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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

I fantasmi di Sartori

2010-02-22
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Lo scorso 21 febbraio il Giovannone nazionale ha aggiunto un altro mattone al suo edificio teorico riguardante il tema “noi e gli altri” (qui).

Fedele alla linea del “no al multiculturalismo” ci racconta che non possiamo prendere a modello il multiculturalismo degli Stati Uniti:

Il Vecchio Mondo è da gran tempo uno spazio pieno occupato da popolazioni stanziali. Il Nuovo Mondo era uno spazio vuoto colmato soltanto da immigrati che nel corso di due generazioni si sono largamente integrati nella loro «terra promessa».

A parte l’evidente mancanza di un cenno anche fugace alla presenza di milioni di nativi americani e l’assenza di una seppur vaga differenziazione concettuale fra Stati Uniti e continente americano, trovo questa osservazione sufficientemente corretta.

Appare coerente anche l’analisi che nell’articolo segue prendendo piede da questa constatazione: gli Stati Uniti sono nati multiculturali e quindi, non senza scorni, il multiculturalismo è lì strutturale.

Certo, anche qui qualche distinguo lo farei, pensando alla diaspora africana.

Nel “Nuovo mondo” infatti arrivarono genti in condizioni di schiavitù che conservarono un ricordo delle loro radici culturali ma, sostanzialmente, vennero “deculturati”, diversamente da altre comunità, quelle dei coloni, che invece  mantennero in pieno le proprie specificità anzi – proprio in quanto “lontani dalla madrepatria” – le coltivarono.

Va bene, lasciamo stare, basti sapere che Sartori chiude la parte “teorica” con un cenno al melting pot e dell’American dream: in Europa non c’è nulla di simile e quindi dobbiamo lasciar perdere gli Stati Uniti come modello.

D’accordo, ora mi chiedo: conoscete qualcuno che propone gli Stati Uniti come modello di integrazione per l’Europa?

A me non risulta mentre a Sartori sì.

A lui risulta anche che:

Per la teoria-ideologia del multiculturalismo ogni cultura si dovrebbe separare dalle altre creando così «identità mono-culturali».

Mentre a me non sembra che sul pianeta vi siano teorie-ideologie simili se non quella del conflitto di civiltà.

Per favore aiutatemi, perché io sono limitato e su questo davvero potrei sbagliare.

Sartori: chi sono questi ideologi? Bush? Bin Laden? O chi altro? Due antropologi americani degli anni ’80?

Comunque il finale del pezzo sartoriano è, come purtroppo ormai accade spesso, molto confuso e anche discretamente paranoico.

Ne faccio un commento breve.

Per la teoria-ideologia del multiculturalismo ogni cultura si dovrebbe separare dalle altre creando così «identità mono-culturali». Pertanto questa soluzione produrrebbe ghetti davvero blindati che bloccherebbero qualsiasi integrazione.

Ok, allora abbattiamo questi ghetti. Noi non siamo multiculturalisti.

Ma quel che di fatto avviene negli insediamenti italiani (e anche nelle periferie parigine) è il caos multiculturale, l’ammucchiata di ogni sorta di estranei che sono anche estranei tra di loro.

Ok, allora costruiamo questi ghetti. Ma allora non saremmo multiculturalisti?

A Milano l’assassinato di via Padova era un egiziano (regolare), gli aggressori latino-americani di Santo Domingo. Ma nei quartieri conquistati dagli allogeni c’è di tutto, ivi inclusi molti africani e tutti— alla prima rissa— l’un contro l’altro armati.

Ma insomma Sartori: allora sei contro questi quartieri-miscuglio. Sei tu il multiculturalista!

Fa ridere, o piangere, che siffatte situazioni di disastrosa disgregazione sociale vengano acclamate come l’avvento di un glorioso futuro multietnico e multiculturale.

Ma chi sono questi acclamatori? Chi sono, Giovanni?

Ti appaiono in sogno la notte?

Li vedi passeggiare rasenti ai muri delle città?

O per caso hai la sindrome di Introvigne? Non sarai anche tu un anti-immigrazionista?

Sartori, la verità è che tu vedi lo zampino di ideologi-teorici del multiculturalismo in processi che noi non possiamo che definire “caotici” (non casuali, si badi bene) come il raccogliersi in Via Padova di genti immigrate provenienti da tutto il mondo.

E non capisci che in assenza di una amministrazione sana o in presenza di un’amministrazione negligente questi fenomeni generano problemi.

Invece di fare tutta questa monnezza teorica, perché – caro Sartori – non evochi l’impegno serio delle istituzioni e delle amministrazioni nella gestione di un fenomeno così strutturale come quello dell’immigrazione?

Ecco il finalone, su cui mi taccio:

Che fare? Il primo passo sarebbe di invitare i suddetti laudatori a trasferirsi in via Padova (dove tra l’altro, le case degli italiani sono in svendita: davvero un affare). Poi si potrà cominciare a ragionare.

Ultima considerazione: allogeno è una parola fascista e razzista, Sartori.

Ma già, è vero, in Italia vige ancora lo jus sanguinis.

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7 Responses to I fantasmi di Sartori

  1. equipaje on 2010-02-22 at 12:09

    Ho il sospetto che per “teorici-ideologi del multiculturalismo” Sartori possa intendere Ch. Taylor e Kymlicka.
    Non ho grande consuetudine con il Sartori-pensiero e non ci scommetterei su un bel nulla, ma dico questo pensando al suo libro del 2000 (“Pluralismo, multiculturalismo e estranei : saggio sulla società multietnica”), con l’intera seconda parte dedicata alla confutazione delle tesi di Taylor.

