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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Pierluigi Battista e il piagnisteo del Corriere

2010-08-10
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Fra le fonti del mio reader ce ne sono due che ritengo fondamentali: Asia News e Agenzia Fides.

Non che le giudichi meno “ideologiche” di altre: si tratta di agenzie di stampa la cui visuale è di parte per forza di cose.

La prima è l’agenzia di stampa del PIME (Pontificio Istituto per le Missioni Estere) per l’Asia, la seconda è l’organo di informazione delle Pontificie Opere Missionarie.

Considero queste fonti importanti perché, nei molti casi in cui non vi sia un interesse propagandistico diretto nel presentare le notizie, si mostrano utili e affidabili.

Ambedue le agenzie, normalmente, riportano ogni santo giorno situazioni di persecuzioni di cristiani (specie cattolici) nel mondo. Facciamo un esempio: oggi sulla prima pagina della versione online di Agenzia Fides si pubblica la nuova costituzione kenyota in italiano. Nel riquadro “in evidenza”, poi, si trova un link dal titolo Missionari Uccisi 2009. Come potete notare dalla struttura del link, l’agenzia rimanda a un punto dell’albero del suo sito denominato martirologio/liste/ .

Asia News e Agenzia Fides non sono le uniche agenzie al mondo a pubblicare quasi monotematicamente notizie “martiriologiche”. Anzi, come ho sottolineato in due precedenti post (qui e qui) la persecuzione è un tema sfruttato, direi sfruttatissimo da tutte le principali entità religiose del pianeta.

Questo sfruttamento va monitorato. Spesso, infatti, la “persecuzione religiosa” (o il conflitto religioso in cui prendere l’una o l’altra parte) è solo presunta, oppure al di sotto di essa troviamo dinamiche complicate che vanno esplorate, ragionate, studiate se non si vuole arrivare a semplificazioni pericolose.

Ad esempio: il massacro dei medici missionari in Afghanistan è un efferato crimine le cui motivazioni politico-religiose sono abbastanza evidenti. Meno evidente è la dinamica di persecuzione dei cristiani nel nord dell’Iraq. In questo caso non possiamo limitarci a mettere l’etichetta “cristiani perseguitati” ma siamo obbligati ad andare più a fondo, poiché sappiamo che la presenza cristiana in Iraq è estremamente variegata e ha una lunga, lunghissima storia (giusto per introdurre la tematica: Tareq Aziz, vice di Saddam Hussein, è cristiano): se non considerassimo questo aspetto produrremmo una descrizione fortemente deficiente.

Certamente non ci si può aspettare l’obiettività assoluta ed anzi bisogna riconoscere che le due agenzie pontificie citate sopra, sempre dal loro punto di vista, di approfondimenti ne fanno (è il loro campo, dopotutto).

Chi di approfondimenti proprio non ne fa è invece Pierluigi Battista sul Corriere.

Il suo articolo di ieri dal titolo “L’odio dei talebani e il nostro silenzio” è infatti niente altro che un pezzo di retorica-senza-notizie che vorrebbe risvegliare le nostre coscienze sulle persecuzioni dei cristiani nel mondo.

Osservate come il nostro Pierlu risvegli invece solo una parte della nostra coscienza, quella che vede cristiani perseguitati da musulmani.

Secondo Pierlu siamo “assuefatti a ogni forma di intolleranza” e:

non riusciamo a soppesare la portata di gesti che dovrebbero muovere all’indignazione mondiale e che invece vengono oscurati da una «neolingua» impastata di eufemismi, minimizzazioni, distrazioni. Costretti ad appoggiare Karzai a Kabul dimentichiamo che un islamico che aveva osato convertirsi al cristianesimo è stato condannato alla pena capitale e che solo la pressione internazionale ha permesso che non si consumasse l’assassinio di un uomo colpevole solo di credere al suo Dio. Dimentichiamo che solo un anno fa, in Pakistan, un villaggio di cristiani è stato dato alle fiamme, con risibili pretesti, e che nell’incendio hanno perso la vita anche bambini la cui unica colpa è la fede dei genitori in Cristo.

