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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Carlo bin Panella e i servitori dello stato egiziano

2011-01-08
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Non poteva mancare l’appuntamento: l’occasione per generare odio, incomprensione, idiosincrasia era troppo ghiotta.

Parliamo di lui, del membro più ostinatamente islamofobo dell’intero Comitato per l’Islam Italiano, ovvero quell’armata Brancaleone raccolta dal Ministro degli interni Roberto Maroni  allo scopo di “consigliarlo” su come meglio trattare il pericolo islamico in Italia.

Carlo Panella non scriveva di islam da un po’ (o forse ero io che scientemente avevo scelto di non cercare nulla di suo? Effettivamente ci tengo a conservare intatto il fegato).

In effetti non c’era niente da incendiare, nessun casus da distorcere e quando è così Panella se ne sta buono buono, zitto zitto.

Ma quando lo sheykh di al-Azhar, Ahmed al-Tayeb, si è permesso di criticare il Papa, dico il Papa, per le affermazioni sulla strage di Alessandria, lui non ci ha visto più e ha scritto un articolo sull’Occidentale in difesa del Pontefice.

Povero Papa.

Quella figura così identitaria, così rassicurante per uno come Carlo che di brutte cose ne ha passate.

Brutte brutte.

Uno che, come tanti, troppi extraparlamentari d’annata, si è messo a navigare in mari prezzolati, diviso fra Mediaset, Il Foglio e l’Occidentale.

Uno che all’indomani dell’11 settembre, forse a causa di una malata ansia di espiazione per aver fatto l’entusiasta cronista della rivoluzione iraniana nel 1978 (inviato da Lotta Continua), un’espiazione che proprio nessuno, se non il suo strampalato ego chiedeva, si è riciclato come “esperto di Medio Oriente” adottando il Vangelo di Oriana Fallaci.

Con un fervore che neanche Bin Laden.

A Carlo non interessa che lo sheykh si sia presentato in conferenza stampa insieme a Shenouda III, la più importante carica della chiesa copta.

Lui cancella l’immagine dei due funzionari dello Stato egiziano che remano insieme, che tirano l’acqua allo stesso mulino, uno dei quali dice – come è ovvio che sia – : “questi sono affari interni all’Egitto”.

A questo “esperto di  Medio Oriente” non interessa niente, ma proprio niente di decrittare le funzioni istituzionali dei due personaggi, non vuole leggere la contraddizione in atto in Egitto nella quale si inserisce il terrorismo.

Lui si concentra su:

Le parole intollerabili e intolleranti pronunciate da Ahmed al Tayeb, la più alta carica islamica dell’Università di al Azhar

Che:

demoliscono senza pietà le facili tesi che attribuiscono ai terroristi di al Qaida la responsabilità delle violenze e del martirio di centinaia di cristiani in terra di Islam.

Sì, perché a Panella interessa avvalorare la tesi che “non esiste islam moderato” e che tutti i musulmani sono cattivi.

Prego, leggete come il Nostro prosegue, interpretando alla maniera del mulo le parole dello shaykh:

Parole che esprimono astio, maleducazione addirittura, che non tollerano che un cristiano parli nemmeno di quanto accade nell territorio abitato dalla Umma. Parole intrise di falsità, perché il Papa, ovviamente non Benedetto XVI°, ma il suo predecessore Giovanni Paolo II, ha sempre avuto parole sentite di compassione e di pietà per i musulmani morti in Iraq ad opera di altri musulmani, sia per la guerra voluta da George W. Bush da lui inequivocabilmente condannata.

Panella non vede le rivolte in Tunisia, le rivolte in Algeria, una società civile egiziana che si mobilita contro il terrorismo, il bisogno di democrazia che tutto ciò esprime, il desiderio di libertà che soffia a poche miglia marine dal suo paese.

No, lui se ne frega, perché gli interessa avvalorare sempre e comunque la stessa mortifera tesi:

L’intolleranza, lo spirito jihadista, la risoluzione dei conflitti solo e unicamente attraverso la violenza stanno prendendo sempre più piede in un mondo musulmano che peraltro si dimostra sempre più incapace di modernizzarsi, di esprimere una propria cultura non declamatoria e capace di fertili innovazioni sono perfettamente rappresentate nelle parole d’odio verso il Pontefice pronunciate da Ahmed al Tayeb.

Parole stupide, grossolane, incendiarie, irresponsabili.

—————-

Senti Carlo, non dico che devi tornare di estrema sinistra, anzi ti imploro di rimanere proprio là, a destra.

Ma ti do un consiglio, mettiti a leggere qualcosa di serio. Abbandona le stupidaggini di Oriana, di Magdi, di Bat Ye’or, di Wilders e soci.

