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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Italian knowledge base

2010-02-03
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Paghiamo le tasse e quindi abbiamo diritto ai servizi.

Bene, uno dei servizi che paghiamo è l’attività del Centro Militare di Studi Strategici (CeMiSS).

I compiti del CeMISS sono:

  • attività di studio e ricerche a carattere strategico-politico-militare;
  • sviluppo di collaborazioni fra le Forza Armate e le università, i centri di ricerca nazionali ed esteri, nonché le amministrazioni ed enti che svolgono attività di studio nel settore della sicurezza e della difesa;
  • attività formativa dei ricercatori scientifici militari;
  • promozione della specializzazione di giovani ricercatori italiani;
  • pubblicazione degli studi di maggior interesse.

Adesso, forse, penserete che io mi metta a sparare a zero contro il CeMISS.

E invece no. Non mi interessa proprio.

Anzi, invito tutti ad andare sulla pagina del CeMISS e dare un’occhiata alle sue pubblicazioni, curate da persone di alto profilo professionale.

Sfogliandole mi sono soffermato su”L’Osservatorio Strategico, prospettiva 2009-2010″ (qui), e in particolare sui capitoli “Medio Oriente” e “Golfo Persico” (tutti e due scritti da Diego Baliani, collaboratore anche di Gnosis, rivista italiana di intelligence).

Sebbene:

  1. la prospettiva non sia fra le più felici, almeno dal mio punto di vista
  2. alcuni argomenti che a mio modo di vedere sono fondamentali non vengono trattati (ad esempio le operazioni di politica economica del Consiglio di cooperazione dei paesi arabi del Golfo)

Mi sembrano dei buoni lavori, cose da leggere.

Certo, non so quanto ci sono costati, ma insomma va bene anche così.

Riporto qui alcuni titoletti dei pezzi che ho letto, forse vi faranno venir voglia di affrontarli:

  • Aumentano le possibilità di una ripresa delle ostilità tra Israeliani e i Palestinesi
  • Aumenta la probabilità di una recrudescenza del conflitto tra Israele e Hezbollah
  • Non ci sono i presupposti per l’avvio dei negoziati tra Israele e Siria
  • La Siria dice sì al dialogo, ma nell’ambito dell’alleanza con l’Iran
  • Lo sbilanciamento eccessivo di Egitto e Turchia diminuisce il loro ruolo di mediatori del conflitto arabo-israeliano
  • Le divisioni interne e le pressioni internazionali stanno indebolendo il regime iraniano
  • L’Arabia Saudita aumenta la sua influenza in Medio Oriente

Conciso e chiaro, i miei complimenti.

Per chiudere mi pongo una domanda: chi legge queste cose?

Probabilmente NON lo fa un buon numero di persone dalle parti della Presidenza del Consiglio e del Ministero degli esteri.

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12 Responses to Italian knowledge base

  1. Andrea on 2010-02-03 at 11:28

    A me questi temi sembrano di una banalità unica. Tutti quelli che si occupano di medio oriente sanno queste cose. Spero che tu le abbia elencate con fare irrisorio :)

  2. Lorenzo Declich on 2010-02-03 at 12:26

    Effettivamente questo è un post su come si sta comportando Berlusconi in Israele.

    Era solo per dire: se almeno leggesse l’ABC eviterebbe di dire stupidate.

    Quell’ABC che noi paghiamo con le nostre tasse e che, banale o meno, è sufficiente per affrontare senza dover fare i pagliacci un Museo della Shoà o una dichiarazione sui nostri investimenti in Iran.

    Spero si sia compreso.

  3. darmius on 2010-02-03 at 20:08

    è da un po’ che riflettevo sull’inesistenza in Italia di qualcosa che corrisponda a quello che in altri paesi (in particolare quelli anglosassoni) sono i “think tank”, ossia centri di elaborazione e ricerca strategici sia in campo economico che politico e strategico che non siano solo meri “opinionifici”, ma lo siano per lo meno su basi più o meno scientifiche o critiche.
    In italia invece ci sono i salotti e, a volte, i grandi quotidiani.
    Pensavo a questo quando a proposito della polemica sartoriana (a proposito oggi se ne è uscito con un’altra bella grossa) notai che nessuno dei veri addetti ai lavori (a parte i bloggers) si mosse per chiarire la cosa.
    Insomma non esiste una “lobby orientalistica” funzionante in Italia.
    Ora la segnalazione che fai del CeMiSS da un lato mi fa pensare che, alluluja, allora esiste. Dall’altro, concordo col giudizio di Andrea sulla banalità, se non alro dei titoli. Dire che “Le divisioni interne e le pressioni internazionali stanno indebolendo il regime iraniano” non solo è un’ovvietà che sta su tutti i giornali, ma forse non è nemmeno vera, o meglio è un desiderio che a noi pare avverarsi, ma vallo a chiedere gli iraniani…

    A quando la nascita di un vero “think tank” su questi temi?
    D

    • Lorenzo Declich on 2010-02-04 at 08:25

      Leggevo giusto ieri questo e mi chiedevo la stessa cosa.

      I think tank italiani, secondo il rapporto, sono 88.

      Quelli citati nel rapporto sono:

      Aspen Institute (soprattutto Stati Uniti)
      Centre for Economic and International Studies (economia)
      Istituto Affari Internazionali (geopolitica, economia, sicurezza)
      Istituto Bruno Leoni (economia, liberismo)

      L’unico ad essere stato nominato (al n. 33°) per il “top think tanks for 2009” è l’Istituto Affari Internazionali.

      L’unico ad avere una sezione su mondo arabo e medio oriente è l’Istituto di Affari Internazionali (Daniela Pioppi e Laura Guazzone).

      Si tratta di un think tank “istituzionale”, una cosa nata prima dei think tank…

  4. falecius on 2010-02-03 at 23:37

    Che ha detto oggi sartori?

  5. Lorenzo Declich on 2010-02-04 at 10:24

    oggesùbbambino. vuole in afghanistan “una fortificazione militare che sorveglia il territorio dall’alto con i droni”.

    • darmius on 2010-02-04 at 11:36

      hai capito? mentre i salottieri dibattono se morgan deve andare al rogo perché tira la coca, nessuno si preoccupa di cosa si fa sartori!…

      Cmq Daniela Pioppi mi sembra di conoscerla, chissà come è andata a finire lì.
      Il fatto è che in Italia nemmeno i pochi think thnk esistenti vengono ascoltati né presi in considerazione…
      D

  6. falecius on 2010-02-04 at 10:38

    No comment.

  7. […] contrario di ciò che succedeva a Guantanamo. Meno male che ci sono i think tank a ricordarci, decine di anni dopo i fatti, che potevamo fare facilmente delle cose […]

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