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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Leggi le leggi e impara

2010-04-29
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Molto spesso certi argomenti non si affrontano nella maniera giusta perché è troppo noioso farlo.

Ammetto che probabilmente Immigrazione e reati culturalmente motivati. Il diritto penale nelle società multiculturali di Fabio Basile (2a ed., Giuffrè, 2010) è un libro barboso.

Già solo leggere l’indice è barboso: figuratevi voi.

Leggere l’introduzione, invece, è decisamente possibile.

Ed è molto utile perché vi si spiegano un buon numero di importanti nozioni con la stringatezza tipica (e preziosa) di un libro che parla di legge.

Sebbene siano riferite alla sola sfera del diritto penale, le riflessioni di Basile danno da pensare.

Io ho fatto un gioco: ho messo delle domande prima delle sue affermazioni.

1. di cosa parliamo quando agitiamo lo spettro del multiculturalismo?

negli ordinamenti giuridici dei Paesi occidentali recettori di flussi immigratori è assente qualsiasi
norma di parte generale appositamente rivolta a disciplinare i reati culturalmente motivati.

2. siamo disarmati di fronte all’invasione degli ultracorpi cattivi immigrati?

sono già presenti, nel nostro ordinamento, plurime norme ed istituti in qualche modo permeabili al fattore culturale: l’accertamento del fatto concreto nella sua effettiva ‘dimensione culturale’; la valutazione degli elementi normativi culturali di fattispecie anche alla luce della cultura dell’agente (al più tardi, in sede di accertamento della colpevolezza); l’eventuale rilievo scriminante o quasi scriminante del diritto
esercitato; la possibile rilevanza della ‘motivazione culturale’ in sede di accertamento e graduazione della colpevolezza; l’inopportunità di punire un fatto tipico, antigiuridico e colpevole che risulti, nella
specie, connotato da “particolare tenuità” o “irrilevanza”; infine, i plurimi canali attraverso i quali il fattore culturale potrebbe incidere sulla misura della risposta sanzionatoria, offrono già, a nostro avviso, una completa piattaforma di strumenti attraverso i quali si potrebbe giungere, caso per caso, ad una corretta soluzione dei reati culturalmente motivati.

3. dobbiamo legiferare per produrre integrazione vera?

Rispetto alla superflua ed incerta introduzione di future norme – di difficile formulazione per il legislatore, e di ancor più difficile comprensione per l’opinione pubblica – pare, quindi, preferibile sollecitare, fin da subito, una giurisdizione sensibile alla cultura che, interpretando ed applicando norme ed istituti già esistenti, ricerchi una risposta sanzionatoria equa ed adeguata per ogni reato culturalmente motivato, prendendo in attenta considerazione le tante variabili del caso concreto (tra le più significative: il livello di offensività del fatto commesso; la natura della norma culturale osservata; il grado di integrazione del soggetto agente nella cultura del Paese d’arrivo).

4. ma davvero basta il buon senso dei giudici?

La scelta di affidarci a giudici sensibili alla cultura, senza introdurre norme ad hoc per i reati culturalmente motivati, non ci pare una scelta rinunciataria, né una soluzione viziata dal difetto di fare affidamento alla sola buona volontà dei giudici, chiamati per l’ennesima volta a svolgere funzioni di supplenza del legislatore. Essa, invece, è una scelta ancorata al rispetto della legge vigente – legge da interpretare ed applicare in piena fedeltà al principio di uguaglianza. È una scelta, inoltre, che rifugge l’enfasi della novella legislativa, ma che pretende dai giudici il rispetto di criteri il più possibile razionali, trasparenti e quindi controllabili. È una scelta, in definitiva, che – senza inutili clamori – ci mette a portata di mano la possibilità di raggiungere l’obiettivo di conciliare il rispetto della diversità culturale con il rispetto della uniformità e della credibilità del sistema penale.

Questi sì che sono ragionamenti.

Un’altro passo rispetto a Sartori&co.

E un altro mondo, possibile, rispetto ai gruppi di lavoro e alle beghe politiche del Comitato per l’islam italiano.

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0 Responses to Leggi le leggi e impara

  1. terzogiro on 2010-04-29 at 19:53

    Molti leghisti avrebbero orrore del quarto punto. Quando, a più riprese, si sono sentiti di proporre l’introduzione di giurie all’americana hanno contestato l’autorità del giudice a interpretare e questa gli viene sì conferita in nome del popolo, ma sulla base della sua formazione. Il suo è un giudizio soggettivo, ma di una soggettività educata in anni di studio per esprimere la nostra cultura giuridica. È proprio la cultura che viene vista con sospetto.

  2. darmius on 2010-04-30 at 08:40

    Mettici poi che se il legislatore non ha tanta simpatia verso il “buon senso” dei giudici…
    D

  3. […] le attenuanti culturali e religiose non sono contemplate in campo penale; […]

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