Per iniziare, ti passo una cosa facile facile. E’ un brano tratto dalla rubrica delle lettere al Corriere di Sergio Romano.

Lui è un uomo di destra, come te, ma che al contrario di te sembra aver (quasi) imparato la lezione:

[…] Non credo allo «scontro di civiltà», categoria brumosa, utile soltanto per coloro che questo scontro lo desiderano e lo preparano. Il Cristianesimo e l’Islam hanno uno stesso padre, di cui si contendono l’eredità, e sono quindi concorrenti. Ma hanno dimostrato di potere felicemente convivere. Se i rapporti diventano conflittuali esistono sempre motivazioni politiche, sociali, economiche. Il fondamentalismo islamico nasce come reazione nazionalistica al colonialismo europeo e assume caratteri ancora più radicali dopo il fallimento dei processi di modernizzazione, d’ispirazione occidentale, nei maggiori Stati musulmani durante gli ultimi decenni. La crisi delle politiche modernizzatrici ha regalato all’integralismo musulmano le truppe disperse e deluse di un esercito composto da ceti sociali a cui erano state fatte promesse non mantenute. Per ordinare queste truppe e assicurarne la compattezza, i leader dei movimenti islamisti devono anzitutto isolarle dal resto del mondo e denunciare l’esistenza di un nemico aggressivo e insidioso. Le guerre americane degli ultimi anni, il carcere di Guantanamo e quello di Abu Ghraib hanno fornito le occasioni e i pretesti per esortare i fedeli alla resistenza e al contrattacco. Gli attentati contro l’Europa e gli Stati Uniti servono a dimostrare che le democrazie occidentali, principali ispiratrici dell’Islam laico, sono vulnerabili e non saranno in grado di proteggere i loro «feudatari » medio-orientali. Gli attacchi contro i regimi politici della regione servono a incrinarne la stabilità, a provare che non sono neppure di grado di proteggere se stessi, di mantenere l’ordine pubblico, di difendere i loro cittadini. Se all’interno di un Paese arabo- musulmano esistono conflitti interni, etnici o religiosi, occorre esasperarli. È questa la ragion per cui Al Qaeda nel Maghreb combatte l’Algeria e il Marocco anche catturando i turisti stranieri nel Sahara. È questa la ragione per cui Al Qaeda in Iraq non ha mai cessato di aizzare i sunniti contro gli sciiti. Ed è questa infine la ragione per cui l’organizzazione colpisce i cristiani in Iraq e in Egitto. Nulla, nella prospettiva di Al Qaeda, può contribuire al discredito internazionale del regime di Mubarak quanto la sua apparente incapacità di proteggere il 10% della propria popolazione. Per queste situazioni, caro Todini, non esistono ricette semplici e soluzioni facili. Di una cosa, tuttavia, sono certo. Vincerà, alla fine, chi non si lascerà fuorviare da conclusioni emotive e affrettate (fonte: Lettere al Corriere dell’8 gennaio 2011).

———————-

p.s. tralascio i commenti prettamente islamistici, tipo la citazione di quello che secondo l’espertone si chiamerebbe Ibn al Taymmyya e invece si chiama Ibn Taymiyya. Le tralascio perché Panella non merita nemmeno di essere corretto.

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5 Responses to Carlo bin Panella e i servitori dello stato egiziano

  1. letturearabe on 2011-01-08 at 15:24

    quello che mi lascia perplessa è che gli “espertoni” del comitato non si consultano nemmeno fra di loro

  2. mizam on 2011-01-08 at 16:19

    Eh, insomma! Dovete anche dargli il tempo di riprendersi dall0 shock: fino a un mese fa i paladini della “reciprocità” erano convinti che da quelle parti le chiese fossero demolite dai panzer di stato, e i pochissimi cristiani sopravvissuti si riunissero sotto falso nome nelle catacombe; all’improvviso salta fuori che celebrano liberamente le messe di natale, e sono il 10% della popolazione, e il paese è pieno di chiese e monasteri… c’è da rimanere interdetti, e infatti scrivono come interdetti.

  3. mizam on 2011-01-08 at 16:35

    Ah, una piccola osservazione. Non mi sembra che le centinaia – centinaia! – di vittime in analoghi attentati terroristici nei luoghi di culto di sciiti, sufi, ahmadi, abbiano suscitato grande scalpore e indignazione; spesso le notizie non venivano neanche date dalla valorosa stampa nazionale. Evidentemente esistono “perseguitati” di serie A, serie B, e serie C.

  4. darmius on 2011-01-09 at 09:36

    a quando le guardie svizzere a difesa delle chiese egiziane?
    D

  5. […] Carlo bin Panella e i servitori dello stato egiziano […]

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