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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Una storia che non decolla: i pacchi bomba

2010-11-03
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La ragazza arrestata in Yemen con l’accusa di aver preso parte allo scampato attentato contro gli aereoplani diretti in Gran Bretagna e Stati Uniti, di nome Hanan al-Samawi, è stata rilasciata, ma non prima di essere stata maltrattata.

Sua madre, che compare nelle cronache come “co-arrestata”, sembra aver avuto questo in sorte perché al momento dell’arresto si è rifiutata di lasciare sua figlia sola.

L’arresto della ragazza aveva provocato un certo sconcerto in chi la conosceva tanto che i suoi colleghi d’università avevano organizzato una manifestazione per il suo rilascio.

Sembra che Hanan ami il pianoforte. Nelle parole di una sua compagna di classe, Rasha:

She is not even too religious, she is very normal, listens to music and dances and she was smart and very interested in her studies” (fonte).

Quanto ai pacchi c’è il giallo del direttore della Yemenia Air Cargo, Mohammed al-Shaiba, che dichiara:

No UPS or DHL cargo packages heading to Chicago through Yemen took place in the last 48 hours as well […] All packages are checked very carefully in Yemen, and there is no evidence to prove that this package came through Yemen (fonte).

Quanto a Jaber Jabran al-Faifi, l’indecisissimo terrorista (o ex-terrorista, non ci è dato sapere) che avrebbe aiutato a sventare l’imminente attacco al-qaidista, ho scritto qui.

E’ un saudita che si trovava al n. 20 della lista dei terroristi più ricercati in Arabia Saudita e la sua defezione, sebbene sia stata resa nota a metà ottobre, risale ad agosto.

Era stato preso in Afghanistan e portato a Guantanamo, poi era stato mandato in Arabia Saudita per la riabilitazione, poi era scappato in Yemen appena finita la riabilitazione, poi si era riconsegnato ai sauditi perchè “voleva tornare a casa”.

Nabil Bukairi, esperto di al-Qaida in Yemen, dice:

It’s hard to believe that Al-Fayfi was responsible for informing authorities of the bomb packages because he left Al-Qaeda more than two months ago, therefore, he would not be trusted with any important information Al-Qaeda might have.

Saudi Arabia announced openly that he was in their custody more than 20 days ago, and we are sure Al-Qaeda would have changed its timings at least if he had any sort of information about the matter. (fonte)

Al-Qaida in Yemen è patentemente un problema statunitense-saudita.

Gli alqaidisti in Yemen sono qualche centinaio (il 5% del numero di alqaidisti pakistani) e il loro capo è un yemenita-americano (Anwar al-Awlaki, vedi anche qui) che, secondo un membro influente della sua tribù (gli Awlaki, appunto), potrebbe essere arrestato domani se solo il governo volesse davvero arrestarlo. Per l’80% sono sauditi o hanno studiato in Arabia Saudita tanto che c’è qualcuno, in Yemen, che addirittura accusa i sauditi di aver pagato gli al-qaidisti per andarsene dall’Arabia Saudita (fonte).

Intanto lo Yemen muore di fame (vedi anche qui), e nessuno se ne occupa davvero.

Anzi, approfittano del problema-pacchi per scartare la candidatura del paese a membro del prezzolatissimo Consiglio di Cooperazione del Golfo, l’unica entità politico-economica che sarebbe realisticamente in grado di salvare lo Yemen dall’incubo in cui si trova.

Mentre Bin Laden dà chiari segni di invecchiamento (o di raffinata strategia?): attaccano gli Stati Uniti mentre lui minaccia la Francia.

Bo. Questa storia è piena di domande senza risposta.

Proprio non mi va giù.

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3 Responses to Una storia che non decolla: i pacchi bomba

  1. […] tutto questo a fonte di una storia, quella dei pacchi bomba, che non decolla (1) e non decolla […]

  2. […] mentre tutti i media del mondo si concentravano su uno strano ttacco di al-Qaida-nella-Penisola-Araba agli USA, perpetrato via cargo […]

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