Sappiamo dettagliatamente cosa accade nello Yemen, dove i cristiani sono braccati e costretti a una pratica clandestina della loro confessione. Conosciamo la condizione miserevole dei cristiani in Indonesia, vittime di periodici pogrom, di assalti armati, di aggressioni continue. Giungono purtroppo con sempre maggiore frequenza notizie sulla persecuzione della comunità cristiana in Iraq, bersaglio di quel «potere dell’odio», come lo ha definito ieri Andrea Riccardi sul Corriere, coltivato con tenacia e fanatismo nei settori del fondamentalismo islamista.

Non è possibile che siano fuochi sparsi quelli che divampano nella persecuzione anticristiana in Afghanistan e in Iraq, in Pakistan e in Indonesia, nello Yemen e in Arabia Saudita (e dobbiamo aggiungere nell’Algeria martoriata dalla «guerra santa» e nell’Egitto che opprime i cristiani copti).

Battista esordisce con l’ormai bisunto ritornello – adottato nella sua versione più sciatta possibile dalla destra italiana – secondo cui al mondo c’è troppa political correctness, motivo per cui non riusciamo ad indignarci più.

Secondo lui tutti noi siamo costretti ad appoggiare Karzai, motivo per cui dimentichiamo che sotto Karzai sono successe cose orripilanti a danno dei cristiani. Il problema, però, è solo suo e di chi la pensa come lui (cioè a dire una sola parte della pubblica opinione): se eravamo d’accordo ad invadere l’Afghanistan poi dovevamo essere d’accordo nel mettere lì Karzai e infine a riconfermarlo.

Capiamo, insomma, che Battista si rivolge ai lettori come se fossero tutti d’accordo con lui, cosa ben lungi dall’essere vera.

Dopodiché ecco un bel salto concettuale: secondo Battista poiché siamo costretti ad appoggiare Karzai dimentichiamo che in Pakistan è stato distrutto un villaggio di cristiani.

E grazie a questo espedientino da 5 lire entriamo nel mondo della retorica e della scomposta invettiva.

Il cappello prelude infatti non tanto ad una libera e felice political incorrectness, peraltro da queste parti benvenuta, quanto a una somma dimostrazione di ignorance and/or bad faith (anche questo è tipico della destra italiana).

Battista infatti – rileggete i brani:

  1. si sente libero di viaggiare di paese in paese (islamico) senza fare alcuna distinzione fra cristiani, la qual cosa porta a un grave pregiudizio perché, come tutti certamente saprete, vi sono al mondo cristiani che perseguitano altri cristiani (vedi questo post);
  2. non cita quei luoghi in cui a essere perseguitati sono “tutti gli appartenenti a una religione qualsivoglia” (vedi in ad es. Corea del Nord, in Cina). E neanche quei luoghi dove appartenenti ad altre religioni perseguitano i cristiani (vedi gli hindu in India i quali, fra l’altro, perseguitano anche i musulmani).
  3. non fa distinzione fra persecuzioni di Stato e persecuzioni ad opera di gruppi non istituzionali, la qual cosa non rappresenta – sarete d’accordo – un aspetto secondario.

Insomma Battista, in una battuta, fabbrica conflitto (di civiltà), vuole scuotere le coscienze, ma solo un certo tipo di coscienze, o meglio le coscienze di quella destra che, come è noto, ragiona di pancia. Col risultato di costruire un’idea di cristianesimo perseguitato che ad Asia News e a Fides nemmeno sognano.

Si rifiuta di considerare gli esempi che porta come “fuochi sparsi” e facendo questo assimila situazioni completamente diverse fra loro, situazioni che vanno considerate nel loro specifico, perdiana, vanno STUDIATE e – casomai – comparate SENZA PREGIUDIZI con le altre, considerando la questione delle persecuzioni religiose nella sua interezza.