    Poi occorre sempre ricordare che, per Sartori:
    pluralismo = bene
    multiculturalismo = male

    (e “caos multiculturale”, molto probabilmente = male assoluto)

    Buon lunedì! :)

    • Lorenzo Declich on 2010-02-22 at 12:55

      Grazie mille Equipaje.

      Ora ho capito la radice della polemica sartoriana.

      E mi sembra di capire che si parli di Canada (dimenticavo che Sartori è americano).

      In specifico, tradotto in politica, si tratterebbe di questa cosa qui.

      Bene, la leggerò attentamente anche se, a un primo sguardo, non mi sembra così demoniaco.

      Intanto però vorrei porre la distinzione fra un multiculturalismo di fatto (ovvero quello che ad esempio si crea con una prima generazione di immigrati) con una “teoria-ideologia” del multiculturalismo, laddove con “ideologia” individuiamo un campo politico.

      Per quanto riguarda l’Europa credo che Sartori si riferisca al modello inglese.

      Riformulo dunque la domanda: abbiamo in Italia, in politica, qualche partigiano di questo modello?

      • equipaje on 2010-02-22 at 16:17

        A modelli siam messi veramente male, qui il dibattito non si è mai schiodato da: immigrazione-delinquenza-sicurezza. E vogliamo anche ricordare che Sartori non è un intellettuale in quota alla destra?

        Ti lascio un ottimo articolo di Dassetto (2000) a proposito del nostro (vecchio ma sempre attuale, tanto son dieci anni che in tema di immigrazione -islamica in particolare- va ripetendo le stesse identiche cose):
        http://www.intersos.org/Dassetto-Sartori%20Intersos%20Notizie%20n.19.2000.pdf

  2. donmo on 2010-02-22 at 13:49

    Sartori è uno che ogni generazione ha bisogno di trovarsi un nemico per dimostrare a se stesso e agli altri di essere ancora vivo. A metà anni ’70 scrisse un saggio per spiegare che in caso i comunisti avessero vinto le elezioni, l’unica alternativa era espatriare (poi lui espatriò lo stesso anche se vinsero i democristiani, ma questo è un altro discorso).
    Sarebbe interessante rileggere oggi quel saggio, ma l’ho cercato e ricercato in rete senza risultati.

  3. darmius on 2010-02-22 at 17:57

    Proprio qualche giorno fa commentavo sul blog di Falecius (http://falecius.splinder.com/post/22168697#comment) “come gli immigrati europei in America si siano integrati con le civiltà “autoctone”. Cioè, non si sono integrate, nonostante fossero fodamentalmente di religione e cultura cristiana”, le hanno semplicemente eliminate. Ragionando alla sartoriana neanche il cristianesimo sarebbe integrabile…

    Ma vorrei sottolineare un’altra svista del nostro, fra le tante: l’immigrazione in america nell’800 e primi ‘900 non fu esclusivamente cristiana: siriani e libanesi cominciarono a migrarvi fin dalla fine dell’800, prevalentemente, ma non solo, in Sud-America. E sebbene fossero in prevalenza cristiani erano molto levantini…

    per il resto credo che l’articolo segnalato da quipaje dice tutto.

    D

  4. andrea on 2010-02-22 at 22:06

    Anche l’omogeneità culturale e il buon vicinato in europa mi sembrano abbastanza discutibili come concetto.. comunque ne ho scritto qui [http://ilpensieroselvaggio.blogspot.com/2010/02/giovanni-sartori-colpisce-ancora.html]

    Mi sono fatto un’idea sui sostenitori del “modello americano” cui Sartori si riferisce: credo si tratti di Fini, Granata e quelle componenti nel PdL che sostengono, tra l’altro, l’attribuzione della cittadinanza come presupposto necessario all’inclusione. Chiaramente nessuno ha mai fatto riferimento al “modello via Padova” in chiave positiva, ma credo che le bordate siano rivolte, più che alla sinistra – quella manco viene presa in considerazione-, alle “destre moderate”

    Tra l’altro il “modello americano” non ha nulla a che vedere con il multiculturalismo: il modello americano è detto del melting pot o dell’insalatiera, tale perchè gli ingredienti si mischiano… infatti è un modello assimilazionista. Il modello multiculturalista si riferisce invece a comunità che rimangono separate.. in stile inglese, non certo usa. C’è scritto su tutti e tre i manuali di processi migratori pubblicati in Italia, e se non ricordo male pure in grassetto.. pubblicati quando Sartori aveva già passato i 75 anni.. ma non è mai troppo tardi per ripassare

  5. falecius on 2010-02-24 at 21:13

    Darmius: infatti per Sartori il crtistianesimo non sarebbe integrabile, perlomeno non allo stato brado (mi pare che sia lui a parlare da qualche parte di “religioni domestiche”). In un articolo del 2007 scriveva (cito a memoria): “il problema è il monoteismo”. Poi andava a specificare che il cristianesimo ora non è più pericoloso perché il mondo cristiano ha conosciuto la modernità (gli raccomando la Lord’s Resistance Army ugandese) né lo sarebbe l’ebraismo in quanto non universalistico (tesi che mi lascia particolarmente perplesso: ho finito oggi di leggere “la tredicesima tribù” di Koestler). Indovina chi resta?

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