal titolo Tea Party Nationalism, i ricercatori dell’Institute for Research and Education on Human Rights espongono molto chiaramente la tendenza islamofobica all’interno del movimento che sembra essere ormai avviato a rappresentare una delle componenti essenziali della destra americana:

Effettivamente, accanto al razzismo, all’anti-semitismo, il nativismo, l’islamofobia ha trovato la propria strada all’interno del Tea Party Movement. I leader e i membri del Tea Party impiegano un linguaggio anti-musulmano. In questo contesto spicca la figura di Pamela Geller, che ha forti legami col Tea Party Movement (p. 70).

Ora. L’islamofobia all’americana, come rileva il Corriere riportando un articolo dell’Observer, sbarca in Europa, e precisamente nella Perfida Albione, per il tramite della English Defense League (della quale leggi qui).

E in Italia?

Qui, come mi racconta Ahmad Giampiero Vincenzo di “Intellettuali Musulmani Italiani” (vedi quanto ho scritto qui) in uno scambio di e-mail, abbiamo Santanché e Sbai:

Molti in Italia, a cominciare dalla sottosegretaria Daniela Santanché, auspicano che qualcosa del genere arrivi anche da noi. Politicamente l’idea è spendibile nel centro destra. Perché lasciare alla Lega Nord tutto lo spazio del razzismo e dell’islamofobia, che in questo momento tirano moltissimo? Detto fatto. Il Tea Party appare anche da noi: sono on line. Ma con una caratteristica tutta italiana. Quale? Il pentitismo, of course!

Il sillogismo è lineare. I musulmani sono cattivi. Che cosa c’è di cattivo in Italia? La mafia. Come si combatte la mafia? Con i pentiti. Quindi occorre trovare dei pentiti che accusino i musulmani di essere cattivi. Sorge però un problema. Perché i pentiti siano credibili occorre che abbiano un peso. Insomma che la loro parola valga qualcosa. Grava su di loro l’episodio di Magdi Allam, che poteva essere il principe dei pentiti. Invece ci si è presto accorti che era solo un megalomane che se la prendeva con tutto e con tutti.

Punto e a capo. Le vecchie amiche Santanché e Sbai decidono di inventarsi un Comitato per l’Islam, che abbia un prestigio istituzionale. Un paio di mesi prima della sua costituzione nasce un’organizzazione chiamata Musulmani Moderati. Dentro c’è un raffazzonato manipolo di marocchini accomunati da fatto di dovere qualcosa a Suad Sbai e di essere quindi obbedienti alle sue bizze. Il programma del Comitato è tutto improntato al pentitismo. Avallare una legge contro il burqa. Un’altra contro le coppie miste. Una terza per la chiusura di un centinaio di moschee fuori-legge. Ci manca solo di voler abolire l’Islam per decreto e poi si sarebbe a cavallo.

Tutto ok? Nemmeno per sogno. Il comitato non decolla. Nella comunità nessuno gli dà credito. Lo stesso Mario Scialoja [della moschea di Roma, n.d.r.] si fa prendere da una crisi di coscienza e lo abbandona. La sua defezione si fa sentire. A partire da quel momento, alla campagna per il pentitismo islamico se ne affianca un’altra. Quella contro i convertiti italiani. Da allora l’azione dei Musulmani Moderati alias Comitato per l’Islam alias Suad Sbai alias etc., si muove su questo doppio binario. É emblematico il comunicato che hanno mandato a sostegno delle posizioni deliranti dei vescovi siriani che si sono scatenati contro il Corano al Sinodo per il Medio Oriente del 22 ottobre. Meritano di essere letti. Il vescovo siriano prima delle sue esternazioni era del tutto sconosciuto: ormai si sa che basta parlar male dell’Islam per diventare famosi (fonte ANSA).