By the way, dimentica di indicare le vere responsabilità di questa situazione (no, non mi metterò ad elencarle, non c’è tempo, e poi potete fare una bella ricerca nel “cerca” di questo blog: troverete tutte le analisi che volete) e quindi ricordo a Battista e a tutti i conflittori di civiltà come lui che indignarsi per le persecuzioni in Afghanistan, in Pakistan, in Yemen, in Iraq, in Indonesia non servirà a risolvere le problematiche di quei paesi. E senza risolvere quelle problematiche continueranno ad esservi persecuzioni.

Perché Battista non dice cosa fare in Afghanistan, non offre nessuna soluzione per l’Arabia Saudita, non accenna – per dire – alla gente che muore di fame in Yemen, o alle connivenze degli apparati pakistani con i talebani. Non dice niente, niente di niente, se non che bisognerebbe proteggere i cristiani in quanto tali.

E sembra quasi che per raggiungere questo obiettivo sia disposto a tirare qualche bomba in più.

Magari a grappolo.

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11 Responses to Pierluigi Battista e il piagnisteo del Corriere

  1. donmo on 2010-08-10 at 13:44

    solo una piccola precisazione: la sigla PIME significa Pontificio Istituto per le Missioni Estere (non anche *per l’Asia*)

  2. donmo on 2010-08-10 at 16:34

    ottimo.

    Tanto ci sono: non so se avevi visto questo commento:
    http://www.avvenire.it/Commenti/corradi_afghanistan_201008090721113830000.htm
    A me non ha convinto per nulla, ma mi piacerebbe sentire il parere di uno più esperto di me in queste faccende

    • Lorenzo Declich on 2010-08-11 at 06:56

      E’ un commento “caldo”, nel senso che traspare tutto il senso di frustrazione e impotenza dell’autrice rispetto all’accaduto. Un sentimento condivisibile e che mi è capitato di condividere (ad esempio ascoltando alcuni terribili racconti di chi anche prima dell’11 settembre andava a portare aiuti). A livello di analisi però il pezzo non dice nulla. Manca la considerazione della cinica lucidità con cui i talebani compiono questo genere di crimini. Non deve sfuggire il fatto che la loro è una “politica”, seppure agghiacciante, all’interno di un panorama destrutturato e lacerato da decenni di conflitto. Non si deve dimenticare che il tasto delle “conversioni” e del proselitismo è molto delicato: lo stesso Karzai, per riprendere e rivoltare le osservazioni di Battista, non avrebbe mosso un dito per evitare la morte di un convertito se non fosse stato richiamato dalla comunità internazionale.

  3. donmo on 2010-08-11 at 07:04

    Con l’espressione “cinica lucidità” (mi correggerai se erro) mi sembra che tu però sposi la tesi dell’autrice laddove essa nega una radice religiosa del gesto riconducendolo al mero nichilismo. E’ ciò che mi sento di contestare. Non si può negare che la religiosità possa manifestarsi anche in modalità che a noi sembrano agghiaccianti e questo solo perchè noi quelle stesse modalità ce le siamo lasciate alle spalle da secoli. I talebani vivono la loro religiosità così, ci piaccia o non ci piaccia, negarlo mi sembra un voltare le spalle al problema, a me sembra.

    • Lorenzo Declich on 2010-08-11 at 07:37

      Voglio dire: la radice religiosa c’è, eccome (su “quale” religione abbiano i talebani dovremmo discutere, ma sul fatto che ne abbiano una e che ne seguano le indicazioni non c’è nessun dubbio). Aggiungo, però, che la religiosità dei talebani si coniuga con istanze “terrene” che l’autrice non considera. I talebani non sono affatto “nichilisti”, è lo sguardo angosciato dell’osservatrice che li vede così.

  4. […] posso capire che quelli di Asianews, che sono direttamente coinvolti nella vicenda e titolino: “Proposta <<brucia il Corano>>: incendiate una chiesa e […]

  5. […] come già mi è capitato di fare, segnalo l’esistenza delle due agenzie cattoliche che più “coprono” (non senza […]

  6. […] riflettevo in questo post, Asia News e Agenzia Fides, sono entrambe fortemente impostate dal punto di vista ideologico: La […]

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