Il Corano dà al musulmano il diritto di giudicare i cristiani e di ucciderli” e “ordina di imporre la religione con la forza, con la spada”. Al Sinodo per il Medio Oriente voluto da papa Benedetto XVI per sottolineare la vicinanza con i cristiani dell’area in nome della pace, prende la parola un vescovo libanese citando criticamente il testo sacro dell’Islam e per un attimo sull’assemblea, ai alle battute finali, cala il gelo… L’Osservatore Romano, pubblicando i resoconti degli interventi, omette le parole sul Corano dell’arcivescovo di Antiochia dei Siri mons. Rabula Antoine Beyluni. Al consueto briefing di metà giornata, un altro vescovo libanese, il maronita Bechara Rai, dice di non aver sentito… (Ma) l’intervento di Beyluni era stato diffuso in mattinata in veste di bollettino ufficiale della sala stampa della Santa Sede…

In quella stessa giornata i Musulmani Moderati decidono di far sentire il loro verbo: gli stessi giornalisti che ricevono il comunicato rimangono allibiti:

Accogliamo le parole spese da Raboula Antoine Beylouni, vescovo di Curia di Antiochia dei Siri, in Libano, sulla necessità di riconoscere ed attuare il rispetto della libertà religiosa. Una libertà che sempre più spesso viene negata non solo in alcuni Paesi arabi, ma anche in Occidente, a causa del radicalizzarsi di un pensiero estremista che strumentalizza la religione a fini politici, utilizzando il Corano in modo partigiano…

Non ci stupisce che le affermazioni del vescovo siano state criticate specialmente dai convertiti, tra cui alcuni estremisti, attratti dalla poligamia e neofiti di una religione di cui ignorano molte cose.

Per cercare di essere più convincenti, però, questi “moderati” hanno cominciato a prendere anche alcune cattive abitudini. Come quella di mandare lettere più o meno minatorie, di calunniare, di diffamare, di esercitare pressioni di natura economica sulle persone vicine ai convertiti o a qualsiasi musulmano sia veramente moderato e non del tutto privo di conoscenze in merito alla religione. In poche parole: usano metodi mafiosetti. Forse sperano così che qualcuno li prenda maggiormente sul serio…

Non sono un fan di Ahmad, né del suo gruppo, legato alla Moschea di Roma (vedi qui).

Le sue osservazioni, però, mi sembrano ragionevoli e lui, fra le altre cose, non mi sembra davvero un estremista.

E alle mie domande sui “metodi mafiosetti” di cui sopra mi ha raccontato di una lettera di protesta inviata dal “Movimento dei musulmani moderati” ad ambasciatori vari e ai responsabili della moschea di Roma in cui lui veniva stigmatizzato per aver fatto affermazioni “inqualificabili” durante una trasmissione di canale 5, “Pomeriggio 5”, lo scorso 10 ottobre e, in quel contesto, aver fatto comunella con gli “estremisti” dell’UCOII, la famigerata associazione italiana di musulmani che alla destra italiana proprio non va giù.

La trasmissione non l’ho vista ma, dice Ahmad, ha come al solito ospitato una Santanchè sopra le righe (e un Ahmad in difesa). A questo riguardo Ahmad mi scrive:

Alla trasmissione era presente anche Samir, l’imam di centocelle [dell’UCOII, n.d.r.]. Presenza della quale non sapevo nulla, chiamato come al solito all’ultimo momento. Non ha quasi parlato. Il litigio tra me e la Santanchè ha monopolizzato il tempo. Alla trasmissione partecipava anche Ahmad Ejaz, il pakistano del Comitato. Che è stato forzato dalla Santanché durante la pubblicità a darmi contro, ma che, devo dargli atto, è stato onesto nello stare zitto.

Vedete voi, a me tutto questo fa orrore.

E’ possibile che in questo paese, che ancora non ha affrontato in nessun modo la questione della presenza musulmana, ci si affolli per avere il primato dell’islamofobia?

E’ possibile che in un normale pomeriggio italiano ai miei compatrioti sia inflitta la Santanchè che urla contro Ahmad Giampiero Vincenzo?

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[fuori misura]